martedì 14 marzo 2017

LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA FINANZIATA DA NEW YORK



Nel libro 'La guerra occulta' viene reso noto come i finanziamenti per la Rivoluzione russa giunsero alla Massoneria dell'est proprio da alcune grandi banche d'affari di New York. Il presidente americano di origine ebraica e Gran Maestro massone del 33° grado Theodore Roosevelt si incontro' pubblicamente alla Casa Bianca e in privato nella sua villa di campagna con gli esponenti del B'nai B'rith nel 1903 (loggia ebraica da cui sono esclusi tutti i non israeliti). A queste riunioni partecipo' Napoleon Levi, l'ideatore della lettera diplomatica di protesta che gli USA inviarono alla Russia per condannare i pogrom di Kishineff del 19 aprile 1903. La missiva venne inviata tramite il segretario di stato americano John Hay il 14 luglio seguente, e a essa venne allegata anche una petizione firmata da ben 30 mila membri del B'nai B'rith e dai suoi simpatizzanti, ma lo zar si rifiuto' anche solo di prenderla in considerazione.
Egli infatti non vedeva di buon occhio le ingerenze della lobby ebraica negli affari interni della nazione che rappresentava, e una volta constatato che gli ebrei erano alla testa dei rivoluzionari russi le relazioni diplomatiche si inaspriscono ulteriormente. Pertanto gli stranieri di origine ebraica vennero sottoposti a un regime speciale di passaporto, al fine di controllarne gli spostamenti e la strategia d'azione. In tal modo lo zar riteneva di poter impedire l'ingresso degli agitatori di professione responsabili degli episodi rivoluzionari, ma quando si accorge del problema era gia' troppo tardi. Nel 1905 il banchiere ebreo Jacob Schiff, membro di spicco del B'nai B'rith, affermo' : ''Se lo zar non vuole dare al nostro popolo la desiderata liberta', allora una rivoluzione instaurera' una repubblica tramite la quale si otterranno quei diritti''. Nel 1917, ovvero appena dodici anni dopo il rilascio di questa dichiarazione, la rivoluzione bolscevica condusse la comunita' ebraica russa alla testa del Paese, mentre lo zar venne barbaramente trucidato con tutta la sua famiglia.
A partire, dal 1905 la Banca Kuhn, Loeb & Co. Inizio' a sostenere economicamente la Rivoluzione russa fornendo appoggio a Lenin, Trotzky e Zinoviev. Incaricati della distruzione del denaro, proveniente oltre che da Schiff anche da suo genero Felix Warburg (fondatore della Federal Reserve nel 1913), da Otto Kahn, Mortimer Schiff, max Breitung, Jerome H. Hanauer, Guggenheim, tutti affiliati del B'nai B'rith, furono due membri della Pilgrims inglese e della Round Table, i massoni lord Alfred Milner e sir George Buchanan, l'ambasciatore britannico a Mosca, per autorizzazione dello stesso governo britannico. Tra le molte prove raccolte dai ricercatori indipendenti esiste poi il cablogramma con cui William Boyce Thompson (uno dei direttori della FED di New York, nonche' importante azionista della Chase Manhattan Bank) finanzio' la propaganda della rivoluzione bolscevica con un milione di dollari . Senza contare che John Reed, il membro americano del Comitato Esecutivo della Terza Internazionale, venne finanziato e sostenuto da un banchiere di New York di nome Eugene Boissevain.
La Rivoluzione russa ebbe inoltre il pieno appoggio dello stato maggiore tedesco: la rete bancaria passava infatti per la Germania attraverso il Sindacato Reno Westfalia, un consorzio ebraico diretto dal magnate del carbone Kirdorf, la banca Warburg e Co. di Amburgo e la Speyer di Francoforte, per estendersi in Svezia alla Nya Banken passando attraverso l'israelita Olaf Aschberg.
Partecipo' anche la banca ebraica Gunzburg con sede a San Pietroburgo, rappresentata da 31 compagni e da una lettera di accredito di 40 milioni di franchi oro. Qualche tempo dopo la Standard Oil of New Jersey dei Rockfeller acquisi' il cinquanta per cento dei giganteschi campi petroliferi del Caucaso, nonostante fossero ufficialmente di proprieta' dello Stato. L'alta finanza internazionale, insomma, preparo' la Rivoluzione russa allo stesso modo della Rivoluzione francese, preoccupandosi innanzitutto di creare le condizioni per una crisi economica che destabilizzasse il governo della nazione.
Per i finanzieri israeliti il rifiuto dello zar di accordare loro l'autorizzazione a creare nel 1905 una Banca Centrale, come avvenne piu' tardi in America con l'istituzione della Federal Reserve, era semplicamente inaccettabile. Per tale motivo i Rothschild indussero lo zar ad avviare una guerra contro il Giappone, assicurandolo che avrebbe ricevuto il loro appoggio economico per affrontarla. Ma in realta' i Rothschild, come la Kuhm, Loeb & Co. e tutti gli altri grandi finanzieri, stavano segretamente sostenendo economicamente il Giappone a partire dagli Stati Uniti . E quando nel 1914 scoppio' il conflitto contro la Germania, l'armata russa venne pesantemente indebolita dai gravi ritardi nell'approvigionamento degli armamenti che le avrebbe dovuto garantire l'elite. Gia' nel 1915 il futuro primo ministro britannico Lloyd George pote' constatare che la situazione sul fronte russo si era fatta disperata a causa del ritardo di ben cinque mesi nella consegna del materiale bellico. In pratica era disponibile un solo fucile ogni sei uomini.
La lobby ebraica aveva quindi intenzione di trascinare la Russia in miseria spargendo i semi della ribellione contro lo zar, favorendo in questo modo il lavoro degli agitatori rivoluzionari. Molti soldati russi, ridotti allo stremo delle forze, si ammutinarono. La compagnia responsabile del ritardo nelle commesse militari dello zar era la Vickers Maxim, controllata da sir Ernest Cassel, un socio in affari della Kuhn, Loeb & Co. nel periodo in cui il principale azionista della Vickers era un Rothschild. Vista la gravita' della situazione, il governo britannico invio' lord Kitchener in missione dall'alleato russo con il compito di riorganizzare l'esercito, ma purtroppo egli annego' durante il viaggio in circostanze 'misteriose'.
Contestualmente in Russia veniva fomentato il dissenso dall'ebreo massone Alexander Kerensky. E come dimostrano dal ricercatore Paolo Taufer, i versamenti della Federal Reserve Bank di New York del 1917 alla National Bank dei Rockfeller (l'unica banca di Pietroburgo scampata alla nazionalizzazione) rientrava tutti nel piano rivoluzionario ordito gia' nel 1903.Nel 1918, infatti, si riunirono a New York molti illustri personaggi di origine ebraica per pianificare gli esiti finali della Rivoluzione russa. Tra coloro che parteciparono all'esclusivo consesso possono essere citati Jakob Schiff, L. Marschall (presidente del comitato giudeo-americano), O. A. Rosalsky, O.A. Kahn ( a capo della banca Schiff e proprietario del New York Times), B. Schlesinger (il quale si reco' piu' volte in Russia per incontrare Lenin), Joseph Schlossberg (segretario dell'unione operai), M. Pine, David Rinski e Barondess, leader dei movimenti operai. Sulla rivista 'L'ebreo americano' del 10 settembre 1920, la stessa lobby ebraica ammetteva quindi : '' La rivoluzione bolscevica fu opera esclusiva della riflessione e dello scontento ebraico''. E a conferma di dove fosse veramente ubicato il quartier generale della rivoluzione, basti ricordare che il grande demagogo Leone Trotsky viveva proprio a New York quando nel 1917 venne deposto lo zar. Il rivoluzionario infatti si imbarco' dagli USA il 26 marzo 1917 alla volta di Pietrogrado, in Russia, sul piroscafo Kristianiafjord con in tasca diecimila dollari dei Rockfeller. E come se non bastasse, Trotsky riusci' a entrare in Russia solo grazie a un passaporto americano ottenuto grazie all'intervento personale del presidente massone USA Woodrow Wilson, un fantoccio in mano ai poteri forti.
Il 19 marzo 1917 Jacok Schiff spediva il ministro degli Affari Esteri del governo provvisorio russo Milioukov il seguente telegramma : '' Permettetemi in qualita' di nemico inconciliabile dell'autocrazia tirannica che perseguitava i nostri correligionari, di congratularmi per l'azione compiuta cosi' brillantemente per mezzo del popolo russo e di augurare pieno successo ai vostri compagni del governo e a voi stesso''. Il nipote dell'omonimo banchiere giunse addirittura ad affermare pubblicamente sul 'New York Journal American' del 3 febbraio 1949 che suo nonno aveva versato 20 milioni di dollari oro ai rivoluzionari russi, per i quali Lenin pago' un rimborso di 600 milioni di rubli oro (pari a 450 milioni di dollari oro) alla banca Kuhm, Loeb & Co. Tra il 1918 e il 1922. Gli aiuti economici ai rivoluzionari 'bolscevichi'' provennero quindi anche dalle banche Morgan-Rothschild-Lazare e M.M. Warburg, a cui si affiancarono finanziatori inglesi come sir George Buchanan o lord Milner.
Un documento dei servizi informativi americani datato 6 marzo 1920 rivelo' poi quantosegue : ''...nel febbraio 1916 si seppe per la prima volta che una rivoluzione era stata fomentata in Russia''. A tale affermazione seguiva poi la lista degli istituti di credito e dei banchieri che risultavano essere coinvolti personalmente : Jackob Schiff, la Banca, Kuhn Loeb & Co., Jerome I. Hanauer, Guggenheim e Max Breitung, ovvero tutte personalita' appartenenti alla'alta finanza ebraica. Tra i magnati che finanziarono direttamente l'impegno politico di Karl Marx troviamo i nomi di Clinton Roosevelt e Horace Greely, ovvero due personaggi iscritti alla Loggia Columbia fondata dagli Illuminati di Baviera a New York nel 1785. Equando H. Greely divenne direttore del New York Tribune, nomino' Karl Marx corrispondente da Londra! Clinton Roosevelt d'altronde mostrava apertamente di perseguire gli stessi programmi degli Illuminati e infatti nel 1841 aveva gia' pubblicato l'opera 'The Science of Government Founded on Natural Law (La scienza del governare fondata sulla legge naturale), un volume che riprendeva il piano di Weishaupt per una dittatura mondiale di tipo ONU. Nel 1920 l'elite deteneva anche il controllo delle principali testate giornalistiche internazionali, tra le quali possono essere citate : 'The Times', 'Le Figaro', 'Petit Parisienne' 'L'Humanite', Daily Telegraph, Westminster Gazzette, Daily Express, Daily Herald, Cronicle, English Review, National News, Daily News, la prestigiosa agenzia stampa Reuter. Ma se davvero le cose andarono in questo modo, per quale 'strano' motivo dei banchieri avrebbero dovuto sostenere la causa proletaria contro i proprio interessi capitalistici? Forse la ragione di tale comportamento e' da far risalire a progetti di dominio che non possono essere compresi alla luce della storia ufficiale? Ebbene, stando alle circostanze di fatto sembrerebbero proprio di si.


I protagonisti della Rivoluzione russa


In questo paragrafo verranno esposti alcuni sconcertanti 'particolari' a proposito della cosiddetta rivoluzione bolscevica su cui i popoli dovrebbero essere informati. In primis il dato di fatto che tutti i piu' grandi ispiratori della rivoluzione e i loro piu' stretti collaboratori furono ebrei, massoni o le sue due cose insieme.
Il vero nome di uno dei maggiori profeti del socialismo reale passato alla storia come 'Leone Trotsky' era in realta' Lev Bronstein, un intellettuale di origine ebraica che parlava addirittura meglio la lingua tedesca del russo. Trotsky si era stabilito a New York dopo essere stato espulso dalla Germania e, quando nel 1917 si imbarco' per Pietroburgo, il piroscafo fece scalo in Canada, dove venne fermato e poi rilasciato dalle autorita' locali. Il. Sottotenente colonnello John Bayne MacLean (fondatore e presidente della MacLean Publishing), che era in stretto contatto con i servizi segreti canadesi, nel 1918 scrisse un articolo sul suo 'MacLeane Magazine' intitolato : ''Perche' abbiamo lasciato scappare Trotsky? Come il Canada ha perso la possibilita' di abbreviare la guerra''.
Nell'articolo in questione l'ufficiale rivelo' che Trotsky non era nato in Russia ma in Germania e che anche molti altri rivoluzionari russi reclutati da lui erano per la maggior parte tedeschi e austriaci che si facevano passare per russi.
Lo stesso Trotsky ammise poi nelle sue memorie di aver ricevuto prestiti dai grandi banchieri sin dal 1907. Una circostanza questa a cui vanno aggiunti altri 'dettagli' sfuggiti ai libri di scuola, e cioe' che dal 1917 in poi la 'causa proletaria' della rivoluzione bolscevica venne sostenuta principalmente dall'elite dell'alta finanza internazionale, ovvero da insigni capitalisti di origine ebraica come Jacok Schiff e Kuhn, Loeb & Co, (membri esclusivi della cosiddetta 'Tavola Rotonda', nota a livello internazionale come 'Round Table''). Un apparente paradosso che dovrebbe servire a dimostrare una volta per tutte quanto le cosiddette grandi rivoluzioni 'popolari e proletarie' siano state in realta' programmate dai poteri forti secondo piani di dominio a lungo termine. Nel 1917 insomma, al cupola dei banchieri di origine ebraica di cui facevano parte personaggi come i Morgan, i Rothschild, i Lazard, finanziarono alcuni propri fedeli connazionali affinche' svolgessero il compito rivoluzionario a loro assegnato. Parallelamente Max Warburg (un altro grande capitalista di origine ebraica) controllava da Stoccolma (Svezia) la ditta Trotsky & Co. Insieme all'ebreo Olaf Aschberg della Nya Banken di Stoccolma, all'ebreo Givotovsky e all'impresa ebraica del Sindacato Westfaliano-Renano. I rapporti tra banchieri e capi rivoluzionari erano cosi evidenti che Trotsky si sposo' addirittura con la figlia di Givotovsky.
In pratica accadeva che Trotsky, Lenin, Marx e gli altri rivoluzionari del socialismo reale, proprio mentre denunciavano i mali del capitalismo, ricevevano segretamente i soldi necessari alla rivoluzione operaia proprio dagli stessi banchieri di Londra e di New York che in pubblico giuravano di voler mandare in bancarotta. Senza contare poi che grandi ideologi del socialismo reale come Lenin, Karl Marx, Friedrich Engels e Leone Trotsky furono tutti insigni massoni di origine ebraica. Alla lista vanno poi aggiunti i nomi meno famosi degli altri intellettuali, come i Lassales o Heine, che ebbero comunque un ruolo determinante nello sviluppo di questa ideologia. Il debutto pubblico del Marx giornalista avvenne il 5 maggio 1842 grazie alla pubblicazione dei suoi 'Dibattiti sulla liberta' di stampa' e alle sue dissertazioni sulla 'Dieta' della Rheinische Zeitung' , un quotidiano di Colonia finanziato dalla borghesia liberale renana in cauta opposizione al regime prussiano. Il suddetto giornale veniva gestito dal circolo radicale capeggiato da Moses Hess, un attivista' politico soprannominato il 'rabbino rosso' per le origini ebraiche e le sue idee comuniste. La maggior parte degli agitatori socialisti insomma erano di chiara origine ebraica persino in un paese come la Germania, dove i membri di tale comunita' non superavano le 500.000 unita' e non rappresentavano neppur l'un per cento della popolazione totale,
Ecco alcuni nome della nutrita nomenclatura ebraica posta alla testa dei partiti socialisti tedeschi degli anni Venti : Guglielmo e Carlo Liebknecht, Singer (il quale si facevano chiamare Paolo in luogo di Pinkus), Bernstein, Oskar Kohn, Nordhausen, Davidsohn, Frank , Gradnauer, Hirsch, Herzfeld, Simon, Stadthagen e Rosa Luxemburg: Persino i famosi 'ventidue indipendenti' che ruppero la cosiddetta' 'unione sacra socialista' erano quasi tutti ebreim, come lo erano i loro leader Liebknecht, Haase e Cohn. Una situazione anomala che ritroviamo che ritroviamo anche tra i dirigenti dei Consigli Operai e delle altre organizzazioni socialiste. In ciascun Land tedesco infatti gli agitatori socialisti di origine ebraica si distinsero con particolare fervore rivoluzionario ponendosi alla testa di tutte le rivendicazioni proletarie; in Prussia Hirsch, in Baviera Kurt Eisner (il cui vero nome era Salomone Kosmanousky), in Sassonia Gradnsuer, nel Wurttemberg Heinemann e Thalbeimer nell'Assia Fulda. Tale strana circostanza divenne ancora piu' palese nel primo governo repubblicano tedesco, dove i membri di origine ebraica presenti nei ministeri e nelle direzioni nevralgiche del potere costituivano l'ottanta per cento del totale.


Un capovolgimento storico preparato a tavolino


E' chiaro dunque che al di la' di ogni ragionevole dubbio sono gli stessi numeri a descrivere
materialmente l'esistenza di una cospirazione dell'elite ebraico-massonica (e quindi degli Illuminati) all'epoca dei primi tumulti socialisti europei. Persino lo stesso termine 'socialismo' (inteso in senso moderno) trova le sue origini nella Massoneria, in quanto venne utilizzato per la prima volta nel 1830 dal sansionisto Leroux, un personaggio che, guarda caso, era affiliato alla 'Loggia dei diritti dell'uomo' di Grasse. Ne consegue che per attuare i suoi scopi la cupola dell'alta finanza di origine ebraica ricorse sia ai membri piu' omertosi della propria comunita' che agli spregiudicati affiliati della Massoneria, proprio come agisce di norma la mafia italiana, affidandosi sempre a 'sicura manovalanza nazionale.
Ma, anche se furono effettivamente degli ebrei a eseguire i piani dell'elite, al resto della loro comunita' non puo' essere imputata alcuna responsabilita'. Ritenere invece il contrario o scambiare addirittura una religione per una razza, come hanno fatto i nazisti e i sionisti revisionisti, (il cui movimento e' stato finanziato dai Rothschild) significa cadere nella trappola dei poteri forti che si avvantaggiano dei sentimenti antiebraici per giustificare la persecuzione di chi denuncia i disegni criminali della lobby ai vertici dell'alta finanza. In realta', infatti, i grandi casati dei banchieri ritengono di appartenere a una casta esclusiva posta al di sopra di tutte le nazionalita', compresa quella ebraica. E cio' significa che quest'ultima, dietro l'apparente protezione dell'elite, viene raggirata e sfruttata ancora piu' delle altre.


L'ombra inquietante degli Illuminati


Le prove dell'appartenenza di Lenin alla confranternita provengono dal 'Dizionario Universale della Framassoneria', che lo cita 'guarda caso' come un affiliato alla loggia di Belleville del Grande Oriente di Francia, presso Parigi, prima del 1914. A conferma di questo assunto segue l'eloquente circostanza che la mummia del noto ideologo e' stata dedicata all'ordine massonico dell'apprendista con una lapide celebrativa. E Lenin stesso, appena sali' al potere con la rivoluzione d'ottobre insieme ai suoi collaboratori Krassin e Salomon, si lascio' scappare una frase rivelatrice sui veri scopi di quella rivoluzione. Egli espresse infatti un ragionamento la cui matrice non puo' che essere fatta risalire alle idee propagandate dalla potente setta massonica degli Illuminati : ''Non si tratta della sola Russia, io sulla Russia ci sputo; questa non e' che una fase transitoria per giungere alla rivoluzione mondiale, al dominio del mondo. Ricordatelo, ora saremo spietati con tutti, distruggeremo ogni cosa e sulle rovine innalzeremo il nostro tempio''.
Persino il concetto di Soviet non e' una novita' introdotta da Trotsky o da Lenin, ma trae la sua vera origine nella cultura ebraica arcaica degli esseni, dove tutti i beni della collettivita' erano in comunione. Il suo originario appellativo ebraico era quindi 'Kahal', attualmente posto in atto nei kibbutz israeliani. Anche gli agitatori rivoluzionari che trucidarono materialmente lo zar Nicola Romanov con sua moglie e i suoi figli si rivelarono poi essere cinque deputati di origine ebraica. Considerando infatti che la componente ebraica presente in Russia negli anni in cui venne rovesciato lo zar era nell'ordine di pochi punti percentuale dell'intera popolazione, la massiccia presenza a vario titolo dei loro esponenti nella direzione della Rivoluzione russa e poi a capo del partito comunista non puo' lasciare spazio alle mere coincidenze.
La Rivoluzione russa e' stata preparata a 'tavolino' dalla Massoneria e dall'alta finanza internazionale, megli nota come lobby ebraica. Il primo presidente della Repubblica sovietica fu infatti Iakov Sverdlov, un ebreo influente del gruppo rivoluzionario leninista, lo stesso personaggio che durante gli anni della rivoluzione diede ordine alla Tche'ka di provvedere all'esecuzione dello zar. Infatti la squadra dei sicari che trucido' lo zar Nicola II, sua moglie, lo zarevic, le granduchesse, il dottor Botkine e una parte dei loro domestici era comandata da un altro suo correligionario, un certo Yourowsky. Una mattanza che si consumo' nella cittadina di Ekaterinburg (oggi Sverdlavsk) il 17 luglio del 1919 senza alcun processo. E come se la rivoluzione non avesse gia' sparso abbastanza sangue, la notte seguente vennero massacrati anche tutti i membri della famiglia imperiale. Eccidi e persecuzioni che come tristemente noto continuarono a vario titolo per molti anni.
Stalin, Josif Vissarionovich Dzugasvili stesso, nonostante si sia distinto per comportamenti antisemiti, studio' come Adam Wheishaupt presso l'ordine dei gesuiti, ed era in realta' di origine ebraica georgiana.
Il suo vero nome di famiglia era infatti un altro, Ioseb Besarionis Dze Jughashvili. E Jughashvili in georgiano significa 'figlio (shvili) di israelita (Jugha)''. Nella biografia del dittatore scritta da Iman Raguza viene inoltre affermato che i suoi genitori, Bessarionis Jugashvili (il padre) e Ekaterina Jugashvili (la madre) di religione cristiano-ortodossa (secondo la tradizione ebraica dell'alacha' per essere definito ebreo non ha alcuna rilevanza la religione professata) si sposarono con un matrimonio combinato e che il nonno materno era un giudeo dei monti Kontaissi.
Durante la sua ascesa al potere Stalin sposo' Rosa Kaganovitch, la sorella del capo del comitato centrale del partito, l'ebreo L.M: Kaganovitch. E anche nell'ufficio che sovrintendeva all'organizzazione del potere, il sanguinario dittatore venne affiancato da altri membri della comunita' ebraica come Egoff, Gamarnik e Schwernik. La preponderante presenza ebraica nella dirigenza del partito divenne quindi del tutto evidente, per non dire spudorata. Tra i membri di
questa troviamo per esempio Litvinoff, Manouilki, Pyatakoff, Chvernil, Pagoda, Kaminsky, Kalmanovitch, Ougarof, Rozenoltz, Sokonikoff. Inoltre, sulla base dei dati ufficiali stilati dai
bolscevichi, l'Association Unity of Russia nel 1920 pubblico' a New York l'elenco dei suoi funzionari di stato, dati ufficiali che parlavano chiaro : su 503 funzionari dello stato, 406 risultavano essere ebrei e tra i 42 giornalisti che plasmavano l'opinione pubblica, solo uno non era di origine ebraica. Nel Consiglio dei commissari del popolo 17 membri su un totale di 22 erano ebrei. Nel commissariato di guerra che venne diretto da Trotsky il loro numero era di 34 membri su 43. Nel commissariato dell'interno diretto da Zinovieff lo erano 45 su 64; nel comitato degli esteri addirittura 16 su 17. Nel commissariato di giustizia ancora 18 su 19; nel consiglio supremo dell'economia 45 su 56; nel comitato centrale dei soviet gli stessi rapporti smisurati : 33 su 34; al commissariato della pubblica istruzione 44 su 53; nell'ufficio centrale del partito comunista 55 su 56 ecc.
Basta poi dare un'occhiata ai nominativi dei ministri 'del popolo', per capire a colpo d'occhio quanto fosse anomala una simile concentrazione ebraica nei gangli del potere post. Rivoluzionario:

  1. Isidore Lyubimoff (nato Koslevsky), ministro dell'Industria leggera;
  2. Moisei I. Kalmanovitch, ministro delle Fattorie di Stato;
  3. M.A. Techernoff, ministro dell'Agricoltura;
  4. Lev Efimovitch, presidente della Banca di stato;
  5. A.P. Rozengoltz, ministro per il Commercio estero:
  6. V. Kaminsky, ministro della Sanita' pubblica;
  7. I.A. Zalensky, presidente dell'Unione centrale delle cooperative;
  8. M. Woul, presidente della Banca cooperativa pansovietica.ù


Solomon Lozovsky, direttore del servizio informazioni durante tutta la Seconda guerra mondiale. Persino lo spietato uomo di fiducia di Stalin che venne posto a capo dei servizi segreti sovietici, il famigerato Lavrenti Pavlovich Beria era di origine ebraica, come lo era David Zaslavsky, l'editore del giornale di stato Pravda.
Ecco poi come cambia la nomenclatura ebraica del potere sovietico nel 1951:
  1. Fedor Gousev, ministro degli Esteri;
  2. A.M. Jacobsonm, membro del Presidium del Soviet Supremo;
  3. Alexei F. Gorkin, segretario del Presidium del Soviet Supremo;
  4. P.A. Judin, ministro delle Costruzioni dell'industria pesante;
  5. Paval Judin, editore del giornale Cominform;
  6. A.M. Kirchenstein, presidente del Presidium;
  7. Peter Levitsky, capo del consiglio delle nazionalita';
  8. B.A. Dvinsky, ministro delle Provviste agricole;
  9. Semyon Yakovlevich Fomin, ministro dell'Industria macchine da costruzione
  10. D.I.Fomin, ministro dell'Alimentazione e riserve;
  11. Ivan Isidorevich Nossenko, viceministro dei Trasporti navali.
Nel 1919 Korolenko, un noto social-rivoluzionario, affermo' : ''Tra i bolscevichi gli ebrei sono in gran numero. La loro assenza di tatto, la loro presunzione colpiscono e irritano...specie nella Ceka,
compaiono dappertutto fisionomie ebraiche, e questo esacerba i sentimenti tradizionali del popolo''.
Peraltro, tra le migliaia di nomi di origine ebraica presenti nella nomenclatura di potere dell'ex partito comunista sovietico spicca anche quello di Mathias Berman, il quale prima divenne coordinatore dei Gulag (1936) e poi vice-ministro del NKVD, l'organismo da cui nacque il famigerato KGB. A lui seguono numerosi altri importanti personaggi come Jacob Agranov, un cekista che si conquisto' la fama di essere un uomo feroce durante i crudeli interrogatori svolti contro i partecipanti alla rivolta di Cronstadt.
Lev Ilic Injir invece, venne nominato capo contabile dei Gulag grazie all'appoggio politico del suo correligionario Iejov, un veterano del NKVD che punteggiava i suoi discorsi con citazioni del Talmud. E quando nel 1933 giunse a termine la costruzione del canale sito tra il Mar Bianco e il Mar Baltico, si seppe che a causa delle insostenibili condizioni di lavoro forzato a cui furono costrette le maestranze erano periti in condizioni disumane centinaia di migliaia di prigionieri russi, asiatici, e ucraini. Ma ciononostante i responsabili dell'ecatacombe vennero premiati con medaglie e onorificienze dal partito di regime. I nomi degli 'illustri' signori che diressero i 'lavori' sono elencati qui di seguito : Iagoda, commissario del NKVD; Matvei Berman, capo dei Gulag; Semion (Shimon) Firin, direttore del BelBal; Lazare Kogan, capo delle costruzioni; Iakov Rappoport, suo vice; Naftali Frenkel, capo dei cantieri del Mar Bianco. Tutte personalita' di origine ebraica. Nel 1923, Bieckerma (anche lui di nazionalita' ebraica), aveva scritto cinicamente : ''Oggi l'ebreo e' dovunque, a tutti i livelli del potere. L'uomo russo lo vede a capo di Mosca, alla testa della capitale della Neva (Pietroburgo, allora Petrograd), alla testa dell'Armata Russa, questa incomparabile macchina di autodistruzione....il russo vede nel giudeo il giudice e il boia; a ogni passo, incontra dei giudei che non sono comunisti, ma che prendono tutto in mano e operano a favore del potere sovietico...Non c'e' da stupire che il russo si indurisca nell'idea che il potere attuale e' ebraico, che e' fatto per gli ebrei, che serve i loro interessi: e' il potere stesso che lo conferma in questa certezza''.
L.V. Kritchevski, nel 1999 dopo aver consultato i documenti rimasti a lungo segreti negli archivi del potente apparato di repressione sovietico ha pubblicato un'opera dal titolo ' Gli ebrei e la Rivoluzione russa' contestualmente a Mosca e a Gerusalemme. Nel libro si legge : ''All'epoca del 'Terrore Rosso', le minoranze nazionali componevano il cinquanta per cento dell'apparato centrale della Vetcheka, e circa il settanta per cento dei posti dirigenziali in seno all'apparato''. Le minoranze a cui faceva riferimento l'autore erano prevalentemente lettoni, ebrei e polacchi. Infatti egli prosegue rivelando che ' fra i giudici istruttori incaricati alla lotta alla contro-rivoluzione, la meta' erano ebrei''. Inoltre le icone della falce e del martello che campeggiavano sulla bandiera sovietica insieme alla stella a cinque punte appartengono al repertorio dei simboli tradizionalmente adoperati dalla Massoneria. Sono infatti entrambe presenti in posizioni separate nel cosiddetto 'quadro della loggia', dove la falce rappresenta la filosofia e il martello la forza. Solo a partire dal 1919 divennero l'emblema del partito comunista.
Va ribadito pero' che la stragrande maggioranza del popolo ebraico non ha alcun tipo di
responsabilita' ne' con l'elite ne' tanto meno con l'operato dei suoi gregari correligionari. Come del resto nessuno puo' essere incriminato solo perche' parente, amico o connazionale di un criminale.
Sono solo alcune 'mele marce' (per quanto potentissime) a infangare il nome di una intera nazione.
Infatti a denunciare episodi del genere si sono coraggiosamente esposti anche molti ebrei. Ecco per esempio alcune affermazioni importanti fatte da storici di origine ebraica come Gabriel Landau : '' Siamo colpiti da quello che ci si aspettava di meno di trovare nell'ambiente ebraico: crudelta', sadismo, violenza, che parevano cosi' estranee a un popolo lontano da ogni vita guerresca. Coloro che ieri non sapevano ancora maneggiare un fucile, si sono trovati a fare i boia e gli aguzzini''. Denunce come queste non possono essere interpretate come una ammissione di colpa, in quanto esprimono, viceversa, l'indignazione e il disagio della maggior parte degli ebrei di fronte ad accertate responsabilita' criminali di alcuni propri connazionali. Il fatto che il popolo ebraico sia una delle comunita' piu' nazionaliste e unite del mondo non deve trarre in inganno coloro che interpretano tale solidarieta' come un elemento certo di connivenza ai giochi di potere dell'elite. Al contrario l'unita' di popolo e i richiami nazionalistici che sono caratteristiche pregnanti del popolo d'Israele vengono abilmente sfruttate dagli Illuminati per raggiungere i propri farneticanti progetti di supremazia.


L'inganno del popolo e la rivoluzione tradita


La maggior parte degli esperti politici ritiene che il tracollo dell'URSS abbia comportato il definitivo fallimento degli ideali socialisti e cio' in quanto costoro continuano erroneamente a identificare tale regime con ogni forma possibile di comunismo reale. Ciononostante non possiamo dimenticare il fatto oggettivo che nella ex Unione Sovietica la dottrina socialista non e' mai stata applicata veramente. Di fatto, Lenin e tutti gli altri agitatori della rivoluzione che vennero finanziati dai poteri forti tradirono le promesse fatte ai lavoratori e alla classe proletaria, consegnando il comando del Paese a un'elite privilegiata alto borghese. Il socialismo reale infatti avrebbe dovuto eliminare le cause della miseria popolare e abbattere il potere illimitato dei pochi sui molti, ma al di la' dei grandi proclami avvenne esattamente il contrario. Appena conclusa la rivoluzione Lenin e Trotsky non fecero altro che smantellare tutte le organizzazioni indipendenti dei lavoratori ponendole fuori legge. Essi istituirono persino uno dei piu' celebri strumenti di controllo e di terrore sulla popolazione, il KGB, con il quale ridussero il popolo russo a una nuova schiavitu'. Lenin realizzo' poi una netta separazione tra la classe dirigente e il resto della popolazione, escludendo quest'ultima da qualsiasi concreta possibilita' di manifestare il proprio dissenso politico.
Rosa Luxemburg ( 5 marzo 1870-15 gennaio 1919), una fervente sostenitrice del socialismo, denuncio' tale situazione aberrante del periodo postrivoluzionario russo. L'attivista di origine ebraica affermo' infatti quanto segue : ''Al posto dei corpi rappresentativi usciti dalle elezioni popolari i generali Lenin e Trotsky hanno installato i Soviet in qualita' di unica autentica rappresentanza delle masse lavoratrici.Ma con il soffocamento della vita politica in tutto il Paese anche la vita del Soviet non potra' sfuggire a una paralisi piu' estesa. Senza elezioni generali, liberta' di stampa e di riunione illimitata, libera lotta d'opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si spegne, diventa apparente e in essa l'unico elemento attivo rimane la burocrazia...una dittatura, certo; non la dittatura del proletariato, tuttavia, ma la dittatura di un pugno di politici, vale a dire dittatura in senso borghese, nel senso del dominio giacobino''.
La sedicente dittatura del proletariato divenne a tutti gli effetti una dittatura contro di esso e il popolo venne usato come carne da macello per attuare una rivoluzione che proveniva dall'elite borghese. Gli ideali comunisti furono utilizzati cinicamente per ingannare le masse. In pratica la rivoluzione lascio' assolutamente invariato il rapporto tra oppressori e oppressi, nel massimo sconcerto della popolazione, che cominciava a comprendere di essere stata illusa. Nel periodo dal 1921 al 1929, infatti, furono realizzate molte riforme in favore della lobby di potere. Tutte le questioni legate alle nazionalizzazioni e alla proprieta' privata vennero affrontate nella prospettiva del gruppo dominante, che comprendeva nobili, borghesi e funzionari del vecchio regime. La rivoluzione quindi si risolse in una truffa al proletariato e l'economia russa precipito' disastrosamente, lasciando perire decine di migliaia di indigenti per fame o epidemie. Due anni dopo l'inizio dell'era comunista c'erano piu' di un milione di senza lavoro e i salari erano scesi di un terzo.
Appena acquisito il potere l'elite russa elimino' fisicamente tutti i veri comunisti instaurando un regime dittatoriale fondato sul terrore. L'attivista comunista Nikolai Bucharin venne fucilato dopo un processo sommario per avere tentato di introdurre riforme di stampo socialista nel nuovo regime. Le sue ultime parole furono : ''Sto per morire.Chino la testa, ma non davanti alla falce proletaria, che giustamente e' spietata, ma e' anche casta. Io sono impotente, invece, davanti a una macchina infernale che sembra usare metodi medievali, eppure possiede un potere gigantesco, inventa calunnie ad arte, agisce sfrontatamente e con fiducia...Oggi, i cosiddetti organismi della Gpu sono per la maggior parte un'organizzazione degenerata di funzionari senza scrupoli, dissoluti e ben pagati''. Tutti i leader storici bolscevichi che sapevano troppo, che non appartenevano o che si ribellarono all'elite vennero sterminati. Persino Trotsky il 20 agosto 1940 venne aggredito alle spalle dal suo segretario, Ramon Mercader, rivelatosi poi essere un agente di Stalin. Mercader gli sfondo' il cranio usando una piccozza e Trotsky mori' dopo ore di agonia il giorno seguente. In nome di un socialismo reale mai realizzato venne addirittura ripristinata la schiavitu' umana dei famigerati Gulag, dove perirono centinaia di migliaia di persone.
Se e' vero che il buon giorno si vede dal mattino, una lettera della scrittrice russa Aleksandra Kollontaj testimonia questa drammatica realta' gia' a partire dal 1917:''... Fui accolta dai vecchi addetti al ministero non senza una certa resistenza. La maggior parte di loro ci sabotavano apertamente. In ultima analisi, il comunismo non fu altro che una farsa magistralmente interpretata dai finanzieri internazionali per controllare le masse e promuovere cosi' la prima forma moderna di tirannide mondiale mascherata da socialismo reale. Ad accorgersene,pero', ci furono, come gia' visto, anche molti brillanti attivisti comunisti che avevano ingenuamente creduto nella causa della 'rivoluzione proletaria', e tra questi possono sicuramente citare la statunitense Bella Dodd (1904-1969),membro del Consiglio Nazionale del Partito Comunista americano (CPUSA). Bella Dodd scrisse infatti 'The School of Darkness (La scuola delle tenebre), uno straordinario volume rivelatorio dal titolo emblematico divenuto ormai praticamente introvabile. Il contenuto esplosivo dell'opera ripercorre le tappe della Rivoluzione russa, soffermandosi poi sulle prove inoppugnabili che riguardavano il vero motivo per cui venne realizzata. E poiche' come gia' visto furono proprio i banchieri di Wall Street a finanziare le attivita' rivoluzionarie internazionali sorge spontanea una domanda : per quale recondito motivo dei grandi capitalisti, tra i quali spiccava l'impero finanziario di J.P. Morgan, patrocinarono i comunisti? Gary Allen fornisce questa spiegazione:
''Se si riconosce che il comunismo non e' un programma per la condivisione del benessere,bensi' un metodo per il suo controllo, allora l'apparente paradosso del super-ricco che promuove il comunismo non e' piu' tale. Diventa il logico, il perfetto strumento per megalomani in cerca di potere. Il comunismo non e' il movimento delle masse oppresse, ma dell'elite economica''.


Il materialismo scientifico e il lavoro delle donne come mezzi per sovvertire tutti i valori tradizionali della societa' secondo il programma degli Illuminati.


La Dodd descrive parimenti il comunismo come il prodotto di un 'culto segreto' (lo gnosticismo luciferiamo degli Illuminati) il cui vero obiettivo 'sotterraneo' e' la distruzione dei valori tradizionali della civilta'. Attraverso quest'ultimo infatti milioni di ingenui idealisti sono stati raggirati con il pretesto del bene comune e dell'aiuto ai piu' bisognosi, quando in realta' l'unico scopo dell'elite' e' l'instaurazione di un nuovo ordine mondiale. Cio' e' testimoniato anche dal fatto che Dodd constato' come nella sede del partito non fosse condotta alcuna ricerca sociale. Le fu 'spiegato' allora che : ''Il nostro non e' un partito riformista, ma rivoluzionario''.
Il Partito Comunista operava insomma infiltrandosi e sovvertendo istituzioni sociali quali le chiese, le scuole, i mass media e il governo per arrivare infine a sottomettere i popoli proprio a quello stesso modello di governo mondiale di sfruttamento del piu' debole che ufficialmente si proponeva di voler contrastare e distruggere. Dodd rivelo' ad esempio che 1.100 membri del CPUSA furono ordinati preti cattolici negli anni Trenta, mentre altri agenti comunisti sovvertivano il sistema educativo americano mediante l'assoggettamento dei sindacati degli insegnamenti alla direzione di alcune specifiche 'associazioni culturali' controllate dall'elite, e solamente chi accettava l'approccio materialistico (ovvero la stessa ideologia materialistica di fondo comune al liberismo e al darwinismo massonico) della 'lotta di classe internazionale' riusciva a mettersi in luce in tali strutture.
Il programma a lungo termine dei comunisti prevedeva poi il coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro (oggi perfettamente realizzato anche in ambito capitalista mediante l'innalzamento del costo della vita da parte dell'alta finanza e la conseguente impossibilita' di sopravvivere con un solo stipendio) per smembrare l'unita' familiare e fare cosi in modo che le nuove generazioni venissero 'educate' esclusivamente dagli enti collettivi del partito (nella societa' capitalista lo stesso scopo viene ottenuto costringendo entrambi i genitori a ritmi di lavoro incompatibili con la possibilita' di seguire i figli, lasciando che questi ultimi seguano il modello sociale loro imposto da strumenti di manipolazione mentali di massa come la televisione). La famiglia, quindi, in quanto roccaforte dei valori umani tradizionali (la donna era il collante del nucleo familiare) doveva essere completamente annientata, conferendo il ruolo d'insegnamento dei genitori al partito e allo stato.
Dodd diede il suo contributo all'organizzazione del 'Congresso delle Donne Americane' (il precursore del movimento femminista) in perfetta buona fede e, dal momento che questa associazione sembrava promuovere la pace, il movimento attrasse anche molte altre donne.Ma si
tratto' in realta' solo di una rinnovata offensiva dell'elite per destabilizzare la famiglia e avere campo libero sulla formazione delle nuove generazioni. Al pari dei giovani e dei gruppi minoritari, le donne erano e sono ancora considerate una forza di riserva della rivoluzione per la loro attitudine ad essere facilmente trascinate da sollecitazioni emotive.
La Seconda guerra mondiale porto' il CPUSA a rinunciare definitivamente alla lotta di classe e ad aggregarsi al cosiddetto ''campo Rooseveltiano del progresso 'che comprendeva i cosiddetti 'capitalisti progressisti''. Il Partito Comunista Sovietico cominicio' cosi' ad assumersi la responsabilita' di instaurare una rigida disciplina tra i lavoratori, e nessun datore di lavoro fu piu' abile o inflessibile dei capi comunisti nel contenere gli scioperi o nel ridimensionare le rimostranze degli operai. In quegli anni infatti l'aumento delle paghe era notevolmente inferiore a quello dei profitti e del controllo monopolista sui generi di prima necessita'. I profitti della produzione bellica quindi erano esclusivo appannaggio di dieci grandi corporations e i dirigenti comunisti evitarono diligentemente la diffusione di tale informazione. Il periodo bellico fu contrassegnato da uno straordinario coordinamento tra il Partito Comunista e l'elite finanziaria americana. L'elite finanzio' una sofisticata agenzia di propaganda,, l'Istituto Russo, che aveva sede a New York, in Park Avenue, di fronte a quella del Council on Foreign Relations (CFR) di Rockfeller, situato sulla 68ma Strada. Personalita' famose come Vanderbilt, Lamont, Whitney e Morgan erano in quella sede a stretto contatto con la nomenklatura comunista. Stalin dissolse il Comintern (l'Internazionale Comunista), su insistenza di Roosevelt, anche per rendere politicamente piu' 'presentabile' il CPUSA. Earl Browder (1934-1945), il suo leader, acquisi' un rilievo nazionale e si consulto' con i ministri dell'amministrazione di Franklin Delano Roosevelt, presidente degli USA negli anni critici che vanno dal 1933 al 1945.Il comune sforzo bellico di USA e URSS doveva porre le basi della creazione del Nuovo Ordine Mondiale. Ma la linea politica muto' inspiegabilmente e Browder divenne un signor nessuno. Apparentemente l'elite finanziaria decise che i tempi non erano ancora maturi per un governo mondiale, mentre una guerra sarebbe stata molto piu' proficua.
A Dodd fu riferito che in futuro il Partito Comunista avrebbe dovuto spesso subire l'opposizione non solo del governo, ma anche dei lavoratori americani. Dodd comprese allora che le migliori aspirazioni di servire i lavoratori erano state tradite sin dall'inizio per servire alla causa dell'elite e del suo nuovo ordine mondiale. I membri del CPUSA si precipitarono, come topi impauriti, ad adottare la nuova linea di partito. Dodd tento' di abbandonare l'organizzazione, ma le fu detto che 'nessuno esce dal partito. O muori o sei sbattuto fuori''. Alla fine Dodd fu espulsa e bollata come 'razzista, anti-portoricana, antisemita, nemica dei lavoratori e serva dei padroni''. Non c'e' forse qualcosa di familiare in tali accuse? Dopo piu' di vent'anni di sacrificio indefesso fu lasciata senza famiglia o amici. Il partito era stato la sua famiglia! ''Questa e' la chiave per l'asservimento mentale del genere umano. L'individuo e' soppresso...egli opera come l'ingranaggio di un meccanismo superiore (un ingranaggio che si puo' scartare quando non serve piu' o quando viene ritenuto dannoso)...Non possiede alcuna cognizione dei programmi ideati dal gruppo dirigente per usarlo''


L'ombra dell'elite dietro ogni grande ideologia di massa


Bella Dodd fu alquanto cauta nei confronti di chi, dietro le quinte, manovrava il Partito Comunista. Una volta le fu detto che se avesse perso il contatto con Mosca avrebbe dovuto telefonare a due multi-milionari che vivevano nelle Waldorf Towers. Altrove fa riferimenti a un 'potere mondiale segreto e ben organizzato''. Aveva evidentemente paura di rivelare troppo, anche perche' sospettava che il suicidio di un leader del CPUSA avesse mascherato in realta' una esecuzione in piena regola.
Tuttavia si e' lascia sfuggire un probabile indizio. Dodd afferma che tutti i nove piani della sede adibiti agli affari del CPUSA. Il sesto piano era riservato all'ufficio stampa del quotidiano yiddish 'Freiheit o Frayhayt (Liberta') e alla 'Commissione Ebraica'. Gli israeliti, come gia' visto, erano in effetti prominenti tra i comunisti ingenui. ''Cio' che mi divenne chiaro fu la collusione tra queste due forze : i comunisti, con il loro progetto di dominio mondiale, e certe forze mercenarie del mondo libero intente a speculare sullo spargimento di sangue''.
Dodd riferisce, come se ' un tassello del puzzle rivelasse l'immagine', la storia della nave 'Erica Reed', che rispecchia centinaia di altre. Durante la guerra civile spagnola gli americani donarono fondi per caricare la nave diretta in Spagna di forniture mediche e alimentari, ma i comunisti dirottarono invece la nave in Russia. Dodd aggiunge che la censura e' per i comunisti un elemento essenziale, affermando : ''Ho spesso visto i dirigenti sfilare libri dagli scaffali delle case dei membri e raccomandare la loro distruzione''. Il comunismo e' essenzialmente un losco sistema di controllo da parte dell'elite internazionale, e non fu affatto soppresso durante il periodo del maccartismo; si riciclo' piuttosto nella Nuova Sinistra, nella controcultura, nel movimento dei Diritti Civili e in quelli di liberazione delle donne e avversi alla guerra. In seguito si mimetizzo' nella pletora delle ONG (Organizzazioni Non Governative) sponsorizzate dall'elite, in fazioni dei partiti Repubblicano e Democratico, e nei gruppi liberal, sionisti, sindacali e dei diritti dei gay. Questi gruppi, al pari dello stesso CPUSA, sono tutti a struttura piramidale e pertanto i membri dei livelli piu' bassi sono completamente ignari di essere usati. All'obiezione secondo la quale alcuni dei gruppi sopra menzionati si oppongono alla globalizzazione, Dodd riferisce casi in cui il CPUSA ha formalmente sostenuto cause che in realta' desideravano sabotare.
In conclusione, il comunismo fu ed e' tuttora una frode utopistica escogitata da personaggi enormemente facoltosi per boicottare i sogni della gente ordinaria e arrestare il progresso della coscienza umana. Si tratta della medesima congiura che ha innescato le guerre attualmente in corso. Il comunismo propugna i valori della fratellanza e della pace solo per confondere le masse, rinnegandoli poi di fatto fin dalle prime fondamenta della sua ideologia materialista (la quale sia attraverso la forma individualista del capitalismo che quella collettiva del bolscevismo non puo' riconoscere realmente alcun valore eticoe morale) al solo scopo di ingannare i popoli. Sotto la pelle dell'agnello dei buoni propositi si nasconde il 'lupo' sanguinario e vorace dell'elite finanziaria internazionale, che sfrutta continuamente il corpo e la mente di miliardi di persone, e tutto cio' che viene spacciato come verita' nei media e nelle scuole fa parte di questo mostruoso imbroglio. L'espressione 'politicamente corretto', ormai universalmente adottata, non e' altro che un vecchio concetto comunista, un segno di distinzione e di appartenenza all'ortodossia ideologica di quel partito. Anche il movimento femminista e' comunista sia nelle origini che nello spirito; esso pretende di difendere i diritti delle donne, mentre in pratica isterilisce entrambi i sessi e distrugge la famiglia, che rappresenta l'unita' sociale di base, il vero fondamento della societa'. L'attuale societa' appare insomma come una nave che sta affondando tragicamente in un mare di malvagita' e di ipocrisia, senza che i suoi passeggeri possano accorgersene. A tenere loro la mente frastornata e distratta ci pensano infatti lo sport e ogni altro genere di spettacolo offerto a buon mercato dal circo mediatico di chi governa la cabina di pilotaggio.


La cosiddetta guerra fredda


Per quanto possa sembrare strano, se non addirittura paradossale, la costituzione delle due super potenze nate dalle ceneri della Seconda guerra mondiale (USA e URSS) era gia' stata scritta nell'agenda degli Illuminati sin dal lontano 1917. Note famiglie di banchieri di origine ebraica come quella dei Morgan o dei Rockfeller, che sono l'apparente espressione del 'libero mercato' occidentale, possiedono infatti le proprie filiali nei Paesi dell'area socialista sovietica sin dai tempi della rivoluzione.
Un dossier pubblicato dal periodico 'OP Nuovo' nel maggio 1982 rese noto inoltre che la Gosbank, ovvero l'ex banca centrale sovietica, era in realta' una societa' per azioni, con capitali provenienti dall'alta finanza internazionale, Nel 1937, infatti, l'Istituto di emissione sovietico fu privatizzato in assoluta contraddizione ai principi ideologici a cui si sarebbe dovuta ispirare la rivoluzione e Armand Hammer (un plurimiliardario ebreo americano) entro' a pieno titolo nel Consiglio di amministrazione della Gosbank. In pratica, il destino della Rivoluzione russa e dei regimi politici che seguirono a essa fu sempre guidato da una unica cabina di regia, la lobby dei banchieri che si riconobbe nel culto degli Illuminati. Peraltro, tale paradossale stato di collaborazione tra regimi apparentemente opposti e in contrasto tra loro e' stato gia' brillantemente denunicata dallo scrittore ebreo Charles Levinson nel suo libro 'Vodka-Cola' e puo' essere simbolicamente riassunta nella celebre stretta di mano avvenuta secondo il rito massonico degli Illuminati tra il presidente USA Reagan e il presidente sovietico Gorbaciov durante il summit di Reykjavik (Islanda) nel 1986.
Una volta cessata la contrapposizione di facciata tra i due grandi blocchi, l'elite punta ora a realizzare l'ultimo stadio del nuovo ordine mondiale, la cosiddetta globalizzazione. Un processo che ha avuto una brusca accellerata con i fatti dell'11 settembre e che terminera' solo con l'instaurazione di una dittatura a livello planetario. Il pretesto della sicurezza e del terrorismo verra' quindi sempre maggiormente utilizzato contro le nazioni per legittimare un controllo sempre piu' invadente e oppressivo da parte del super-governo globale previsto nell'agenda degli Illuminati (come ad esempio nel Patriot Act americano). Il consenso popolare a questo progetto verra' ottenuto grazie all'opera del fantomatico terrorismo di Bin Lade, ''il signore del male'. Al contempo i mass media alimenteranno la convizione nell'opinione pubblica che l'unica soluzione possibile contro il terrorismo internazionale sia la restrizione della liberta' personale (super poteri alla polizia, ai servizi segreti, schedatura della popolazione)
''Oggi, l'ulteriore progresso del mondo e' possibile solamente attraverso una ricerca rivolta a un concetto universale dell'uomo muovendoci verso un Nuovo Ordine Mondiale''-Mikhail Gorbaciov.


Fonte : Rivelazioni non autorizzate


TRATTO DA:
http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2016/01/la-rivoluzione-bolscevica-finanziata-da.html

PERCHE’ L’ALTA FINANZA, SOSTENNE LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA E, IN PARTE, ANCHE HITLER


Di: Maurizio Barozzi

Per avere una chiave interpretativa degli avvenimenti storici, soprattutto del XX Secolo, necessaria anche per capire le vicende contemporanee, è importante leggere il libro di G. P. Pucciarelli: “Segreto Novecento”. E’ una ricostruzione particolareggiata e documentata, senza viaggi di fantasia, su certe vicende storiche, indispensabile anche perché non ci sono nella letteratura italiana testi, ben documentati.
In questo libro si descrivono le strategie e i progetti di un pugno di Famiglie, di antica ed enorme potenza finanziaria, veri e propri imperi economico-finanziari, con al vertice i Rothschild e attorno i Rockefeller, i Morgan, poi i Goldman & Sach, i Lehman, i Kuhn & Loeb, i Ginzburg, i Warburg, ecc.
Imperi bancari, assestati sull’asse City di Londra – Wall Street di New York, e presenti con banche, succursali, assicurazioni e dependance in tutte le Nazione e aree strategiche del pianeta.
Sono coloro che ora definiamo i BANKSTERS, o gangsterismo finanziario, soprattutto perché dopo il varo del Federal Reserve System (nel 1913) hanno stretto attorno al collo degli Stati un cappio di usura e un totale controllo monetario delle Banche Centrali, tale da sottomettere tutto e tutti e trasformare le classi politiche locali in veri e propri “camerieri”, come le definì Ezra Pound.
Si da però il caso che con i primi del ‘900, queste “Famiglie” dell’Alta Finanza, grazie al controllo delle più importanti risorse della terra, in particolare il petrolio, che oramai stava sostituendo nell’Industria e nei trasporti, la vecchia energia carbonifera, si stavano trasformando in una specie di “capitalismo monopolista”, una immensa forza finanziaria, delle Power Elite, che detenevano il possesso o il controllo anche di buona parte della grande Industria strategica, e si imbarcarono in questo nuovo capitalismo d’assalto e monopolista. Un vero e proprio Corporate Banking, in grado di creare imperi e succursali capitaliste in ogni parte del pianeta..
L’Alta Finanza, quindi, poteva ora pensare in grande, anche grazie al fatto che gli Stati Uniti, area in cui avevano un loro punto di forza finanziario e vi controllavano buona parte della Amministrazione, dopo la breve guerra con la Spagna si proiettavano anche verso i mercati del Pacifico, affiancandosi così all’Impero britannico.
Si determinavano quindi le condizioni affinchè il Corporate Banking potesse dare corpo e fattualità alla sua atavica “volontà di potenza”, mettendo in atto un vero e propri progetto di dominio mondiale, la cui prima fase doveva essere la conflagrazione in Europa che poi divenne mondiale (la Grande Guerra).
Dobbiamo inoltre considerare che pur se su diversi piani, in realtà, erano all’opera tre, solo apparentemente diverse, forze, strutture e lobby di carattere mondialista, ovvero finalizzate al dominio mondiale: una specie di trinità Una e Trina, dove vi giravano spesso gli stessi potentissimi uomini: dagli Untermeyer, ai Baruch, ai Warburg, ai Mandel House, gli Hammer, gli Helphand, ecc., tutti insieme a costituire una potentissima Casta capace di imporsi ai Governi e condizionare gli Stati nazionali.
Queste tre Forze possono essere così riassunte: Alta Finanza con il suo Corporate Banking; la Massoneria Universale in tutte le sue onnipresenti logge e obbedienze; e l’internazionale ebraica, sionista e talmudista, incarnata in particolare nel Congresso Mondiale Ebraico. Tutte forze sostanzialmente cosmopolite, con punti di forza in tutto il pianeta, non antitetiche tra loro, ma complementari e con lo stesso progetto di dominio Mondiale.
Per la prima volta nella Storia, la presenza di questa “Trinità” tesa al dominio mondiale, sostanzialmente, rompeva vecchi schemi geopolitici , nel senso che pur avendo i suoi punti di forza e principale residenza in Inghilterra e negli Stati Uniti, non era propriamente vincolata a queste nazioni e alle loro esigenze geopolitiche. Si è pertanto verificato che il “motore della storia”, ovvero le cause prime che innescano interessi e contrasti che poi determino le guerre o le evoluzioni diplomatiche che scompongono e ricompongono le alleanze, non siano state più, o almeno non siano state più solo, le strette esigenze geopolitiche delle singole nazioni, ma appunto gli interessi e la volontà di potenza di queste Forze il cui aspetto più visibile e materiale è rappresentato dal Corporate Banking.
Non possiamo qui riportare tutti questi particolari storici, ma ne vogliamo sottolineare almeno due, che mostrano la spregiudicatezza e il modus operandi di questi Banksters usi da sempre a sostenere e finanziare tutte quelle situazioni che possono tornargli utili.
In particolare finanziare il riarmo delle Nazioni, pur schierate in campi opposti, in modo da legarle con il debito in tal modo contratto e costringerle poi all’utilizzo di quegli armamenti, a cui la maggior parte dei finanziamenti erano finalizzati, per scatenare guerre che ritornavo opportune ai Bankste stessi sia per speculazioni finanziarie che per progettualità politiche (oltretutto non si dimentiche che, al tempo, il tesoro e i beni di varie famiglie dinastiche, per esempio gli Zar, erano al sicuro e di fatto, sotto ipoteca, nelle banche dei Rothschild a Londra).
Qui accenneremo, sempre per sommi capi (chi vuole i dettagli e le documentazioni veda il libro di Pucciarelli “Segreto Novecento”), ai finanziamenti che venero elargiti a mani basse dai banksters alla rivoluzione bolscevica e in parte all’ascesa del nazionalsocialismo di Hitler.
Due forze opposte sulle quali il Banking Corporate aveva puntato per conseguire alcuni scopi.
In genere per la finanza monopolista , finanziare opposte fazioni, Stati in guerra tra loro, e paradossalmente anche “forze” nemiche giurate dei banksters, è una costante da sempre utilizzata da questi vampiri. Finanziare significa controllare, avere voce in capitolo e poi, in definitiva non rimetterci mai, perché una delle forze finanziate deve pur vincere, quindi poi paga e l’altra, quella che soccombe, è obbligata a pagare obtorto collo
Nel caso però dei bolscevichi soprattutto, ma anche dei nazionalsocialisti, vi erano dietro progetti, da parte dei Banksters, molto più complessi e di grande respiro.
E’ importante conoscerli per capire la politica internazionale.
Per iniiare occorre premetteree che nella decifrazione di questi “enigmi” si deve sempre partire da una Legge storica: quando si affaccia alle cronache storiche una forza, un uomo, un partito che mostra determinate “idee forza”, una determinata spinta dinamica, grandi capacità di aggregazione, ecc., sempre e comunque ci sono poteri costituiti, interessi, che cercano di utilizzare per i propri scopi queste forze questi uomini.
Un altra necessità storica invece ci dice che qualsiasi entità rivoluzionaria non può mai fare a meno di finanziamenti, perché la politica costa, costano i giornali, le sedi, l’attività, ecc., e se il caso le armi. Nessun leader o dirigente di un gruppo o partito rivoluzionario può permettersi di rinunciare a determinati sostegni.
L’importante semmai, per “salvare” l‘ideale, è sempre e solo il concetto che questi finanziamenti, pur condizionando, in chi li accetta non devono mai far perdere di vista o stravolgere quelli che erano gli obiettivi politici di fondo e gli ideali per i quali si sono mobilitate ed entusiasmate tante anime ed energie. Purtroppo non sempre questo avviene e per gli idealisti la fregatura spesso è inevitabile.
Come vedremo la rivoluzione Bolscevica rimase sempre, anche con Stalin, condizionata dai progetti del Corporate Banking, mentre invece Hitler e il Nazionalismo, andarono dritti per la loro strada finendo ovviamente per entrare in contrasto insanabile proprio con i Banksters che infatti dovettero impegnare ogni loro energia per distruggere la Germania e il nazionalsocialismo e ammazzare Hitler come un cane rabbioso.
Il criminale progetto del Corporate Banking.
Come accennato il progetto di dominio mondiale dei banksters, passava per una grande conflagrazione europea, la liquidazione di ogni Istituzione e struttura che ostacolasse progetti mondialisti e la realizzazione di Istituti e organismi trans e over nazionali in grado di condizionare le Nazioni e di limitare la sovranità degli Stati.
Ma attenzione: la Grande Guerra non poteva risolvere tuti i problemi che si presentavano ai banksters, i quali erano ben consci che necessitava una Seconda guerra mondiale, risolutiva, come infatti lo fu. Ergo la prima e la Seconda guerra mondiale furono due tempi di uno stesso film, mentre i perfidi e insanabili assetti di Versailles e la grande crisi finanziaria del 1929, furono tutte tappe intermedie programmate per la realizzazione di questi obiettivi.
Solo dopo la Seconda guerra mondiale e l’imposizione di altri grandi Istituzioni e Organismi mondialisti, FMI e Banca Mondiale, con una miriade di istituzioni trans nazionali che ruotano anche attorno all’Onu, il progetto di dominio mondiale si potè dire che entrò in una fase decisiva, anche a livello ideologico con la pianificazione e omologazione delle culture, del linguaggio e dell’informazione per tutti gli esseri umani, verso standard e modelli ideologici ben definiti.
Nella prima decade del ‘900 quindi, dopo aver finanziato il riarmo delle Nazioni europee, strangolate dal debito pubblico contratto verso i Bankesters, tanto che oramai l’unica soluzione per queste nazioni era quella di scannarsi in una guerra europea, dopo aver manovrato le varie diplomazie attraverso un sottile gioco massonico in modo da rendere i contrasti insanabili (la massoneria aveva anche la necessità di liquidare una volta per tutte, attraverso la guerra, il potere di Trono e Altare), i Banksters misero in conto di realizzare un progetto di ordine anche, se non soprattutto, economico - finanziario, funzionale all’espansione di quel capitale monopolistico a cui i Banksters puntavano.
Il capitalismo monopolista del Corporate Banking
Il progetto principale era quello di togliere di mezzo la Russia degli Zar e di creare poi in Medioriente lo Stato sionista. Vediamo perché.
A parte varie valutazioni di ordine ideale, come per esempio quelle confacenti al sionismo, presenti, ma non decisive, il problema vero partiva dal presupposto che la Russia, come gli Stati Uniti, era una riserva immensa di materie prime, petrolio compreso.
A differenza degli USA però La Russia era notevolmente arretrata, ma fino a quando lo sarebbe stata? Con l’avanzamento del progresso scientifico e tecnologico, infatti, che proprio a cavallo dei due secoli stava facendo salti da gigante, la Russia zarista, arretrata non lo sarebbe rimasta per molto e quindi sarebbe diventata un pericoloso concorrente per il Corporate Banking, costretto non solo alla concorrenza, ma anche a non poter imporre i suoi prezzi specialmente sul petrolio, che gli Zar per espandersi e finanziarsi avrebbero potuto vendere sottocosto.
Per impedire alla Russia di risolvere annose e penose situazioni interne, come quella della sua agricoltura e il servaggio in cui vivevano i contadini, già si era dovuto far assassinare il ministro Stolypin che aveva in progetto una riforma agraria di ampio respiro che avrebbe non solo moltiplicato la produzione, accontentato i tanti contadini nel possesso della terra, ma anche stemperato ogni contrasto sociale foriero di esplosioni rivoluzionarie.
La Russia zarista doveva dunque scomparire, con tutto il suo potenziale di materie prime che sarebbe potuto, sia pure a medio termine, esplodere in un agguerrito e concorrenziale capitalismo monopolista, e questa necessità era per i Banksters preminente, perché senza il totale monopolio dei mercati futuri, non si sarebbe poi avuto il necessario potere per attuare tutti gli altri progetti di dominio politico.
Al contempo il Corporate Banking, aveva anche la necessità nel Medio Oriente, dove si erano scoperti i più importanti giacimenti petroliferi (accaparrati dai Rockefeller e dalla Britisch Petroleum), con la immancabile presenza finanziaria dei Rothschild, di instaurare un presidio, anche militare, per il controllo di quelle delicate rotte e condizionare tutta quella turbolenta area geografica in buona parte anche strappata all’ex Impero Ottomano.
Non a caso dopo l’apertura del Canale di Suez, attorno alla metà dell’800, era cresciuta di importanza la “portaerei naturale” nel Mediterraneo che era l’Italia, di cui ci si prefiggeva di utilizzare come “base” permanente in quello che veniva considerato un “lago inglese”, tanto che venne finanziata e promossa la rivoluzione del Risorgimento e l’ascesa della “anglofila” Casa Savoia.
Adesso però con le esigenze petrolifere enormemente cresciute e la prospettiva di una creazione dello Stato israeliano, che oltretutto soddisfaceva gli atavici desideri del sionismo, si creava un altro fondamentale presidio sulle rotte del petrolio.
Se ne gettarono le basi durante la Grande guerra, con la dichiarazione Balfour e l’intervento americano in Europa, si prese subito a programmare questa realizzazione dell’”emporio” ebraico, con il riversare in Palestina più ebrei possibili, in particolare gli ebrei tedeschi, una popolazione molto qualificata, non facile però da esportare dalla Germania. Vedremo come a questo fine tornò anche utile il nazionalsocialismo.
Il finanziamento della rivoluzione bolscevica
Per la distruzione della Russia zarista si resero necessarie sia la sconfitta in guerra e soprattutto la rivoluzione bolscevica sulla quale si mossero enormi finanziamenti dalla banche Newyorkesi. Il Corporate banking, quindi, non solo sostenne la rivoluzione bolscevica in modo determinate, ma poi pilotò tutta la ricostruzione della Russia e i suoi piani economici, anche ai fini degli interessi dei banksters.
Il principio perverso del capitale monopolistico finanziario era quello che una Russia comunista, avrebbe prodotto un tipo di economia non concorrenziale, avrebbe annullato ogni spinta euro asiatica di quell’immenso paese verso la genialità e spregiudicatezza del capitalismo, e quindi, la Russia comunista non sarebbe mai stata un concorrente dei banksters. Cosa puntualmente verificatasi.
Ma c’era di più: la Russia doveva anche servire per una nuova conflagrazione in Europa, il secondo atto della guerra mondiale, che l’avrebbe dovuto proiettare verso una parziale occupazione, a partire dalla Germania, del continente europeo, cooperando alla distruzione totale della entità Europa e quindi garantire il potere planetario del grande capitale monopolistico e consentirgli, in una ulteriore fase, dopo lo sbaraccamento della stessa URSS, di attuare il progetto di un Governo Mondiale, se non addirittura di una Repubblica Universale.
Non a caso i banksters, attraverso i grandi intermediari della finanza americana, tra questi il ricco petroliere e delle ferrovie Hammer, potentati che passavano come “progressisti, finanziarono i piani quinquennali sovietici, atti a non far morire di fame vasti strati della popolazione, in particolare i contadini, ridotti all’indigenza dopo la scossa rivoluzionaria e a riarmare la potenza sovietica. Pochi sanno che l’URSSS ha sempre devoluto o è stata finanziata a questo scopo, enormi fette del proprio prodotto lordo delle sue finanze, denaro impiegato per gli armamenti, toccando sempre cifre incredibili, attorno al 34 percento, che nessun paese ha mai raggiunto.
E la Russia, anche con Stalin, che ben si guardò dal toccare gli interessi privati della finanza internazionale nella su Banca Centrale, la Gosbank, si mosse sempre con questi presupposti, anche se i sovietici puntavano ad esportare la rivoluzione comunista nel mondo espandendosi sulle stesse rotte degli Zar. Ma questo non era un problema per il Corporate Banking, anzi.
Cosicchè, fin dagli anni ’20, quando i sovietici in gran segreto aiutarono i tedeschi per la ricostruzione della Wermacht, ad arrivare al Patto Molotov – Ribbentrop del ‘39, dove i sovietici si impegnarono a sostenere lo sforzo economico della Germania costretta alla guerra con gli anglo francesi, lo scopo di Stalin era sempre stato uno solo: aiutare la Germania a rialzarsi, metterla in condizione di sostenere uno sforzo bellico e spingerla ad una guerra in Europa, per poi attaccarla al momento opportuno con una potenza di fuoco straordinaria, frutto di pluriennali piani di riarmo.
E’ oramai certo che il 22 giungo 1941, i sovietici furono preceduti dai tedeschi di un paio di settimane nell’attacco, trovandosi in tal modo sbilanciati in avanti senza poter, in breve tempo, correre ai ripari su posizioni difensive. La Germania che non ignorava questi intenti li aveva miracolosamente preceduti.
Insomma, i veri architetti di una immane carneficina che sconvolse il XX Secolo furono appunto i Corporate Banking con la loro criminale casta e il comunismo è stato un utile mezzo, da questi criminali pilotato, per raggiungere i loro fini.
Del resto il comunismo, una utopia, al di fuori della portata umana, non solo non si realizzò con la rivoluzione bolscevica, nonostante gli orrori, le violenze e la dittatura, che già si poteva constatare come in Russia quello che si era configurato con la nomenklatura con falce e martello, non era certo una fase transitoria verso il comunismo, ma un capitalismo di Stato che ben presto si strutturò in varie oligarchie, mentre l’URSS, lungi dall’essere quella Nazione guida, madre del comunismo, non fu altro che una nazione imperialista, preposta ad un transitorio dominio mondiale, in accordo strategico, con la superpotenza americana.
I finanziamenti a Hitler e al Nazionalsocialismo
Quando in Germania si rese evidente che si stava affacciando una personalità di grande carisma e forza rivoluzionaria, Adolf Hitler, la finanza internazionale non poteva di certo ignorare questo realtà. Come ha sempre fatto quindi cercò di finanziarne l’ascesa nella speranza di poterne controllare gli sviluppi.
Gli investimenti a favore dello NSDAP non furono di certo paragonabili a quelli elargiti ai sovietici, ma comunque ci furono.
A parte gli aspetti spiccioli e contingenti che consigliavano questi finanziamenti, il Corporate Banking si prefiggeva, sostenendo l’ascesa di Hitler di raggiungere due obiettivi.
Primo: l’avvento in Germania di un partito estremista, sciovinista, pangermanico, unito alle insanabili contraddizioni, ruberie e imposizioni della pace di Versailles, avrebbe sicuramente creato le condizioni per il riarmo della Germania, la rinascita di una sua volontà di potenza e quindi di una futura guerra perché, dall’altra parte, si stava al contempo predisponendo il grande riarmo dell’URSS, con presupposti di distruzione della Germania sessa e quindi si sarebbe anche potuto proiettare la Germania contro l’URSS, mentre gli inglesi, come avevano sempre fatto nella loro storia, si sarebbero sicuramente mobilitati per impedire che nel continente si realizzasse una forte entità nazionale che andava contro i loro interessi. Gli interessiper un'altra guerra non mancavano.
E interessante notare che il Corporate Banking, anche attraverso il controllo di grandi industrie americane, in particolare della chimica, della meccanica, e della energia petrolifera, sostennero in qualche modo la potenza tedesca, onde spingerla alla guerra, che comunque poi gli avrebbero prima o poi sicuramente scatenato contro, ben sapendo che la Germania priva soprattutto di petrolio, non avrebbe potuto confrontarsi a lungo sul piano militare, né contro l’URSS, né contro gli occidentali. Al momento opportuno quindi, chiudendo i rubinetti, la Germania sarebbe stata spazzata via.
Secondo: il programma del nazionalsocialismo, pangermanista, contemplava anche un forte programma antiebraico, il cui fine ultimo era la espulsione degli ebrei dalla Germania. Proprio quello che necessitava al sionismo e al Corporate Banking: l’uscita dei preziosi ebrei tedeschi dalla Germania per farli arrivare in Palestina.
Del resto due propositi, sia del sionismo che del nazionalsocialismo, andavano a incontrarsi: l’evacuazione degli ebrei dalla Germania e la proibizione di matrimoni misti.
A questo proposito, dagli USA il Congresso Mondiale Ebraico, non perse tempo e scatenò, dal momento stesso che Hitler arrivò al governo (gennaio 1933P una serie crescente di ricatti, intimidazioni e dichiarazioni di guerra contro la Germnai, al solo fine di indurla a incattivire le misure antiebraiche. Al contempo la stampa, soprattutto anglo americana, sparava titoli, spesso inventati di sana pianta, per dipingere u clima invivibile e di persecuzioni subite dagli ebrei nel Reich. Si arrivò addirittura al punto, che eminenti membri della comunità ebraica tedesca, preoccupati veramente che la loro situazione in Germania potesse precipitare, smentirono più di una volta che sul posto essi fossero sottoposti a tutte queste angherie.
Delle guerra e di quello che accadde dopo, con tutto l’ebraismo oramai compattato contro i tedeschi e la Germania decisa a liberarsi degli ebrei nel Reich e nel resto dell’Europa, sono fatti arcinoti, che ancora una volta, mostrano come vennero a realizzarsi i piani del Corporate Banking che, nel 1948, vide premiati i suoi investimenti, con la nascita dello Stato ebraico in Medioriente.
Resta solo da far osservare che, come accennato, che mentre il Bolscevismo, fino alla sua implosione, restò in definitiva sempre funzionale ai progetti del Corporate Banking, Hitler e il nazionalsocialismo, come del resto il fascismo, finirono per rappresentare una grave minaccia per questi immondi interessi.
Il fatto era che fascismo e nazionalsocialismo, non rinunciarono mai alla loro forma dirigistica dello Stato, uno Stato nazionalpopolare, che vedeva l’adesione delle masse, le quali percepivano tangibilmente che il governo protendeva ogni sforzo al suo benessere e al mantenimento di una giustizia in ogni campo, anche sociale. Uno Stato, quello fascista, dove gli aspetti etici e politici dovevano avere la preminenza su quelli economici e finanziari.
Questi presupposti, uniti alla gelosa tutela della indipendenza e sovranità nazionale erano la più netta antitesi del liberismo e della speculazione finanziaria.
Non a caso, l’Italia con l’IRI, con il corporativismo e con la riforma bancaria del 1936, che limitò il potere delle banche private nella Banca Centrale e il nazionalsocialismo, che addirittura arrivò nel 1939 a nazionalizzare la Banca Centrale tedesca e a sperimentare una forma di baratto negli scambi internazionali in modo da tagliare le intermediazioni bancarie e a sostituire il valore dell’oro con quello della “forza lavoro”, furono i veri e soli, oppositori al sistema dei Banksters.
Fascismo e Nazionalsocialismo, andavano assolutamente distrutti e cancellati dalla faccia della Storia, come infatti avvenne con la grande carneficina della Seconda Guerra Mondiale.
Riusciranno i Banksters, entità che dal dopoguerra in avanti, nel momento in cui si realizzarono concretamente i presupposti per la realizzazione di un Governo Mondiale, possiamo anche chiamare MONDIALISMO, nel loro proposito di Governo Mondiale, nella edificazione di una Repubblica Universale, magari con capitale a Gerusalemme?
Non lo sappiamo. Certo sul piano della formattazione della mentalità del genere umano, sempre più impregnato di ideologia mondialista i risultati conseguiti, sembrerebbero dover dare una risposta positiva, così come il potenziale militare del braccio armato del mondialismo, vale a dire gli Usa – Israel, sembra non avere rivali, ma sul piano geopolitico le cose stanno altrimenti.
Gli interessi geopolitici dei popoli e della nazioni, alla fin fine, pur sotto altre configurazioni, riemergono sempre e intralciano i piani mondialisti, ma soprattutto nella storia per la Legge della “eterogeneità dei fini”, ogni volta che si producono azioni che si prefiggono certi scopi, sempre si verificano anche altri effetti imprevedibili e spesso divergenti. Questo vuol dire che il progetto mondialista finisce per diventare una specie di tela di Penelope: da una parte si mettono insieme i pezzi del mosaico del Governo Mondiale, dall’altra forze contrarie imprevedibili, scombinano tutto costringendo a ricominciare da capo. Staremo a vedere, la lotta del sangue contro l’oro è sempre aperta.

TRATTO DA:
http://frontediliberazionedaibanchieri.it/2014/03/perche-l-alta-finanza-sostenne-la-rivoluzione-bolscevica-e-in-parte-anche-hitler.html

lunedì 13 marzo 2017

Ratzinger non poté “né vendere né comprare” Maurizio Blondet

   

Devo cominciare riconoscendo un mio errore. Nel precedente articolo ho riferito che l’elezione di Bergoglio è stata “il frutto delle riunioni segrete che cardinali e vescovi, organizzati da Carlo Maria Martini, hanno tenuto per anni a San Gallo, in Svizzera”, come ha dichiarato vantandosene uno dei congiurati, il cardinal Dannnels. Mi son detto che una tale congiura modernista invalida la elezione di Bergoglio.

Un lettore, canonista, mi dà giustamente torto: “… Le convenzioni che si compiono fra gli elettori del conclave non producono nullità dell”elezione. A maggior ragione, se fatte prima del conclave. Esistono numerosi precedenti, molti nel tardo medio evo e nel rinascimento, almeno i meglio noti. Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato.   Questo, naturalmente, non vale a rendere i fatti di cui si dice moralmente degni, ma è altra materia”
Segue la firma.
Quindi è un Papa che non possiamo stimare – visto che s’è fatto eleggere con questi trucchi e complicità – ma è legittimo. Tuttavia un altro lettore, stimolato dallo stesso articolo, mi rimbalza un blog con una notizia notevole.
http://sauraplesio.blogspot.it/2015/09/giallo-vaticano.html
Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e 



inspiegabilmente,colomba corvo lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran. Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).
Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi. Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.
La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condanna dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.
Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari. Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.
Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:
Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate. Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.
C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  
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Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.

Dimissioni sotto costrizione

Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender. Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”. Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetti ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione?
E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.
Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni? C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?
Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poterlo dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente. Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….
In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti? La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.
Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…
Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)
CP-des-28-Migrants-11



Non c’è da spettare che qualche porporato contesti non l’elezione di Bergoglio, ma l’invalida dimissione di Benedetto: sono in ballo i quattrini, e il rischio di essere alla testa di una Chiesa “santa” ma messa in miseria da SWIFT sicuramente fa’ esitare anche i cardinali più tradizionali.

Come credente, mi tranquillizza questa idea: abbiamo ancora un Pontifex, anche se ammutolito.  La promessa fatta a Pietro è  ancora mantenuta; la linea apostolica non è interrotta, i sacramenti impartiti restano validi.  E’ questo solo che conta, nella tempesta.
Come uomini di questa generazione, abbiamo meglio identificato il falso agnello dell’Apocalisse 13, col potere di affamare e di bloccare, sì che “nessuno potesse vendere né comprare” senza avere “Il marchio sulla mano e sulla fronte”. SWIFT, e il suo numero bancario (BIC) ha rivelato ancor più chiara la sua essenza anticristica, e il vero fine della globalizzazione. E non mi si chiami più complottista…Ma quale complotto? Qui stanno agendo apertamente, platealmente, senza nascondersi più – e con molta fretta. Perché egli “sa di avere poco tempo”.
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Qualche giorno fa, la presidente della Fed Janet Yellen ha accusato un malore mentre parlava all’Università del Massachusetts. In quell’occasione, come per caso, abbiamo saputo dai giornali chi la sostituirebbe in caso di impossibilità: il numero due, Stanley Fischer, che è stato governatore della Banca centrale di Israele fino al 2013, ed ha lasciato quel posto per affiancare la Yellen. Nemmeno più fan finta.
Apocalisse 13: “ Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. (…) 15 Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome”.

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Note
1) Dolorosa verità adombrata nella “ lettera della nipote del cardinale Giulia Facchini Martini, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 4 settembre. Nel testo, si legge: “Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. (…) Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato” (Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, Con la morte del cardinal Martini è stata canonizzata la teologia del dubbio, Corrispondenza Romana, 12 settembre 2012).

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