martedì 27 aprile 2010

LA MORTE DI MUSSOLINI di Paul Gentizon


LA MORTE DI MUSSOLINI
Articolo pubblicato dal famoso giornalista svizzero Gentizon su un noto settimanale elvetico nel Maggio 1945.
Paul Gentizon

L'Italia ha vissuto uno dei giorni più oscuri della sua storia millenaria.Dopo una carriera folgorante, alla fine di una guerra sfortunata, il condottiero che dal 1920 era apparso come il simbolo vivente delle aspirazioni più profonde del popolo italiano, Mussolini, ha subito una atroce fine.
Tuttavia l'intera sua vita non è stato che un tentativo commovente e tragico di risvegliare le vittorie romane, di rifare dell'Italia una grande potenza.Spesso, allorchè si rivolgeva alla gioventù italiana nell'intento di entusiasmarla, Mussolini amava porre la domanda:"Non è preferibile morire in un assalto piuttosto che soccombere per malattia?". Infatti egli non si augurava d'agonizzare tra due lenzuola.Egli avrebbe voluto morire sulla barricata o, meglio ancora, in una nube nel cielo della gloria.Ma le figlie dell'Ade, le Parche, padrone del destino degli uomini, gli hanno rifiutato il trattamento proporzionato alla sua vita eccezionale: una morte degna di lui.
Dopo aver voluto tante volte forzare il destino per guadagnarsi il privilegio di morire da eroe, egli è caduto da martire.
E' morto per la difesa del suo ideale e della sua fede politica.E' morto per l'Italia.Non è mai stato un debole nel quadro della sua azione civile, militare e patriottica.Non ha mai disperato.Sino alla fine è stato eroico e leale.Nel luglio del 1943, malgrado fosse duramente colpito dall'ingiustizia e dalla debolezza degli uomini, egli non si è mai lasciato andare.Dal giorno successivo alla sua liberazione, malgrado la situazione dolorosa e caotica, egli si è rimesso al lavoro.Ha ripreso il suo sforzo sovrumano per la salvezza e la resurrezione dell'Italia.In qualche settimana ha ricostruito un governo, un' amministrazione, rifatta la struttura di un partito, costituito la base di un nuovo esercito, raddrizzato lo stato.Ma non è dipeso da lui che la terra dei suoi padri fosse salvata.Egli donò tutte le sue forze, tutto il suo cuore al suo paese.Gli ha donato la sua vita.Lottò fino alla fine per mantenere all'Italia il diritto di riprendere nel mondo il posto d'onore e di gloria conquistato a varie riprese, nel corso dei secoli, col sacrificio e col sangue degli antenati.
Egli personificò, fino all'ultimo istante, le speranze e la fortuna della Patria.La sua morte drammatica serve ancora l'ideale della sua vita.
Numerosi europei, che l'hanno ammirato, hanno appreso con tristezza la sua sparizione.Molti, presi dal profondo dolore, l'hanno pianto.Oggi essi non possono fare altro che onorarlo nelle loro preghiere e testimoniare in suo favore con la fedeltà del ricordo.
Per vari aspetti Mussolini era affascinante.Per anni tutti gli stranieri di rilievo che vennero a Roma non avevano altro interesse che avvicinare l'uomo che, in condizioni estremamente difficili dopo parecchi anni di anarchia e di caos, era riuscito a rimettere ordine e ritmo all'intera vita dell'Italia moderna.
Lo si assediava.Erano decine, ogni giorno, le richieste di ricevimento che dovevano essere rifiutate.D'altra parte le udienze erano brevissime.E alla fine, la maggioranza di coloro che l'avvicinavano, nel corso del loro soggiorno sulle rive del Tevere, non avevano il tempo nè di comprenderlo, nè di interpretarlo.Spesso non ne riportavano che un'immagine errata.Così che una leggenda aveva finito col diffondersi: quella del dittatore massiccio, dalle spalle quadrate, il volto duro, dominatore e deciso.Non so quale giornalista gli riconobbe anche "la testa classica del tiranno".Certamente egli recava su di sè il segno della sua forza e della sua grandezza.E' per questo che egli esercitava spesso su coloro che l'avvicinavano un vero fenomeno di suggestione.
L'uomo di stato, il condottiero impediva di vedere il vero Mussolini.Perchè, nel fondo, l'animava un vero impulso di umanità.
Tutti coloro che ebbero la possibilità di avvicinarlo in maniera costante possono testimoniarlo.
Nato in un piccolo villaggio, figlio di un fabbro, egli rimane per tutta la vita semplice e sensibile.
Non era maturato in città.Non aveva niente del borghese, del raffinato.Sdegnoso di ogni ricchezza è sempre vissuto modestamente.Condotto quasi direttamente dal villaggio natale al posto che occupava, egli aveva conservata intatta non solo la sua semplicità naturale, ma la sua freschezza di impressione campagnola e primitiva.Durante la vita conservò una viva simpatia per gli umili, per i contadini e per i lavoratori.Non appena si trovava in mezzo agli operai parlava volentieri con loro.
Noi lo abbiamo visto nelle paludi Pontine intrattenersi faccia a faccia con un vecchio agricoltore, sulla spalla del quale egli posava familiarmente la mano.Coloro i quali vogliono ad ogni costo raffigurarlo come un essere intrattabile, rude, duro come il granito si ingannano completamente.
Nel 1932, all'epoca del suo primo viaggio a Genova, quando l'incrociatore sul quale si trovava, entrando nel golfo s'avvicinò alla città, allorchè gli equipaggi delle navi nel porto e la gente ammassata a centinaia di migliaia sulla banchina, sui tetti e le colline lo salutarono in un radioso mattino con acclamazioni trionfali, nelle sventolio delle bandiere e al suono delle campane di tutte le chiese, allora coloro che lo attorniavano videro le lacrime, una ad una, solcare lentamente le sue gote.
Mussolini piangeva apertamente alla maniera antica, senza il falso pudore di voler dissimulare il suo turbamento.
Ugualmente quando "Horatio"fu rappresentato al foro, i versi immortali di Corneille lo costrinsero più volte a portare la mano alle palpebre.
Il potere non lo logorò per niente.Per tutta la vita egli conservò intatta la sua spontaneità emotiva.
Non si possono enumerare i suoi atti di bontà.Questi comprendono anche i suoi vecchi avversari.Più volte egli fece aiutare vecchi socialisti caduti in miseria.Si contano a migliaia gli scrittori e artisti ai quali, con i più ingegnosi mezzi, egli assicurò una vita decente.La moderazione e la dignità ispirarono il più piccolo dei suoi atti.
Quando fu liberato al Gran Sasso da una squadra di paracadutisti, il loro capo, Skorzeny, gli domandò cosa doveva fare degli uomini incaricati della sua custodia ed egli rispose in tutta tranquillità:" Lasciateli andare.."!
Se la clemenza fosse dipesa solo da lui, nessun membro del Gran Consiglio sarebbe stato fucilato.
A dispetto di una assurda diceria, egli fu sempre d'una tolleranza rara nei confronti dell'opposizione intellettuale.I suoi nemici più acerrimi devono essi stessi riconoscere la sua politica di clemenza e di generosità.Allorchè egli divenne il capo della Repubblica Sociale Italiana e dovette affrontare la "resistenza" tante volte egli perdonò ai partigiani.La storia riconoscerà la sua grandezza d'animo.
"Una cosa mi pare certa: il bilancio della dittatura mussoliniana è terribilmente deficitario". Così si esprime un nostro amico in una lettera indirizzataci all'indomani della morte di Mussolini.Noi non crediamo che la storia possa ratificare questo giudizio.Per il momento non è del bilancio della dittatura mussoliniana che si tratta, ma del bilancio del colpo di stato di Badoglio.
Dopo questa guerra l'Italia perderà non solamente l'Africa Orientale e la Libia, ma anche il Dodecaneso, la Dalmazia,Fiume e probabilmente l'Istria, Trieste e Gorizia sulle quali si stende già la mano jugoslava e panslava.Ma ciascuno deve riconoscere che se non si fosse verificato il colpo di stato del 25 luglio 1943, il disastro nazionale e forse anche la catastrofe dell'Asse avrebbero potuto essere risparmiati.Il popolo italiano non avrebbe evitato solamente il suo calvario attuale ma anche il disfacimento totale delle sue Forze armate, la disgregazione dello stato e soprattutto la guerra fratricida.Il disastro italiano attuale non è quindi il bilancio del fascismo.E' quello dell'antifascismo.
Ma si dirà che, se l'Italia fascista non fosse entrata in guerra, tutto ciò non sarebbe accaduto." A Mussolini sarebbe stato vantaggioso non muoversi" ci scrive una penna israelita.Evidentemente l'Italia avrebbe potuto restare neutrale in questa guerra.Avrebbe potuto, come un piccolo stato, rimanere fuori della mischia.Rimanendo non belligerante avrebbe potuto avere dei grandi vantaggi finanziari e commerciali.Ma Mussolini ha giudicato che l'onore di una grande nazione non poteva coincidere con i suoi soli profitti materiali.L'Italia aveva già proclamato il suo diritto vitale, e impugnato davanti alla coscienza del mondo i suoi problemi di natalità, d'alimentazione, di espansione, di materie prime, di lavoro , di produzione.Confinarsi in una neutralità basata sul profitto avrebbe significato nient'altro che una rinuncia definitiva alle sue mete secolari.
D'altronde si sa che cosa sono diventate, in questa guerra,
la neutralità turca, la neutralità portoghese, la neutralità argentina.E ciascuno di noi ha inteso, da certe radio straniere, le minacce contro la Spagna di Franco, compresa anche la possibilità di una dichiarazione di guerra.
Conservando la sua neutralità, con la sua posizione al centro del Mediterraneo, l'Italia sarebbe stata abbassata al rango di una piccola nazione sud-americana.Si può dunque affermare in tutta serenità che chiunque fosse stato al potere a Roma nel 1940 non avrebbe impedito all'Italia d'intervenire in un conflitto ove era in gioco la sorte dell'Europa e dal quale doveva uscire un nuovo equilibrio del mondo.La posizione storica e geografica della penisola le imponeva la lotta. O rinunciare al rango di grande potenza o rassegnarsi a divenire per sempre un paese di turismo e viaggi di nozze, o rischiare tutto, audacemente, per conquistare l'indipendenza definitiva.
La guerra doveva dunque liberare l'Italia da ogni soggezione e donarle un posto degno nel mondo."Non muoversi" avrebbe voluto dire restare per secoli in condizioni di definitiva inferiorità politica, economica, sociale e morale.L'errore del fascismo è dunque quello di aver tentato di fare dell'Italia una nazione libera, grande e prospera. Mussolini ha osato...Ma cosa sarebbe diventata l'Italia se il piccolo Piemonte, nel 1848, non avesse osato sfidare il potente impero degli Asburgo?. Nessuno ha rimproverato allora Cavour d'avere "osato muoversi".Certo bisognerebbe essere sempre sicuri di vincere .Ma tutti i belligeranti, qualunque essi siano, e soprattutto quelli che dichiarano una guerra, sono "a priori" sempre sicuri di farcela.
L'Italia fascista ha difeso sino alla fine la sorte delle generazioni future della penisola.Oggi la guerra è finita.Nondimeno le situazioni permangono di una smisurata grandezza.Esse possono prendere uno sviluppo imprevisto.Cosa significherà un domani per l'Inghilterra e gli Stati Uniti vincere assieme alla Russia?
La fine della guerra non risolverà i problemi posti.Ne possono nascere degli altri ancora più terribili.
Il bilancio del Fascismo?
Dopo secoli di silenzio e di decadenza, l'Italia ha nuovamente parlato ed agito.Dopo la marcia su Roma, lungo la strada del suo destino, pietre miliari imponenti hanno segnato, durante quasi un quarto di secolo, i suoi sforzi e le sue realizzazioni.Esse hanno nome:strade, autostrade,ferrovie, canali di irrigazione, centrali elettriche,
scuole, stadi, sports, aeroporti, porti, igiene sociale, ospedali, sanatori, bonifiche, industrie,commercio,espansione economica, lotta contro la malaria, battaglia del grano, Littoria, Sabaudia, Pontinia,, Guidonia, Carta del Lavoro, collaborazione di classe, corporazioni, Dopolavoro, Opera Maternità e Infanzia, Carta della Scuola, Enciclopedia, Accademia, codici mussoliniani, Patto del Laterano, Conciliazione, pacificazione della Libia, marina mercantile, marina da guerra, aeronautica, conquista dell'Abissinia.
Tutto ciò che ha fatto il Fascismo è consegnato alla storia.E niente riuscirà a cancellare queste prove sorprendenti di una volontà indomabile di creatività e di ricostruzione.
In politica estera, nel 1932, a Ginevra, viene esposto il progetto mussoliniano tendente all'abolizione dell'artiglieria pesante, dei carri armati, delle navi da guerra di linea, dei sottomarini, degli aerei da bombardamento.Nel 1933 una nuova proposta in favore della pace:il patto a quattro, la cui accettazione avrebbe salvato l'Europa.Qualche mese più tardi ancora un suggerimento per la tregua immediata degli armamenti.Nel 1934 l'esposizione di un nuovo sistema di pacificazione del nostro continente.
Lo stesso anno, all'inaugurazione di Littoria, nel cuore delle paludi pontine redente dalle loro torbe e dalle loro febbri, la famosa dichiarazione:" Abbiamo conquistato una nuova provincia.Abbiamo dovuto combattere,ma questa guerra, la guerra pacifica, è la guerra che noi preferiamo".
Nel 1935 ci sono gli accordi Franco-Italiani di Roma.Nel 1938 c'è il Gentlemen's Agreement con l'Inghilterra.Nel 1939, alla vigilia della guerra attuale su suggerimento del Duce:è Monaco, l'ultimo tentativo di evitare il conflitto.Ecco ciò che risponde la verità nuda a tutte le deformazioni degli slogans.
Certamente Mussolini - noi ne abbiamo esposto le ragioni - è entrato volontariamente in guerra.Ma egli non l'ha voluta.
In un documento che presto renderemo pubblico egli afferma con parole precise : " Nella primavera del 1939 - egli scrive in terza persona - il cantiere italiano era in pieno fervore e Mussolini per primo sentiva che non si doveva sfidare troppo il destino.Egli si rendeva conto che un lungo periodo di pace era assolutamente necessario all'Europa in generale e all'Italia in particolare e che la guerra, una volta scoppiata, avrebbe interrotto tutto, compromesso tutto e forse rovinato tutto.Nella sua opposizione alla guerra c'erano anche dei motivi di carattere politico e morale, come il presentimento che la sorte dell'Europa, come continente creatore di civiltà, era in gioco..No,Mussolini non ha voluto la guerra. Egli non poteva volere la guerra; egli la vedeva avvicinarsi con terribile angoscia.Egli sentiva che essa era un punto interrogativo per tutto l'avvenire della Patria".(1)
Il Dio delle battaglie ha già espresso la sua sentenza suprema.
Al termine di questa lotta gigantesca i popoli ricchi, ben provvisti di tutti i beni della terra, hanno sconfitto i popoli diseredati ad alto potenziale demografico.La Germania e l'Italia sono vinte.L'una e l'altra avevano chiesto per il diritto alla vita ciò che esse stimavano legittimo.
Per diritto di possesso, per egoismo naturale e consacrato, le altre potenze glielo hanno rifiutato.Chi ha avuto torto, chi ha avuto ragione? Lasciamo ai posteri l'ardua sentenza.
Per la penisola, l'episodio mussoliniano è terminato.La storia dirà un giorno la messe di gloria raccolta, armi alla mano, sotto il segno del fascio.Benchè abbia dovuto lottare in condizioni estremamente difficili, benchè la superiorità navale dell'Inghilterra abbia reso impossibili grandi vittorie, l' Italia mussoliniana ,prima dei suoi rovesci, ha riportato dei successi incontestabili.Le sue armate hanno condotto le proprie insegne dalle sabbie torridi della Libia fino ai ghiacci della Russia.I suoi cavalli si sono abbeverati nelle acque del Guadalquivir, del Dnieper e anche delle sorgenti del Nilo.La sua bandiera è sventolata sull'Atlantico fino presso la Manica.Dopo un'epica corsa lungo le rive africane, i suoi battaglioni sono giunti fino alle porte di Alessandria e, per la prima volta dall'antichità, la terra dei Faraoni ha rivisto le insegne di Roma.
Allora, nel mondo intero, la causa italiana e fascista non mancava certo di incensatori.Ma è bastato un solo cambio di vento a favore dei vincitori perchè immediatamente i codardi e i pusillanimi trasportassero nel campo avverso il loro miserabile incenso.Ed è proprio nell'Italia stessa che il fenomeno ha preso l'aspetto più rivoltante.
Anche la stessa vittoria dell'altra guerra era stata minacciata, dal 1919 al 1922, da un gruppo di disfattisti , sabotatori e rinunciatari (2).Questa volta il marcio ha preso un carattere nazionale.L' Italia ha mollato più per lo smarrimento dei suoi figli che per le virtù guerriere dei suoi nemici; è stata vinta da se stessa, per il suo stesso disfattismo.
L'italiano ha dei difetti terribili.A fianco delle più belle qualità, l'intelligenza rapida e acuta, il coraggio personale, una propensione naturale lo spinge verso lo scetticismo, il dubbio, il minimo sforzo.
Egli è facilmente prodigo di belle rassicurazioni, ma troppo spesso manca il legame tra la parola,il pensiero e l'azione.E' facilmente fazioso.Lo domina il suo interesse personale.
Non ha il culto dell'obbedienza civica.Di più, allevato al seno dell'universalismo cattolico, è rimasto sprovvisto per secoli di un vero spirito militare e completamente indifferente alla gloria del suo paese.La verità è che, sia per il sub-strato mentale del suo popolo,sia per la sua storia, "...l'Italia non ha mai potuto diventare una nazione come le altre" (3).
Tuttavia la guerra italiana avrebbe conservato sino alla fine il suo normale atteggiamento se il voltafaccia del Re e dello Stato Maggiore non avesse agito come fermento di demenza e di decomposizione.Persa la sua coesione, stravolta la sua coscienza, il paese, nella sua gran maggioranza, si abbandonò al lassismo, all'indifferenza, all'incomprensione.Egli perse il controllo dei suoi nervi.
Dimenticò che quello che era in gioco oggi non era solamente una dottrina politica o un sistema sociale, oppure un obiettivo di lusso, ma l'eredità degli avi, l'avvenire della razza, la terra per i figli, il pane quotidiano, la dignità, l'onore, la libertà, l'indipendenza nazionale.E' per questo che il futuro rivolgerà probabilmente un vero e proprio atto di accusa contro i responsabili.Le generazioni a venire li scomunicheranno per aver portato deliberatamente il paese alla soglia della disfatta e per avere loro interdetto, forse per secoli, il ritorno degno e libero sul campo della propria storia.
Ma se c'è un nome che , in tutto questo dramma, resterà puro e immacolato, sarà quello di Mussolini.
In tutte le circostanze e nell'avversità più atroce il Duce è rimasto di una fermezza incoccussa.Egli non ha commesso alcuna mancanza .Fino davanti alla morte è rimasto fedele al suo onore: non ha capitolato.
E' per questo che, senza parlare dei sui fedeli, gli stessi avversari - se hanno conservato nel cuore la nozione dell'umana nobilità - non possono che inchinarsi davanti alla sua tomba in rispetto e ammirazione.In Szivvera, soprattutto, la sua morte deve risuonare dolorosamente nel cuore di tutti coloro che si ricordano quanto quest'uomo amasse il nostro paese, al punto che più volte la sua voce si è levata in nostro favore e nelle ore di angoscia egli si è posto fraternamente al nostro fianco.
Nel momento del successo e della gloria le nostre autorità l'hanno nominato "dottore honoris causa" dell'Università di Losanna, e gli è stato offerto, durante una solenne manifestazione, una copia del busto di Marco Aurelio rinvenuto in terra d'Avenches.Una pubblicazione ufficiale, il Dizionario Biografico della Svizzera, lo cita pure, a fianco di Roman Rolland, tra gli stranieri che hanno onorato il nostro paese.Possiamo dunque anche noi, in quest'ora dolorosa, senza alcuna riserva, indirizzare un pensiero commosso al ricordo di questo grande uomo di pensiero e di azione.Egli ha orribilmente sofferto.E' stato tradito dai suoi.Gli stessi, che l'avevano esaltato e che marciavano all'ombra della sua gloria, l'hanno venduto per trenta denari.
Tra milioni e milioni di suoi compatrioti, ai quali aveva reso l'orgoglio di essere italiani, neanche uno solo si è trovato là, nell'ora suprema, per coprirlo piamente col sudario e chiudergli gli occhi.E' sorte dei grandi uomini di essere crocifissi, pugnalati, gettati sulle isole deserte.Egli fu tra i più grandi. Dominò dall'alto tutti coloro che lo circondavano.
Egli fu più grande dell'Italia e ha tentato di sollevarla al di sopra di se stessa, di alzarla al livello dei più grandi imperi.Ma nè i polmoni nè il cuore dei suoi compatrioti furono abbastanza solidi.La debolezza dell'Italia ha paralizzato la forza e lo slancio del suo condottiero.
Se avesse vinto questa guerra , sarebbe stato consacrato genio universale e divino e la sua patria, malgrado le sue numerose ferite, avrebbe ritrovato non solamente la sua piena integrità territoriale e il suo impero, ma l'alone di gloria che l'ha circondata nell'antichità.
Vinto, egli è destinato allo spregio e le radio del mondo intero lo proclamano anticristo, Lucifero, o Cesare da Carnevale.
Come Napoleone alla sua morte.Ma il tempo rimette ogni cosa al suo giusto posto.La storia non potrà vilipendere la sua memoria e gli renderà giustizia.Il suo sangue non sarà sparso invano.
Più di ogni altro è quello dei martiri che feconda la vita dei popoli.In vita, Mussolini aveva già la sua leggenda; essa ingrandirà.Mai, dopo il rinascimento, l'Italia ha palpitato tanto di vitalità quanto durante il grande periodo del Duce.
Nelle istituzioni, nei codici mussoliniani c'era ancora il fremito di un mondo nuovo.Poi, dalle Alpi al Nilo, dalla Spagna al Volga il sangue ardente dei soldati italiani inondò questa terra..Nell'aria brillava un sole di gloria.Ebbene,qualunque cosa avvenga, questo passato non morirà.Il fermento che egli ha riversato non solamente nelle vene italiane, ma nelle arterie del mondo, continuerà a ribollire.
Ai popoli in agitazione egli ha indicato una delle strade della salvezza.La disfatta fa retrocedere nel cammino percorso.Altri, più tardi, riprenderanno questa grande via maestra, la via Appia della Storia.
Innumerevoli frutti sorgeranno dalla sua esperienza, dalla sua fede, dal suo martirio.
Un giorno Mussolini diverrà immagine e idea.
Egli ha conosciuto il trionfo e ha conosciuto l'avversità.Ha raggiunto la fama.Continuerà a vivere negli spiriti.Gli si domanderanno esempi, lezioni, una dottrina.Il prestigio del suo nome resterà intatto.
Rimarrà uno dei più grandi artefici della trasformazione dell'Europa e del mondo.Egli apparirà nei secoli futuri come una delle forze rivoluzionarie più efficaci della storia.
tratto da "NuovoFronte" n° 151 febbraio 1995

Note:
(1) Il bilancio del Fascismo?
Ecco le dichiarazioni che M.W. Churchill ha fatto alla stampa italiana nel gennaio del 1927, durante un viaggio a Roma.
" Il vostro movimento ha reso un servizio al mondo intero.Sembra che ciò che caratterizza tutte le rivoluzioni sia una progressione costante verso la sinistra, una sorta di slittamento inevitabile verso l'abisso.L' Italia ha dimostrato che esiste un mezzo per combattere le forze sovversive che possono ingannare le masse popolari e che queste, ben condotte, possono apprezzare il valore di una società civilizzata e difendere l'onore e la stabilità.E' l'Italia che ci ha dato l'antidoto necessario contro il veleno rosso.("La decomposizione dell'Europa liberale" pag. 178 M. Bertrand de Jouvenel).
(2) Ci sarebbe da scrivere una pagina di alto interesse storico che proverebbe che i disfattisti italiani del 1915 - allora germanofili - sono stati i germanofobi del 1940-1945
(3) la frase è di Renan

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