giovedì 4 gennaio 2018

LETTERA A LUCILIO: CONSIGLI NELL’IMMINENZA DELLE PROSSIME TORNATE ELETTORALI



LETTERA A LUCILIO: CONSIGLI NELL’IMMINENZA DELLE PROSSIME TORNATE ELETTORALI A CHI VUOLE FARSI STRADA IN POLITICA.
 
Introduciamo la lettera di Alfonso Indelicato precisando su Lucilio:
“il poeta fu vicino al circolo degli Scipioni e che fu amico intimo di Scipione Emiliano e di Gaio Lelio, due tra i maggiori promotori dell’ellenizzazione della cultura romana. Nonostante la sua posizione e le sue amicizie, si tenne sempre lontano dalla carriera politica, dedicandosi interamente all’otium letterario. Ciò non toglie che Lucilio fosse un personaggio molto influente: infatti, quando morì fu onorato con un funerale pubblico. L’importanza di Lucilio è enorme in relazione ai suoi sforzi per codificare sul piano formale (tramite l’uso dell’esametro), dello stile e del contenuto, i temi trattati dall’unico genere letterario latino mancante di un corrispondente nel mondo ellenico: la satira.”
 Si avvicina il tempo di elezioni, e così ho pensato di mettere a partito (è il caso di dirlo) la mia esperienza politica, non lunga ma intensa, per fornire qualche modesta indicazione a chi volesse cimentarsi nell’agone elettorale, non disdegnando anche la fase successiva al voto.
Prevalentemente intendo però riferire le mie riflessioni a quella fase pre-elettorale in cui si compilano le liste dei candidati. Come può un soggetto che ambisce ad essere inserito in tali liste convincere i maggiorenti del proprio partito – a questa operazione deputati – ad essere preso in considerazione? Quali requisiti deve egli possedere per arrivare a tanto? Quali gli errori che deve assolutamente evitare?
Scelgo per queste mie noterelle la forma epistolare, e mi servo come modello di una celebre opera in cui un anziano saggio (quale io spero di essere) si rivolge a un giovane e inesperto amico di nome Lucilio.
1)      SCEGLIERSI UN BUON PROTETTORE
Caro Lucilio, amico mio diletto, bisogna che tu scelga, anzi a questo punto bisogna che tu abbia già scelto da un po’, quale tuo referente e protettore e mentore, un personaggio importante del tuo partito, qualsiasi esso sia. Può sembrarti questa una banalità, ed effettivamente lo è, ma vorrei precisarti che, oltre all’importanza, deve egli fornire garanzie di durata nel tempo e di affidabilità. Non deve insomma essere prossimo al pensionamento (per quanto sia quest’ultimo un evento assai remoto per i politici) e neppure essere una sorta di cavallo pazzo che potrebbe lasciare il partito da un momento all’altro, o esserne cacciato fuori. Altrimenti ti ritroveresti senza appoggio e senza difesa, come una nave oneraria che, spezzato il timone sugli scogli e stracciate le vele da Borea, vaghi senza controllo per il salso mare.
2)      SEMPER FIDELIS, MA CUM GRANO SALIS
La fedeltà nei confronti del tuo dominus  dovrà essere assoluta, ma altresì circospetta. Bisogna cioè verificare continuamente se il suo peso specifico nel partito permanga nel tempo o non tenda piuttosto a scemare. In quest’ultimo caso  non  ti dovrai peritare dal guardarti attorno e identificare un altro possibile punto di riferimento. E, avendolo identificato, di allacciare e coltivare con questi dei buoni rapporti, anche se un po’ sotto traccia per non insospettire il mentore in carica.
3)      LA FORZA DELL’ADULAZIONE
Taluni pensano, o mio Lucilio, che la pratica dell’adulazione sia qualcosa non voglio dire di disonorevole (poiché questo ordine di preoccupazioni non si pone nella politica) ma di troppo evidentemente scoperto, tale che chi ne è oggetto non può non respingere con disprezzo. Ma in verità, in politica come altrove, anche questa è una preoccupazione superflua: l’adulazione non è mai troppo smaccata. Pure quando suona un po’ falsa, chi ne è destinatario prova nel suo intimo un sottile godimento, e percepisce una sorta di vocina interiore che gli dice: “credi mio caro, tu ti meriti tutto questo!” Ed amerà il suo protetto come un gatto ama il tepore della stufa in un freddo pomeriggio d’inverno.
4)      ATTENTO AL LIKE
C’è chi per un “LIKE” collocato nel posto sbagliato si è giocato una carriera o l’ha avuta molto ridimensionata dopo un inizio promettente. Sei ben sicuro, mio giovane amico, di conoscere  tutti i gusti, le inclinazioni, le preferenze, i minuti piaceri, e d’altro canto le antipatie e le idiosincrasie, del tuo referente? Di quale squadra è tifoso, se preferisce i calzini corti o le calze sotto il ginocchio? E, di conseguenza, di sapere con certezza dove collocare i tuoi “mi piace”? Altrimenti, ti conviene applicare la massima “in dubio abstine” e comunque sfiorare la tastiera con molta, molta prudenza.
5)      SOPRATTUTTO, AUREA MEDIOCRITAS
Prestami ora tutta la tua attenzione , o caro, perché questa è la regola più importante di tutte. Bisogna che tu ti dimostri moderatamente intelligente, moderatamente colto, moderatamente intraprendente. Se ti mostrassi troppo brillante e dinamico, metteresti in sospetto il tuo mentore, il quale temerebbe di poter essere da te “ucciso” come Edipo uccise Laio sulla strada per Tebe, e inoltre provocheresti allarme in vasti ambienti del tuo partito, che spierebbero con preoccupazione la tua ascesa e fatalmente cercherebbero di intralciarla. Dunque da’ tempo al tempo, Lucilio, e non affrettare il tuo cursus honorum.
6)      CULO DI PIETRA
La parola “dimissioni” semplicemente non deve esistere nel tuo vocabolario. Altrimenti perché mai, caro giovinetto, avresti affrontato questo lungo sentiero fatto di fatiche, di rinunce e di cautele? La politica, come la rivoluzione, non è un banchetto di nozze (lasciami citare Mao Tze Tung, che pure è lontano dal mio sentire). Che tu abbia svolto bene o male il tuo incarico pubblico (supponendo che ne abbia già ricoperto uno), non ha alcuna importanza. Rimani, ti raccomando, abbarbicato al tuo posto come un naufrago aggrappato alla scialuppa. E, se proprio l’avrai fatta talmente grossa che sarà stato il tuo stesso referente a chiederti di farti da parte, contratta in cambio delle tue dimissioni un altro posto. Anche uno di poca importanza è meglio che niente – sia esso pure il magazzino delle scope – perché non ti farà cadere in quel cono d’ombra dal quale sarebbe poi difficilissimo riemergere.
7)      CAMBIARE OPINIONE
È notorio che in politica non esistono verità assolute: ciò che è oggi giusto e santo può domani non esserlo più, e dopodomani essere giusto e santo il suo contrario. Quindi ti capiterà, diletto Lucilio, di cambiare opinione. O, più precisamente, di dover dichiarare di averla cambiata. Ciò non deve minimamente turbarti: non devi pensare che per così poco la tua carriera subirà un danno. C’è anzi chi su questa capacità di cambiare idea ha costruito un’intera vita politica, facendosi fama di ragionevolezza e moderazione. Occorre solo che tu tenga pronta all’uso  la celebre frase: “solo i cretini non cambiano mai idea” o in alternativa: “non possiamo rimanere immobili come paracarri”.
8)      FELICI E INCOMPETENTI
Il principio della competenza è un residuo derivante dal corporativismo del famigerato Ventennio, che solo qualche nostalgico cerca di disseppellire ai giorni nostri: in democrazia, dove tutti sanno tutto, è risibile appellarvisi. Non temere dunque, o giovine probo, di accettare un posto per il quale non hai studi, né esperienza vissuta, nonché lontano dai tuoi interessi e dalle tue stesse ambizioni. Tanto, nessun politico possiede di questi requisiti, e un altro al tuo posto non farebbe meglio di te. Guarda ora per esempio … ma transeat. Andrai  così, nel posto che il tuo mentore ti procura, come si va in trincea o come nella vita. E quando sarai infine giunto al posto di comando, seduto sulla comoda poltrona, non perdere di vista la sacrosanta massima che segue:
9)      NON SPOSTARE NEANCHE UNA SEDIA
Le usanze, le consuetudini, le prerogative consolidate nel tempo, sono altrettanti diritti acquisiti e acquistano forza di legge. Perché mai dovresti cercare di smontare il ben oliato meccanismo degli uffici? Perché inimicarti funzionari e impiegati, invece di intrattenere con loro buoni rapporti, e pertanto cercare in loro e nei loro familiari giardinetti di consensi per le prossime competizioni elettorali? “Ma si potrebbero cercare fra i cittadini, i consensi!” commenterebbe qui il quisque de populo. Credimi, non è così: respingo questa tesi come qualunquistica e ingenua. Il cittadino è volubile, infido e pretenzioso. Vuole vedere le cose cambiare da un momento all’altro. Vuole perfino l’attuazione del programma elettorale, come se non sapesse che tutti i programmi, nessuno escluso, sono libri dei sogni. Guardati, o futuro eminente politico, dai cittadini!
Ciò detto, poniamo che di fronte a te, ormai ben insediato, si ponga un problema da risolvere. Non dico questo o quel problema, ma un qualsivoglia problema che tu, per dovere d’ufficio, sia assolutamente tenuto a risolvere. Ebbene, in tuo soccorso io vado a svelarti:
10)   IL SEGRETO DELLA DIREZIONE POLITICA
Qualunque sia il problema che ti troverai di fronte, Lucilio carissimo, non allarmarti: esso si risolverà da sé. Aborri, figliolo, ogni decisionismo, ed evita anche arrischiate prese di posizione. Se qualcuno ti dovesse chiedere cosa tu abbia intenzione di fare, risponderai: “stiamo monitorando la situazione e al più presto disporremo le misure necessarie”. Intanto, come dicevo, il problema ha già cominciato a risolversi. E come? – ti chiederai. Ecco il segreto: per omeostasi. Un problema infatti non è causato da altro che da un fattore che interviene in un sistema consolidato di oggetti e relazioni scombussolandolo, ossia introducendovi del disordine. Ma tale sistema, nel tempo, tende a trovare un nuovo equilibrio: questo è ciò che gli psicologi chiamano processo omeostatico, valido sia in fisica che nelle relazioni umane. In altre parole, i componenti del sistema si assestano l’uno con l’altro, e ritorna, se non l’ordine, quanto meno un ordine, e con esso, la stabilità. È dunque sufficiente che tu segua questo processo di assestamento senza minimamente intervenire, e tutto andrà a posto da sé.
E ora, mio caro Lucilio, ti saluto paternamente. A me la militanza in un partito politico non interessa più, ma sono in verità contento di averla vissuta. Ha arricchito la mia esperienza umana, permettendomi di conoscere meglio uomini e cose. Altro non voglio dirti, per non influenzarti in alcun modo. Sono certo, conoscendo le tue qualità, che metterai a frutto quanto ti scrivo. Ti auguro ogni successo e qui termino, consegnandoti l’esortazione del sommo Poeta: “Messo t’ho innanzi, omai per te ti ciba” (Paradiso, X, 25).

TRATTO DA:
https://www.varesepress.info/2018/01/lettera-lucilio-consigli/

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