martedì 26 agosto 2014

Il multikulturalismo strumento della follia mondialista è miseramente fallito! Parole loro!


l multikulturalismo strumento della follia mondialista è miseramente fallito! Parole loro!


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C’è un generale ripensamento sulla programmata politica di imbastardimento  arricchimentoculturale ed altro dell’Europa, ripensamento non sull’imbastardimento arricchimento bensì sul numero, e conseguente “corredo” personale e di gruppo omogeneo, che questa invasione porta inevitabilmente con se.
Nessuno rileva che il mito del melting-pot sia figlio del liberismo di importazione USA e accettazione supina di ×Europa in funzione ‘”anti” per eccellenza…ovvero  la weltanshaunng del III Reich e dei sistemi politici fascisti o fascisti-discesi. Ilmiglior sistema politico possibile esportato dal Paese di dio fallisce dietro i suoi presupposti più importanti: l’universalismo, l’integrazione, figli del pregiudizio dell’uguaglianza degli uomini! Dogma/ideologizzazione della non esistenza delle “razze umane” dispensata in dosi massicce dal 1945 in avanti in chiave “rieducativa” a tutti i bambini-ragazzi-uomini-donne dell’Europa liberata !
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L’attuale marea di cose che imbibisce ogni angolo d’Europa è generata dalla scellerata scelta USA di salvare il culo del ghetto ebraico incistato in Palestina. Culo in estremo pericolo a seguito della massiccia serie di attentati suicidi nel ghetto, serie che aveva prodotto la chiusura continua degli accessi al ghetto dei lavoratori palestinesi, con la conseguente stasi e blocco delle produzione agricole. Il ritaglio mette in evidenza questa affermazione. L’inizio della guerra all’Iraq ha prodotto lo spostamento dei kamikaze palestinesi in ×Iraq, come sperato disperatamente dai coloni dello stato “ebraico”! Il ghetto era fuori pericolo, gli schiavi contadini e servi vari potevano rientrare a lavorare nel ghetto! Come si nota dalla foto allegata il numero degli attentati è calato fino a 1 attentato del 2007! Si provi ad indagare su chi ha fornito agli USA le “prove” dell’esistenza delle “armi di distruzione di massa ” di Saddam! Magari, mentre uno è lì, si veda chi ha fornito le “prove” agli USA sull’atomica dell’IRAN…
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…”Tutto quello che il multiculturalismo ha ottenuto è distruggere una cultura pubblica condivisa, e al suo posto ci ha messo un vuoto che fa sbadigliare… quelli che nell’estate del 2005 uccisero cinquanta persone innocenti a Londra,sono i prodotti della follia multiculturale”.. (2)
Nel 2010 la cancelliera ×Merkel aveva sostenuto il fallimento dell’esperimento di integrazione assimilazione dei milioni di estranei alla cultura germanica nella ×Germaniastessa…”Dieser Ansatz ist gescheitert, absolut gescheitert”, “Questo approccio ha fallito, assolutamente fallito”… in un articolo pubblicato sul sueddeutsche.de (3).
Travolti dall’ondata di “risorse” umane sbarcate a Pantelleria anche il cane da guardia del sistema sterminazionista italiano, la sinistra parlamentare, prende atto del proprio fallimento
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ideologico ed assume toni da crociata contro i musulmani “cattivi”… il ghetto ebraico di ×Palestina, il suo sistema propagandistico  detto hasbaara incistato ovunque, gli “stolti Goyim” di servizio, possono essere fieri del loro lavoro e di essere riusciti a coinvolgere “la sinistra” nella crociata (si offenderanno?) usraeliana anti-islam e distolto l’attenzione dal genocidio palestinese in atto nel luglio-agosto del 2014 ! Si ricompatta il fronte della menzogna di Auschwitz: USA+sionisti+rottami dell’URSS ancora galleggianti!
Non a caso la saggezza popolare dice che per coprire una menzogna ne servano altre sette!
Note
1) http://www.tio.ch/News/303492/MO-Israele-nel-2006-attentati-kamikaze-ridotti-a-due
2) Il filosemita meotti giulio, il foglio, 26.08.14, http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2014082628206217)
3) http://www.sueddeutsche.de/politik/integration-seehofer-sieben-punkte-plan-gegen-zuwanderung-1.1012736
_________Avvertenza_______________
seguito di una  sentenza , a tutela di utenti/sito dal 2/8/13 i commenti sono chiusi. N.B. Sono graditi segnalazioni di errori o malfunzionamenti dei links. In blue testi di Olodogma. Foto, titolo di testa, grassetto, links, colore, sottolineatura, evidenziazione, non sono parte del testo originale. Per  contattarci…  olodogma@gmail.com .   QUI  l’Archivio 1  e  QUI  l’Archivio 2 di Olodogma . Torna alla PAGINA INIZIALE

SACCO E VANZETTI ..... E MUSSOLINI.


SACCO E VANZETTI - IL 22 AGOSTO 1927 I CRIMINALI AMERICANI MISERO A MORTE QUESTI DUE LAVORATORI ITALIANI INNOCENTI..
UN GIORNO DOVRANNO PAGARE ANCHE QUESTO!

QUI VOGLIO PORTARE ALCUNE DOCUMETTAZIONI CHE DIMOSTRANO "QUANTO ERA MALVAGIO" IL DITTATORE MUSSOLINI.
Per chi ha la pazienza di leggere tutto.
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di Maurizio Barozzi

DOCUMENTI STORICI

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, cittadini italiani residenti negli Stati Uniti, venivano accusati dalla polizia statunitense di duplice omicidio e furto di diciottomila dollari, reati che avrebbero commesso il 15 aprile 1920 a South Braintree, nel Massachusetts. 
Vanzetti veniva inoltre condannato, il 2 agosto 1920, a quindici anni di carcere per tentato omicidio e tentato furto, in relazione ad un episodio avvenuto il 24 dicembre 1919 a Bridgewater, nel Massachusetts.

Il processo per i fatti di South Braintree veniva seguito dalle Autorità Diplomatiche e Consolari italiane negli Stati Uniti. In particolare, il Console italiano a Boston, Ferrante, dati i risvolti politici della vicenda (sia Sacco che Vanzetti erano noti dirigenti anarchici), si adoperava per attenuare l' effetto negativo che la militanza politica degli imputati poteva esercitare.

Il 15 luglio 1921 la Corte di Dedham, presieduta dal Giudice Thayer, si pronunciava per la colpevolezza degli imputati e li condannava a morte mediante elettrocuzione. 

La condanna suscitava vivaci reazioni in Italia. 
Il 20 marzo 1922, i Deputati Mucci e Monici rivolgevano un'interpellanza al Ministro degli Esteri, Schanzer. 

Il Sottosegretario agli Esteri, Tosti di Valminuta, rispondeva esponendo l'azione svolta dal Governo italiano a tutela dei connazionali:
«La Camera [?] già sa che della sorte di costoro il Governo si è efficacemente interessato sin dal principio del processo. 
Non si mancò a Camera chiusa di diramare comunicati alla stampa sulla situazione dei due imputati, mentre il ministro degli affari esteri ebbe a fare personali comunicazioni ai membri del Comitato pro Sacco e Vanzetti recatisi a conferire con lui. 

Gioverà tuttavia riassumere i fatti ed esporre quale sia lo stato di diritto che la condanna dei giurati americani ha creato e quale sia l'opera della difesa e quale sia il suo compito in questo momento. 
E parlando della difesa, mi è doveroso spiegare che non alludo soltanto all'avvocato difensore ma anche all'interessamento continuo e vigile spiegato dal nostro ambasciatore agli Stati Uniti e dal nostro console in Boston, i quali, per quanto è consentito dai riguardi internazionali, si mantennero in continuo contatto colle autorità locali e collaborarono per la più efficace tutela dei due arrestati. [?] 

[L]'Ambasciatore e il Console in Boston ebbero istruzioni di prestare alla difesa ogni possibile appoggio [?]. 

Nè il Governo mancò di spiegare la più vigile azione, entro i limiti posti dal rispetto alla magistratura giudicante straniera investita del normale procedimento penale. 

Giova infatti ricordare che l'azione del Governo e per esso del rappresentante in America, era limitata non solo dal principio generale del riguardo dovuto al potere interno di un altro paese e specialmente verso il potere giudicante, ma anche dal fatto che secondo la costituzione degli Stati Uniti, l'Amministrazione giudiziaria di ogni singolo Stato è assolutamente autonoma e indipendente dal Governo federale». (AP, CD, Discussioni, tornata 20 marzo 1922, p. 3345)

Il 9 gennaio 1923 Ferrante comunicava quanto segue all'Ambasciatore a Washington, Caetani:
=[ Q]ualsiasi passo del Regio Governo verso lo stato di Massachusetts, tendente ad ottenere la revisione del processo non mancherebbe di essere considerato come un ' intromissione e quindi non avrebbe il voluto successo [?]. 
Un passo a Washington porterebbe forse miglior effetto. Per conto mio, conoscendo la estrema suscettività di questo Governo circa la intromissione delle Autorità Federali, tanto più in materia di giustizia, nella quale certo è nota alla E.V. il profondo convincimento dei Magistrati del Massachusetts di esser superiori a quelli di ogni altro Stato dell'Unione, mi permetto di esprimere l'opinione che il passo non dovrebbe avere carattere ufficiale, la pressione dovrebbe essere qui esercitata da persona che qui non sia estranea, o almeno non considerata come tale e la cui influenza sia indiscussa» (Ferrante a Caetani, Boston, 9 gennaio 1923, all. a Caetani a Mussolini, Washington, 18 gennaio 1923, ASE, Aff. Priv., I, 9).

Con un rapporto del 18 gennaio, Caetani riferiva quindi al nuovo Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, di aver saggiato il terreno al Dipartimento di Stato = per conoscere quale potesse essere l ' attitudine del Governo federale di fronte ad una domanda di revisione del processo Sacco e Vanzetti. Caetani così proseguiva:
Mi fu reiterato come il Governo federale sia fortemente restio a qualsiasi passo del genere che si riterrebbe come una intromissione in un campo esclusivamente riservato alle autorità giudiziarie degli stati competenti. Ciò nonostante non mancherò di avvalermi di qualsiasi occasione che mi si possa offrire per cercare di ottenere dal Senatore Lodge e dal Signor Hughes, sia pure privatamente, un interessamento per il caso che la seconda mozione del Collegio di difesa non venisse accolta. Dubito tuttavia fortemente che anche tali passi abbiano effetto di sorta» (Caetani a Mussolini, Washington, 18 gennaio 1923, ibidem).

L'istanza di revisione veniva discussa il 16 marzo 1923 dalla Corte di Dedham, ma l'udienza veniva sospesa per le cattive condizioni di salute di Sacco, che aveva iniziato uno sciopero della fame ed era stato trasferito al manicomio criminale. 
Il 12 ottobre dello stesso anno, Caetani informava Mussolini di aver incontrato pochi giorni prima il Presidente degli Stati Uniti, Coolidge, il quale
«Di sua iniziativa, mi disse che le Autorità giudiziarie del Massachussets non possono essere sospettate di parzialità, esprimendo con ciò il suo poco gradimento delle accuse mosse contro il giudice Thayer e facendomi in certo modo capire che qualsiasi passo da parte dell'Ambasciata non sarebbe veduto con favore». (Caetani a Mussolini, Washington, 12 ottobre 1923, ibidem)

La Corte di Dedham respingeva, il 2 ottobre 1924, l'istanza di revisione. 
Lo stesso giorno il Collegio di difesa presentava alla Corte Suprema del Massachusetts un ricorso basato sulle stesse motivazioni già esaminate e respinte dalla Corte di Dedham. 
Il 12 gennaio 1926, Ferrante riferiva al nuovo Ambasciatore a Washington, De Martino, ed a Mussolini che il processo si svolgeva in un clima sfavorevole, per effetto della politica di lotta senza quartiere alla criminalità proclamata dal Governatore del Massachusetts, Fuller, che aveva raccomandato ai Giudici di applicare il massimo delle pene. 

Il 12 maggio anche la Corte Suprema di Boston rigettava all'unanimità l'istanza di revisione. Il 12 giugno 1926, De Martino informava Mussolini di un colloquio avuto con un alto ed autorevole funzionario del Dipartimento di Stato,
«Il quale mi ha detto che questione della grazia per Vanzetti e Sacco non concerne e non può concernere Governo Federale. 
Egli mi ha aggiunto che autorità giudiziaria del Massachusetts ha mantenuto processo rigorosamente sul terreno criminale accertando la piena colpevolezza degli imputati e escludendo qualsiasi riflesso di opinione politica, propaganda di carattere politico e le vistose sottoscrizioni raccolte in tutto il mondo servirono solo a lucro personale degli avvocati» , (De Martino a Mussolini, Washington, 12 giugno 1926, h. 18.46, ibidem)
Subito dopo, la Difesa presentava alla Corte di Dedham una nuova domanda di revisione, sulla base della confessione di tale Madeiros, che si era addossato la responsabilità del crimine. Il 20 giugno 1926, il Ministro degli Esteri inviava il seguente telegramma all'Ambasciatore a Washington:
Prego disporre Regio Console Boston agisca presso Governatore Massachusetts. Autorizzo fin d'ora V.E. far passi presso giudici federali nel caso questione sia deferita codesta Corte Suprema» (Mussolini a De Martino, Roma, 20 giugno 1926, h. 4.30, ibidem).

Il 15 settembre, la Corte di Dedham respingeva anche la terza richiesta di revisione. 
Il 20 gennaio dell'anno successivo, la House of Representatives del Massachusetts bocciava, con soli sei voti a favore, la proposta di nomina di una Commissione d'inchiesta sul processo, presentata dal Deputato Sawyer. 
Il 5 aprile 1927, infine, anche la Corte Suprema del Massachusetts negava la revisione della sentenza. 
Il giorno successivo, il Console italiano a Boston riferiva a Mussolini che
«Con rigetto da parte della Corte Suprema domanda di un nuovo processo, ricorso giudiziario in questo Stato trovasi esaurito. Rimane ancora possibile appello alla Corte Federale di Washington con esito a mio modo di vedere quasi certamente contrario agli imputati. Unica speranza salvezza dalla sedia elettrica risiede nella domanda di grazia fatta al Governatore Massachusetts. 
Ma per i motivi più volte da me specificati [?] ritengo improbabile accoglimento tale domanda. 
Unica persona che potrebbe esercitare influenza su Governatore Fuller sarebbe forse Presidente Stati Uniti ma ciò in via assolutamente riservata e personale giacché qualsiasi intromissione autorità federali in questioni prettamente statali produce effetto contrario. 
Dal canto mio ogni cosa sarà tentata all'intento salvare vita nostri due connazionali». (Ferrante a Mussolini, Boston, 6 aprile 1927, h. 18.00, ibidem)

L'andamento del processo suscitava, nel frattempo, emozione in tutto il mondo. Al Governatore del Massachusetts giungevano innumerevoli telegrammi e messagi invocando clemenza. Fuller dichiarava, dal canto suo, che la decisione sulla grazia sarebbe dipesa da considerazioni di politica interna, del tutto sfavorevoli ai due sovversivi italiani. 

Nell'informarne Mussolini, De Martino chiedeva di essere autorizzato a fare passi amichevoli in via del tutto riservata presso Coolidge (De Martino a Mussolini, Boston, 7 aprile 1927, h. 18.38, ibidem). 

Il 9 aprile 1927, Mussolini pregava De Martino di = Fare senz ' altro presso Presidente Stati Uniti passi a favore Sacco e Vanzetti (Mussolini a De Martino, Roma, 9 aprile 1927, ibidem).

Lo stesso giorno, la Corte di Dedham fissava l'esecuzione di Sacco e Vanzetti per la settimana che avrebbe avuto inizio il 10 luglio 1927. 

Il 2 giugno tuttavia, il Governatore Fuller, stimolato da un intervento dell'Arcivescovo di Boston e Primate d'America, Cardinale O' Connell, decideva di procedere personalmente ad un riesame del processo, nominava una commissione di tre persone per coadiuvarlo a tale scopo e rimandava l'esecuzione alla settimana avente inizio il 10 agosto. 

Mussolini inviava quindi la seguente lettera all'Ambasciatore statunitense a Roma, Fletcher:
«Non è il Capo del Governo Italiano che si rivolge a voi in questo momento, ma è un uomo che vi è sinceramente amico ed è non meno sinceramente amico del grande popolo degli Stati Uniti. 
Con questa lettera di carattere assolutamente confidenziale, mi permetto esprimervi la mia opinione sulle ultime fasi del caso Sacco-Vanzetti, perché voi, se lo potete o lo volete, trasmettiate a S.E. il Governatore Fuller a Boston. 
Al punto in cui sono arrivate le cose - dopo che i due detenuti hanno effettuato da sei giorni lo sciopero della fame - l'urgenza di una decisione è più che mai evidente. 
Tutto l'atteggiamento del Governatore Fuller, mi fa pensare che egli è favorevole alla commutazione della pena. 
Ebbene, il suo atto di umanità sarà tanto più nobile, quanto meno si sarà fatto attendere. 
D'altra parte non bisogna nascondersi che l'agitazione negli elementi di sinistra in tutto il mondo è andata - in questi ultimi tempi - intensificandosi, come è dimostrato dalle bombe lanciate a Buenos-Ayres contro l'edificio della Ford e la statua di Washington. 
Ora se l'atto di clemenza ritarda ancora, può dare l'impressione che l'Autorità Americana abbia ceduto alla pressione di questa attività sovversiva mondiale e questa impressione può nuocere al prestigio degli S.U. Io mi auguro che S.E. Fuller dia un esempio di umanità. 
Questo esempio, potrà luminosamente dimostrare la differenza dei metodi fra il bolscevismo e la grande repubblica americana, nonché far cadere dalle mani dei sovversivi un motivo di agitazione. 
Come ripeto a V.E. questa mia lettera è strettamente personale, ma E.V. è autorizzata a farne quell'uso discreto che riterrà più opportuno. Mi è grato di cogliere questa occasione, per esternarle Caro Ambasciatore, i sensi della mia cordiale amicizia». (Mussolini a Fletcher, Roma, s.d., ibidem)

Il 4 agosto 1927, Fuller comunicava a Ferrante il testo della sua decisione contraria a Sacco e Vanzetti. 
Lo stesso giorno una relazione del Ministero degli Esteri riepilogava le circostanze di fatto e le vicende processuali, e così proseguiva:
«Fin dall'inizio del primo processo contro Vanzetti (luglio 1920) le Regie Rappresentanze si sono interessate per assicurare giustizia sia a lui che al Sacco. 
Tanto la Regia Ambasciata quanto il Regio Console in Boston [...] prestarono ininterrottamente alla difesa tutto l'appoggio compatibile con la loro missione, e nel 1921 per il loro intervento si ottenne un rinvio del processo fino al 31 maggio, mentre durante lo svolgimento della causa il Regio Console personalmente si recò a visitare in carcere gli imputati esortandoli ad astenersi durante il dibattimento da dichiarazioni di fede contrarie al loro interesse. 
Ma, come lo dimostra l'acclusa documentazione (che riporta soltanto la corrispondenza più saliente) l'azione delle Regie Rappresentanze fu continuata ed intensificata dopo l'assunzione al potere del Governo Nazionale. Il Regio Ministero infatti, se da un lato ha constantemente chiesto e ricevuto minuziose informazioni sullo sviluppo delle varie fasi del procedimento, dall'altro è prontamente intervenuto ogni volta che è stato possibile, istruendo il Regio Ambasciatore e il Regio Console perché svolgessero presso le Autorità Americane [...] sia statali che federali, quell'azione che, negli stretti limiti consentiti dagli usi internazionali e dalla particolare posizione della magistratura giudicante sembrava opportuna per ottenere la migliore considerazione del caso Sacco-Vanzetti. 
Invece in ogni tempo, ogni intervento da parte delle Regie Autorità, ha incontrato le maggiori difficoltà. Durante lo svolgimento del processo esse si sono trovate di fronte alla gelosa indipendenza del potere esecutivo delle Corti Americane del Massachusetts contrarie ad ogni ingerenza, sia del Governo statale, sia, e anche più, del Governo federale di Washington [...]. 
Tale indipendenza ha necessariamente limitato l'azione del Regio Console di Boston ad un paziente lungo lavoro di modificazione dell'ambiente entro il quale il processo doveva svolgersi, creandovi cioè una corrente favorevole agl'imputati [...] cercando di sostituire nell'opinione pubblica, all'elemento politico, quello del dubbio della loro colpevolezza, conquistando alla causa il sostegno della stampa e di persone influenti. Chiusosi poi il processo colla definitiva condanna degli imputati, quando le Regie Rappresentanze hanno potuto avvicinare direttamente il Governatore, cui spettava di esercitare la prerogativa di grazia, è apparso chiaro come, nonostante le nostre pressioni egli trovasse arduo esercitare l'invocata clemenza per tre ragioni e cioè : 
1°) perché la recente recrudescenza della criminalità aveva fatto sospendere da oltre un anno ogni commutazione di pena 
2°) perché secondo molti la grazia sarebbe considerata come un atto di debolezza dinanzi alle intimidazioni dei sovversivi 
3°) perché l'intera magistratura vedrebbe nella grazia una condanna morale dell'opera delle Corti e del sistema giuridico dello Stato del Massachusetts. Ciò non pertanto, su istruzioni di S.E. il Capo del Governo [...] il Regio Console in Boston ripetutamente avvicinava il Governatore Fuller, cercando di fargli comprendere come la grazia non significherebbe un trionfo pei sovversivi bensì una buona occasione per compiere un'azione umana. Istruzioni venivano ancora inviate al Regio Ambasciatore di agire, se appena possibile, verso il Presidente degli Stati Uniti [...]. 
Ma alle difficoltà inerenti al caso si aggiungevano per le nostre Rappresentanze difficoltà d'ordine esterno e provenienti dall'elemento che avrebbe dovuto cercare di ottenere una soluzione favorevole della dolorosa questione. [...] 
Nonostante la suesposta situazione, perché nessuna via rimanesse intentata, S.E. il Capo del Governo, rivolgeva, recentissimamente ed in via del tutto confidenziale un ultimo appello all'Ambasciatore degli Stati Uniti in Roma, quasi a conclusione dell'opera diuturna svolta in favore di Sacco e Vanzetti dal Governo Nazionale che davanti alla condanna capitale loro imposta, ha voluto dimenticare le idee professate da loro e dai loro sostenitori, accaniti avversari del Regime, per ricordare soltanto che essi sono italiani». (Relazione del Ministero degli Esteri, Roma, 4 agosto 1927, ibidem)

Il 6 agosto, Mussolini, dopo aver ricevuto un telegramma del padre di Nicola Sacco, Michele, che sollecitava il suo intervento, scriveva al Prefetto di Foggia, Siragusa, di comunicargli che
= Da molto tempo et assiduamente io mi sono occupato della posizione di Sacco e Vanzetti et che ho fatto tutto il possibile - compatibilmente colle regole internazionali - per salvarli dalla esecuzione (Mussolini a Siragusa, Roma, 6 agosto 1927, s.h., ibidem).

Un ulteriore ricorso alla Corte Suprema di Boston veniva respinto il 7 agosto 1927. 
Due giorni dopo, il Sottosegretario agli Esteri, Grandi, scriveva a Barduzzi, Console italiano a Marsiglia, città fra le tante dove si erano svolte manifestazioni a favore di Sacco e Vanzetti, che
= Ogni mezzo compatibile colle regole internazionali è stato usato Governo Nazionale favore Sacco Vanzetti, impartendo opportune istruzioni Regio Ambasciatore Washington et Console Boston. Recentemente ancora S.E. Capo del Governo raccomandava personalmente con vibrante lettera sorte Sacco Vanzetti interessamento locale Ambasciatore Stati Uniti» (Grandi a Barduzzi, Roma, 9 agosto 1927, h. 1.30, ibidem).
Il 22 agosto Sacco e Vanzetti salivano sulla sedia elettrica.
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ED OGGI LA STORIOGRAFIA RENDE GIUSTIZIA.

(12 marzo 1996) - Corriere della Sera
Mussolini segreto: aiutò Sacco e Vanzetti

Lo storico americano Philip Cannistraro ha scovato in Italia importanti documenti che confermerebbero l' impegno del Duce Le lettere inviate tra il ' 23 e il ' 27

Mussolini segreto: aiuto' Sacco e Vanzetti 

Lo storico americano Philip Cannistraro ha scovato in Italia importanti documenti che confermerebbero l' impegno del Duce Le lettere inviate tra il ' 23 e il ' 27 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
MILANO . Il caso Sacco e Vanzetti mobilito' negli anni Venti l' opinione pubblica mondiale. 

Arrestati sotto l' imputazione di omicidio per rapina i due anarchici vennero condannati a morte e giustiziati il 25 luglio 1927 nonostante l' assoluta mancanza di prove. 

Per salvarli si impegnarono uomini celebri come Anatole France e Albert Einstein. 

Anche Benito Mussolini, si e' sostenuto per lungo tempo, cerco' ripetutamente di salvare i due operai emigrati negli Stati Uniti. 

Uno dei maggiori studiosi americani del Fascismo, Philip Cannistraro, ha scovato i documenti che confermano questa tesi.

Cannistraro, professore emerito di studi italo americani al Queen' s College della City University di New York pubblichera' sull' argomento un lungo saggio sul prossimo numero del "Journal of Modern History", la prestigiosa rivista della University of Chicago.
Titolo dell' articolo: "Sacco e Vanzetti, Mussolini e gli anarchici".

Cannistraro ha trovato le nuove carte negli archivi del ministero degli Esteri italiano, piu' in particolare in un fondo proveniente dall' ambasciata italiana di Washington. Dai documenti emergerebbe che Mussolini riteneva il tribunale americano "pregiudizialmente" prevenuto nel giudicare Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. 
Il primo passo condotto, in maniera riservata, dal Duce per chiedere una revisione risale al 1923 e l' ultimo ai primi giorni di agosto del ' 27. Un mese prima dell' esecuzione (25 luglio) il Duce scrisse una lettera al governatore del Massachusetts, Alvan Fuller, in cui chiedeva di salvare la vita dei due condannati, sottolineando che la loro morte rischiava di trasformarli in martiri della sinistra. 
E aggiungeva: "La clemenza dimostrera' la differenza dei metodi bolscevichi da quelli degli americani". 
Mussolini intrattenne una regolare corrispondenza sia con il console generale italiano a Boston, sia con l' ambasciatore italiano a Washington, Giacomo De Martino.
A quest' ultimo, il 9 aprile 1927, Benito Mussolini scrisse un telegramma per sollecitare l' intervento di Calvin Coolidge: "Faccia tutto il possibile per fare un passo presso il presidente degli Stati Uniti per conto di Sacco e Vanzetti".
"Le mie ricerche . ha spiegato Cannistraro . mostrano una forte simpatia personale di Mussolini verso gli anarchici, considerati da lui uomini di fegato. 

Tuttavia nella trattativa diplomatica a favore di Sacco e Vanzetti mantenne sempre un atteggiamento pragmatico e mai ideologico".

L' interessamento di Mussolini al caso Sacco e Vanzetti, comunque, non e' una novita' . 

Piuttosto "e' una conferma di quanto gia' si sapeva", commenta Piero Melograni. 
E nota anche la vicinanza del giovane Mussolini agli ambienti anarchici. 

Le lettere ritrovate sono documenti preziosi ma non sorprendono. "Mussolini . aggiunge Melograni . credo fosse seriamente convinto dell' innocenza dei due anarchici.

A questo si sommava la condizione dell' italiano emigrato e maltrattato. 

Infine, a spingere il Duce a intervenire, c' era sicuramente la crescente pressione dell' opinione pubblica impegnata nel tentativo di salvare i due operai italiani".

Corriere della Sera

Aggiunto da SOCIALE

Sacco e Vanzetti, morti innocenti 85 anni fa


domenica 24 agosto 2014

MA QUANTI DANNI FECE IL MALE ASSOLUTO ?


Articolo che fa seguito alle infinite (perdonatemi l’espressione) stronzate del dottor (bah!) Pasquariello

di Filippo Giannini

   Alcuni lettori ricorderanno la mia risposta ad un malato di antifascismo pubblicata in uno dei numeri precedenti de Il Popolo d’Italia, nella quale avevo preannunciato un elenco parzialissimo del male che fece Benito Mussolini al popolo italiano.

   Ripeto ancora una volta che di economia ne capisco poco, ma quel poco mi induce a ritenere che la soluzione dei mali che attualmente ci rendono la vita impossibile, ebbene – e lo ripeto – la soluzione, o almeno una soluzione parziale si trova nel periodo del male assoluto (che sempre sia benedetto).
Nonché un’altra soluzione, anch’essa almeno parziale, della disoccupazione si trova anch’essa sempre nel mai sufficientemente deprecato Ventennio (che sempre e ancora sia benedetto), con l’anarchia, cioè bastare a se stessi, promuovendo, esaltando e incoraggiando il lavoro italiano.

   Sia chiaro un principio: quel che faccio e quel che scrivo sull’ argomento non è per  nostalgia (pur avendo vissuto “uno spicchio” di un periodo esaltante e irripetibile), ma per contribuire alla giusta rivalutazione di un grande uomo quale fu Benito Mussolini.

   I lettori più attenti ricorderanno che in un mio precedente articolo mi impegnai a fornire una spiegazione sul motivo che spinse l’intellettuale Cesare Muratti a scrivere, nel 1983,  questa osservazione:
“Diciamo finalmente la verità VERA (maiuscolo nel testo, nda): in un certo momento il 98% degli italiani era per Mussolini”.

Con l’aiuto di Alessandro Mezzano e del suo meraviglioso saggio proverò a presentare la risposta.
http://pocobello.blogspot.it/2010/09/i-danni-del-fascismo.html


   Quel che segue è un elenco “frammentario ed incompleto, ma significativo, di alcune leggi, riforme ed opere che furono realizzate dal Fascismo e che cambiarono il volto della società italiana, ottenendo al regime e a Benito Mussolini quel consenso popolare, quasi totale, che oggi la cultura e la storiografia ufficiale si affannano a disconoscere” (purtroppo riuscendoci).

    Quelli riportati più avanti sono provvedimenti concepiti e attuati dal Regime fascista. Prima del suo avvento di questi provvedimenti o erano appena abbozzati o, comunque mai trasformati in leggi, oppure addirittura inesistenti non solo in Italia, ma anche in Europa e negli altri continenti. In altre parole, per essere più chiaro, l’Italia fascista in campo sociale, e non solo sociale, fu all’avanguardia nel mondo, pronta a fornire, una volta ancora, al mondo intero, un nuovo RINASCIMENTO, IL RINASCIMENTO DEL LAVORO.



   Già il 24 maggio 1920, in un articolo dal titolo “L’epilogo”, Mussolini su “Il Popolo d’Italia”aveva scritto: “Vogliamo rendere il lavoratore partecipe della gestione dell’azienda, elevare la sua dignità, insegnargli a conoscere i congegni amministrativi dell’industria, evitare di questa le degenerazioni speculazionistiche”.

E, salito al potere, non perse tempo per attuare i suoi programmi.

   Scrive Mezzano, in merito alla “Tutela lavoro Donne e Fanciulli”, legge promulgata il 26.4.1923, Regio Decreto n° 653: “E’ una delle prime leggi sociali del Fascismo: nasce solo sei mesi dopo la Marcia su Roma del 22 Ottobre 1922, ed è chiaramente indicatrice di quella che sarà la politica sociale degli anni futuri del regime. Negli anni e nei secoli precedenti né la Chiesa, né la borghesia, né i socialisti ed i sindacati erano riusciti a migliorare ed a rendere umana la condizione delle donne e dei fanciulli, che erano costretti a lavorare nelle fabbriche, nelle miniere o come braccianti nelle campagne”.

   “Assistenza ospedaliera per i poveri, legge promulgata il 30.12.23, Regio Decreto n° 2841.
   “Questa legge trasforma in diritto alle cure gratuite la discrezionalità caritatevole di associazioni benefiche, per lo più religiose, che fino ad allora aveva condizionato la vita o la morte delle persone che non disponevano di mezzi propri per accedere alle cure ospedaliere”.

   Che il lettore provi ad ammalarsi nella “culla della più grande democrazia: negli Usa” e compari l’attuale stato sociale vigente in quel Paese con quello di“quell’Italia” di quasi un secolo fa.

   “Assicurazione Invalidità e Vecchiaia”. Legge promulgata il 30.12.1923, Regio Decreto n° 3184.
   “La legge decreta il diritto alla pensione d’invalidità e vecchiaia tramite un’assicurazione obbligatorie, al cui pagamento concorrono sia i lavoratori che i datori di lavoro. Il lavoro, componente fondamentale del nuovo Stato fascista, è un dovere (altro che “diritto”, come si ciancia oggi, nda) per ogni cittadino, ma che lo riscatta da quella posizione di servitù in cui lo Stato liberale aveva messo il lavoratore, per trarlo in una posizione di libertà e di dignità che lo investe in quanto uomo, e non solo in quanto lavoratore, e per questo gli assicura la certezza del sostentamento alla fine di una carriera di lavoro”.

   “Riforma della Scuola (Gentile)”. R.D.L. n° 1054 del 6.5.1923.  
   “La volontà di modernizzazione, che fin dalle origini pervade il movimento fascista, spinge il nuovo governo a progettare la creazione di una numerosa e preparata classe dirigente, in grado di sostenere un vasto disegno di sviluppo nazionale: obiettivo, questo, non realizzabile senza una scuola moderna, razionale, dinamica, produttiva ed accessibile a tutti”.

   La scuola non doveva fare distinzioni tra le classi sociali, ma garantire il diritto di studio a tutti, anche ai figli appartenenti alle classi meno abbienti.
Questa riforma  poneva le basi per una scuola più moderna.
A quest’opera di risanamento culturale e morale ha fatto seguito, dalla fine della guerra, un rilassamento disgregativo fino a giungere - e i lettori lo ricorderanno - al demagogico assioma del “sei politico”, senza che i governi del tempo fossero in condizione di arrestare la conseguente “avanzata dei somari”.
La riforma di Gentile poneva in evidenza la preoccupazione del legislatore a ravvivare una tradizione pedagogica nazionale con i maestri e i professori perno della vita della scuola: “La riforma vivrà, se i maestri la sapranno far vivere”.
E con questo spirito veniva valorizzata di fronte allo studente, la personalità dei maestri e dei professori, ad ogni livello, dalle elementari all’università.
Oggi il maestro e il professore sono privi di ogni autorità e lo studente si sente autorizzato anche a deriderli e a declassificarli.
Questo nel nome di una presunta uguaglianza di intenti.
Sicché se durante il fascismo la scuola italiana era considerata la migliore del mondo, oggi…

   “Acquedotto Pugliese, del Monferrato, del Perugino, del Nisseno e del Velletrano”.
   Valga per tutti quanto detto per l’Acquedotto Pugliese, ricordando che questo è il più grande acquedotto del mondo: “I primi progetti risalgono al 1904, quando l’Ente Autonomo Acquedotti Pugliesi ne affidò l’esecuzione alla società ligure del senatore Mambrini (sic) (…). I lavori avrebbero dovuto essere terminati nel 1920, ma nel 1919 solo 56 Comuni su 260 avevano avuto l’acqua, mentre le opere intraprese erano spesso abbandonate, incomplete e deperivano (…). Nel 1923, sotto il governo Mussolini, l’Ente fu commissariato e passò alla gestione straordinaria; improvvisamente i lavori vennero accelerati, furono superate tutte le difficoltà che sino ad allora li avevano bloccati e furono portati a termine nel 1939”.
   Nessuna meraviglia per gli uomini di “quel regime”: il denaro pubblico era sacro.
Oggi, invece, che si favoriscono gli appalti degli appalti, le modifiche delle modifiche di un progetto, le tangenti, le tante, troppe “cattedrali nel deserto”.
Vale quanto ripetutamente scritto: qualsiasi confronto fra questo regime e quello precedente risulterebbe insostenibile; questo è il vero motivo per il quale si è coniato il termine “Fascismo: male assoluto” e sono nati i tanti dottor Pasquariello.
   “Riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore giornaliere, R.D.L. n° 1955 del 10.9.1923
   “Prima del Fascismo quasi tutto era lasciato all’arbitrio del datore di lavoro, che spesso, con il ricatto psicologico della disoccupazione, costringeva i lavoratori a orari massacranti e in ambienti di lavoro malsani e insicuri”.
   E’ facilmente comprensibile come questa serie di leggi sociali, se da un lato proteggevano i lavoratori dallo sfruttamento, dall’altra danneggiavano gli industriali, il grande capitale, gli speculatori: e questi divennero gli oppositori del regime.
Tuttavia il cammino intrapreso dal Fascismo non si fermerà sino a quando le potenze plutocratiche mondiali non si coalizzeranno per abbattere un regime che stava diventando, per esse, pericoloso.

   “Opera Balilla e Colonie marine per ragazzi”.
  “Con questo provvedimento”, scrive Mezzano, “il Fascismo attuò una rivoluzione significativa sottraendo alla Chiesa, anche al di fuori della scuola, l’educazione della gioventù che divenne di pertinenza dello Stato”.

   La “Gioventù Italiana del Littorio” fu un’operazione colossale, mirante alla protezione dei ragazzi che vennero sottratti ai tanti pericoli che li minacciavano.
L’attività ginnico-fisica, inculcò un’istruzione civile e sportiva.
La Chiesa non perdonerà mai al Fascismo questo “strappo” che si trasformerà poi in avversione e sostegno al nemico in occasione della guerra ’40-’45.

   “Opera Nazionale Dopolavoro”
   Quasi in parallelo a ciò che per i giovani  era la GIL, nasce per i lavoratori l’OND. Questo organismo ha il compito di portare cultura e svago tra la classe operaia, che nel passato era stata costretta ad una vita esclusivamente di lavoro, di sacrifici e d’ignoranza.

   Le strutture dell’Opera raggiunsero, in poco meno di un decennio, un livello unico al mondo.
Alcune cifre significative: 1227 teatri, 771 cinema, 40 cine-mobili, 6427 biblioteche, 994 scuole di ballo e canto, uno stabilimento idrotermale, 11.159 sezioni sportive a livello dilettantistico con 1.400.000 iscritti, 2700 filodrammatiche con 32.000 iscritti, 3787 bande musicali e 2130 orchestre con 130 mila musicisti, 10 mila associazioni culturali.
Con l’avvento delle “40 ore lavorative settimanali” i lavoratori e le loro famiglie possono viaggiare sui cosiddetti “treni popolari”, il costo del biglietto è ridotto del 70%.
A guerra finita le strutture dell’OND confluiranno nella “Case del popolo” di matrice comunista e il PCI farà propri i principi ispiratori dell’OND facendoli passare (furbescamente) come proprie iniziative.

   “ Reale Accademia d’Italia, RDL n° 87 del 7.1.1926.
     “Nel quadro del progetto di risollevazione della Nazione da quello spirito di rassegnata sudditanza e di provincialismo culturali che avevano contraddistinto secoli di storia  prima e dopo l’unità, fu fondata l’”Accademia d’Italia” allo scopo di dare lustro e dignità all’ingegno e all’arte italiane”. L’Accademia venne poi soppressa, con Decreto Luogotenenziale del 28.9.1944, solo perché era una creazione del Fascismo.
“Dopo la sconfitta e con l’avvento della Repubblica resistenziale, rifiorirono il servilismo e il provincialismo: l’Italia borghese, clericale e anticomunista volle essere colonia culturale, politica ed economica degli USA, mentre la sinistra comunista avrebbe voluto un’Italia satellite dell’URSS”.

   In merito all’Enciclopedia Treccani il giornalista Franco Monaco ha scritto: “In Inghilterra esisteva da duecento anni una Enciclopedia Britannica, ma in Italia nessuno aveva mai pensato che si potesse farne una italiana. Proprio Gentile la suggerì all’industriale Giovanni Treccani”.

   Treccani si mise immediatamente al lavoro. Sotto la direzione di Gentile lavorarono oltre 500 redattori e collaboratori selezionati nei vari rami della cultura italiana.
Per espresso ordine di Mussolini fu adottato lo stesso principio che vigeva per l’Accademia d’Italia: la selezione doveva avvenire in base alla validità professionale e culturale del candidato, accantonando ogni preclusione di indole ideologica.
Così all’Enciclopedia collaborarono anche noti “oppositori” e perfino alcuni firmatari del “Manifesto” di Croce.
Il lavoro si svolse con velocità, capacità e puntualità miracolose.
Il frutto di tutto ciò fu che l’Enciclopedia Italiana sopravanzò, come mole e valore culturale, sia la “Britannica” che la “Francese”.
Nel 1937 l’Enciclopedia Italiana presentò il risultato del proprio lavoro: l’Enciclopedia era costituita di ben 35 volumi; i collaboratori erano stati in tutto 3000, “ossia tremila cervelli che Giovanni Gentile aveva amalgamato e ridotto all’osservanza di quei concetti generali di obiettività, precisione, chiarezza e concisione che l’Enciclopedia si era imposti” (Franco Monaco).

   “Bonifiche dell’Agro Pontino, dell’Emilia, della Bassa Padana, di Coltano, della Maremma Toscana, del Sele, della Sardegna ed eliminazione del latifondo siciliano”. RDL 3256 del 20.12.1923.
   “Nel 1923, solo un anno dopo la Rivoluzione fascista, Benito Mussolini amplia i poteri dell’ONC (Opera Nazionale Combattenti) e le affida il compito tecnico amministrativo di realizzare la bonifica dell’Agro Pontino, che non sarà un mero risanamento idraulico dei terreni, ma una vera e propria ricostruzione ambientale, secondo il piano di Arrigo Serpieri, Sottosegretario alla bonifica (…).
Oltre alle dimensioni dell’opera di bonifica, che non ha avuto eguali in Italia in tutta la sua storia, è da sottolineare il rivoluzionario concetto che la ispira e che va sotto il nome di “Bonifica integrale”, sottolineato e riportato nell’intestazione delle leggi che vi si riferiscono”.

   Il progetto prevedeva una serie di interventi che andavano dalla sistemazione e dal rimboschimento dei bacini ai lavori di sistemazione degli alvei dei corsi d’acqua, alla trasformazione colturale e alle utilizzazioni industriali, sempre secondo una coordinata e armonica pianificazione del territorio.
Dal suolo bonificato sorgono irrigazioni, si costruiscono strade, acquedotti, reti elettriche, opere edilizie, borghi rurali e ogni genere di infrastrutture.
Dalle Paludi Pontine sorsero “in tempi fascisti” vere e proprie città: Littoria, inaugurata l’8 dicembre 1932; Sabaudia (indicata da tecnici stranieri come uno dei più raffinati esempi di urbanistica razionale), il 15 aprile 1934; Pontinia, il 18 dicembre 1935; Aprilia, il 29 ottobre 1938; Pomezia, il 29 ottobre 1939. Nell’Agro Pontino furono costruite ben 3040 case coloniche, 499 chilometri di strade, 205 chilometri di canali, 15.000 chilometri di scoline. La “Bonifica integrale” continuò nell’alto Lazio, in Campania, in Sardegna, in Sicilia e così via in tutta Italia, ma non solo in Italia: non si possono dimenticare le grandi opere realizzate in Somalia, in Eritrea, in Libia, in Etiopia.
Tutto questo, come si è detto, “in tempi fascisti” e senza alcuna ombra di “democratiche tangenti o mazzette”.
La risposta a queste opere colossali proveniente dagli uomini dei “diritti e della libertà” è stata (e non sto scherzando) che le bonifiche integrali furono “un danno ecologico“.
Oppure, come ha scritto Piero Palumbo (“L’Economia italiana fra le due guerre”, pag. 84: “Duole (!) ricordarlo: i primi ecologisti indossavano l’orbace”. Un’osservazione che è un pugno nello stomaco al “Verde” Onorevole Pecoraro Scanio.

   “Opera Nazionale Maternità e Infanzia, RD n° 718 del 15.4.1926.
    “Nella nuova società la cura e l’importanza delle donne e dei fanciulli, implicita nella dottrina fascista, assume l’importanza di istituzione mediante la fondazione dell’”Opera Nazionale Maternità e Infanzia”.
L’ONMI vuole dare e darà un concreto supporto a quella fondamentale cellula umana e sociale che è la famiglia, intesa non quale generatrice di forza di lavoro e di consumo, come è nella concezione materialistica del capitalismo e del marxismo, ma quale culla e nucleo vitale delle tradizioni, della storia e del futuro della Nazione e dello Stato. Centro vitale della famiglia è, per il Regime fascista, la madre (…)”.
   Con questa legge lo Stato si fece carico dell’assistenza e dell’aiuto alle madri, volgendo particolare attenzione alle cure per le madri-lavoratrici.
Questa legge, anticipatrice dei tempi è, quindi, una delle innovazioni più prestigiose del regime fascista. Furono istituite in ogni provincia le “Case della madre e del bambino”, gli asili nido, i dispensari del latte: tutte organizzazioni che giunsero ad accogliere circa 2 milioni di assistiti.
Tutto questo era integrato da una assistenza medica e da una propaganda igienica.
L’”Ente Opera Assistenza” curava la gestione delle Colonie estive e invernali, istituite per assistere soprattutto i bambini di famiglie meno abbienti. Gestiva, inoltre, speciali scuole e Colonie per la terapia dei colpiti dalla tbc”, i convalescenziari e centri per la cura dell’anemia mediterranea.
Oggi tutti possono vedere in che stato si trovano gli ospedali per la cura della talassemia e quelli pediatrici che furono costruiti sul litorale da Rimini a Riccione Assistenza agli illegittimi, abbandonati o esposti, legge dell’8.5.1927, RDL n° 798.
   Mezzano: “Con questa legge lo Stato si assume la responsabilità di provvedere a quei bambini non desiderati che erano prima senza tutela ed alla mercé della carità privata e quindi considerati persone di seconda categoria”.
  Oggi, in “regime democratico”, molti fanciulli vengono abbandonati ai pedofili e alla droga.
Le donne reclamano la libertà sessuale e il “diritto all’aborto”, sanzionato e garantito addirittura dallo Stato. E quando lo Stato non interviene il povero lattante è abbandonato come immondizia, in un cassonetto. D’altra parte, come disse Luciano Violante, “Questo è lo Stato dei diritti e della libertà”.

   “La Carta del Lavoro, Pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” n° 100 del 30.4.1927.
   “Puntualizza il rapporto fondamentale tra Fascismo e mondo del lavoro. Dichiara, istituzionandoli, i principi basilari a tutela dei lavoratori, nonché la preminenza, nello Stato Fascista, dell’interesse prioritario che lega gli obiettivi dello Stato a quelli del lavoro e dei lavoratori”.

La “Carta del Lavoro” intendeva portare a confronto, su uno stato di parità, secondo un progetto di collaborazione e solidarietà che superasse la rovinosa filosofia materialistica della lotta di classe, due tradizionali antagonisti sociali: il capitalismo e il lavoro.
Sarebbe troppo lungo elencare tutti i vantaggi per i lavoratori previsti in questa legge rivoluzionaria. Ne elenco solo alcuni: obbligatorietà della stipula di Contratti collettivi di categoria; istituzione della Magistratura del Lavoro; diritto alle ferie annuali; istituzione della indennità di fine rapporto; istituzione degli uffici di collocamento statali; assicurazione sugli infortuni sul lavoro; assicurazione per la maternità; assicurazione contro le malattie professionali; assicurazione contro la disoccupazione; Casse mutue per le malattie eccetera.
   L’antifascista Gaetano Salvemini scrisse: “L’Italia è diventata la Mecca degli studiosi della scienza politica, di economisti, di sociologi, i quali vi si affollano per vedere con i loro occhi com’è organizzato e come funziona lo Stato corporativo fascista (…)”.
Oggi, invece, quotati giornali stranieri si affollano per denunciare la mafia politica e la pletora di deputati e senatori che siedono in Parlamento, pur essendo stati condannati dalla giustizia per reati vari. Non c’è che dire, anche oggi, siamo “studiati”.

   “Esenzioni tributarie per le famiglie numerose RDL n° 1312 del 14.1.1928 e
   “Assegni familiari RDL n° 1048 del 17.6.1937.
   Mezzano scrive: “In coerenza con la dichiarata importanza che il Fascismo attribuiva alla famiglia come cellula fondamentale della società, era importantissimo sgravare dalle spese fiscali quelle famiglie che già avevano impegni finanziari onerosi a causa dell’elevato numero dei componenti”.

   Grazie a queste leggi lo Stato riconosceva agli operai che si sposavano entro il venticinquesimo anno un assegno nuziale di 700 lire.
Inoltre, se i coniugi guadagnavano meno di 1.000 lire lorde al mese, veniva loro concesso un prestito senza interessi compreso tra le 1.000 e le 3.000 lire.
Alla nascita del primo figlio, il prestito si riduceva automaticamente del 10%; così, gradualmente, sino alla nascita del quarto figlio, il prestito veniva condonato.
Il capofamiglia con prole numerosa (sette figli) godeva di privilegi particolari: Mussolini inviava, o consegnava personalmente, 5.000 lire, oltre una polizza di assicurazione.
Una tessera  gratuita valida per tutti i mezzi pubblici cittadini giungeva al capofamiglia tramite la locale sezione della  Federazione fascista.
Altri privilegi per queste famiglie numerose erano: la possibilità di contrarre prestiti a tasso bassissimo, sconti nell’affitto degli appartamenti, assegni familiari ragguardevoli.
E ancora: per gli operai con un figlio, lire 3,60 la settimana; lire 4,80 per quelli con due o tre figli; 6 lire per quelli con quattro figli e oltre.
   “Legge sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali e legge istitutiva dell’INAIL, RD. n° 928 del 13.5.1929 e RD. n°264 del 23.3.1933, “Legge istitutiva dell’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale)”, RDL n° 1827  del 4.10 1935.

   “Nel quadro della ristrutturazione del mondo del lavoro e nei rapporti tra i lavoratori e lo Stato, queste due leggi risolvono l’annoso problema delle conseguenze negative che situazioni accidentali potevano procurare a chi lavorava in particolari settori”.

   Il Regime fascista nel suo “programma politico e sociale per l’ammodernamento e l’industrializzazione del Paese”, come osservato anche da James Gregor, non poteva eludere una globale politica previdenziale. La competenza dell’INPS andava dall’invalidità e vecchiaia alla disoccupazione, dalla maternità alle malattie.
Altre assicurazioni coprivano, praticamente, la totalità dei prestatori d’opera, garantendo così all’Italia un altro primato mondiale.
Sulla scia dell’INPS sorsero, sempre negli anni ’30, l’INAM, l’EMPAS, l’INADEL, l’ENPDEP, tutti enti che permetteranno poi, anche se fra scandali, ruberie e arroccamenti di potere politico, all’Italia post-fascista di tutelare i lavoratori.

   “Istituzione del Libretto di Lavoro”.
    “Proseguendo nel perfezionamento delle norme a tutela dei lavoratori, per contrastare fenomeni come il lavoro nero, lo sfruttamento illecito di categorie deboli come donne e fanciulli, gli abusi sull’orario di lavoro e l’evasione dei contributi lavorativi e previdenziali e per far sì che, in generale, fossero rispettate tutte le leggi emanate a difesa del mondo del lavoro, viene istituito il Libretto di Lavoro”.
   Per avere solo una idea del maltrattamento subito dalla verità dopo la caduta del Fascismo, ecco come lo “storico” Max Gallo riporta la notizia in “Vita di Mussolini”, pag. 118: “Si crea un libretto di lavoro obbligatorio per meglio sorvegliare gli operai”. Come si vede il dottor Pasquariello non è solo.

   “Riduzione dell’orario di lavoro a quaranta ore settimanali” RD. n°1768 del 29.5.1937.
   Mezzano: “Non appena le condizioni generali dell’economia e dell’industria italiane lo permettono, il Fascismo continua la marcia intrapresa sin dal 1923 in direzione della riforma globale del mondo del lavoro, investendo parte del vantaggio economico nella ulteriore diminuzione dell’orario di lavoro e sottolineando il principio che il lavoro e il profitto debbono essere strumenti e non fini della società”
.
   Questa legge (poi meglio conosciuta come “sabato fascista) era già prevista nel programma fascista del 1919 e si inserisce con naturalezza nell’obiettivo di forgiare lo “Stato del Lavoro” nel quale la figura del lavoratore si trasforma sempre più da salariato in protagonista e compartecipe dell’impresa.

   “Legge istitutiva dell’ECA (Ente Comunale di Assistenza). RDL n° 847 del 19.6.1937.
   Sempre Mezzano: “Viene istituito, in ogni comune del Regno, l’”Ente Comunale di Assistenza”, allo scopo di assistere individui e famiglie in stato di necessità e di controllare e coordinare tutte le altre associazioni esistenti che abbiano analogo fine”.

   E’ superfluo commentare questa legge, tanto è palese la sua finalità.
I più bisognosi non vengono più assistiti da opere misericordiose, ma tramite una legge specifica dello Stato.
   Mi fermo qui perché, come ho scritto all’inizio, potevo presentare, per ovvi motivi di spazio, solo un elenco “frammentario ed incompleto” di alcune leggi sociali concepite dal Regime fascista.
Tante altre tutte di spiccato valore sociale, uniche o prime nel mondo, arricchiranno la Storia del Fascismo. Una fra queste, “la più rivoluzionaria, la più geniale, la più popolare delle riforme del Fascismo, fortemente voluta da Benito Mussolini fu realizzata nella Repubblica Sociale Italiana”.
Mezzano si riferisce alla “Socializzazione delle Aziende”: una riforma che avrebbe portato alla completa “Socializzazione dello Stato”una riforma che fu vanificata solo perché la plutocrazia mondiale volle mettere fine al Regime Fascista che, come disse Mussolini, . Intendeva, ovviamente, “il mondo dell’usura e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

   Mussolini e i suoi seguaci realizzarono uno Stato sociale, nonostante le difficoltà create lungo il loro cammino, decisamente all’avanguardia coi tempi, e questo senza aver avuto la possibilità di alcun esempio precedente.
La validità di “quel sistema” è convalidata dal fatto che “quelle innovazioni”, come ha scritto Vittorio Feltri: “durano fino ad oggi, e sarebbero durate ancor più se l’inefficienza, l’incapacità e la disonestà dei Governi dei giorni nostri non le avessero distrutte”.

   Come concludere ?
Nella rovina di cui siamo investiti, solo un miracolo ci può salvare, e allora innalziamo una preghiera al Signore invocando per la tomba di Predappio lo stesso prodigio che ridette vita a Lazzaro.