domenica 21 settembre 2014

Strategia ed impostazione per un'alternativa antagonista



Programma

Scritto da Alternativa Antagonista

Strategia ed impostazione

per un'alternativa antagonista


Inutile perder tempo sulla situazione della cosiddetta “Area NazionalRivoluzionaria” (o “neofascista”; e Chi sta nell’aldilà solo sa quanto male ha fatto questa all’Idea nei suoi cinquanta e più anni di vita… “neofascismo”, che insieme alla definizione “destra”, è peraltro una contraddizione in termini dell’Idea chiamata Fascismo): i partiti (o meglio dire partitini) presenti pensano sempre più a pavoneggiarsi, esaltandosi ad ogni sottrazione di militanti o di qualche “zero virgola…” elettorale a questo o quell’altro movimento, senza realmente costruire un qualcosa di serio, programmatico, soprattutto antagonista. L’unico risultato concreto ed evidente è la frammentazione di quella che, per ora solo a parole, dovrebbe essere l’area con tutte le carte in regola per rappresentare l’avanguardia di popolo contro il mondialismo e la globalizzazione.

Prove concrete sono le analisi del dopo-G8 di Genova: un’Area incapace non solo di cavalcare o per lo meno aderire alla protesta antiglobalizzazione (piccoli e sparuti casi a parte), ma capace addirittura, in nome di un viscerale quanto stupido Anticomunismo e del filo-borghese “Ordine – Legalità – Giustizia”, di schierarsi a fianco delle forze dell’ordine, come se dovessimo difendere pure noi chissà quale cameratesco potere precostituito o il chissà perché caro a tanti “Ordine pubblico”…
E chi, invece, non si è posto dalla parte dei G8 e dei suoi servi, ha pensato bene di dover comunque far sentire la propria voce (magari senza aver mai intrapreso in precedenza qualche iniziativa antimondialista) dando il sempre valido “colpo al cerchio ed un altro alla botte”… giusto perché, secondo alcuni, come vent’anni fa, esisterebbero ancora due blocchi e due nemici, tra i quali i nazional-rivoluzionari dovrebbero porsi come terza via equidistante… come dire, con frase di bertinottiana memoria, “attenzione che questi (gli antiglobalizzatori presenti a Genova) vogliono curare il male con un male ancora peggiore”… e allora facciamo i contro-tutto, autoghettizzandoci come sempre, e continuiamo a lamentarci e a tirar strali a destra e a manca dall’alto dei nostri pregiudizi e della nostra totale incapacità di agire, proporre, andar oltre.
Realtà è che tanti avrebbero voluto esser a Genova al posto dei compagni (anche se è analiticamente corretto ridurre a semplice manifestazione di centri sociali e gruppi marxisti una protesta di più di 200.000 persone, con all’interno i più variegati gruppi e le più svariate motivazioni???) e che, non appena si è visto cosa è successo nel capoluogo ligure, per reazione/invidia nei confronti di un vecchio nemico (fisico), si è scatenata una polemica tendente addirittura a calpestare i principi antimondialisti che dovrebbero contraddistinguerci.
Vi sono in realtà più trincee contro il comune nemico liberalcapitalista: un attacco reciproco tra antiglobalizzatori (siano essi rossi, neri, verdi, blu…) equivarrebbe a tornare stupidamente alla logica degli opposti estremismi e alle conseguenze che ben conosciamo, facendo così ancora una volta il gioco del Sistema, rafforzandolo.
Il concetto della Terza Via, riassumibile nello slogan “Né fronte rosso, né reazione”, infatti, se ideologicamente ancora ci appartiene, strategicamente rappresenta un arcaismo: il mondo non è più diviso tra due imperialismi ideologici; ora vi è solo un’unica idea dominante, e contro di essa, e solo essa, bisogna indirizzare la nostra lotta. Continuare nella assurda logica Destra-Sinistra (che, peraltro, mai avrebbe dovuto appartenerci) e nella ricerca dell’area comunista e/o anarchica come avversario principale, vorrebbe dire non esser al passo coi tempi e disperdere forze nell’attacco a piccole “sacche di marxismo” senza potere, che al massimo possono esser strumentalizzate dal Sistema, non comandare… finendo col lasciare tutto come prima, cioè il Capitalismoal potere. A meno che a qualcuno di noi ciò non vada più che bene…

Discorso diverso è se si intende analizzare le soluzioni proposte da chi è solamente antiglobalizzazione e non pure antimondialista, perseverando cioè nella logica del “One World” (a prescindere da come esso venga strutturato), eliminando così comunque le Tradizioni specifiche di ogni Popolo: in tal caso, ancora una volta, dovremmo esser noi, CON LE NOSTRE PROPOSTE, a saperci differenziare, non con un attacco diretto a questo tipo di contestatori che potrebbe ritorcerci contro (ed esser letto come un messaggio di lotta anticomunista sia dall’opinione pubblica che soprattutto dai militanti più giovani, ai quali noi abbiamo il dovere di indicare la corretta strada politica da intraprendere), quanto con il far conoscere solamente le nostre soluzioni, perseverando diritti per la nostra strada. Un’indiretta differenziazione, quindi, senza però trovare lo scontro.
Evitiamo, quindi, conflitti e pregiudizi verso chi combatte il nostro stesso avversario, aprendoci eventualmente, se possibile, a chi, antiglobalizzatore, non appartiene alla nostra area di riferimento.
Il vero pericolo per il Potere potrebbe, infatti, esser rappresentato da una convergenza strategica (non ideologica) tra chi è avverso ad esso. Non necessariamente uniti, ma intelligenti e rivolti verso un unico obiettivo. Certo, dall’una e dall’altra parte, devono però esser accantonate le pregiudiziali antifasciste ed anticomuniste, per lo meno sul piano militante.

Tornando all’analisi di quello che dovrebbe esser il nostro naturale ambiente di riferimento, notiamo che, alla politica reazionaria dei gruppi nazionali aventi fini elettorali, alla ricerca di voti ed eventuali compromessi, ai personalismi… si aggiunge l’incapacità o il disinteresse della restante parte (sia essa formata da realtà extraparlamentari o singoli intellettuali) a capire, analizzare, combattere l’odierno “nuovo” nemico.
Schemi mentali e politici secolarizzati alloggiano, purtroppo, ancora stabilmente nelle visioni e nell’azione di militanti che probabilmente, per le loro interpretazioni da Fascismo-Regime, se non addirittura, in alcuni casi, ottocentesche, non avrebbe senso definire “nazionali”, né tantomeno “rivoluzionari”. Risultato è che non esiste (e in questo periodo per le differentissime idee, analisi e battaglie intraprese non sarebbe nemmeno giusto esistesse) un’Area; se non nei momenti, opportuni ma fini a se stessi, commemorativi, musicali, culturali basati su comuni radici… frangenti nei quali si è comunque fermi o, peggio ancora, costantemente rivolti all’indietro (cioè, ancora una volta, la contraddizione di quella concezione giovanilistica, ribelle, antinostalgica, dinamica e rivoluzionaria che era il Fascismo-Movimento).

Bisogna, quindi, prima di tutto comprendere il senso del far politica e le caratteristiche di questa “arte”: al classico, e più volte ripetuto, “politica = poleis = comunità e suo bene” (nel senso di agire non per interesse personale, ma per il bene della propria comunità/“città” d’appartenenza), vanno aggiunti i continui mutamenti di situazioni e strategie, e quindi delle analisi ad esse connesse. Se poi aggiungiamo pure che il Sistema del XXI secolo non è il tradizionale regime abbattibile con la “presa della Bastiglia”, ma che, subdolo e nascosto, non è rappresentato da un’unica persona, gruppo o stato; che nemmeno quelli che noi vediamo esser eletti come rappresentanti o capi dei governi più forti sono realmente i detentori del potere; che questo Sistema usa armi non convenzionali e strategie di conquiste anomale e apparentemente non violente, e che se usa le classiche operazioni militari le maschera dietro le sembianze di interventi umanitari e le insegne della N.A.T.O. o dell’O.N.U. oppure sotto le bandiere degli eserciti di apparentemente insignificanti stati del Terzo Mondo o di mercenari di multinazionali; allora è giunto il momento di capire che pure le nostre posizioni, il nostro linguaggio, il nostro porsi e le nostre tecniche di comunicazione debbono essere continuamente mutevoli in base agli avvenimenti, abbandonando schemi, pregiudizi, luoghi comuni. E ancora fissarsi bene nella testa che “CIò CHE DI PRINCIPIO CI APPARE GIUSTO, NON NECESSARIAMENTE NELLA PRATICA E’ STRATEGICAMENTE OPPORTUNO”. Cominciamo ad entrar nell’ordine delle idee che facciamo politica, non un’inutile sfida esistenziale al mondo moderno (che sa tanto di “associazione del buon ricordo”), fermi nelle nostre stantie posizioni, fino all’autoestinzione definitiva perché non in grado non solo di combattere, ma nemmeno di comunicare con la realtà circostante e di dare esempi concreti e attuabili ai pochi giovani militanti rimasti. E guardiamo avanti, senza rinnegare nulla ma neppure scimmiottando il passato: il Fascismo è morto nel 1945, e come tale è passato alla storia, così come lo sono stati Giulio Cesare, l’Antica Roma, la Grecia classica e tutti i personaggi e gli eventi della plurimillenaria Europa. Da esso, come dal resto del mondo tradizionale, dobbiamo trarre solo esempio e valori; persistere, a cinquanta e più anni di distanza, sugli stessi comportamenti, impostazioni mentali, analisi particolari e modi di comunicare sarebbe non solo stupido, ma soprattutto dannoso. 

Riteniamo, altresì, che un unico partito NR ricadrebbe negli stessi difetti e vizi di quelli già esistenti; crediamo, quindi, che una ricompattazione dell'area (nonché un salto di qualità) avverrà quando vi saranno gli stessi intenti e strategie (cosa finora inesistente) e la capacità/volontà di inserirsi nel tessuto sociale (volontariato, sindacati, arte, musica, bar, giornalini...), abbandonando l'istintiva ricerca immediata della presa del potere e le concorrenze tra gruppi. Volenti o nolenti abbiamo dinanzi da cinquant’anni un simile esempio: quello dell’estrema sinistra. La sua strategia politica, infatti, nonostante non abbia portato alla vittoria finale, ha comunque permesso ai militanti rossi di raggiungere una notevole organizzazione. Nulla e nessuno vieta che si possa prendere a modello quel modo intelligente di far politica, composto di attività parallele, gruppi militanti, professionisti e cultura sinergici tra loro. Non occorre, quindi, che tutti i camerati militino in un unico partito (che è opportuno comunque esista, abbia un pensiero se non proprio all'avanguardia per lo meno non reazionario, e funga da catalizzatore unico nel gioco elettorale, inteso comunque come una delle tante strade da intraprendere, e non come solo e principale mezzo/fine di lotta): ideali sarebbero sinergiee più o meno volute tra i vari gruppi (per es: Gruppo “A” volantina in una scuola il proprio giornalino che sensibilizza sull'antimondialismo; il partito “B”, se l’azione di “A” ha funzionato, dovrebbe avere tutto l’interesse a parlare dello stesso tema, trovandosi già le porte aperte da “A” su questa battaglia e ne potrebbe raccogliere i frutti. Il tutto con una utilità reciproca che si può ottenere senza una grande collaborazione ma con l'intesa di eliminare concorrenze che dovrebbero essere inesistenti, ma che purtroppo tutt’ora si vogliono far vivere anche tra gruppi che non percorrono lo stesso tipo di strada, fini e strategie).

Riteniamo, inoltre, utile abbandonare le battaglie di retroguardia (omosessualità, moschee, anticomunismo, droga, nazionalismo ottocentesco basato su confini e stati nazionali invece che su popoli, tradizioni e concetti di autodeterminazione...) che, sebbene alcune giuste di principio, strategicamente fanno ciò che il sistema vuole, facendoci rimanere negli schemi da lui imposti, senza esser veri antagonisti. Non scordiamoci che da sempre a chi comanda fa comodo che il proprio nemico assuma una sembianza becera per accattivarsi il consenso del popolo, soprattutto poi se volontariamente chi si oppone al regime fa proprio questo costume; percorrere ancora certe strade reazionarie significherebbe non solo non colpire il Sistema (bensì il più delle volte altri obiettivi) ma addirittura restare negli schemi e continuare a portare le etichette che ci hanno sempre penalizzato.
Sarebbe, inoltre, da verificare quale utilità possano portare (se non propaganda elettorale) certe contromanifestazioni o iniziative che non sono ormai più qualificanti (e che se ancora lo sono, risultano scontate per l’opinione pubblica, magari in modo becero; risaputo è, per esempio, che la nostra area è contraria ai valori proposti dagli omosessuali, e le varie iniziative anti-“Gay Pride” non hanno fatto altro che far sì che la popolazione si schierasse come terzo soggetto indifferente tra i due estremi), e che il più delle volte sono fini a se stesse, senza un precedente lavoro tra la gente. Ci stiamo sempre più convincendo che questa area sia solo squisitamente “Anti”, senza aver soluzioni concrete da lanciare o, peggio ancora, senza conoscere le proposte che dovrebbero contraddistinguerci; un ambiente, quindi, che agisce seguendo l’istinto, lo sfogo, la soddisfazione nella ricerca del nemico fisico, di battaglie sterili e immediate, semplici, invece di seguire un progetto razionale che porti ad individuare il vero obiettivo da colpire e ad intraprendere strade difficili, senza facili risultati ma strategiche, rivoluzionarie e corrette verso l’auspicata vittoria finale.

Per adottare una logica antagonista si devono abbandonare, inoltre, i luoghi comuni.
Alcuni esempi:
- Il definirsi di “destra” (?): ideologicamente né il Fascismo né l’Europa tradizionale sono così etichettabili (fosse anche solo per il fatto che le suddivisioni del Popolo in Destra e Sinistra appartengono alle idee nate dalla Rivoluzione francese, tese a dividere la società organica tradizionale per mezzo delle classi sociali, i partiti e gli schieramenti conservatori e progressisti); inoltre è da evitare ogni minimo equivoco di “parentela” (anche semplicemente in termini) con la vera Destra rappresentata dalla Casa delle Libertà (reazionaria, democratica, antifascista, ma soprattutto mondialista, sionista e serva fedele degli U.S.A.).
- La supposta futura islamizzazione dell’Europa (?): posto che l’immigrazione è effetto del mondialismo, che spinge per fame i popoli del Terzo mondo ad emigrare verso quelli che l’Occidente mostra loro come paradisi terrestri, e che quindi il vero nemico non è l’immigrato bensì chi lo costringe a cercar da noi fortuna, col consistente rischio sia per noi che per lui di vedere annullate le rispettive culture e tradizioni; premesso ciò, quale capacità di analisi abbiamo se cadiamo nella ridicola semplificazione che vuole l’immigrato di origine islamica come conquistatore, visione tipica dell’ambiente cattolico tradizionalista (a proposito: cosa centriamo noi con loro, così bigotti, reazionari, e quindi per nulla antagonisti, se non addirittura appartenenti al potere forte che è il Vaticano???)??!! A parte il fatto che il magrebino che magari siamo abituati a vedere ubriaco sotto casa o delinquente nei quartieri, proprio per il fatto di tenere tali comportamenti non è un buon islamico e quindi non sarebbe lui a voler aprire moschee; o l’area antimoschee si schiera ai confini di Stato e spara impedendo l’arrivo di immigrati di fede mussulmana (cosa che peraltro molto probabilmente risulterebbe inutile dato che il fenomeno “immigrazione” appare essere un processo irreversibile e la società multirazziale sembra divenire sempre più un dato di fatto) oppure tollera la presenza di un’altra religione, perché una persona credente pregherebbe comunque in qualsiasi posto, moschea o meno. E ancora, e più importante, vogliamo forse esser noi che ci proclamiamo difensori delle tradizioni dei popoli a voler combattere proprio chi ha intenzione di preservare le proprie?! E ancora, cosa principale, veramente crediamo che il futuro dell’Europa sia islamico? Una tale analisi è degna solamente di chi proprio non ha capito nulla del fenomeno “Villaggio Globale”. L’Islam, per la sua carica spirituale, guerriera, tradizionale, nonché per la sua storia, anche odierna, rappresenta un nemico, se non addirittura il principale, di Israele e Stati Uniti, cioè le 2 maggiori basi strategiche ed operative del Nuovo Ordine Mondiale: davvero crediamo che chi ha in mano l’Europa ed è fautore del fenomeno migratorio sia disposto a regalare così facilmente al proprio avversario, rafforzandolo, una delle sue maggiori basi?! La realtà è che il futuro dell’Europa non è l’islamizzazione (una società tradizionale) ma un “melting-pot”, dove vi saranno sì diverse etnie, ma nessuna cultura e tradizione, in nome di un unico tipo di “uomo”, uguale in qualsiasi latitudine del globo, dalla Siberia alla Giamaica ed oltre: il consumatore. 
- La difesa dell'ordine pubblico: e a noi che cosa ce ne importa? Perché svolgere i compiti attribuiti alle forze dell’ordine come guardie bianche del Potere? Perché difendere, con ottica reazionaria, gli interessi e la mentalità borghesi? E a quel punto, perché allora non fare le manifestazioni pure “contro il maleducato che sporca per terra”, “contro la mafia” magari a Bolzano, “contro l’uso eccessivo di alcolici che provoca numerosi incidenti stradali” o “le risse in discoteca”?! Storicamente le migliori e più avanguardiste espressioni culturali ed ideologiche del “neofascismo” sono nate proprio in quei movimenti (soprattutto giovanili) che sfuggivano all’ottica del “Partito d’Ordine”, tanto da esser tuttora prese ad esempio quelle realtà ed esser state adottate dai molti alcune loro posizioni, atipiche per il tempo in cui furono proposte… ma evidentemente quello spirito rivoluzionario non ha ancora attecchito veramente e profondamente, se non come moda “per riempirsi la bocca”, negli animi della maggioranza degli “antisistema” del XXI secolo. Iniziamo, dunque, a ragionare a disintegrazione, non a opposizione: di questo sistema non abbiamo nulla da salvare, nemmeno ciò che ci appare più vicino a noi, ma che ci è imposto da un Sistema reazionario. Antagonismo è non cercar compromessi; è andar fuori da qualunque schema, principalmente quelli comodi al Potere, superando i settarismi e le etichette che ci danneggiano (e che troppo spesso ci siamo incollati addosso da soli), per il ritorno ad una lotta di popolo contro chi è nemico dell'Uomo e delle sue Tradizioni, senza le divisioni ideologiche, partitiche, di classe.
- Rapporti, difesa, ammirazione verso quei settori dello Stato che non son altro che servitori fedeli dell’occupante a stelle e strisce: forze dell’ordine, esercito ecc… non sono camerati (né lo potranno mai essere) né tantomeno antagonisti; sono semplicemente gendarmi “ascari” del Nuovo Ordine Mondiale. Prova ne sono esempi come le guerre contro Iraq e Serbia, dove le truppe italiane erano parte attiva in quelle operazioni. Inoltre pensiamo anche all’imminente riforma del servizio di leva, che diverrà volontario e qualificato; come dire: un esercito fanfarone non serve a nessuno, tantomeno ai padroni del mondo; dato che da sempre i popoli occupati fungono da “carne da macello” nelle operazioni belliche, aprendo la strada all’esercito dello stato occupante, meglio che i contingenti militari italiani (asserviti, come tutta l’Europa, alla N.A.T.O.) siano preparati e capaci… ovviamente però meno armati rispetto al padrone americano, per evitare spiacevoli sorprese.Lo Stato da noi proposto non è questo stato: smettiamola quindi con i sentimentalismi, gli sguardi alle imprese passate e soprattutto con l’equivoco di identificare Patria e Stato, che per noi oggigiorno devono esser solo qualcosa di ideale, nulla di reale da conservare. Così come è giunto il momento di terminarla con le scusanti all’italiana tipo “lo fa per lavorare o per senso di giustizia o non sapeva a cosa andava incontro”: ognuno si assuma le proprie responsabilità senza portar poi attenuanti, e faccia le proprie scelte. O col sistema o contro il sistema. Non esiste chi è contemporaneamente rivoluzionario e difensore delle Istituzioni, la pratica impone di schierarsi: o di qua o di là.

Il Mondialismo ci pone, inoltre, di fronte nuove situazioni e nuove ipotetiche alleanze, addirittura quelle che mai avremmo pensato poter aver qualcosa in comune con noi. Superando i vecchi schemi politici, creati anche da avvenimenti passati, dovremo pure ragionare in un nuovo modo: solo in Italia e in poche altre nazioni esistono ancora schieramenti e pregiudiziali ideologici, mentre nel resto del pianeta (e questo sarà pure il nostro futuro) si ragiona a due soli raggruppamenti, gli anti-sistema e i pro-sistema. Solo all’interno poi dei vari fronti imperialisti ed anti-imperialisti esistono le varie anime. Ed è ora di abituarci all’idea che tra vent’anni anche nella colonia-Italia il fascista sarà schedato dal Sistema al fianco del comunista, bollati non più con le classiche etichette di appartenenza ideologica, ma entrambi con un’unica principale definizione: pericolo/problema per il Sistema.
E nella stessa logica si deve superare l’interessamento esclusivo per l’Italia e l’Europa. Tutti d’accordo sul concetto di Europa e sulle sue tradizioni, ma attenzione: se il nemico è globale, tale dovrà essere pure l’azione. Sempre in un’ottica di fronte antimondialista ci si deve render conto che gli effetti positivi di qualsiasi battaglia anticapitalista di qualunque popolo del pianeta sono un vantaggio pure per noi europei, proprio perché l’avversario è mondiale e i suoi malesseri si riflettono su tutto il suo impero (pensiamo solo, ad esempio, a cosa è costato a tutto il pianeta lo scandalo Lewinskij…). Perseverare, poi, in un’ottica di lotta esclusivamente europea equivarrebbe a spendere inutilmente forze preziose: il nostro continente è seduto, disinteressato, con la pancia piena del benessere regalatogli strategicamente dagli Stati Uniti, venduto ed impotente dinanzi a qualsiasi torto subito e indifferente alle ingiustizie, probabilmente pure autolesionista… rincoglionito. Proprio come era nel progetto americano. Agli unici Uomini ancora in piedi ed intenzionati a resistere in nome della Tradizione non resta che un’opera di sensibilizzazione per cercar di salvare il salvabile e provare a svegliare qualche cuore impavido ancora assonnato. Ma in Europa, oggigiorno, non si combatte una battaglia diretta, vera, efficace contro il Nuovo Ordine Mondiale. L’ultima frontiera, per ora, sembra esser stata la Serbia; ma pure quel baluardo europeo sembra aver ceduto… e neppure allora tutti l’avevano compreso.
Sono altre le zone dove si combatte il LiberalCapitalismo e verso là dobbiamo volgere, nel limite del possibile, la nostra attenzione; in quei luoghi quei popoli affrontano, con i nostri Valori, il medesimo conflitto ideologico che in Europa si è combattuto 50 e più anni fa: la guerra del Sangue contro l’Oro per conservare la propria Terra, le proprie Tradizioni, le proprie Culture.
Abbandonare, quindi, pregiudizi ideologici, religiosi, razziali: il Sistema ci pone a fianco come compagni di strada tutto e il contrario di noi; solo con essi possiamo allearci, fino a che sarà possibile, teniamoceli stretti e portiamo loro la nostra solidarietà. Pochi avrebbero pensato trent’anni fa di veder noi difendere e loro combattere per i nostri valori, anche solo per alcuni frangenti di tempo, Palestinesi, Cubani, Islamici e numerosi Popoli del Terzo Mondo e ancora Milosevic, Saddam Hussein, Castro… col risultato che, oggi più che mai, vale il detto “LA MIA PATRIA è Là DOVE SI COMBATTE PER LA MIA IDEA”. 

Opportuno è, inoltre, creare Comunità basandosi su precisi elementi: alla classica (ma non sempre messa in pratica) “Unità di intenti” (e “di pensiero”) che deve essere base di un sodalizio, nel XXI secolo, per non ricadere in errori del passato, sarà fondamentale “Selezionare” i militanti; troppo spesso infatti la quantità, preferita soprattutto nei partiti alla qualità, ha portato non solo a problemi, ma, cosa peggiore, allo staticismo, se non all’arretramento, culturale.
Si dovranno poi “Formare” culturalmente e “Informare” gli appartenenti al proprio gruppo, in modo da creare le guide per il domani.
Il tutto unito ad una “Strategia d’azione” non lasciata al caso ed in balia degli eventi, ma il più possibile pianificata.
Cosa opportuna sarebbe, inoltre, cominciare a tessere una tela per cercar, anche inizialmente a maglie larghe, di collegare le realtà affini per pensiero antagonista, fino a creare una Rete, capace di muoversi in toto nel momento del bisogno, rispettando contemporaneamente l’autonomia delle singole realtà, soprattutto nell’ambito locale.

Infine: chiudere qualsiasi rapporto col nemico, soprattutto con gli pseudo-camerati della Destra (abili servitori del Grande Capitale, o meglio “Camerieri dei banchieri” come scrisse Ezra Pound), e rifiutare e rimanere distanti da iniziative politiche non antagoniste, anche se organizzate da veri Camerati, con i quali abbiamo forti legami.

Cominciare, o ritornare, quindi, ad essere: 
- ALTERNATIVA, nella concezione ideologica sia di Terza Via, che di altra proposta rispetto al Pensiero Unico odierno. Ma anche, purtroppo, esser alternativi rispetto al neofascismo imperante nell’Area; non quindi esser “Avanguardia” di un ambiente per poi doverlo aspettare, ma “Alternativa”, cioè “Altro”, senza dover attendere nessuno, soprattutto chi non ha intenzione né di ascoltare né di camminare. Aperti al dialogo con tutti e pronti a portar chiunque sulle nostre posizioni, ma senza doversi fermare.
- ANTAGONISTI, nella definizione vera del termine; entrar nella logica mentale di contrapposizione totale al Sistema, senza conservar di esso nulla, in nome della Tradizione; con una impostazione di pensiero ed una strategia nuova e ribelle, dinamica e rivoluzionaria… all’avanguardia, fascista nel vero significato.

Solo così potremmo ambire a crescere e lottare, preparando gli eserciti e la battaglia di domani. Di tempo a disposizione dovrebbe esservene, ma è ora di cominciare e cambiar totalmente rotta… o di fronte a noi si inizierà ad intravedere, se già non lo si scorge, il baratro della scomparsa o, peggio a
ncora, del ricordo.

http://www.alternativa-antagonista.com/index.php?option=com_content&view=article&id=8&Itemid=14

sabato 20 settembre 2014

STALIN ED IL MASSACRO UCRAINO


StoriaDI ERIC MARGOLIS
Lew Rockwell

Cinque anni fa scrissi un articolo sullo sconosciuto Olocausto in Ucraina. Fui sorpreso di ricevere una marea di lettere da giovani Statunitensi e Canadesi di famiglia ucraina i quali mi dicevano che, prima di leggere il mio articolo, erano all' oscuro del genocidio del 1932-33 in cui il regime di Stalin uccise 7 milioni di Ucraini e ne spedì 2 milioni nei campi di concentramento.

Mi sono chiesto come sia possibile che questa amnesia storica afligga così tanti giovani Nord-Americani? Per gli Ebrei e gli Statunitensi, i genocidi di cui soffrì la propria gente sono ricordi chiari ed ancora vivi che influenzano le loro vite quotidiane. Ancora oggi, al settantesimo anniversario dalla distruzione di un quarto della popolazione ucraina, questo gigantesco crimine è quasi svanito nel buco nero della storia. Allo stesso modo per lo sterminio dei Cosacchi del fiume Don da parte dei Sovietici negli anni 20, ed i Tedeschi del Volga nel 1941; esecuzioni di massa e deportazioni nei campi di concentramento lituani, lettoni, estoni e polacchi. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i gulag di Stalin contenevano 5.5 milioni di prigionieri, il 23% Ucraini ed il 6% Baltici.

Quasi sconosciuto è il genocidio di 2 milioni di Musulmani Sovietici: Ceceni, Caucasi, Crimeri, Tartari, Tajiks, Bashkirs, Kazani. I combattenti indipendentisti ceceni di oggi, considerati "terroristi" dagli Usa e dalla Russia, sono i nipoti dei sopravvisuti ai campi di concentramento sovietici.

Da aggiungere alla lista delle atrocità dimenticate vi è l'assassinio, nell' Europa Orientale, dal 1945 al 1947, di almeno 2 milioni di persone di etnia germanica, principalmente donne e bambini, e la violenta esplulsione di oltre 15 milioni di Tedeschi, durante la quale 2 milioni di donne e ragazze tedesche furono violentate.

Tra questi mostruosi crimini, quello ucraino è il peggiore in termini di numeri. Stalin dichiarò guerra alla sua stessa gente. Nel 1932 egli inviò i Commissari Lazar Kaganovitch, V. Molotov e G. Yagoda, capo della polizia segreta NKVD [1] per spezzare la resistenza dei contadini Ucraini e forzare la collettivizazione [2].

L' Ucraina fu isolata. Tutte le forniture di cibo ed il bestiame furono confiscati. Gli squadroni della morte dell' NKVD giustiziarono gli "elementi contro il Partito". Non soddisfatto di quanti Ucraini stavano venendo uccisi, Kaganovitch, "l' Adolf Eichmann" [3] sovietico" stabilì una quota di 10.000 esecuzioni alla settimana. L' 8% degli intellettuali Ucraini furono uccisi.

Durante il rigido inverno del 1932-33, 25.000 Ucraini al giorno venivano uccisi o morivano di fame e freddo. Il cannibalismo divenne una pratica comune. L' Ucraina, scrive lo storico Robert Conquest, sembrava la versione gigante del futuro campo di morte di Bergan-Belsen [4].

La strage di 7 milioni di Ucraini, 3 milioni dei quali erano bambini, e la deportazione nei gulag di 2 milioni (dove molti morirono) fu nascosta dalla propaganda sovietica.

Alcuni Pro-Comunisti Occidentali, come Walter Duranty e Sidney e Beatrice Webb del New York Times, ed il Primo Ministro Francese Edouard Herriot, recatosi in visita in Ucraina, negarono i racconti sul genocidio, ed acclamarono ciò che essi chiamavano "la riforma agraria" sovietica. Coloro che parlavano contro il genocidio furono etichettati come "agenti fascisti".

I governi britannico, canadese e statunitense, tuttavia, erano ben consapevoli del genocidio, e non solo chiusero gli occhi, ma bloccarono gli aiuti verso l'Ucraina. I soli leader politici a lamentarsi degli omicidi sovietici su scala industriale furono, ironicamente, Hitler e Mussolini. Visto che Kaganovitch, Yagoda e molti altri membri autorevoli del partito comunista e ufficiali dell'NKVD erano ebrei, l'assurda affermazione di Hitler che il comunismo era un complotto ebreo per distruggere la Civiltà Cristiana divenne una credenza ampiamente accettata all' interno di un' Europa spaventata.

Quando iniziò la guerra, e Roosevelt e Churchill si allearono insieme a Stalin, erano comunque pienamente consapevoli che il suo regime aveva assassinato almeno 30 milioni di persone molto tempo prima che iniziasse lo sterminio degli ebrei e degli zingari da parte di hilter. Fino ad allora nello strano moral calculus degli omicidi di massa, solo i Tedeschi erano colpevoli.

Nonostante Stalin avesse uccsio una quantità di persone 3 volte maggiore di Hilter, per il devoto Roosevelt egli rimaneva lo "Zio Joe" [soprannome con cui veniva chiamato Stalin dai media occidentali]. A Yalta, Stalin si vantò con Churchill di aver ucciso più di 10 milioni di contadini.

L'alleanza britannico-statunitense con Stalin li rese partecipi del suo crimine. Roosevelt e Churchill aiutarono a preservare il più sanguinoso regime della storia, al quale essi consegnarono mezza Europa.

Dopo la guerra, la Sinistra cercò di coprire il genocidio Sovietico. Jean-Paul Sartre negò pure l'esistenza dei gulag. Per gli Alleati, il Nazismo era l'unico male; non avrebbero potuto ammettere di essere stati complici negli omicidi di massa. Per i Sovietici, promuovere l'Olocausto Ebreo disseminò il sentimento anti-fascista e mascherò i loro crimini.

Gli Ebrei videro il loro Olocausto come un evento unico. Fu la ragione d'essere di Israele. L'aver denunciato altri genocidi avrebbe, temevano, sminuito il proprio.

Mentre le Università, i Media ed Hollywood prestavano giustamente attenzione all'Olocausto Ebreo, ignoravano l'Ucraina. Stiamo ancora dando la caccia agli assassini nazisti ma non a quelli comunisti. Esistono poche foto del genocidio ucraino o dei gulag di Stalin, e pochi sopravvissuti ancora vivi. I morti non racconte storie.

La Russia non ha mai perseguito i suoi assassini di massa, come fece la Germania.

Sappiano tutto dei crimini nazisti di Adolf Eichmann e Heinrich Himmler; di Babi Yar ed Auschwitz.

Ma chi ricorda gli assassini di massa sovietici di Dzerzhinsky, Kaganovitch, Yagoda, Yezhov, e Beria? Se non fosse per Alexander Solzhenitsyn [5]. probabilmente non avremmo mai saputo dei campi di morte sovietici come Magadan, Kolyma, e Vorkuta. Film dopo film appare il male nazista, mentre quello dell'era sovietica svanisce dalla nostra vista e si dissolve nella nostalgia.

Le anime delle milioni di vittime di Stalin ancora invocano giustizia.

Eric Margolis [mandagli una mail], collaboratore estero per il Sun National Media Canada, è l'autore di War at the Top of the World. Visita il suo sito web.


Eric Margolis
Fonte: http://www.lewrockwell.com
Link: http://www.lewrockwell.com/margolis/margolis45.html
28.08.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da MANRICO TOSCHI

NOTE DEL TRADUTTORE:

[1] Narodnyi Komissariat Vnutrennikh Del (NKVD)
(in russo: НКВД, Народный комиссариат внутренних дел; Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), era un dipartimento governativo dell'Unione Sovietica che gestiva un'ampia gamma di affari di stato.

L'NKVD è noto soprattutto per il suo reparto GUGB, Direttorato Principale per la Sicurezza di Stato, organismo successore dell'OGPU, il Direttorato Politico di Stato e della Cheka come agenzia di polizia segreta dell'Unione Sovietica. Il GUGB è stato lo strumento del quale si è servito Stalin per compiere pulizie etniche e genocidi ed è stato responsabile di massacri di civili e di altri crimini di guerra. Alcuni storici sono portati a considerare l'NKVD come una organizzazione criminale a causa delle attività svolte dagli ufficiali e dagli investigatori del GUGB e per aver fornito guardie per il Gulag.
Fonte: Wikipedia

[2] Si veda BLACK FAMINE IN UKRAINE 1932-33 - A STRUGGLE FOR EXISTENCE by Andrew Gregorovich

[3] Adolf Eichmann
(19 marzo 1906 – 31 maggio 1962) Fu un ufficiale di alto rango nella Germania nazista e prestò servizio come SS-Obersturmbannführer nelle SS. Fu largamente responsabile della logistica dello sterminio di milioni di persone durante l'Olocausto, in particolare ebrei, operazione che era chiamata "soluzione finale" (Endlösung). Organizzò l'identificazione e il trasporto delle vittime ai vari campi di concentramento. Per questi motivi ci si riferisce spesso a lui come il 'Capo operazionì del Terzo Reich.
Fonte: Wikipedia

[4] Sul questo campo di concentramento, si veda Introduction to Bergen-Belsen

[5] Aleksandr Isaevich Solzhenitsyn
Premio Nobel. Nasce a Kislovodsk l'11 dicembre 1918 da una famiglia di intellettuali cosacchi. Fu arrestato per alcuni commenti contro Stalin fatti in lettere private a un suo amico dei tempi della scuola e scoperte dalla censura. Anche se le accuse non erano sufficienti per un procedimento penale, Solzhenitsyn venne condannato comunque a otto anni di campo di detenzione. Vive a Mosca, come d'abitudine in grande riservatezza, ma continua a svolgere la sua funzione di coscienza critica dell'anima e della cultura russa.
Wikipedia

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2475

…ma quanti sono i morti del campo di Sobibor 2.000.000-500.000-250.000 o 25.000 ?



…«La “scoperta” era già stata annunciata qualche 
                                    anno fa e si è poi rivelata una bolla di sapone»…
                                                                       Siamo curiosi…
            «di leggere il rapporto scientifico con le planimetrie e i dati tecnici»!
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Auschwitz I,19.06.2012, Cesare Prandelli con gli ebrei pezzetti marcello e modiano samuele,sorridenti e supersorridenti nel "più grande cimitero ebraico del mondo"!. Click...
Auschwitz I,19.06.2012, Cesare Prandelli con gli ebrei pezzetti marcello e modiano samuele,ex internato, sorridenti e supersorridenti nel “più grande cimitero ebraico del mondo”!. Click per ingrandire
Uno sghignazzante pezzetti marcello, nel "più grande cimitero ebraico del mondo", Auschwitz 2012
Particolare della foto a fianco. Click per ingrandire
Dall’articolo ”Sobibor, viene alla luce l’ultimo tassello della Shoah”, di Maurizio Molinari, pubblicato  su La Stampa del 18 settembre 2014, estraiamo
…«Sobibor fu costruito nel 1942 dalla Germania… assieme agli analoghi Lager di Treblinka e Belzec, sterminò quasi due milioni di ebrei»spiega Marcello Pezzetti(1), storico della Shoah nonché autore alla fine degli Anni Ottanta della scoperta della prima camera a gas di Auschwitz … in una manciata di mesi perdono la vita 250 mila ebrei”...(2)
L' articolo sul "ritrovamento". Viene allegata una foto spacciata per un momento della cremazione dei cadaveri a Sobibor. Un vero FALSO! Click per ingrandire...
L’ articolo sul “ritrovamento”. E’ allegata una foto spacciata per un momento della cremazione dei cadaveri a Sobibor. Un vero FALSO! Click per ingrandire…
Ingrandimento della pagina del giornale . Click...
Ingrandimento della pagina del giornale. Click…
La prima pubblicazione/racconto su tale campo è dell’editore ebreo  Nachman Blumental, Dokumenty i Materia y z czasów okupacji niemieckiej w Polsce. Obozy. vol. 1, od 1946, “Documents and materials from the time of the German occupation of Poland.”,(1946), che riferisce di
…”two former Sobibór detainees, Leon Feldhendler and Zelda Metz:
Due pretesi sopravvissuti ebrei che affermano rispettivamente
-  Leon Feldhendler)… “from April or May of 1942 through October of 1943, we may set the number of persons killed at Sobibór over the whole period of the existence of this camp at about one million.”
Zelda Metz) … states that the number of victims was around two million (p. 210)
PREMESSA OLO-INDISCUTIBILE:
Contestare le sacre olonarrazioni di chi nei lager C’E’ STATO, ed “a fatica” ha raccontato ciò che avrebbe visto, è puro negazionismo! Da assassini delle memoria ! Comportamento meritevole di essere processato in base alla legge “Mancino” e condannato, per esempio, a 3 anni di carcere e decine di migliaia di euro di “risarcimenti” alle “parti (eternamente) lese”! Acquisito ciò… vediamo una tabellina riassuntiva olosterminazionisticamente corretta sui numeri dei pretesi morti ammazzati a Sobibor…
Numeri vari sui "morti a Sobibor"...Click...
Numeri vari sui “morti a Sobibor”…Click…
Notiamo immediatamente l’ampio range numerico…si olo-volteggia-favoleggia tra 25.000 e 2.000.000 !
Ora…
STABILITO che NON è stato fatto alcun conteggio reale…1.2.3.4.5 e così via delle teste,pretesamente sotterrate (e mai riesumate) , nè trovato alcun documento che attesti una qualunque cifra…
- perchè “scegliere”, come fa l’encyclopedia of the holocaust , 250.000 e non 2.000.000 o 25.000? In fondo non si ha alcuna PROVA nè del primo, nè del secondo!
- perchè non accettare la stima, 30-35.000 morti, dell’osannato storico Jean-Claude Pressac, pupillo dell’ebreo klarsfeld serge  ?
- perchè sparare… “quasi due milioni di ebrei“… quando le stime del Pressac ed hilberg dicono ben altro…330-435.000 oppure 1.500.000 ?
I numeri dei morti secondo Pressac ed hilberg. Click...
I numeri dei morti secondo Pressac ed hilberg. Click…
Per “guadagnare” 1.670.000 – 500.000 morti?… che, vista la frana continua dei numeri dei pretesi morti provocata dalla ricerca storica dei revisionisti, non guastano mai?… o perchè lo dice la chiesa-madre “encyclopedia of the holocaust“?

L'ebreo nethanyau.Click...
L’ebreo nethanyau. Click…
Su questa minestra riscaldata della scoperta della camera a gas di Sobibor, che appare sempre più un espediente del museo dell’olocau$to di Gerusalemme per recuperare allo stato ebraico l’aura di santo e lo stato di non criticabilità (…”hanno subito l’olocau$to!”…) dopo i 478 infanticidi (vedi 1 , quindi vedi 2 , in ultimo vedi 3 ) dell’estate 2014  a Gaza, si è espresso il massimo conoscitore mondiale di cose olocau$tiche, Carlo Mattogno, cliccare QUI per leggere il suo breve commento.
Note:
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venerdì 19 settembre 2014

Le “camere a gas” di Sobibór… di Carlo Mattogno



Le “camere a gas” di Sobibór
(di Carlo Mattogno, 18 settembre 2014)

Un articolo sul "ritrovamento". Viene allegata una foto spacciata per un momento della cremazione dei cadaveri a Sobibor. Un vero FALSO! Click per ingrandire...
Foto 1. Un articolo sul “ritrovamento”. Viene allegata una foto spacciata per un momento della cremazione dei cadaveri a Sobibor. Un vero FALSO! La foto non è parte dell’articolo originale. Click per ingrandire…
Il miracolo olocaustico tanto atteso si è finalmente verificato: con grande strombazzamento mediatico viene annunciato in questi giorni il ritrovamento dei resti di una delle due “camere a gas” di Sobibór. L’esatto punto del ritrovamento, il numero e le dimensioni dei locali  i dati più banalmente elementari per sostanziare la notizia – almeno per ora non vengono annunciati. Si dice soltanto che la sensazionale scoperta sarebbe avvenuta «al termine di sette anni di scavi con gli strumenti più avanzati dell’archeologia», come ci informa Maurizio Molinari1. In realtà la ricerca è durata ben 14 anni! Thomas Kues l’ha documentata accuratamente descrivendone via via i risultati fallimentari2. Essa fu inaugurata dal prof. Andrzej Kola negli anni 2000-2001 e proseguì nel luglio-agosto 2004, poi nell’ottobre 2007, indi nel 2008, successivamente nel 2009, nel 2010 e nel 2011. L’area in cui si sarebbero trovate le “camere a gas” era stata già scandagliata minuziosamente. Lascio la parola a Thomas Kues:
«Come abbiamo già rilevato in [J. Graf, T. Kues, C. Mattogno]Sobibór [Holocaust propaganda and Reality. The Barnes Review. Washington, 2010], qualunque resto delle presunte camere a gas deve anzitutto provenire dall’edificio della seconda fase, i cui contorni si devono stimare come minimo a metri 10 x 13. Nella Figura 36 ho riportato in modo approssimativo le due possibili localizzazioni delle “camere a gas” descritte da Mazurek, sovrapponendo a colori differenti i contorni in scala dell’ipotetico edificio sulla relativa parte della mappa delle indagini del 2007.
Foto 36
Foto 36
   Figura 36 Le due possibili localizzazioni (approssimate) dell’edificio delle presunte camere a gas secondo Bem e Mazurek.
 Qui, per capire pienamente l’area di ricerca in questione, dobbiamo tornare alla descrizione di Kola dei metodi impiegati durante la sua indagine del 2000-2001:
«Data la considerevole area da esplorare, all’inizio i punti delle trivellazioni furono determinati dalle intersezioni di una griglia di 5 metri con una griglia supplementare, più stretta, nei sitidove i sondaggi avevano dato risultati positivi (cioè in luoghi in cui erano stati individuati oggetti culturali – ad esempio, resti di edifici o fosse). Con questa idea in mente, sarebbero state necessarie almeno 400 trivellazioni in ogni ettaro.
Durante la fase primaverile, furono completamente esaminati con carotaggi 4 ettari dell’area dell’ex Campo III (cioè gli ettari XVII, XVIII, XXIV e XXV). In ogni ettaro furono effettuate 400 [cioè 20 x 20] trivellazioni principali; trivellazioni supplementari per permettere una localizzazione più dettagliata di strutture antropogeniche furono eseguite in posti con sconvolgimenti del suolo. [...]. Trivellazioni supplementari furono fatte: 90 nell’ettaro XVII, 76 nell’ettaro XVIII, 18 nell’ettaro XXIV e 21 nell’ettaro XXV; così complessivamente furono effettuate 1.805 trivellazioni in 4 ettari» (corsivo mio).
Come si può vedere nella Figura 36, entrambe le possibili localizzazioni sono chiaramente all’interno dei confini dell’ettaro XXV, il quale, al pari degli altri quattro ettari, fu completamente esaminato con trivellazioni eseguite adottando una rete di 5 metri. Il numero totale delle trivellazioni per i quattro ettari (1.600 trivellazioni principali + 205 supplementari) mostra che le trivellazioni di Kola esplorarono l’ettaro XXVI nella sua totalità, inclusa l’area asfaltata con i monumenti. Come si può vedere nella Figura 37, le trivellazioni di Kola avrebbero toccato l’area ipoteticamente coperta dalle “camere a gas” almeno in quattro punti (intersezioni) della griglia in entrambe le localizzazioni. Qui va rilevato di nuovo che l’edificio delle camere a gas della seconda fase è descritto unanimamente dai testimoni come un solido edificio di cemento e/o di mattoni.
Foto 37
Foto 37
Figura 37 Mappa della ricerca dell’ettaro XXV con sovrapposta la griglia di 5 metri (a sinistra) e contorno dell’edificio delle camere a gas della seconda fase su una griglia di 5 m. Le trivellazioni ipoteticamente positive sono indicate da cerchietti blu.
La scoperta degli oggetti A, B e D fu fatta in base a una o due trivellazioni positive per ogni oggetto. Tutte queste strutture erano piccole baracche, ad eccezione dell’Oggetto A, che sembra abbia contenuto almeno elementi di mattoni. Gli Oggetti B e D furono identificati mediante trivellazioni, sebbene fossero resti di piccole strutture di legno (rispettivamente m 4 × 3,5 e 5.2 × 3 m) i cui elementi costruttivi erano stati demoliti e rimossi, nel caso dell’Oggetto D lasciando soltanto una «impronta». Non c’è bisogno di dire che sarebbe stato estremamente difficile, se non impossibile, demolire un edificio massiccio di cemento o mattoni in modo che non ne restasse neppure un’ “impronta” più piccola di quella delle baracche di legno.
Ciò nonostante, nessuna delle trivellazioni principali di Kola nell’area in questione incontrò qualcosa che giustificasse uno scavo o anche una menzione nel suo rapporto sulle indagini da lui pubblicato»3.
Dunque o l’eclatante ritrovamento è stato effettuato all’interno dell’area delle “camere a gas”, e allora bisogna spiegare perché non risultò nulla dalle trivellazioni di Kola; oppure si trova al di fuori di essa, e allora non ha nulla a che vedere con le “camere a gas”.
I disperati giochi di prestigio di Kola per spacciare per tracce di “camere a gas” del campo di Bełżec rovine reali di una struttura che con esse non aveva alcuna relazione, mostrano tutta l’importanza del problema.
Non resta dunque che attendere la pubblicazione del rapporto tecnico sul ritrovamento.
Per ora bisogna accontentarsi di una fotografia dell’archeologo Yoram Haimi (in http://derstandard.at/2000005727123/Ueberreste-der-Gaskammern-von-Sobibor-entdeckt?ref=rss)
che mostra i resti di 4 locali. È noto che la prima “camera a gas” doveva constare di 3 locali, la seconda di 6, disposti a tre a tre ai due lati di un corridoio centrale, di cui nella fotografia non appare traccia.
Foto dell'archeologo Yoram Haimi
Foto dell’archeologo Yoram Haimi
 Gli archeologi dovranno fornire molte spiegazioni sul loro “ritrovamento”, e soprattutto spiegazioni credibili.
 Carlo Mattogno.
 1 M. Molinari, Sobibor, viene alla luce l’ultimo tassello della Shoah. La Stampa, 18 settembre 1914, http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2014091828370338.
2 C. Mattogno, T. Kues, J. Graf, I “Campi di sterminio” dell’”Azione Reinhardt”, a cura di Giuseppe Poggi. Carrara, 2014, vol. II, pp. 708-728.
3Idem, pp. 725-727.
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