mercoledì 9 febbraio 2011

La Battaglia di Lepanto sotto una nuova luce


Paolo Cecco

La mitica battaglia di Lepanto del 1571, nella quale i “cristiani” sconfissero la flotta turca è l’esempio lampante di quell’arrogante relativismo storico dove si tesse la storia, non solo a scapito dei vincitori ma soprattutto a misura dei vizi e dei tic culturali della mentalità predominante di una determinata epoca. Lepanto fu essenzialmente un orrenda carneficina, dove lasciarono la vita più di 60 mila uomini. Ed è un invenzione creata ad hoc, l’huntingtiano “scontro tra civiltà”. Non fu mai combattuta una guerra di religione; l’unico motivo per cui si decise a ricorrere alle armi fu squisitamente una questione economica- commerciale: mantenere il controllo e la supervisione della navigazione del Mediterraneo. Protagonisti della nota battaglia, furono grandi imperi prossimi al declino e giunti, irrevocabilmente, sul loro viale del tramonto. In primis, quel glorioso impero spagnolo, dove “il sole non tramontava mai”, dopo Lepanto resisterà ancora per soli 17 anni, per poi capitolare sulle gelide coste dello stretto della Manica. La Serenissima Repubblica, si ritirò quasi subito dalla Santa Lega, rinunciò a Cipro e firmò la pace separata con i Turchi nel 1573. Alla faccia del mai scendere a patti con l’infedele. Non per ultimo, l’impero di Solimano il Magnifico si sciolse come neve al sole, quasi un secolo dopo alle porte di Vienna. Quello che si decretò a metà del Cinquecento, nel cuore del Mediterraneo fu la chiusura di un epoca: quella gagliarda dell’Europa “latina” e della Controriforma. Il mare non inghiottì solo delle navi e dei cannoni ma risucchiò anche la spinta propulsiva del colonialismo spagnolo, la ricchezza delle città italiane, gli ultimi sogni teocratici del papato e il disegno assolutista del cattolicissimo Filippo II. L’Europa “latina” comprese presto che i veri competitori, più che i turchi, furono le borghesie dell’Europa settentrionale: francesi, scandinavi, olandesi e i britannici che, alla fine, vinsero con ogni mezzo (pirateria compresa.. veri democratici inglesi?) e imposero la loro egemonia economica e politica su scala regionale e planetaria. Dominio che stiamo pagando ancora oggi!
In quell’episodio navale non si scontrarono Cristianità ed Islam. Una buona fetta dell’Europa cristiana non partecipò alla battaglia. La corona francese fu costantemente un’alleata occulta della “Sublime porta”. Il Sacro romano Imperatore non concedette né un soldo né un soldato per la “splendida vittoria cristiana”. Addirittura i protestanti forse avrebbero preferito vedere vincere i turchi a scapito del Papa. La storia oggettiva, quella non veicolata da baldanzose correnti ideologiche orwelliane, ricorda che tra musulmani e cristiani ci sono state meno guerre che non tra tedeschi e francesi o tra inglesi o spagnoli. Le vere guerre di religione (al di là della propaganda ridicola a stelle e strisce!) sono state combattute fra cattolici e protestanti (dalla Germania alla Francia, all’Inghilterra, alla Scozia, all’Irlanda ed a tutta l’Europa della prima metà del Seicento).
Lepanto, “una battaglia vinta all’interno di una guerra perduta”, non fu una grande vittoria cristiana. Fu una vittoria militare di spagnoli e di veneziani, che poi non seppero approfittarne. Il solo a rallegrarsi sul serio di essa non fu un “occidentale”, un europeo e nemmeno un fervente cristiano.
A gioire della grande vittoria cristiana fu un musulmano: lo scià di Persia, Shah Abbas, sciita e nemico giurato del sunnita di Istanbul. Speriamo, dunque, che in ogni luogo dove si ricordi Lepanto e la supremazia del democratico, buono, pacifico, intelligente uomo occidentale contro il brutto, ignorante, fanatico musulmano si ricordi anche la figura di Shah Abbas nemico giurato dei turchi e fedele alleato dei veneziani.Troveremo a Pontida un’immagine di Abbas?

Paolo Cecco

http://www.italiasociale.net/storia11/storia050211-1.html

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