giovedì 23 ottobre 2014

Favole olocau$tiche: l’ immaginario massacro “ Erntefest”… di Jurgen Graf


l’ immaginario massacro “ Erntefest” 42
di Jurgen Graf
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(…) Il 24 luglio 1944 il campo di concentramento di Majdanek fu liberato dall’Armata Rossa. Tresettimane dopo, una commissione polacco-sovietica “accertò” che in questo campo erano statiuccisi non meno di 1.500.000detenuti. Successivamente, la storiografia polacca ridusse questa cifra 360.000 nel 1948 e a 235.000 nel 199243. Nel 2005 Thomas Kranz, direttore del settore storicodel Museo di Stato di Majdanek, suscitò una minore sensazione fissando la cifra a 78.000 44. Come ho mostrato in un articolo, la cifra di Kranz è ancora troppo alta di almeno 28.000 decessi 45. Carlo Mattogno, nel libro su Majdanek, di cui è coautore con me e che apparve per la prima volta in tedesco nel 1998, giunse alla conclusione che a Majdanek perirono circa 42.200 detenuti46, cifra che potrebbe essere più bassa di qualche migliaio47. Perciò gli storici ortodossi, che ebbero a loro disposizione tutti i documenti fin dall’inizio, mentironoimpudentemente e tenacemente per molte decadi,
42 La questione viene ripresa e approfondita nei punti 186-187 del Capitolo 6.
43 Jürgen Graf, Carlo Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, Theses & Dissertation Press, Chicago 2003, capitolo 4.
44 Tomasz Kranz, «Ewidencja zgonów i śmiertelność więżniów KL Lublin» [La registrazione dei decessi e la mortalità dei detenuti al KL Lublino], in Zeszyty Majdanka, XXIII (2005).
45 J. Graf, «Révision du nombre des victimes de Majdanek», in: Sans Concession, n. 42-45 (settembre-dicembre 2008). Trad. ted: «Zur Revision der Opferzahl von Majdanek», in: http://juergen-graf.vho.org/articles/index/html.
46 J. Graf, C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, Castle Hill Publishers, Hastings, 1998, capitolo 4.
47 J. Graf, «Révision du nombre des victimes de Majdanek», op. cit.
mentre due “negatori” che avevano trascorso insieme un paio di giorni negli archivi di
Majdanek, arrivarono molto vicino alla verità! Non c’è bisogno di dire che i nostri cinque oppositori preferirebbero azzannarsi la lingua piuttosto che ammettere questo fatto imbarazzante.
Tomasz Kranz, Carlo d'Inghilterra. Click...
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Dato che la sua sorprendente revisione intaccava la credibilità della storia ufficiale del campo
(ammesso e non concesso che sia mai stata credibile), Tomasz Kranz, che ovviamente voleva
limitare i danni, cercò di salvare i due pilastricentrali della leggenda del “campo di sterminio”: lamenzogna che a Majdanek vi erano state gasazioni omicide (in un articolo successivo, Kranz asserì che vi furono gasati 11.000-12.000 detenuti48) e la menzogna che 17.000 Ebrei, che erano stati in precedenza impiegati in siti per la produzione di armamenti, erano stati fucilati a Majdanek il 3 novembre 1943. Lo stesso giorno, altri 25.000 lavoratori ebrei furono presuntamentefucilati in due campi ausiliari, Poniatowa e Trawniki. Inesplicabilmente, questo massacroinventato entrò a far parte della mitologia olocaustica come “Operazione Erntefest”.
Com’era prevedibile, Nicholas Terry abbraccia totalmente questa storia (pp. 233-234). Una settimana prima della pretesa fucilazione, Oswald Pohl, capo dell’Uffico Centrale Economia e Amministrazione delle SS [SS-WVHA], inviò una direttiva ai comandanti di tutti i campi di concentramento, incluso Majdanek. Egli rilevò:
«Dal nulla abbiamo creato fabbriche di armamenti che non hanno pari. Ora dobbiamo fare in modo con tutte le forze che i risultati già raggiunti siano non soltanto mantenuti, ma anche costantemente accresciuti in futuro. Poiché le officine e le fabbriche in sostanza restano quelle, ciò per noi è possibile solo conservando la forza lavorativa dei detenuti e accrescendola ulteriormente»49.
Questa direttiva mostra quanto disperato bisogno di lavoratori avesse l’industria militare tedesca, perciò come potrebbe, una persona sensata, credere seriamente che i Tedeschi ne assassinarono senza alcuna necessità 42.000 appena una settimana dopo? Inutile dire che non esiste neppure un briciolo di prova documentaria o materiale che confermi che un tale massacro sia mai avvenuto; come spesso accade, tutta la storia è basata esclusivamente su “rapporti di testimoni oculari”.
Ironicamente, la storiografia ufficiale polacca non nasconde il fatto che anche prima del presunto massacro “Erntefest” dei detenuti malati furono trasferiti a Majdanek da Auschwitz. Sotto la data del 3 giugno 1943 Danuta Czech dice:
«542 detenuti e 302 detenute provenienti da Majdanek furono trasferiti ad Auschwitz dal
campo di concentramento di Lublino-Majdanek»50.
La medesima fonte, il 25 novembre 1943, registra:
«Si ordina che all’ospedale dei detenuti e nei blocchi di convalescenza tutti i detenuti malati
di malaria debbano essere registrati. I detenuti malati di malaria vengono trasferiti nel KL
Lublino (Majdanek)»51.
Perché le SS di Auschwitz non uccisero queste “bocche inutili” mediante gasazione o iniezione letale, ma decisero invece di mandarle a Majdanek, dove essi non furono sterminati neppure lì?
Tra il 12 dicembre 1943 e il marzo 1944 trasporti di detenuti malati giunsero a Majdanek da vari
campi del Reich52. Di nuovo, nessuno asserisce che essi furono sterminati a Majdanek. A quanto pare, le cose andarono al contrario:

invece di uccidere Ebrei malati e risparmiare quelli sani, le SS risparmiarono gli invalidi e fucilarono i robusti!

Un acume veramente rivoluzionario, non è vero, Terry?
48 T. Kranz, «Massentötungen durch Giftgas im Konzentrationslager Majdanek», in: G. Morsch, B. Perz, A. Ley (a cura di), Neue Forschungen zu nationalsozialistischen Massentötungen durch Giftgas, op. cit., p. 227.
49 Archiwum Muzeum Stutthof, I-IB 8, p. 53. Traduzione e trascrizione del documento in: C. Mattogno, Auschwitz: Assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati, Effepi, Genova, 2010.
50 Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, Rowohlt Verlag. Reinbeck, 1989, p. 511.
51 Idem, p. 663.
52 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek, op. cit., p. 65.
 Nel capitolo nono del nostro libro su Majdanek, Mattogno cita le “confessioni” di Erich
Mußfeldt 53, già capo del crematorio di Majdanek, che descrisse nella prigionia polacca come gliEbrei furono fucilati nelle tre fosse presso il crematorio54. Mattogno poi riassume la dichiarazione come segue:
«Secondo Erich Mußfeldt, l’azione iniziò alle 6 o alle 7 del mattino e terminò alle 5 del
pomeriggio, sicché durò non più di 11 ore. Gli Ebrei furono uccisi a gruppi di 10, perciò,supponendo che le fucilazioni si svolgessero contemporaneamente nelle tre fosse, le circa 17.000 vittime furono uccise in (17.000 : 30 =) 567 azioni. Ogni azione si svolse in ([11 x 3.600] : 567 =) circa 70 secondi. In questo tempo le 10 persone di ciascuno dei tre gruppi dovevano scendere nella rispettiva fossa, percorrere in media 50 metri, sdraiarsi sui corpi delle vittime precedenti ed essere fucilate a loro volta; dopo le prime esecuzioni, le vittime dovevano arrampicarsi sui corpi delle vittime precedenti…»55.
Sarebbe stato possibile? Forse, ma solo se fosse andato tutto liscio. Che peccato che Mußfeldt
non abbia detto a coloro che lo interrogarono per quanto tempo le SS e gli Ebrei si erano esercitati in questa procedura, vero, Terry?
Naturalmente l’intera storia è insensata: gli Ebrei avrebbero capito che non avevano più nulla da perdere e avrebbero tentato di fuggire o di opporre resistenza. Terry, che ha letto il nostro libro su Majdanek, ne è pienamente consapevole. Essendo suo malgrado incapace di controbattere gli argomenti di Mattogno, lo storico britannico ricorre a un sotterfugio:
«Il tentativo di Mattogno di “smascherare” i massacri nella sua brossura [sic!] del 1998 su Majdanek è piuttosto debole nella sua considerazione delle fonti disponibili. [...]. Per di più, la sua totale ignoranza/omissione dei massacri paralleli a Trawniki e a Poniatowa significa che noi lo rimanderemo semplicemente alla biblioteca [bibliografia] e agli archivi per trattare tutte le prove piuttosto che selezionarle a proprio piacimento» (p. 234).
Jurgen Graf e Carlo Mattogno a Minsk, luglio 1997Se Mattogno ed io avessimoscritto un libro sull’ “Operazione Erntefest”, avremmo indubbiamentestudiato anche le prove dei “massacri paralleli”, ma il nostro tema era Majdanek, e solo uno dei suoi capitoli tratta dell’ “Erntefest”. Giacché l’idea stessa che i Tedeschi avrebbero dovuto uccidere un gran numero di operai di cui avevano una disperata necessità è risibile già in via di principio, e poiché le prove citate dagli storici olocaustici in relazione alla presunta uccisione a Majdanek sono francamenteassurde, né Mattogno né io ci siamo sentiti obbligati ad occuparci di Trawniki e di Poniatowa. Se la parte centrale di una storia è strampalata e inattendibile, non c’è ragione di presumere che le parti secondarie siano migliori.
Il fatto che la più grande fucilazione pretesamente perpetrata dai Tedeschi nella seconda guerra mondiale appartenga al dominio della fantasia, non significa certo che non ebbe luogo alcuna fucilazione di Ebrei o non Ebrei (nessun revisionista serio ha mai fatto un’affermazione così stravagante), ma dovrebbe far riflettere un “revisionista moderato” come Samuel Crowell, che nel suo interessante libro The Gas Chamber of Sherlock Holmes respinge la menzogna delle camere a gas, ma accetta acriticamente la pretesa che la “Germania nazista” massacrò (cioè fucilò) “milioni” di Ebrei56.
53 Il nome appare scritto anche nella forma “Muhsfeldt” o “Mussfeld”.
54 Anna Zmijewska-Wiśniewska, «Zeznania szefa krematorium Ericha Muhsfeldta na temat byłego obozu koncentracynego w Lublinie (Majdanek)» [Le testimonianze del capo del crematorio Erich Muhsfeldt sul tema dell'ex campo di concentramento di Lublino (Majdanek)], in: Zeszyty Majdanka, n. I, 1965.
55 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek, op. cit., p. 219.
56 S. Crowell, The Gas Chambers of Sherlock Holmes. Nine-banded books, Charlestown, 2011, p. xiv.
  Brano tratto da: Carlo Mattogno, Thomas Kues, Jürgen Graf , I “CAMPI DI STERMINIO” DELL’ “AZIONE REINHARDT”- Analisi e confutazione delle “prove” fittizie, delle imposture e degli errori argomentativi dei bloggers di “Holocaust controversies”, marzo 2014 (ediz.stampa), pagg.14-15-16 dell’edizione a stampa, pagg.13-14-14 dell’edizione on-line.
Segnaliamo ulteriori interventi (di Carlo Mattogno) sulla pretesa fucilazione “Erntefest” si trovano alle pagg. 459÷467 dell’edizione on-line dell’ opera. Cliccare qui per accedere.
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mercoledì 22 ottobre 2014

La menzogna propagandistica diventa “storia”



 !olodogma_olomiscredente,olocausto_mai_avvenutoI processi di Norimberga e gli altri processi ai Tedeschi sconfitti militarmente si basavano sul dogma indiscutibile dell’ “avvenuto” sterminio ebraico nelle camere a gas. Mediatico effetto scenico ed emotivo indispensabile a coprire le motivazioni reali dello scoppio della seconda guerra mondiale (la creazione in proprio della moneta nazionale), delle stragi alleate, delle stragi polacche anteguerra, delle cremazioni collettive dei vivi a Dresda-Hiroshima-Nagasaki o semplicemente Katyn… La penna di Carlo Mattogno ci presenta come, tecnicamente, è avvenuta la creazione della “verità storica” delle “camere a gas omicide”…Olodogma
——————-Brano I ——————-

La menzogna propagandistica diventa “storia”

Jan Sehn
Jan Sehn
Nel maggio 1945 la Commissione di inchiesta sovietica  (“Commissione statale straordinaria per l’accertamento e la ricerca dei crimini degli invasori germano-fascisti e dei loro complici”) fu sostituita da una Commissione di inchiesta polacca, che aveva l’incarico di effettuare le indagini preliminari in vista dei futuri processi contro le SS. Questo compito fu affidato al giudice Jan Sehn, che lo eseguì con solerzia. Egli fu l’autore della prima “storia” di Auschwitz103, che fu alla base del processo Höss (11-29 marzo 1947) e della guarnigione del campo (25 novembre-16 dicembre 1947).
Per quanto riguarda i presunti impianti di sterminio, Jan Sehn si basò sulla perizia “tecnica” dell’ing. Roman Dawidowski, che fu protocollata ufficialmente il 26 settembre 1946104. Il perito accettò con entusiasmo lapropaganda  sovietica: egli non si accontentò di ribadire la storia dei 4 milioni di morti105, ma vi aggiunse un’altra assurdità sua personale, anch’essa, naturalmente, supportata da una “dimostrazione scientifica”: «Alla luce delle dichiarazioni concordanti dei testimoni, il perito stima la produttività delle camere a gas dei quattro complessi di cremazione a Birkenau a circa 60.000 persone in 24 ore. Questa cifra si fonda sul seguente calcolo: secondo le dichiarazioni dei testimoni, nelle camere a gas di ciascun crematorio si pigiavano 3.000 persone alla volta. La svestizione, in un clima di incitamento violento, durava circa 30 minuti, il tempo della gasazione era mediamente di 25-30 minuti, lo
103 J. Sehn, Obóz koncentracyjny i zagłady Oświęcim, in: “Biuletyn Głównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce”, I, Poznań, 1946, pp. 63-130.
104 “Protocollo”. Processo Höss, tomo 11, pp. 1-57.
105 Idem, p. 52.

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sgombero delle camere durava 4 ore per ogni gasazione. Complessivamente dunque
per effettuare la gasazione di un carico delle camere ci volevano 5 ore, ossia la
produttività delle camere a gas di ciascun complesso di cremazione in 24 ore era di
circa 15.000 persone. Per i 4 complessi di cremazione risulta la cifra di 60.000
persone in 24 ore»106.
Il perito aggiungeva che, nel 1944, la capacità di cremazione di Birkenau era di 18.000
cadaveri al giorno – 8.000 nei crematori e 10.000 nelle “fosse di cremazione” -, ma essa
arrivava a 24.000 «in caso di utilizzazione massima di tutti gli impianti»107.
C’è da chiedersi perché mai le SS avessero speso 1.400.000 Reichsmark per i crematori di
Birkenau108 quando, scavando delle semplici buche nel terreno avrebbero potuto ottenere
una capacità di cremazione più alta!
Documento URSS 008.Click per ingrandire
La “prova” dello “sterminio ebraico” di 4.000.000 accettata a Norimberga, documento USSR-008, un falso clamoroso! Click per ingrandire
L’assurda storia inventata da Dawidowski fu ripresa sia nella sentenza del processo Höss
sia nell’atto di accusa del processo della guarnigione: in entrambi si afferma che la capacità
sterminatrice delle presunte camere a gas era di 60.000 persone al giorno109, mentre la
favola dei 10.000 cadaveri cremati al giorno nelle “fosse di cremazione”vale ancora oggi
come verità olocaustica ufficiale110.
Jan Sehn non arrivò a tanto, però, a modo suo, fu più sovietico dei Sovietici. Egli scrisse
infatti che dalla (fantasiosa) capacità di cremazione dei quattro crematori di Birkenau
risultavano 4.380.000 “cadaveri” (zw ok). Un testimone, tale Stanek, aveva inoltre
affermato che, tra il 1942 e il 1944 erano giunti ad Auschwitz 3.850.000 detenuti in
trasporti ferroviari. Ecco dunque la conclusione di Jan Sehn:
«Se consideriamo l’anno restante di esistenza del campo nonché il gran numero di
trasporti con autocarri, risulta forse molto veritiero che il numero delle vittime del
campo di Auschwitz ammonti in realtà a circa cinque milioni (ko o pi ciu milionów)»111.
Lo scritto di Jan Sehn fu per oltre quarant’anni l’unica “storia” di Auschwitz e la nascentestoriografia olocaustica, paga di esso, rimase latitante. Esso fu infatti prontamente tradottoin inglese112 e successivamente in francese113 e divenne il paradigma storico per antonomasia, ribadito da Jan Sehn nel 1956 con la sua ripubblicazione come libro114,seguito da una traduzione in francese115 e da una in inglese116.
Gli storici d’oltrecortina si distinsero per la loro supina acquiescenza di fronte alla
propaganda sovietica e polacca, cui tentarono di conferire una veste “scientifica”.
Uno dei primi libri di questo genere, pubblicato da Filip Friedman nel 1945, si limitava a
fare da cassa di risonanza alla propaganda sovietica117. Più tipico è il caso di Ota Kraus e
Erich Kulka, autori di un libro su «La fabbrica della morte» di Auschwitz apparso già nel
—-
106 Idem, p. 51.
107 Idem.
108 Secondo il preventivo del 28 ottobre 1942.
109 AGK, NTN, 146z (sentenza del processo Höss), p. 31; GARF, 7021-108-39, p. 75 (atto di accusa del processo della guarnigione del campo).
110 F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, op. cit., pp. 173-174.
111 Jan Sehn, Obóz koncentracyjny i zagłady Oświęcim, op. cit., p. 125 e 128.
112 German Crimes in Poland. Varsavia, 1946, vol. I, Concentration and extermination camp at Oświęcim (Auschwitz-Birkenau), pp. 25-92.
113 Les Crimes Allemands en Pologne. Varsavia, 1948, vol. I, Le Camp de concentration et d’extermination d’Oświęcim, pp. 57-99.
114 J.Sehn, Obóz koncentracyjny Oświęcim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau). Wydawnictwo Prawnicze, Varsavia, 1956.
115 J.Sehn, Le camp de concentration d’ Oświęcim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau). Wydawnictwo Prawnicze, Varsavia1957.
116 J. Sehn, Oświęcim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau) Concentration camp. Wydawnictwo Prawnicze, Varsavia,1961.
117 F. Friedman, To jest Oświęcim. Cracovia, 1945. Trad. inglese: This was Oswiecim. The history of a murder camp. The United Jewish Relief Appeal, Londra, 1946.

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1946 118 e rielaborato nel 1956, cui seguì un’altra edizione l’anno dopo119. In questo libro gli
autori cercarono di giustificare storicamente, sulla base di trasporti fittizi, la menzogna
sovietica dei 4 milioni di morti (creata a tavolino sulla base della presunta capacità dei
crematori e dei cosiddetti Bunker di Birkenau): essi inventarono trasporti di Ebrei non
immatricolati presuntamente gasati all’arrivo per un totale di 3.500.000 persone, vi
aggiunsero i presunti 320.000 detenuti immatricolati morti al campo e i presunti 15.000
morti durante l’evacuazione del campo, e alla fine conclusero che la cifra da essi addotta
non era lontana dalla cifra sovietica dei 4 milioni!120.
Particolarmente gustosa era la loro descrizione dei forni dei crematori II/III:
«Gli impianti di cremazione si trovavano al pianterreno del crematorio; essi avevano
15 forni a tre piani121. Nella parte inferiore l’aria veniva soffiata da ventilatori
elettrici, nella parte centrale c’era la vera e propria camera di combustione per il
combustibile e nella parte superiore c’erano robuste griglie di argilla refrattaria sulle
quali si mettevano due o tre cadaveri portati su un vagoncino dal montacarichi»122.
Così i due “storici” interpretarono e spiegarono l’espressione tedesca Dreimuffelofen, forno
a tre muffole, come forni a tre piani, sebbene – cosa ancora più grave – avessero pubblicato
nella pagina precedente una fotografia dei forni a 3 muffole del crematorio II di Birkenau!
Quest’opera, attraverso la traduzione tedesca e la successiva traduzione inglese123 divenne
un altro cardine della bibliografia olocaustica su Auschwitz. Come tale, ad essa si
appellarono (insieme all’articolo di Jan Sehn pubblicato nella raccolta German Crimes in
Poland) Dino A. Brugioni e Robert G. Poirier nella loro fantasiosa interpretazione delle
fotografie aeree di Birkenau124.
La trasformazione in “storia” della propaganda sovietica e polacca fu ovviamente il
compito precipuo del Museo di Auschwitz, che si mise al lavoro già negli anni Cinquanta. Il
suo primo e più importante contributo fu la redazione del «Calendario degli eventi nel
campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau», che fu pubblicato in polacco tra il 1958
e il 1963 e in tedesco tra il 1959 e il 1964 125. Un altro “classico” che gasava sbrigativamente
e senza alcuna prova i detenuti non immatricolati.
In una delle prime storie ufficiali del campo, redatta dal Museo di Auschwitz nel 1977,
Franciszek Piper, accettando in toto la propaganda sovietica, scriveva:
«In quasi cinque anni di esistenza del campo, 4.000.000 di persone vi sono perite a
causa di malattie, delle esecuzioni e del massacro massiccio nelle camere a gas. In
questa cifra sono compresi circa 340.000 su oltre 400.000 prigionieri registrati,
uomini, donne e bambini»126.
Neppure il mastodontico processo Auschwitz di Francoforte, che fu celebrato dal 20
dicembre 1963 al 20 agosto 1965, riuscì a gettare le basi di una vera storiografia, perché si
fondò pressoché esclusivamente su testimonianze. La motivazione della sentenza
riconobbe che il processo si era svolto al di fuori delle procedure adottate in un normaleprocesso penale per omicidio, nel quale
118 O. Kraus, E. Schön [Kulka], Továrna na smrt. Praga, 1946.
119 Idem, Továrna na smrt. Dokument o Osvĕtimi. Naše Vojsko- SPB, Praga, 1957. Trad. Tedesca:Die Todesfabrik. Kongress-Verlag, Berlino, 1958.
120 Idem, pp. 203-204.
121 L’aggettivo impiegato, “třístupňový” significa “a tre gradini”, “a tre stadi”.
122 O. Kraus, E. Kulka, Továrna na smrt. Dokument o Osvĕtimi, op. cit., p. 145.
123 The Death Factory. Pergamon Press, Oxford-New York, 1966.
124 D. A. Brugioni, R. G. Poirier, The Holocaust Revisited: A Retrospective Analysis of the Auschwitz-Birkenau Extermination Complex. Central Intelligence Agency, Washington D.C., 1979, p. 1.
125 D. Czech, Kalendarz wydarzeń w obozie koncentracyjnym Oświęcim-Brzezinka. Zeszyty Oświęcimskie, n. 2,3,4,6,7. Trad. ted.: Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau. Hefte von Auschwitz, n. 2,3,4,6,7,8.
126 Auschwitz (Oświęcim) Camp hitlérien d’extermination. A cura di J. Buszko. Editions Interpress, Varsavia, 1978, p.134. Edizione originale: Hitlerowski obóz masowej zagłady. Interpress, Varsavia, 1977.

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«il Tribunale ha a disposizione anzitutto il cadavere, il protocollo di autopsia, la perizia del perito sulle cause della morte e sul giorno in cui si presume sia avvenuto il fatto, l’atto che ha portato alla morte della persona in questione. Esso ha a disposizione l’arma del delitto, le impronte digitali che identificano l’assassino, ha a disposizione le impronte dei piedi che egli ha lasciato quando è entrato nella casa dell’assassinato, ci sono inoltre vari particolari che danno al Tribunale la certezza irremovibile che quest’uomo è stato ucciso da un ben determinato assassino. Tutto ciò manca in questo processo. Non abbiamo alcun punto di partenza assoluto per singole uccisioni, avevamo soltanto testimonianze. Queste testimonianze però a volte non erano così esatte e precise come è necessario in un processo per omicidio»127. Così un Tribunale che non aveva gli strumenti tecnico-giuridici per giudicare neppure su una singola uccisione, giudicò su uno sterminio in massa, il quale non era altro che un insieme di singole uccisioni!
127 Bernd Naumann, Auschwitz. Bericht über die Strafsache gegen Mulka u.a. vor dem Schwurgericht Frankfurt. Athäneum-Verlag, Francoforte sul Meno-Bonn, 1965, p. 524 (*)
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——————- Brano II ——————
ricatto norimberga processo“Nelle aule dei tribunali il presunto sterminio ebraico, soprattutto riguardo a “campi di sterminio” e “camere a gas”,  divenne subito un «fatto di comune conoscenza» di cui bisognava semplicemente prendere   «judicial notice», vale a dire un dogma indiscutibile. La strategia difensiva degli imputati vi si adattò senza bisogno di pressioni. In tale contesto, la “confessione” era molto piùremunerativa di una “negazione”, che avrebbe solo inasprito la pena per il malcapitato, perché sarebbe stato inevitabilmente giudicato un nazista incallito e impenitente. I testimoni dell’accusa, comprensibilmente esacerbati per le sofferenze che avevano patito a causa del regime nazionalsocialista, si precipitarono a reclamare la loro  vendetta. I Tribunali si mostrarono estremamente comprensivi nei loro confronti, garantendo loro di fatto la totale impunità. Tra le migliaia di testimoni che deposero in decine di processi, non risulta infatti che uno solo sia stato incriminato per falsa testimonianza, sebbene molti avessero fatto dichiarazioni palesemente false e assurde.”…
…”Mi sono soffermato a lungo sul processo Belsen perché illustra perfettamemte il clima che regnava all’epoca, i dogmi della Corte, le strategie della difesa, le motivazioni dei testimoni.
Attraverso una poderosa mobilitazione dei mezzi di informazione,  i dogmi giudiziari divennero presto  una  atmosfera mediatica che permeava e alimentava tutte le parti in causa, giudici e testimoni, ex detenuti ed ex SS, giornalisti e “opinione pubblica”.
Ciò che gli avversari del revisionismo chiamano  “teoria del complotto” è in realtà quest’atmosfera onnipervadente: tutte le parti in causa si trovarono a sostenere, per ragioni diverse, il dogma delle “camere a gas”, non già in virtù di un complotto, ma perché questa era ormai la “verità” giudiziaria e mediatica indiscutibile. Per quanto riguarda i testimoni, non c’è affatto bisogno di presupporre che fossero tutti dei mentitori intenzionali; la cerchia di questi è numericamente insignificante. La stragrande maggioranza dei testimoni si limitò semplicemente a ripetere e ad  abbellire ciò che aveva ascoltato da altre fonti, in un processo che David Irving ha chiamato “impollinazione incrociata”. Altri hanno interpretato eventi di cui ignoravano il significato alla luce delle “conoscenze” successive, in una sorta di autoillusione ben descritta da  Valentina Pisanty (1):
«Spesso gli scrittori [cioè i testimoniintrecciano le proprie osservazioni dirette con frammenti di “sentito dire” la cui diffusione nel lager era capillare. La maggior parte delle inesattezze riscontrabili in questi testi è attribuibile alla confusione che i testimoni fanno tra ciò che hanno visto con i propri occhi e ciò di cui hanno sentito parlare durante il periodo dell’internamento. Con il passare degli anni, poi, alla memoria degli eventi vissuti si aggiunge la lettura di altre opere sull’argomento, con il risultato che le autobiografie stese in tempi più recenti perdono l’immediatezza del ricordo in favore di una visione più coerente e completa del processo di sterminio»[2] (corsivo mio).
A partire dall’inizio degli anni Cinquanta,  la nascente storiografia olocaustica, grazie  a personaggi come Léon Poliakov, Gerald Reitlinger, Lord Russell of Liverpool, Artur Eisenbach, Filip Fridman ed altri,  fece uscire dai tribunali la “verità giudiziaria” e cominciò a trasformarla gradualmente in “verità storica”.
I processi precedenti alimentarono quelli successivi  in una  perversa spirale che ad ogni nuova sentenza consolidava la “verità giudiziaria” che era già presupposta fin dall’inizio. E la nuova “verità giudiziaria” consolidava a sua volta la “verità storica”. I numerosi processi celebrati nella ex Repubblica Federale Tedesca, più che ad amministrare la giustizia, mirarono soprattutto a puntellare la storiografia olocaustica. Alcuni imputati, come Wilhelm Pfannenstiel, ne furono consapevoli sponsor e furono adeguatamente retribuiti con un non luogo a procedere [3].”…[4]
Note
(*)Fonte http://www.vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMausch45.pdf
[2]V. Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, op. cit., p. 183.
[3] C. Mattogno, Bełżec. Propaganda, testimonianze, indagini archeologiche e storia, op. cit., pp. 71-84.
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