martedì 30 agosto 2016

Le ragioni per cui combattiamo il nuovo ordine mondiale

DoD: 2035 is the year America is destroyed by the New World Order

DI BRANDON SMITH –
alt-market.com – 

“Innumerevoli persone… odieranno il nuovo ordine mondiale… e moriranno protestando contro di esso.”

H.G. Wells, The New World Order (1940)

Nel corso della nostra vita e in tutta la nostra cultura siamo condizionati a seguire concetti di false divisioni. Siamo indotti a credere che democratici e repubblicani siano parti distinte e opposte, mentre in realtà sono due rami dello stesso meccanismo politico di controllo. Siamo indotti a credere che due nazioni come gli Stati Uniti e la Russia sono nemici geopolitici, quando, in realtà, si tratta di due governi fantoccio sotto il dominio degli stessi finanzieri internazionali. Infine, ci viene detto che i banchieri internazionali sono in qualche modo separati da confini ed filosofie, quando la realtà è che tutte le banche centrali rispondono ad una singola autorità centrale: la Bank Of International Settlements  o BIS (1) (la Banca dei Regolamenti Internazionali, ndt).
Noi veniamo piacevolmente intrattenuti con storie di costante conflitto e divisione. Ma la verità è che c’è solo una battaglia che conta, una sola battaglia davvero importante: la battaglia tra coloro che cercano di tenere sotto controllo gli altri e quelle persone che desiderano semplicemente essere lasciate libere.
Il “Nuovo Ordine Mondiale” è un concetto creato non nella mente dei “teorici della cospirazione”, ma nelle menti di coloro che cercano di controllare gli altri. Costoro si sono autoproclamati un élite che immagina di essere in grado di determinare il destino di ogni uomo, donna e bambino a scapito della libertà e dell’autodeterminazione individuale. Tali élite sono spesso molto aperte circa le loro ambizioni e intenzioni globaliste, proprio come lo scrittore HG Wells, membro dell’organizzazione socialista Fabian Society e legato alla concezione globalista che ha descritto il suo progetto per la governance mondiale nel libro sopra citato. In questo articolo, vorrei esaminare la natura della nostra battaglia contro l’élite e perché le loro teorie di ingegneria sociale sono illogiche, inadeguate e, in molti casi, dannose e distruttive.

Il “comune bene superiore”
Ho sempre trovato affascinante che mentre elitisti e propagandisti del NWO proclamano costantemente che la moralità è relativa e che la coscienza non è inerente, essi sono coloro che in qualche modo possiedono la corretta definizione di un “bene superiore”. Se “buono” è in tutti i casi relativo, allora non sarebbe del tutto relativo anche quale sia il “bene superiore”? Questa incongruenza nel loro ragionamento non sembra impedire loro di indurre le masse attraverso la propaganda o la violenza ad accettare la loro versione di un miglior giudizio.
Come molti psicologi e antropologi (tra cui Carl Gustav Jung e Steven Pinker) hanno dimostrato in decenni di studi, la bussola morale e la coscienza non sono semplici prodotti dell’ ambiente; sono ideali innati al di fuori del regno delle influenze ambientali. Quale sia il bene più grande è intrinsecamente e intuitivamente sentito dalla maggioranza delle persone. Questa è la voce della coscienza che è presente in ogni singolo individuo.
Non è un caso che le élite del NWO finiscano per contraddirsi affermando che la morale è priva di significato, e al contempo dichiarando pura la loro moralità personale. Al fine di ottenere potere sugli altri, devono prima convincere gli individui di essere dei contenitori vuoti mancanti di senso e direzione. Devono convincere le masse che esse ignorano la loro voce interiore della coscienza. Solo successivamente le masse sacrificheranno le loro libertà al fine di acquisire quelle risposte, di cui non hanno in realtà bisogno, da quelle élite che in realtà non le possiedono.

Il collettivismo
Non pretendo di sapere quale sia l’ideologia necessaria per una società perfetta, e certamente non conosco le soluzioni esatte necessarie per giungerci. Quello che so, però, è che anche nessun’altro è in grado di saperlo. Ogni volta che qualcuno va su un palco per annunciare che solo lui ha le risposte ai problemi del mondo, non posso fare a meno di essere sospettoso sulle sue motivazioni. Raramente, se non mai, sento queste persone suggerire che maggiore libertà e individualità creeranno un futuro migliore. Invece, la loro soluzione comporta sempre meno libertà, più controlli e maggiore violenza per giungere a una società plasmata secondo la loro vi-sione.
L’utopia offerta dalla élite al potere esige sempre una mentalità collettivista per cui l’individuo deve rinunciare alla sua autodeterminazione e indipendenza in modo che il gruppo possa sopravvivere e prosperare. Il problema è che nessuna società, cultura o collettività può esistere senza gli sforzi e i contributi degli individui. È per questo che la libertà e la prosperità del singolo è di gran lunga più importante della sicurezza o addirittura dell’esistenza del gruppo. Le élite lo sanno bene, e questo è il motivo per cui riservano una qualche manifestazione di individualismo (nella loro piccola cerchia). Non importa la forma che ci viene presentata – che si tratti di socialismo, comunismo, fascismo o una qualche fusione di questi – l’obiettivo è sempre lo stesso: il collettivismo e la schiavitù per le masse e una sfrenata ingordigia per gli oligarchi.

L’ideologia della forza
Se la vostra idea di una società migliore è quella buona e razionale, non dovrebbe essere necessario usare la forza al fine di convincere la gente ad accettarla. Solo le idee intrinsecamente distruttive richiedono l’uso della forza per spaventare la gente e renderla sottomessa. Quella del NWO è un’idea che si basa interamente sulla forza. La globalizzazione ci è stata costantemente venduta come parte della naturale evoluzione del genere umano, ma questa “evoluzione naturale” è sempre avanzata tramite l’uso della menzogna, della manipolazione, della paura e della violenza. Il concetto del NWO è quello di un completo accentramento, un accentramento che non può essere realizzato senza l’uso del terrore, difatti chi sosterrebbe la creazione di una nociva autorità di potere globale tranne che non sia stato terrorizzato con questi metodi?
Il solo uso moralmente accettabile della forza è quello per difendersi contro un’aggressione. Non appena il NWO porta inesorabilmente avanti il suo attacco alle nostre libertà, noi, i difensori, veniamo etichettati come “violenti estremisti“ se ci rifiutiamo obbedire quietamente. La dipendenza della forza da parte del NWOal fine di promuovere i suoi valori rende la sua metodologia intrinsecamente viziata in quanto deriva dall’ignoranza e dalla psicopatia, piuttosto che dalla saggezza e dalla verità.

Disonestà Come Politica
Come con l’uso della violenza, l’uso della menzogna per raggiungere il successo automaticamente avvelena qualunque bene che si possa aver ottenuto con i propri sforzi. Le élite si scrollano comunemente di dosso questa logica convincendo gli altri che esista una cosa come una “nobile menzogna” (sia Saul Alinsky che Leo Strauss, i guardiani del falso paradigma di destra/sinistra, hanno promosso l’uso delle “nobili menzogne”) e che le masse debbano essere ingannate in modo da indurle a fare ciò che è meglio per loro stesse e per il mondo. Questo è, ovviamente, un gioco sociopatico di auto-esaltazione.
Le menzogne sono raramente, se non mai, sfruttate da persone che vogliono rendere migliore la vita degli altri; spesso sono utilizzate da coloro che vogliono rendere migliore la propria vita a discapito di quella altrui. A questo si aggiunge l’affermazione egocentrica che le élite agiscono per “il nostro bene”, mentre in realtà ciò vogliono è solo maggiore potere, e ciò che se ne ottiene è uno stereotipato rapporto di abusi su scala globale.
Le metodologie che offrono benefici legittimi all’umanità cercano deliberatamente la verità e non hanno bisogno di nascondersi dietro un velo di disinformazione e depistaggi. Se certi metodi richiedono la segretezza, l’occultamento e l’inganno al fine di diventare di uso comune nella società, allora in quella società  è più probabile un’influenza negativa, e non certo positiva.

Il controllo dei pochi  
Per quale motivo l’umanità avrebbe bisogno di una élite selezionata? A quali scopi servirebbe realmente questa oligarchia? Un potere centralizzato sarebbe davvero efficiente e pratico così come ci vien dipinto? O è in realtà un ostacolo sia per l’umanità che per la nostra ricerca di miglioramento di noi stessi? I sostenitori di un NWO ritengono che la governance globale sia inevitabile e che la sovranità in qualsiasi sua forma è la causa di tutti i nostri mali. Tuttavia, penso che se guardo indietro ai momenti più difficili della storia (quelli che non ti spiegano nei testi universitari),la vera causa della maggior parte dei mali del mondo è ovviamente l’esistenza di gruppi d’élite.
La “efficienza” di una centralizzazione può essere utile solo a coloro che si trovano sulla cima della piramide, in quanto generalmente sono al vertice di un vasto labirinto di complessa burocrazia. Nessuna struttura di questa autorità iper-condensata potrebbe sopravvivere se la cittadinanza non fosse totalmente dipendente da essa. La centralizzazione rende la vita più difficile a tutti in quanto elimina la capacità individuale di fornire propri elementi essenziali e fare le proprie scelte. Vale a dire, la centralizzazione rimuove tutte le opzioni alternative dal sistema, fino a quando l’unica via possibile diventa quella di prostrarsi alla struttura.
Non ho mai visto un solido esempio di centralizzazione del potere che porti a una società migliore, o a persone più felici. Non ho nemmeno mai incontrato un gruppo selezionato di leader sufficientemente intelligenti e compassionevoli in grado di sorvegliare e micro-gestire le intricate complessità del mondo intero. Non vi è alcuna utilità di un élite, e perciò dobbiamo chiederci per qual motivo averla.

Una visione contraria
Discutere su cosa dovrebbe essere fatto riguardo al mondo è uno sforzo inutile fino a quando non si consideri ciò che bisognerebbe fare della propria vita. Fin quando le persone saranno colpite da pregiudizi, desideri egoistici e mancanza di consapevolezza, non saranno mai in grado di determinare ciò che è meglio per gli altri. La filosofia che si oppone al NWO, la filosofia del Movimento per la Libertà, sostiene che nessuno abbia il diritto di imporre la sua particolare versione di una società perfetta su chiunque altro. Non appena qualcuno lo fa, commette un pesante attacco contro la libertà individuale – un attacco che deve terminare.
La nostra risposta è semplicemente che le persone che vogliono controllare gli altri siano rimosse dalle posizioni di controllo e che le persone che vogliono essere lasciate sole possano farlo. L’associazione e la partecipazione devono essere sempre volontarie; in caso contrario, la società perde valore. Non si tratta di anarchia, nel senso che ogni conseguenza deve venire rimossa. Piuttosto, i diritti della persona diventano di primaria importanza e le libertà dell’individuo devono avere la precedenza sulle richieste sempre fumose di qualche gruppo astratto. La risposta più comune a questo principio del valorizzare l’individuo contro i timori collettivi è che “qualcuno” debba applicare e far rispettare una struttura del diritto e di responsabilità, in caso contrario, la società “cadrebbe a pezzi” in un vortice di follia e il caos. E forse questo è vero, anche se nella storia umana non è mai stato permesso a un vero autogoverno di esistere senza l’immediata interferenze da parte di gruppi d’élite, per cui nessuno sa per certo cosa sarebbe accaduto.
Eliminare i controlli da parte di un governo palese, tuttavia, non significa che dobbiamo farla finita con la “legge”. La legge naturale, come la coscienza, esiste nel nostro essere in modo biologico e spirituale, e non richiede un’autorità centrale che la definisca. La legge naturale sostituisce le leggi degli uomini. Infatti, le uniche leggi fatte dall’uomo da seguire derivano dalla legge naturale. Il principio fondamentale del diritto naturale è che nessuno ha il diritto di impedire o erodere i diritti innati di altri, purché rispettino anche le leggi naturali. Il secondo è che qualsiasi persona che viola i diritti innati di un altro, commette una violazione contro la legge naturale. Le sue trasgressioni contro l’autorità di governo sono secondarie, se non prive di significato . Quando si comprende l’esistenza inattaccabile e la preminenza del diritto naturale, si scopre velocemente come i governi siano realmente inutili.
L’unica ragione di esistenza per qualsiasi governo è quello di salvaguardare la libertà individuale. Punto. L’intento originale dei padri fondatori dell’America è stato quello di stabilire una nazione che favorisca questo ideale. Quando un governo o una oligarchia oltrepassi i limiti di questo mandato, allora non fornisce il servizio per cui è stato originariamente progettato, e deve essere disfatto. Purtroppo, c’è una regola universale per cui la tirannia senza compromessi si deve spesso scontrare con una rivoluzione senza compromessi .
Quando sorge un nuovo sistema che si ciba del vecchio, esso schiavizza il nostro futuro, utilizza l’aggressione contro di noi e mutila i nostri principi fondamentali in nome di un arbitrario progresso, nel qual caso il nuovo sistema deve essere sfidato e infine distrutto.
L’ideologia NWO rappresenta uno dei crimini più eclatanti contro l’umanità di tutti i tempi, facendo diventare la resistenza la nostra più grande speranza. Esso si basa, fondamentalmente, su tutto ciò che rende la vita terribile per l’uomo comune e tutto ciò che la nostra intima coscienza deve fieramente combatte.
Sarebbe molto meglio per la nostra specie umana se voltassimo le spalle al NWO per muoverci rapidamente nella opposta direzione.
Immaginate come sarebbe un domani se non ci fossero controllori, senza statisti, despoti e nessun re filosofo. Immaginate un domani in cui la gente rispetti i diritti naturali insiti negli altri. Immaginate un domani in cui alle irrazionali paure della gente non è consentito inibire la libertà di altre persone. Immaginate un domani in cui le interazioni tra cittadini e governo sono rari o inesistenti. Immaginate se potessimo vivere i nostri giorni in pace, costruire in modo indipendente il nostro destino, in cui i successi e fallimenti sono solo nostri, piuttosto che una proprietà collettiva . Potrebbe non essere un mondo perfetto , o utopico , ma sospetto che sarebbe un posto molto migliore di quello in cui viviamo oggi.

Brandon Smith – brandon@alt-market.com
Fonte: http://alt-market.com
Link: http://alt-market.com/articles/2231-the-reasons-we-fight-the-new-world-order
16.06.2016
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da OLDHUNTER

NOTE

1.http://www.edwardjayepstein.com/archived/moneyclub.htm
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16825

Tratto da:
http://apocalisselaica.net/le-ragioni-per-cui-combattiamo-il-nuovo-ordine-mondiale/

Storia proibita: Olocausto - i soldati ebrei delle SS che uccisero gli ebrei

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 Dopo che i giudei dichiararono guerra alla Germania di Hitler nel 1933, Hitler riprese in mano la sovranità monetaria e nel giro di soli due anni riavviò la nazione creando piena occupazione. Che si arrivò infine alla guerra mondiale è storia nota, ma quello che non riusciamo a capire è la storia dello sterminio degli ebrei, sul quale è vietato discutere pena la galera. Questi ebrei furono uccisi anche dai loro connazionali visto che circa 150mila soldati tedeschi, compresi ufficiali di alto rango erano ebrei?
I soldati ebrei di Hitler è un saggio del 2007 scritto dallo storico statunitense Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, ha dedicato diversi anni alla sua ricerca scoprendo che tra le file delle forze armate tedesche vi furono all’incirca 150.000 soldati e quadri che avevano origini ebraiche e che furono classificati come mezzi-ebrei (Mischlinge).
Nel 1939 gli ebrei rimasti in Germania erano 328.176 rispetto ai 600.000 del 1933. Dal momento che furono circa 17 milioni i soldati che prestarono servizio nella Wehrmacht, una valutazione prudente del possibile numero di soldati ebrei che combatterono per Hitler raggiunge la folle cifra di 150.000 persone. Alcuni storici affermarono erroneamente che gli ebrei non potevano diventare ufficiali in Germania. In realtà lo fecero in molti, ma molto spesso dovettero convertirsi prima di diventarlo.
Alcune persone di origine ebraica parteciparono direttamente all’Olocausto come carnefici, principalmente a causa del loro grado e delle loro responsabilità Il famoso medico di Dachau, dottor Hans Eppinger, un ebreo per un quarto o forse per metà, effettuò degli orribili esperimenti sui pazienti.
Stella Goldschlag, un’ebrea, aiutò la Gestapo a dare la caccia agli ebrei nascosti a Berlino per la loro deportazione. Era una bellissima donna, con gli occhi blu e i capelli biondi. La Gestapo comunicò che avevano intenzione di dichiararla ariana! Soprannominata il “veleno biondo”, fu responsabile della morte di decine, se non centinaia di persone.
Alcuni ebrei dirigevano addirittura dei campi di concentramento.
L’Obersturmfuhrer delle SS Fritz Scherwitz (nome vero Eleke Sirewiz) un ebreo e membro del Partito, controllava il campo di Lenta, poco distante da Riga e si macchi di efferati crimini.
Tratto dal libro: “I soldati ebrei di Hitler: la storia mai raccontata delle leggi razziali naziste e degli uomini di origine ebraica dell’esercito tedesco”
L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
Erhard Milch, feldmaresciallo, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia)

L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn

L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone

Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler
Il Generale Johannes  Zukertort (nella foto) e suo fratello, Generale Karl  Zukertort
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General Gotthard Heinrici, who was married to a “Half (BS)-Jew,” meeting Hitler in 1937
Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler
Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi
Il capitano Helmut Schmoeckel

Reinhardt Heydrich (ebreo da parte di padre),“la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
Che la storia la scrivono i vincitori è cosa nota, ma che si impedisca di far luce su vicende come l’olocausto da un punto di vista storico, pena la galera, vuol dire che si vuol nascondere la verità, altrimenti perché mai non se ne può parlare? Ai posteri l’ardua sentenza. Noi non possiamo parlarne, cosi come i nostri politici venduti non possono parlare del fatto che siamo sotto la dittatura dei banchieri sionisti che ci hanno tolto la sovranità monetaria creando rarefazione monetaria, crisi ed immigrazione forzata.

Alessandro De Angelis  
scrittore ricercatore di storia delle religioni e di storia-proibita.
Tratto da:
http://apocalisselaica.net/storia-proibita-olocausto-i-soldati-ebrei-delle-ss-che-uccisero-gli-ebrei/

sabato 27 agosto 2016

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/20161530800

Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

https://aurorasito.wordpress.com/2016/08/26/come-soros-voleva-rovesciare-putin-e-destabilizzare-la-russia/


venerdì 26 agosto 2016

DEPISTAGGIO


di Vincenzo Vinciguerra, 
 27 LUGLIO 2016
Sono passati 23 anni dal mese di luglio 1993, quando il giudice istruttore di Milano Guido Salvini, propose l’introduzione nel codice penale del reato di depistaggio.
La rivista “L’Espresso”, nel numero del 1° agosto 1993, rilanciò la proposta e al giudice giunsero congratulazioni, complimenti e assicurazioni che la nuova norma sarebbe stata approvata in tempi rapidi.
Lo Stato italiano ed il suo regime politico, in realtà, non potevano permettersi all’epoca di introdurre questa nuova fattispecie di reato nel codice penale.
Erano ancora aperti i processi per la strage di Brescia del 28 maggio 1974, per quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, per quella di Ustica del 27 giugno 1980, per la struttura denominata “Gladio”, solo per ricordare i principali.
La proposta del giudice istruttore che, unico e solo fra i magistrati, aveva aperto la via che portava alla verità sull’eccidio di Milano del 12 dicembre 1969, invano osteggiato da Felice Casson e dai suoi colleghi milanesi Gerardo D’Ambrosio e Grazia Pradella, venne archiviata insieme alle promesse ed ai complimenti.
Poi, arriverà alcuni anni più tardi il governo presieduto da Massimo D’Alema che disporrà la distruzione di tutti i documenti dei servizi segreti non strettamente attinenti alla sicurezza nazionale, cancellando ufficialmente tutte le note informative relative ai rapporti dei dirigenti comunisti con l’Unione sovietica e, con esse, tutti i reati, dall’alto tradimento, allo spionaggio, al sabotaggio, al finanziamento illecito del partito.
Insieme ai documenti relativi ai comunisti, i servizi segreti provvederanno di conseguenza ad eliminare quelli relativi all’estrema destra italiana di cui si erano serviti come braccio operativo per tutto il periodo del dopoguerra.
Nessuno protestò.
Il tentativo di Massimo D’Alema, incoraggiato da Francesco Cossiga, di cancellare la verità eliminando le prove ha ottenuto un esito solo parziale perché, grazie all’impegno profuso da Guido Salvini, un agente della Cia e militante di Ordine nuovo, Carlo Digilio, è stato riconosciuto colpevole di concorso nella strage di piazza Fontana, poi lo stesso, insieme ad un secondo agente della Cia e militante di Ordine nuovo, Marcello Soffiati, è stato indicato con sentenza passata in giudicato come corresponsabile della strage di Brescia per la quale è stato, infine, condannato anche Carlo Maria Maggi, ispettore triveneto di Ordine nuovo.
Solo la complicità di un asservito sistema mediatico ha impedito agli italiani di comprendere appieno il significato di quelle condanne che chiamano direttamente in causa lo Stato italiano ed i suoi alleati internazionali.
Fra i condannati, però, non ci sono i diretti responsabili della struttura clandestina denominata “Ordine nuovo”, sia italiani che americani ed israeliani.
La mancata introduzione nel codice penale del reato di depistaggio ha vanificato ogni tentativo di giungere alla verità sul conto degli ufficiali e dei funzionari degli apparati dello Stato che hanno protetto e garantito impunità ai loro subalterni dell’estrema destra.
Nell’estate del 2016, solo grazie all’impegno di Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, la legge che permetterà di introdurre nel codice penale il reato di depistaggio è in dirittura di arrivo, pronta per essere approvata nell’arco di qualche settimana.
Nessuno ne parla.
Non si enfatizza il riconoscimento implicito, ma chiarissimo, della responsabilità degli uomini dello Stato e del regime nell’azione di mistificazione della verità, nella scomparsa di prove, nel sostegno ai colpevoli, nell’eliminazione anche fisica dei testimoni scomodi, nel loro linciaggio morale.
Siamo l’unico paese nel mondo intero, che deve riconoscere l’esistenza di operazioni di depistaggio nei fatti più gravi della storia del dopoguerra.
Esistenza non riferita solo al passato ma ancora attuale perché è costante la presenza di uomini degli apparati dello Stato e dei loro responsabili politici nella protezione dei mafiosi, ieri come oggi.
Non solo, ma un paese nel quale la giustizia è parola vana, svuotata di ogni significato, il depistaggio è possibile e corrente anche nelle indagini per fatti comuni perché in un mondo senza onestà si falsificano le prove o si cancellano per ambizioni di carriera, per smania di protagonismo, per proteggere confidenti.
Il reato di depistaggio conserva, quindi, anche oggi la sua capacità di deterrenza, con buona pace di quanti hanno fatto trascorrere 23 anni prima di approvarlo.
E, forse, la sua introduzione nel codice penale potrà servire per aprire qualche porta del passato rimasta ancora chiusa per l’impegno congiunto contro la verità di ex comunisti ed ex democristiani.
Nella storia, il “troppo tardi” non esiste.

Dal sito I volti di Giano:

SACCO E VANZETTI E IL BIECO FEROCE DITTATORE MUSSOLINI


di Maurizio Barozzi

Sacco e Vanzetti due grandi lavoratori che emigrarono in America, non certo a elemosinare, ma mettendo al sevizio di quel paese le loro capacita' di operaio e di artigiano.
LE LORO IDEE E SENTIMENTI ANARCHICI GLI FANNO ONORE.
Purtroppo erano finiti nel mostro vivente, nel paese del capitalismo più rapace, violento e corrotto della storia e vennero così' implicati innocenti in una sporca faccenda.
Furono condannati a morte da infami rappresentati della giustizia americana e sotto impulsi politici criminali.
Contrariamente a quanto si pensa Mussolini, che ha sempre nutrito stima per molti anarchici e di alcuni romagnoli rimase sempre amico (a parte Berto Ricci splendida figura che, possiamo anche dire, coniugava l'anarchia con il fascismo), ha fatto di tutto e di più, nei limiti della delle implicazioni di Stato per poterli salvare.
Ma tutto questo è stato in parte volutamente celato dai nostri storici a libro paga antifascista, mentre invece è stato uno storico americano Philip Cannistraro (tra i massimi studiosi del fascismo) che ha scovato in Italia importanti documenti che confermano l' impegno personale del Duce che risale fin dal 1923.
Pubblicò anche un saggio sul "Journal of Modern History", la prestigiosa rivista della University of Chicago: ""Sacco e Vanzetti, Mussolini e gli anarchici"".
E noto che Mussolini intrattenne una corrispondenza sia con il console generale italiano a Boston, sia con l' ambasciatore italiano a Washington, Giacomo De Martino.
Il 12 maggio 1926 dopo che anche la Corte Suprema di Boston rigettava all'unanimità l'istanza di revisione del processo, De Martino informava Mussolini di un colloquio avuto con un alto ed autorevole funzionario del Dipartimento di Stato:
«Il quale mi ha detto che questione della grazia per Vanzetti e Sacco non concerne e non può concernere Governo Federale. Egli mi ha aggiunto che autorità giudiziaria del Massachusetts ha mantenuto processo rigorosamente sul terreno criminale accertando la piena colpevolezza degli imputati e escludendo qualsiasi riflesso di opinione politica, propaganda di carattere politico e le vistose sottoscrizioni raccolte in tutto il mondo servirono solo a lucro personale degli avvocati».
Una infame risposta nello stile dei banditi yankee.
Nonostante questo Mussolini , insistette in tutti i modi per sottrarre i due italiani all'esecuzione e infine il 9 aprile 1927, Benito Mussolini scrisse un telegramma a De Martino, per sollecitare l' intervento di Calvin Coolidge (Presidente americano): ""Faccia tutto il possibile per fare un passo presso il presidente degli Stati Uniti per conto di Sacco e Vanzetti"".
Ma lo stesso giorno, la Corte di Dedham fissava l'esecuzione di Sacco e Vanzetti per la settimana che avrebbe avuto inizio il 10 luglio 1927.
Il 2 giugno tuttavia, il Governatore Fuller, stimolato da un intervento dell'Arcivescovo di Boston e Primate d'America, Cardinale O' Connell, decideva di procedere personalmente ad un riesame del processo, nominava una commissione di tre persone per coadiuvarlo a tale scopo e rimandava l'esecuzione alla settimana avente inizio il 10 agosto.
Mussolini inviava quindi la seguente lettera all'Ambasciatore statunitense a Roma, Fletcher, di fatto chiedendone la grazie, nello steso interesse degli Stati Uniti:
«Non è il Capo del Governo Italiano che si rivolge a voi in questo momento, ma è un uomo che vi è sinceramente amico ed è non meno sinceramente amico del grande popolo degli Stati Uniti. Con questa lettera di carattere assolutamente confidenziale, mi permetto esprimervi la mia opinione sulle ultime fasi del caso Sacco-Vanzetti, perché voi, se lo potete o lo volete, trasmettiate a S.E. il Governatore Fuller a Boston. Al punto in cui sono arrivate le cose - dopo che i due detenuti hanno effettuato da sei giorni lo sciopero della fame - l'urgenza di una decisione è più che mai evidente. Tutto l'atteggiamento del Governatore Fuller, mi fa pensare che egli è favorevole alla commutazione della pena. Ebbene, il suo atto di umanità sarà tanto più nobile, quanto meno si sarà fatto attendere. D'altra parte non bisogna nascondersi che l'agitazione negli elementi di sinistra in tutto il mondo è andata - in questi ultimi tempi - intensificandosi, come è dimostrato dalle bombe lanciate a Buenos-Ayres contro l'edificio della Ford e la statua di Washington. Ora se l'atto di clemenza ritarda ancora, può dare l'impressione che l'Autorità Americana abbia ceduto alla pressione di questa attività sovversiva mondiale e questa impressione può nuocere al prestigio degli S.U. Io mi auguro che S.E. Fuller dia un esempio di umanità. Questo esempio, potrà luminosamente dimostrare la differenza dei metodi fra il bolscevismo e la grande repubblica americana, nonché far cadere dalle mani dei sovversivi un motivo di agitazione. Come ripeto a V.E. questa mia lettera è strettamente personale, ma E.V. è autorizzata a farne quell'uso discreto che riterrà più opportuno. Mi è grato di cogliere questa occasione, per esternarle Caro Ambasciatore, i sensi della mia cordiale amicizia». (Mussolini a Fletcher, Roma, s.d., ibidem)
Piero Melograni, storico e saggista italiano ebbe a sottolineare che era nota la vicinanza del giovane Mussolini agli ambienti anarchici. Per Melograni le lettere ritrovate da Philp Cannistaro sono documenti preziosi ma non sorprendono. "Mussolini" - aggiunge Melograni – "credo fosse seriamente convinto dell' innocenza dei due anarchici".
Il 6 agosto 1927 , Mussolini, dopo aver ricevuto un telegramma del padre di Nicola Sacco, Michele, che sollecitava il suo intervento, scriveva al Prefetto di Foggia, Siragusa, di comunicargli che:
"""Da molto tempo et assiduamente io mi sono occupato della posizione di Sacco e Vanzetti et che ho fatto tutto il possibile - compatibilmente colle regole internazionali - per salvarli dalla esecuzione""
Come sappiamo, per quel paese di criminali, tutto fu vano: Il 22 agosto Sacco e Vanzetti salivano sulla sedia elettrica.
Come sempre accade per gli USA, prima compiono i più efferati delitto e poi anni dopo, insulsamente fanno mea culpa. Così nel 1977 il governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolverà i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito, profferendo con tutta la faccia da culo yankee:
« Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti».
"E siano invece iscritti a onta e vergogna eterna degli Stati Uniti" aggiungo io.


IL FASCISMO E LA MAFIA


di Maurizio Barozzi

«Inquadriamo la vicenda storica del Fascismo e della Mafia, in cui ci sono tante cose da precisare e correggere e tante leggende da sfatare.
La Storia non si legge, né tanto meno si scrive, con gli occhi dei fans o con quelli dei denigratori»
Su le vicende della Mafia e del Fascismo, si leggono spesso note e articoli di carattere pseudo storico, ove l'autore, a seconda della sua appartenenza ideologica, esalta ed enfatizza certi aspetti denigrandone o misconoscendone altri.
Quindi si passa dal Fascismo che debella la Mafia estirpandola dalla Sicilia, al Fascismo che invece si fa complice della Mafia o la Mafia stessa che si nasconde dietro il fascismo.
Sono dei modi faziosi di scrivere la storia, piegando le vicende storiche ai propri ideali. Ma la verità storica, prescinde dalle preferenze ideali di chi la interpreta e va invece descritta come esattamente si è svolta, nei limiti ovviamente della ricerca storica e delle sue complicazioni interpretative.
Se da una parte ingenui neofascisti hanno enfatizzato al massimo l'opera di Mori in Sicilia, affermando tout court che il fascismo aveva debellato la Mafia e questo invece è vero solo entro certi limiti, gli antifascisti hanno fatto di peggio, disegnando addirittura un Fascismo complice della Mafia.
Si prenda per esempio certe vicende che si ebbero tra il fascismo e il mafioso Vito Genovese, che Mussolini ricevette anche a Palazzo Venezia.
Ancora una volta è il contesto storico che ci consente di leggere queste situazioni. Mussolini, nei primi anni '30, stroncate le attività mafiose in Sicilia e riportata l'Isola sotto la piena giurisdizione e autorità dello Stato, pur nei limiti che più avanti spiegheremo, se ne poteva fregare di meno della Mafia americana, dei suoi traffici in un una immensa nazione dove, dalla politica alla finanza, alla economia, alle Power Èlites, tutto era svolto sotto un egida gangsterica di forma legale o illegale.
Si dà il caso, però, che a Mussolini premeva unicamente lo sviluppo delle industrie italiane e determinati commerci con gli Stati uniti dove vivevano molti italiani.
Egli sapeva benissimo che certi traffici economici, passavano anche dalle mani di mafiosi come Genovese, anzi non potevano prescindere da queste.
Era uno Stato, lo Stato italiano che faceva i suoi interessi. Accusare Mussolini di collusioni mafiose è da mentecatti, sarebbe come accusare Stalin di collusioni con Hitler, avendo egli conseguito con Hitler un importante accordo, il famoso Ribentropp - Molotov con molte implicazioni internazionali (compreso l'invito ai partiti comunisti europei nel 1940 di appoggiare la guerra tedesca e in Francia, per queste disposizioni, diversi comunisti subirono pene elevatissime per aver sabotato, a vantaggio della Germania, l'industria bellica francese).
Qualcuno dovrebbe iniziare a capire che ci sono anche le esigenze nazionali e la ragion di Stato, quando parliamo di Nazioni e di popoli.
Che la Mafia e lo stesso Genovese restassero dei nemici del fascismo e dei manutengoli della plutocrazia americana è dimostrato dal fatto che nel luglio 1943 gli americani utilizzarono proprio la Mafia per l'occupazione del nostro paese, e una volta sbarcati in Sicilia la reinstallarono in tutte le sue attribuzioni e funzioni che un tempo aveva avuto e che il fascismo gli aveva tolto.
Lo stesso Vito Genovese fu l'interprete ufficiale del comandante degli affari civili dell'AMGOT (l'amministrazione militare americana) in Sicilia e a Napoli, il colonnello statunitense Charles Poletti che gli assegnò compiti particolari, per gli interessi strategici statunitensi e vari traffici mafiosi.
Per venire al nostro argomento, quello di come il Fascismo affrontò il problema mafioso, e comprendere adeguatamente la situazione del tempo, occorre partire dalle parole di Giovanni Gentile, che indicò una "Sicilia sequestrata”, auspicandone la fine dall’isolamento e la confluenza della cultura regionale, pur viva e interessante, nel grande crogiolo della cultura nazionale italiana.
La Trinacria, era al tempo soggetta ad un pervicace sistema di cosche e latifondisti, chiusa a venti ideologici e culturali nuovi siano essi l’illuminismo, il romanticismo, il liberalismo e altrettanto sarà per il fascismo. Arretratezza e immobilismo si perpetuavano di generazione in generazione.
Saltiamo a piè pari i periodi precedenti e portiamoci al termine della Prima Guerra Mondiale, dove si può constatare che la Mafia spadroneggiava in Sicilia.
Come scrive "In Storia" una rivista on line non di certo di tendenza fascista:
«Il mafioso, attraverso un’articolata rete gerarchica di personaggi che andavano dall’amministratore al gabellotto e al campiere, difendeva il proprietario dalle rivendicazioni contadine e gli assicurava il lavoro di braccianti male remunerati e il tranquillo godimento delle rendite del feudo».
La mafia, inoltre, era efficace per il mantenimento dell’ordine e dell’equilibrio sociale e alle autorità Istituzionali, al tempo formate in parte con il sistema partitocratico, questo andazzo stava bene, cosicché si veniva sempre a formare un connubio tra potere mafioso e uomini politici del luogo.
Come sempre, con il passare del tempo e il succedersi dei periodi storici, qualunque fossero i fermenti rinnovativi e culturali o i cambiamenti politici che si determinavano nel paese, con riflessi nell'Isola, puntuale si riproduceva quel "gattopardesco" cambiare per non cambiare, che in definitiva lasciava le cose sostanzialmente come stavano.
Imperava quindi l'illegalità: l’abigeato, o il traffico del bestiame rubato, l’appalto dei feudi, la gabella sui poderi e la tassa che i contadini dovevano pagare per avere farina in cambio del grano appena raccolto se volevano portare in salvo il raccolto fino al mulino (la "ciancia").
Negli anni '20, con l'esplosione del movimento fascista, seppur frenato dai suoi rapporti spuri con il mondo agrario, certi fermenti nuovi arrivarono anche in Sicilia.
Si distinsero i circoli culturali dietro il Professore di Diritto Internazionale a Catania, Edoardo Cimbali, inoltre giovani intellettuali pervasi dal futurismo e desiderosi di rompere il conformismo siciliano. Tra questi lo storico Francesco Ercole, Alfredo Cucco e Biagio Pace, del periodico “La Fiamma Nazionale”, e moltissimi giovani sebbene di alcuni poi si vennero ad adombrare collusioni con la Mafia.
Nel frattempo nell'isola, dietro queste ventate di rinnovamento, prenderanno vita anche manifestazioni popolari conto l'illegalità, di fatto contro la Mafia.
Tuttavia nel 1921 i fascisti non riusciranno a presentare una loro lista elettorale, mentre poi lo faranno con il famoso "listone" una colazione di partiti eterogenei sostanzialmente di centro o conservatori, sostenuto da varie correnti combattentistiche e applicando la tattica elettorale del “blocco nazionale”. Vinceranno ampiamente le elezioni del 1924 e le amministrative del 1925.
Ma anche con l'avvento del Fascismo (marcia su Roma), nell'isola, le cose non erano cambiate di molto.
I ceti dominanti, infatti, cercheranno di concupire il fascismo tramite la tradizionale logica "gattopardesca" e del resto il fascismo, in quella sua prima fase non si spingeva a colpire il latifondo, vera base di potere della Mafia stessa e non era raro il caso che alcuni suoi esponenti fossero dei latifondisti o legati ai latifondisti..
Non potevano infine mancare le infiltrazioni di personaggi legati alla Mafia nelle fila stesse del fascismo, che si aggiungono ai vari capi bastone, che fiutato il cambiamento generale, pensarono bene di indossare la camicia nera.
La stessa straripante vittoria elettorale del "listone" nel 1924 non poteva non aver avuto l' "aiutino" trasversale della mafia (tra gli altri il neodeputato Alfredo Cucco, del 1893, luminare in oculistica, leader del fascismo siciliano e vessillifero "antimafia" era sospettato di essere colluso con la mafia).
Se la tesi di Gramsci e Gobetti di un fascismo cooptato dalle vecchie consorterie siciliane è esagerata e non coglie tutti i cambiamenti in atto portatati dalla nuova ventata rinnovativa del fascismo (che questi intellettuali non percepiscono) è però anche vero che non è del tutto campata in aria.
Fatto sta che il fascismo, seppur frenato, impastoiato e concupito era un vero fenomeno di rinnovamento nazionale, mai visto in Italia, e l'operato di Mussolini era quello di modificare e migliorare la Nazione, procedendo gradualmente, anche attraverso accordi e mediazioni con il mondo conservatore.
Del resto il suo potere era limitato dalla presenza dinastica di Casa Savoia, dalla cultura borghese e cattolica del paese, dalla presenza della Chiesa in ogni sperduto angolo, e da quella della Massoneria, quale retaggio storico del Risorgimento, tutte forze con le quali il fascismo era giunto a compromessi. Solo con la massoneria il compromesso non fu possibile e questa lobby di potere venne in qualche modo ridimensionata fortemente e costretta ad andare in "sonno", ma anche qui non completamente debellata.
Mussolini, oltretutto, puntava alla crescita della Nazione onde elevarla al rango, almeno di media potenza, in Europa e soprattutto nel Mediterraneo; questo il suo obiettivo e progetto primario, di fronte al quale tutto passava in secondo piano.
A questo fine abbisognava del massimo della legalità e a non avere nel paese delle forze o poteri che si ponevano a lato, se non fuori, dello Stato.
Mussolini, qualsiasi percezione avesse della Mafia, intuiva la situazione siciliana come "separatismo", il che contraddiceva il suo "unitarismo".
Avvenne quindi che il Duce fece visita in Sicilia, a Palermo, il 6 maggio 1924.
Arrivò in auto, a Piana degli Albanesi, con il sindaco Francesco Cuccia, detto Don Ciccio, che portava al petto la Croce di Cavaliere del Regno, anche se aveva avuto otto processi per omicidio a cui se la era sempre cavata per "insufficienza di prove".
Don Ciccio, constatato che il suo ospite era seguito da agenti di polizia, ammiccando gli disse: «Perché vi portate dietro gli sbirri? Vossia è con me. Nulla deve temere!».
Mussolini non rispose, poco dopo fece fermare la macchina e chiese di ritornare a Palermo.
Di botto, anche epidermicamente, aveva realizzato in pieno la situazione di un "potere" fuori dello Sttato.
Il giorno dopo ad Agrigento parlò ai siciliani:
«Voi avete dei bisogni di ordine materiale che conosco: si è parlato di strade, di bonifica, si è detto che biso¬gna garantire la proprietà e l'incolumità dei cittadini che lavo¬rano. Ebbene vi dichiaro che prenderò tutte le misure necessarie per tutelare i galantuomini dai delitti dei criminali. Non deve es¬sere più oltre tollerato che poche centinaia di malviventi soverchino, immiseriscano, danneggino una popolazione magnifica co¬me la vostra».
Come giustamente sottolineò lo storico Filippo Giannini, era quella una vera dichiarazione di guerra, seguita nei fatti, di uno statista italiano contro la Mafia.
Tornato a Roma il 13 maggio con¬vocò i ministri De Bono e Federzoni e il capo della polizia Moncada e pretese da loro il nome di un uomo in grado di stroncare quell'andazzo in Sicilia.
Venne proposto Cesare Mori del 1871, che già era stato in Sicilia un paio di volte.
L'uomo, come Prefetto di Bologna, tra il 1921 e 1922, non aveva guardato in faccia nessuno: nè socialcomunisti, nè fascisti, facendo applicare la legge dello Stato.
Inviso a vari capi squadristi fascisti, con l'avvento del fascismo si era ritirato a Firenze con la moglie.
Mus¬solini lo fece convocare immediatamente e gli conferì l’incarico di stroncare la mafia e l'illegalità in Sicilia, dicendogli espressamente: «Spero che sarete duro con i mafiosi come lo siete stato con i miei squadristi!».
Ancora una volta Mussolini dimostrò come il suo progetto di realizzare una grande Italia, era imprescindibile: pur sapendo che probabilmente il fascismo in Sicilia doveva la sua affermazione anche all’influenza della Mafia che aveva ritenuto più utile appoggiarlo che contrastarlo, ritenne opportuno procedere allo smantellamento del suo potere.
Mori venne nominato prefetto di Palermo con ampi poteri (23 ottobre 1925) che utilizzo a pieno: retate militari, metodi spicci e violenti, coartando i mafiosi a collaborare e rompendo l’omertà, il vincolo di unione dell’onorata società.
Mori applicò una energica azione di carattere militare e psicologica con il fine di restituire la Sicilia allo Stato.
All'uopo non si fece scrupolo di utilizzare operazioni militari in grande stile.
Resterà famosa quella di Gangi, storica roccaforte mafiosa, messa sotto assedio, chiudendo persino le condotte dell’acqua. Poliziotti e militari rastrelleranno casa per casa e finiranno per arrestare tutti i mafiosi ridotti allo stremo e oramai isolati.
Vennero quindi distrutte le cosche delle Madonie, di Bagheria, di Termini Imerese, di Mistretta e di Partinico e altre ancora.
Mori liberò le campagne, con i proprietari terrieri e i contadini, dall’oppressione mafiosa, stroncando tutte quelle attività da cui la mafia traeva i suoi guadagni.
E che l'azione del fascismo fosse stata tanto più incisiva e aveva spezzato l'antico connubio tra la mafia e la politica liberale, basta ricordare il lamentoe di Vittorio Emanuele Orlando, questa cariatide che pur aveva appoggiato il fascismo e il “blocco nazionale”, ma che nel 1925 tuona con tutta la sua insolenza, accennando ad una cultura mafiosa quale difesa della garanzie liberali minacciate dal fascismo:
«Or io dico signori, che se per mafia si intende il senso dell’onore portato fino alla esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione portata fino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte, se per mafia si intendono tutti questi sentimenti, e questi atteggiamenti, sia pure con i loro eccessi, allora in tale senso si tratta di contrassegni individuali dell’anima siciliana e mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo».
E ovvio che così facendo, Mori colpì più che altro la media e bassa mafia (scrisse nelle sue memorie di aver stroncato semplici esecutori di ordini che potevano essere briganti, gabellotti e campieri).
Ma egli mirava anche all’alta mafia che allignava nelle città, nei centri di potere e svolgeva, apparentemente, attività legali. Mori indirizzò le sue indagini anche sul deputato fascista Alfredo Cucco essendo convinto che Cucco aveva ottenuto dalla mafia voti e favori e i fondi con cui editare il giornale Sicilia Nuova, "vessillo" dell’antimafia.
Mussolini non guardà in faccia nessuno e con le prove raccolte da Mori, Cucco venne espulso dal PNF e il Fascio di Palermo venne sciolto. Per la prima volta l’alta mafia e il nobilitato siciliano si spaventarono sul serio e con l'appoggio di qualche gerarca infingardo e interesato iniziarono una campagna subdola: lettere anonime inviate al Duce, per screditare il Prefetto e i suoi collaboratori e i suoi modi troppo violenti.
Cucco così diventò un pretesto per condannare l’opera di Mori.
A questa opera non furono estranei anche alcuni gerarchi o ras come i Grandi, Farinacci e Balbo che avevano in astio il Prefetto Mori dai fatti di Bologna del 1921.
Mori quindi divenne un personaggio scomodo che, dopo essere stato nominato senatore del regno (22 dicembre 1928), venne sollevato dal suo incarico (16 giugno 1929) con un decreto regio che sanciva che i prefetti e i questori che avessero raggiunto il trentacinquesimo anno di servizio cessavano la loro attività, qualunque fosse la loro età anagrafica.
Più di tanto Mussolini non potette fare, conscio come era che, soprattutto dopo il delitto Matteotti, aveva dovuto abbandonare molti suoi propositi di riforma, coinvolgendo anche i socialisti e i Confederali, che la Dittatura aveva portato al potere molti approfittatori in camicia nera (li ritroveremo tutti, gerarchi e gerarchetti, nel loro vero volto, il 25 luglio 1943)
La storiografia di parte neofascista nega che si volle arrestare l'opera di Mori per non arrivare agli alti nomi della Mafia. Scrive a questo proposito Giuseppe Tricoli professore e storico siciliano, nel suo "Il fascismo e la lotta contro la mafia":
«La missione di Mori fu, perciò, ritenuta compiuta da Mussolini, dopo ben cinque anni di permanenza in Sicilia, non perché il “prefetto di ferro” mirasse a colpire sempre più in alto, come affermato da certa storiografia antifascista (che nei frangenti più difficili il capo del governo non aveva mancato anche per vicende discutibili, di essere vicino e solidale con Mori con forza e convinzione) ma perché l’operazione, fin dall’inizio, era stata giustamente considerata straordinaria, onde pervenire ad una normalizzazione del quadro dell’ordine pubblico, anche nella accezione più vasta di risanamento morale e di bonifica sociale, dai fenomeni più inquinanti e devianti nella società siciliana.
Questa normalizzazione, grazie all’opera di Mori, era stata raggiunta con la clamorosa azione di polizia e con la definitiva sanzione giudiziaria data dagli organi della magistratura: adesso, come d’altronde affermava lo stesso Mori, bisognava provvedere “allo sviluppo delle sane e poderose energie donde l’isola è ricca”».
Come sempre la verità sta nel mezzo: giusti i rilievi di Tricoli, ma altrettanto vero che conseguita oramai la dissoluzione della Mafia sul territorio, Mussolini reputò non necessario scompaginare tutta l'Isola arrivando a incriminare molti pezzi grossi che tra l'altro, quelli più esposti e quelli che compresero che non si sarebbe più potuto trafficare e guadagnare come prima, stavano emigrando in America.
Questo "compromesso" però determinò anche che parte della Mafia, si era nuovamente istituzionalizzata. Se tanti briganti e piccoli delinquenti erano stati rinchiusi nelle carceri o mandati al confino, gli esponenti dell’alta mafia, se non emigrarono in America, aderirono al fascismo, sicuri di poter proseguire nei loro affari e nei loro traffici, magari senza una manifesta illegalità, una volta che la Sicilia fosse stata liberata dall’incubo Mori.
Non a caso si cercò di fermare l'azione dello Stato in diversi modi.
Una petizione era stata inviata al Duce, firmata da 400 fascisti trapanesi, con la quale si chiedeva di allontanare «l'antipatriotti¬co prefetto di Bologna amico dei bolscevichi» (il solito alibi dell'anticomunsimo, sempre utile per ogni occasione).
Ma Mussolini reagì immediatamente: espulsione dal partito dei fir¬matari della petizione! A febbraio 1927, come accennato, ven¬ne sciolto d'autorità il fascio di Palermo, rinviando a giudizio, il segretario, On. Alfredo Cucco, che però fu poi processato e pienamente assolto.
Un ufficiale della Milizia, sotto accusa di collusione con la criminalità, dovette scontare dieci anni di reclusione.
Sempre nel 1927 venne sciolto anche il fascio di Catania.
Venne inoltre a formarsi una nuova normativa amministrativa in grado di combattere la criminalità nelle sue varie forme. Normativa che rimasta in vigore anche nel dopoguerra nella Repubblica democratica antifascista, ma priva di un vero sostegno da parte dello Stato, divenne del tutto inefficace.
Molti Prefetti e funzionari ritenuti collusi con la Mafia vennero rimossi.
Furono sottoposte a controllo prefettizio l’attività dei portieri, dei custodi di case private e alberghi, dei garagisti e dei tassisti, precedentemente gestite da mafiosi. Successivamente questi controlli vennero estesi alle attività di curatelo, guardiano, vetturale, campiere, imponendo l’obbligo di domicilio nei luoghi dove tali attività venivano svolte.
L’abigeato e la gabella, punti di forza di “mediazione” tra mafia e lavoratori, sono stroncate dalla legislazione fascista. La figura del gabellotto viene eliminata nello stesso 1927.
Scrive Tricoli,: «nel giro di pochi mesi, nella sola provincia di Palermo potevano essere liberati dai gabellati mafiosi ben 320 fondi, per una superficie complessiva di 280.000 ettari. La mafia veniva così vulnerata gravemente nel suo braccio armato economico più consistente».
Inoltre le famiglie dei latitanti sono obbligate a dimostrare la liceità del possesso del denaro, degli oggetti e dei beni di cui godono, pena l’immediata confisca.
La Mafia per non soccombere del tutto dovette emigrare oltre Atlantico e si risvegliò in Sicilia soltanto nel 1943 con lo sbarco angloameri¬cano e l'importazione di alcuni suoi capi.
Tirando le somme anche se si può rilevare che alcuni alti mafiosi si riciclarono nelle nuove Istituzioni fasciste, resta comunque vero che il loro retroterra, i gangli vitali, le procedure illegali che gli consentivano di spadroneggiare, erano state decisamente recise.
Se dobbiamo quindi constatare che una parte della Mafia di alto bordo, rimase immune dalla repressione e si riciclò nello steso fascismo o a suo latere, in realtà vi era una altra prospettiva a cui tener conto e che con il tempo avrebbe finito per distruggere completamente ogni manifestazione mafiosa.
Questa prospettiva era la conformazione dello Stato fascista, uno stato etico, nazional popolare che nel 1932 pose nella Dottrina stessa del fascismo, queste importanti capisaldi:
«PER IL FASCISMO TUTTO È NELLO STATO, E NULLA DI UMANO O SPIRITUALE ESISTE, E TANTO MENO HA VALORE, FUORI DELLO STATO».
Era la campana a morto per ogni potere al di fuori dello Stato.
Se non ci fosse stata la guerra e la sconfitta, nessuna Mafia, nessuna Massoneria, per quanto in "sonno", avrebbero potuto sopravvivere in uno Stato fascista.
Questo fu il vero mezzo, più di quello di Mori, con cui il Fascismo stroncò la Mafia, e se la guerra fosse andata diversamente e la Repubblica Sociale Italiana avesse potuto portare avanti le sue riforme che oltre alla socializzazione, effettivamente varata nel 1944, prevedevano anche una totale riforma agraria e del latifondo, di Mafia non avremmo mai più sentito parlare.
Come Sappiamo, nel dopoguerra, la Mafia, oramai completamente reinstallatasi nell'isola e non solo, tenne sotto scacco e terrore, tutta la trinacria.
Il regime democristiano, con la complicità della Chiesa, con il connubio delle cosche mafiose, ci fece diversi inciuci e traffici di ogni genere, stabilendo un modus vivendi a tutti utile. Del resto la democrazia è il brodo di cultura del potere mafioso.
Ne fecero le spese valenti servitori dello stato, alcuni magistrati, integerrimi e come noto Falcone e Borsellino, tutti vilmente assassinati.
Anzi , quando il generale Dalla Chiesa, divenuto oltremodo scomodo per tutta una serie di segreti che custodiva, "chi di dovere" decise di farlo fuori, si pensò bene di mandarlo a fare il prefetto a Palermo, dandogli solo un effimero, ma non sostanziale, supporto da parte dello Stato. Tutti sapevano che in quelle condizioni veniva mandato a morire.
E tutti i partiti parteciparono allo scempio di una Sicilia sotto scacco mafioso, sia pure con responsabilità diversificate (ed ovviamente con "profitti" proporzionati).
Anche il PCI, dopo che comunisti e sindacalisti, tra la fine della guerra e i primi anni '50, avevano pagato un alto prezzo di vite umane per aver ostacolato il potere mafioso, trovò il modo per convivere con la Mafia, tramite un tacito patto per cui, si sarebbe occupato solo di sterili manifestazioni, qualche comizio e volantino, tutto fumo negli occhi, ma guardandosi bene dal toccare veramente i centri di potere mafioso.
I neofascisti, del pari, a cominciare dai vecchi fascisti del ventennio riciclatesi nel MSI, nulla fecero politicamente contro la Mafia, se non delle retoriche discussioni ed edulcorate rievocazioni storiche, anzi, sarà per la similitudine nella adorazione gerarchica, nella simpatia verso chi detiene un potere, sia pure criminale, ma il mondo neofascista in Sicilia non fu di certo dalla parte del popolo angheriato, tartassato e ammazzato, ma sempre e comunque, sia pure con discrezione, dalla parte dei capi bastone. Con buona pace di Mussolini.
Il cosiddetto golpe Borghese portò alla luce diverse convivenze con cosche mafiose e logge massoniche, e del resto ancora dobbiamo sapere bene come interpretare un documento dell'OSS americano di J. J. Angleton del 1946 in cui si indica che alcune migliaia di ex (ma veramente "ex", aggiungiamo noi!) uomini della Decima Mas, sarebbero stati riaddestrati dagli americani e inviati in Sicilia. A fare cosa? Preferiamo non pensarci.

Tratto da:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1439290236097841&set=a.100324906661054.585.100000506344838&type=3&theater

mercoledì 24 agosto 2016

Perché siamo democratici e perché ci troviamo allo sbando.



Antonio Pocobello

Bozza provvisoria. 
 
E’ tutto sotto i nostri occhi ma quasi nessuno sa vedere. 
 
Tutto ha inizio con la rivoluzione francese che ci presentano in modo falso. 
 http://pocobello.blogspot.it/2014/05/la-rivoluzione-francese-e-una-truffa.html 
 
Questa non fu voluta dal popolo ma preparata, finanziata e seguita dai banchieri usurai cioè chi mira ad impossessarsi della emissione monetaria di una nazione producendo carta moneta senza valore e prestandola, con la complicità di banche e dei governi, ad usura. 
Così succhiando sangue come dei parassiti ad una nazione privandola di tutta la sua capacità produttiva e quindi di conseguenza schiavizzandola. 
 
Il mondo dei nascenti capitalisti all’affermarsi della rivoluzione industriale, inizialmente in Inghilterra, per i propri affari si trovano sbarrata la strada dal sistema medioevale e sentono il bisogno di abbatterlo per cambiare la struttura statale a proprio vantaggio per proseguire senza intoppi per i propri profitti, anche a tutti costi.  
 
Chi pensa a questo cambiamento sono i banchieri già esperti dei vantaggi acquisiti con la Banca d’Inghilterra e provano a tradurre a proprio vantaggio la nuova forma da definire dei Stati sovrani.  
 
Questo cambiamento è vero crimine contro l’umanità. 
 
E prima o poi se ne accorgeranno tutti. 
 
Contrariamente a quanto ci hanno insegnato non è vero che il sistema medioevale non era adatto ai tempi nuovi dell’era della rivoluzione industriale già erano in atto dei cambiamenti epocali alcuni dei quali a mio avviso erano molto buoni come il primo socialismo al mondo del feudo di san Leucio promosso ed attuato anche se in embrione dalla stupenda monarchia assoluta dei Borbone di Napoli attenti seguaci di san Tommaso Moro (Utopia o proprietà sociale).  
 
https://www.youtube.com/watch?v=V34wlK9B45U  
 
http://pocobello.blogspot.it/2014/05/la-rivoluzione-francese-e-una-truffa.html 
 
Questo primo socialismo di san Leucio con i cardini legislativi dei “doveri” già era conosciuto in tutta Europa con numerosi testi tradotti nelle più importanti lingue dell’epoca. http://pocobello.blogspot.it/2014/05/la-rivoluzione-francese-e-una-truffa.html
 
Ed ora vediamo i cambiamenti criminali che attua la rivoluzione francese, come pure sono i stessi mutamenti che porta l’unità d’Italia e nessuno se ne è accorto. 

 1° - La moneta in solo oro ed argento viene rubato ed eliminato e sostituito con la carta moneta senza valore ed inizialmente con gli “assegnat”. Chi non volle accettare questo cambiamento in Francia furono i vandeani e per questo ci fu il loro completo genocidio che mai nessuno ricorda. 

2° - La quasi totalità dei beni demaniali vengono trasformati in proprietà privata per pochi. 

3° - Viene istituita la leva obbligatoria a fare le guerre per conto dei banchieri quanto prima erano i nobili a difendere il territorio. 

4 – Dal termine “egalitè” fanno nascere la democrazia liberista che da allora nessuno è mai riuscito a modificarla in altra diversa tipologia quale sociale, partecipata e in altro modo. 

Ed è proprio questa tipologia di democrazia liberista grazie anche al concorso dei pennivendoli giornalisti e storici a funzionare come migliore strumento dell’immenso potere dei banchieri per mantenerlo senza farsene accorgere.