mercoledì 20 maggio 2015

L’EQUAZIONE EBRAICA



MAURO  LIKAR


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Shkotzin Shiksa Orel Gojim:
 Abominevoli Froci non circoncisi, bestie infedeli.



L’EQUAZIONE   EBRAICA

AGNOSIS.

Le religioni popolari, templari o laiche che siano, emergono dall’ossessione delle razze, dai desideri della specie, e soppiantano, nel rito comune, liturgico e spettacolare, l’intimo colloquio con il Dio in ognuno. L’uomo vi si trova invischiato fin dalla nascita; coinvolto in prassi liturgiche di auto-alienazione, che lo consegnano, inerme, alla  possessione collettiva.

Battesimo, circoncisione, iniziazioni, tabù tribali, educazione, obbligano l’individuo al rispetto, passivo, di un antico sopruso: alla tutela esautorante, che le confessioni religiose esercitano, su ogni soggetto nato sotto il loro dominio; anche quando questi mal sopporti, o non approvi per nulla, il diritto che esse pretendono di poter esercitare: sulla sua vita materiale, e sulla sua anima.

Per eliminare le paure e i preconcetti, che le varie religioni hanno indotto e producono, negli psichismi individuali, è necessario sciogliere i nodi: svelare la congiura sacerdotale, che condiziona la nostra vita, togliendo alle autorità religiose la maschera superstiziosa, integralista o serafica, per mostrarne il vero volto pietrificante: di Medusa.

L’orrore integralista d’ogni guerra di religione, e d’eresia, nasce e si spiega a partire dalla visione egemone delle regie sacerdotali, che sostituiscono il proprio pre-testo divino al Dio o Daimon individuante, trasformando gli uomini in servi, o in avversari belligeranti, e irrigidendoli nella lotta eterna: fra un Bene, da loro stesse rappresentato, e un Male, che esse stesse dirigono e perseguono. 

Chiediamoci dunque, perché mai Israele, piccolo paese marginale e apparentemente ininfluente, sia diventato, anche per milioni di individui non ebrei, e che gli ebrei disprezzano, apostrofandoli come: Shkotzin, Shiksa, Orel, Gojim:Froci, Abominevoli, non circoncisi, bestie infedeli,la Terra Santa; e meditiamo sul fatto che, più d’ un miliardo di persone, considera una letteratura nazionale ebraica, che non è affatto  la loro, come la propria Sacra Bibbia; fa di una donna ebrea, l’ideale della femminilità e della maternità, e pone, al centro della propria devozione, e dei propri ideali divini, un uomo della stessa etnia giudaica, condannato, come pericoloso criminale, alla  pena capitale della croce.


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LA NASCITA DELLE RELIGIONI EBRAICHE
AL PRINCIPIO FU L’EGREGORO,
E L’EGREGORO DIVENNE DIO.

L‘Egregoro o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone, si riuniscono per compiere una precisa  azione, pensare secondo un dato schema ideologico, ed entro certe linee operative; in modo da sperimentare le esperienze emotive, spirituali, e fisiche, corrispondenti alla qualità dell’intenzione attivante.

Nell’Egregoro, le forze emotive, vitali e mentali, di tutti i componenti del gruppo, si fondono in una Forma Pensiero di Gruppo, o Elementale Artificiale, che, se nutrito per secoli, o millenni, diviene una Entità Energetica Divina; cioè un Dio artefatto e collettivo, che ha un potere infinitamente maggiore della somma delle menti che compongono il gruppo da cui è stato emesso.

Una Forma-pensiero egregorica, formata dal legame fra le parti consce, inconsce, e super consce di quanti contribuiscono alla sua costruzione e mantenimento energetico, è interrelata con molti livelli mentali; con altri aspetti di pensiero, e con multiformi valenze di energia Psichica. Per cui, essa non è la semplice addizione, ma l’elevazione a potenza, delle sue parti componenti.

Se il gruppo che ha proiettato l’Egregoro, cessa di incontrarsi nel rito dedicatogli, e di rimembrarlo e nutrirlo immaginalmente, questo potentissimo Elemento Artificiale non scompare, ma, entrato in latenza, può venire riattivato da un altro gruppo; che operi sulle medesime linee rituali, mentali, ed immaginali di quello originario.
La forma pensiero del nuovo gruppo, contatta allora l’Egregoro latente, lo re-vivifica, e questo riprende ad operare attivamente; attraverso i suoi nuovi canali espressivi.

L’Egregoro, opera attraverso lo psichismo dei membri del gruppo, che lo aggrega e sostiene energeticamente, attraverso l’uso ripetuto e quotidiano di rituali, cerimonie, visualizzazioni, scritture, recitazioni testuali, immagini dipinte o scolpite; cioè construtture immaginali ed esterne, che ne fissano la Forma Pensiero, ancorandola ad una formulazione  gradualmente sempre più completa, complessa; e potente. 

Se il Rituale ed il Culto di un Egregoro in latenza, viene ri-membrato, riattivato, e praticato in accordo alle linee intenzionali dei suoi emittenti originari, dopo un dato periodo, la Coscienza Egregorica, sopita, si  ri- manifesta; dapprima nelle vecchie modalità, per poi adeguarsi, lentamente, alle varianti immaginali e psichiche dei suoi nuovi
Ri- compositori; e degli offerenti accidentali.

Quando un rituale, degli scritti, e delle immagini simboliche egregoriche, sono state caricate ed attivate, in una pratica decennale, secolare, o millenaria, l’Elementale Artificiale che ne risulta, è un Centro di Coscienza sempre più potente; un Dio Particolare, in cui si organizzano i Poteri, le Facoltà, e gli Ideali di tutti coloro che, in quel lasso di tempo, hanno immesso nella sua struttura, l’energia dei loro pensieri, parole, ed azioni.

Non solo i viventi e gli incarnati, ma anche i disincarnati e le Entità sovrumane, che agiscono sull’Egregoro, richiamate per corrispondenza vibratoria, dai piani astrali e sottili, collaborano alla composizione complessiva della sua Forma; e del suo Potere. Difatti, ad ogni azione, resa esplicita nel livello materiale, corrisponde, per risonanza vibratoria, l’Energia implicita che essa riverbera, richiamandola dai livelli astrali e cosmici dell’Ologramma divino. 

Perciò, fondando un Culto Egregorico sul piano fisico, simultaneamente si forma, nei piani interiori e sottili, una corrispondente Entità psichica di Gruppo, che diviene il Centro sottile della Coscienza, della Sapienza, e del Potere d’azione, a cui gli elementi della Con-gregazione tribale, sacerdotale, di un Popolo, o di una razza, che adori passivamente quel Dio arificiale, danno personalità ed energia individualee da cui attingono e ricavano l’Ascendente risultante, potenziato collettivamente.

Questo Scambio, o Patto di Alleanza egregorica, ha luogo per tutta la durata della Pratica rituale, e cultuale, di un dato Egregoro; e si protrae nel tempo, attraverso la sua trasmissione cognitiva, scritturale, simbolica e di Lignaggio: cioè genetica e razziale.
La nozione di Egregoro astrale, spiega il lungo perdurare di idealità costruttive e distruttive, di cui le manifestazioni, o Epi-Fanie, variano di tempo e luogo, ma che sono, tutte, gli strumenti disponibili di una data realtà egregorica omogenea. I raggruppamenti umani che servono un dato Egregoro, cambiano, evolvono, spariscono, ma la Causa egregorica rimane, e può essere ripresa, più tardi, da altri individui; o da altre Mentalità dello stesso Tipo.

Gli impulsi mentali ed archetipi, sotto i quali un dato gruppo opera, sono in accordo con la sua stessa tipologia costitutiva, e, su di essi, si organizza, quindi, la struttura della Forma Pensiero di Gruppo: L’Egregoro che essi vanno progressivamente formando e nutrendo, con le proprie emozioni, concetti, intenzioni, e azioni rituali e simboliche. Su questa struttura primaria, si fissa allora, con lenta crescita, la materia vitale ed energetica del Corpo Egregorico: uno psicoplasma vitale capace di organizzarsi autonomamente, manifestandosi, in seguito al Grande Rituale del Richiamo di Gruppo, come Canale Fisico e come Incarnazione Materializzata dell’Egregoro stesso.

Questo prodotto, è il Figlio del Dio particolare di quel Gruppo: la Presenza Reale, richiamata in un corpo materiale, che ne manifesta l’energia, e il potere, sul livello fisico terrestre. Questo è, ad esempio, il possibile e tanto atteso Messia degli Esseni, e degli Ebrei. Così abbiamo un Egregoro divino per ogni Culto religioso, per ogni Razza; come ne abbiamo uno, Magico, per la Tradizione Cosmico Planetaria, che travalica ogni Religione Particolare. 

Il Dio egergorico è, quindi, una Forma-Pensiero artificiale,fatta  nascere e crescere nel tempo, dalla concentrazione, pilotata, di una generazione di devoti e seguaci dopo l’altra.

Le Entità astrali della ritualistica magica, posseggono un’esistenza indipendente, come Forze-pensiero o Elementi di naturaOgni oggetto inanimato, possiede, difatti, un livello  di coscienza molto  basso, che può essere elevato e stimolato, con il porvi continuamente  attenzione, e tramite lo psichismo di chi lo sta “caricando”; con la propria dedizione.

Ben presto, quell’oggetto diviene il ricettacolo di uno Spirito Elementare, corrispondente, per  potenza, alla carica proiettata su di esso. L’ulteriore attenzione dedicatagli, eleva l’embrionale consapevolezza dell’oggetto, fino a darle la consistenza di uno Spirito Semplice; la cui  venerazione, ripetuta  nel tempo, da  parte di più  individui, può  evolversi  in un nucleo di consapevolezza divina.

Gli Spiriti Elementali, Spiriti della Natura, associati al  manifestarsi della forza vitale, per mezzo della materia organica, sono stati venerati dagli antichi come divinità minori; o come  spiriti guardiani di  luoghi, fonti, alberi, laghi, e fiumi sacri. Tali forze; sono in grado di farsi percepire ed interpretare, come immagini archetipiche.   

L’ Egregoro non ha un’esistenza organica maggiore, sul piano materiale, che in quello astrale, poiché essa non si concretizza che attraverso l’adesione passiva, di molti esseri umani, alle opzioni forti; già scelte intenzionalmente dagli Iniziatori che hanno attivato il Patto egregorico. La Realtà astrale, nasce e si mantiene con  l’onda di influenza stessa, che il primo centro materiale, propaga e diffonde. Quest’onda, prende un’esistenza reale, dal momento che continua ad agitare e muovere il suo proprio centro di propagazione, e vi sussiste tanto più durevolmente, in quanto contiene sempre più energia, incontrando sempre minori resistenze, nel supporto psichico delle proprie maestranze consapevoli, e delle loro inconsapevoli vittime esterne. 

E’ così che le Società Segrete, Sacerdotali, Templari, o Magico rituali, a forte coesione razziale, e con un’animazione fluidica molto viva, continuano a vivere astralmente; molto tempo dopo che la loro azione si è spenta sul piano materiale. Se interviene su quest’ultimo, un raggruppamento collettivo identico, o a morfologia psico-simile, l’Egregoro può continuare ad alimentarsi; ed a crescere indisturbato.


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L’Ebraismo, di cui il Cristianesimo giudaico e l’Islam non sono che delle frange riformiste, e scismatiche, ha il proprio Egregoro esclusivo in JAHVE’; e combatte quindi, necessariamente, tutte le formulazioni egregoriche divine delle altre razze, etnie, e popoli.

Negando, alienando, ed osteggiando il culto degli Dei ariani, Semiti, egizio atlantidei, o delle altre razze, i Giudeo Cristiani, gli Ebrei, e gli islamici, che di fatto formano una sola Tri-unità egregorica semita, tentano semplicemente di imporre, al mondo, ed alle razze altrui, l’egemonia assoluta del proprio Dio tribale e razziale: Jahvè, Geova, o Allah.

Gli Egregori di matrice semita, sono molto familiari all’occultista occidentale mediterraneo, e si raggruppano in organi astrali molto potenti, che generano entità egregoriche sempre più forti e globali, avversarie e nemiche giurate, degli Egregori divini della razza ariana e solare nordica. Questi raggruppamenti anti-ariani, avvengono per affinità ideale, e si prolungano fino alla costituzione di due blocchi astrali che, le sette jahveiche semite, proiettano nel Piano Spirituale olografico, come l’Adam Kadmon Adam Belial, che da vicino o da lontano, e con nomi diversi,servono comunque l’Egregoro Jahvè, e sono serviti,  implicitamente, da tutte le Società segrete, templeri e cultuali di matrice ebraico – cristiano – islamica; cioè semita. 

Se l’Egregoro è l’Idea trasmessa, la Catena Occulta rappresenta non  quest’Ideale, ma i protagonisti che lo hanno  concepito e realizzato, e tutti coloro che lo promuovono. L’Egregoro è uno, la Catena occulta è, al contrario, costituita da diverseEntità: quei promotori delle idee, del passato e del presente, che ora vivono nei tre livelli di esistenza: Fisica, Psichica e Mentale, o Spirituale.

La Catena Occulta si compone di esseri materiali ed astrali, ed assomiglia ad una vastarete occulta, che organizza, per i propri fini, un ampio gioco di relazioni e di azioni interattive, i cui partecipanti possono avere sia un ruolo consapevole, ed attivo, che occasionale, passivo, o di adesione blandamente favorevole.
JAHVE’ è quindi il Dio Egregorico, formulato come Unico oggetto della loro Monolatria, dagli Ebrei di Mosé, nel deserto del Sinai, durante i quaranta anni di un Esilio volto alla costruzione del loro Patto di elezione razziale con quell’Entità.
  
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STORIA DEGLI EBREI
DELL’EGREGORO JAHVEH.

I Pastori Asiatici  Habiru, che in tempi di carestia bussano alle frontiere di Khem, la nera e fertile Terra d’Egitto, per pascere le loro greggi e gli armenti nelle praterie del Delta, vengono accolti dagli Egizi come bassa manovalanza, e sistemati in alcune zone a loro riservate. Approfittando di controlli poco rigorosi, costoro effettuano migrazioni sempre più numerose, prima autorizzate; e poi clandestine.

Gli Egizi hanno un dichiarato disprezzo per questa “Gente della sabbia”: lavoranti, operai e mercenari che si vendono come schiavi stagionali; in modo simile agli attuali emigranti extra- europei. Durante la XIVa dinastia del Medio Regno, nel 2130 a.c., venti o trenta anni di immigrazione, e di procreazione incontrollata, fanno di questi nomadi, di razza mista, semita, e turco-mongola, una folla che, approfittando dell’instabilità politica del trono d’Egitto, fomenta delle rivolte che portano all’elezione di un proprio Re: Ciarako Saratis.

Costui, con il sostegno dei suoi connazionali, rimuove dal Trono il negro Nehesi e Assume il titolo di Signore delle Due Terre, fondando la XVa Dinastia. Da nord vengono, a rafforzarne il potere, delle armate appartenenti alla stessa etnia, che fissano ad Avaris, nei pressi di Tanis, una roccaforte con 250.000 soldati.
Questa è l’invasione degli Hyksos, i Re Pastori, che gli egiziani chiamano Hika-KhasutCapi di paesi Stranieri.

Gli Hiksos, hanno precedentemente già conquistato il Retenu; la regione comprendente Israele, Libano, Siria e parte della Giordania. Piombano sull’Egitto, consolidando un impero di cui Avari diviene il centro geografico e politico. Essi hanno armi segrete, sconosciute agli egizi: le corazze di scaglie di ferro, gli archi a lunga gittata, e il Carro da guerra trainato da due cavalli.

L’invasione, la prima nella storia d’Egitto, avviene senza colpo ferire; e Ciarak assume tutte le prerogative di un Faraone Egizio. Il periodo di dominio degli Hiksos, dura un secolo e mezzo, e il loro impero si estende in Galilea, Siria e Turchia.
Questo Impero, costituito da città confederate in un’alleanza bellica, non ha una propria cultura unitaria, ma essi hanno invece, come Dio comune: Baal, simile al Seth egizio degenerato.

Thebe, in cui regna frattanto la XVIa Dinastia egizia, pur costretta al tributo, mantiene una completa autonomia e apprende, intanto, dagli invasori, una tecnica bellica infinitamente più progredita di quella egizia  precedente. Impara soprattutto l’uso dei cavalli, che gli Hyksos hanno portato dalla Mongolia, stanziandone grandi allevamenti nel Delta del Nilo. E’ solo nei 150 anni del dominio Hyksos, che gli Habiru, o Ebrei, loro complici e consangunei, possono occupare cariche di governo a cui, in un Egitto libero, non avrebbero mai avuto accesso.

Così l’ebreo Giuseppe, che per il faraone Hyksos Apopi è quasi un connazionale, può diventare il Visir Sesep, e Mosè, anche lui ebreo, può accedere, come Figlio di Faraone, ad un’alta posizione sacerdotale e templare; nel culto di Seth, divinità egizia che gli Hyksos assimilano al loro Dio Baal . Thebe insorge durante la XVIIa Dinastia, e il Faraone Sekenenre muove guerra ad Apopi, ma non ha successo; come dimostra la sua mummia, dal cranio fracassato a colpi di clava e di arma da taglio.

Ahmose, suo figlio, riprende le ostilità e, dopo una serie di fortunate campagne belliche, riesce a cacciare gli Hyksos. Avari viene rasa al suolo, e il nemico è inseguito fino in Galilea, dove si asserraglia a Sciaruhen, che infine cade; espugnata dopo tre anni di assedio. In questa campagna, viene distrutta anche Gerico.
La vittoria deve essere stata definitiva, perché la storia, da allora, non dà più alcunanotizia degli Hyksos; almeno non con questo nome.
Essi difatti, ridotti al rango di fuggiaschi, ridiventano predoni nomadi, che si danno prevalentemente al mestiere di mercenari. Assumono allora il loro vero nome, e, come Hapiru, o Khabiru, intraprendono una guerra in proprio, che si protrae fino ai tempi di Akhenaton; bruciando città e conquistando regni.

Ahmose inizia una epurazione degli Hyksos-Habiru all’interno dell’Egitto; ne confisca le proprietà, e le distribuisce ai propri soldati.
Poi, conquistata la Nubia, retta da re Etiopici, cinge la Doppia Corona, fondando la XVIIIa Dinatia. Muore dopo un regno di 22 anni, lasciando un Egitto libero dagli Stranieri, ma esausto.

Gli Ibridi Habiru, o Ebrei, dopo essere stati per un secolo e mezzo i Padroni dell’Egitto: fiancheggiatori, sostenitori, funzionari, e cortigiani dei Re Pastori Hyksos, in un Egitto invaso, si sono ridotti, dopo la cacciata, ad una piccola etnia di mandriani nomadi, e di briganti, animata da un forte spirito di rivalsa, e da un odio illimitato per le altre razze.

Per realizzarsi come popolo dominante, questo gruppo, sotto la guida di Mosè, auto elettosi Patriarca, e che, in realtà, è o un ex sacerdote Hyksos del dio Baal, cacciato come tutti i suoi connazionali dall’Egitto, o un Sacerdote dell’eresia Atonia di Akhenaton, espulso dopo la restaurazione, accetta il lungo isolamento nel deserto del Sinai.

Har Sinai significa: monte da cui irradia Sina, cioè l’Odio, ed è qui che Mosè porta il“suo nuovo Popolo“, allo scopo di creare l’Egregoro del loro specifico Dio: Jahveh; fondando una propria Storia, e lanciando, nel Tempo, un’Intenzione Psichica di conquista totale del Mondo. Quando essi saranno i Signori della terra, non vi sarà altra religione che quella di Jahvèh, a cui il loro destino è collegato. Per questa ragione, Mosè, che si scinde dall’altra egregora ebraica del Dio El Elohim, di Abramo, impone al suo “gruppo”, o Zion, di sottomettere tutte le altre razze; e inizia con la carneficina dell’Israele Elohista, che, difatti scompare, e va a formare il mito della tredicesima tribù ebraica.

Resta   padrone del campo, il solo ebraismo mosaico: quello di Jahvè. Esso opera da millenni alla distruzione d’ogni altra fede e cultura, infiltrandosi, e annientando, e riducendo alla degenerazione, ogni civiltà e ogni storia che non sia la sua.
Tutto il mondo crede che la maschera della legge mosaica, sia la vera regola di vita dei Zionisti ebrei, e pochi hanno pensato di indagare a fondo il Talmud; e gli effetti di questo “Compimento”, che insegna, a costoro, d’essere la sola razza meritevole di essere chiamata umana.

Tutte le altre etnie, sono “bestie da lavoro” e schiavi  degli ebrei, che hanno, per scopo, la conquista del mondo e l’erezione, in esso, del trono eterno di Sion: che altri non è che Zion, Chion, o Saturno.
Non essendo una una razza genetica,  ma una formulazione egregorica jahveica, che vuole formularsi come Super-razza, a spese di tutte le altre, ed essendo formata inizialmente da ibridi, la genia dei figli  prediletti del Dio Zion, deve, per poter fissare nel tempo i propri caratteri specifici, mantenersi separata dalle altre vere razze e nazioni, semiti compresi. Per farlo, essa aderisce strettamente, al sistema del Kahal, o aiuto ai soli consanguinei jahveici: i propri simili.

La Comunità ebraica, ritenuta erroneamente dai non ebrei, una comunione religiosa, o un’etnia, è, difatti, per prima cosa e soprattutto, una ferrea comunità neo-razziale e trans- genetica.
Si tratta di  una sotto-razza ibrida, inizialmente impura, resasi psichicamente omogenea per mezzo della circoncisione traumatica, della ritualità Talmudica, e del Patto egregorico con il Demiurgo Zion-Jahvè.

Essi hanno sistematizzato il loro essere “ Ebrei del Patto”; elevandolo a sistema di dominio e dominazione delle altre razze.
Per ottenere la perfetta separazione del loro, da tutti gli altri popoli, la congrega sionista ha eccitato da millenni, abilmente, l’antisemitismo, e ne ha fatto un cavallo di Troia: espediente che permette loro di agire indisturbati, e al “coperto”: come nella Logge della Massoneria, da essi ispirata e diffusa.

La parola “Antisemita” non significa nulla, perché un ebreo non è semita, che quando le circostanze geografiche ve lo costringono; come altri semiti, e allo stesso titolo. Un ebreo alto, biondo, dagli occhi azzurri, nato in Germania o in Polonia, da una famiglia che vi si è stabilita da secoli, e che si sia abilmente mescolata agli indigeni, con una serie di oculate mosse di conversione fittizia, può non avere nulla del tratto somatico semita; e sembra aver poco in comune  anche con i suoi simili, stanziatisi in altri paesi.
Ma costui possiede, invece, un particolarismo costante, che resta tale nel tempo e nello spazio; facendo, di un Ebreo del Patto, quello che egli è: ovunque si trovi a nascere o a vivere incidentalmente.

L’antisemitismo, che colpisce principalmente gli ebrei di basso ceto, è, del resto, un’ottima arma di propaganda, e di salvaguardia degli interessi dell’ élite sionista, di cui, anzi, rafforza enormemente la stabilità e il prestigio. Raggiunta la posizione di Super-Governo mondiale, basato sull’economia borsistica e sull’Oro, essi potranno alla fine togliersi la maschera, o indossarne una più appropriata; mettendo fine, di fatto, ad ogni libertà nazionale ed individuale; all’interno ed all’esterno di Israele. “La Gerusalemme del Nuovo Ordine”, collocata fra Oriente ed Occidente, soppianterà il doppio regno imperiale e papale.

L’Alleanza Israelita Universale, oggi presente come Globalizzazione Mondiale, fa già sentire la sua pesante influenza, e penetra in tutte le economie, le culture e le religioni. Le nazionalità debbono scomparire. le economie frantumarsi, le religioni tramontare. Allora resterà solo Israele e la sua religione: quella del Popolo Eletto, e del loro Dio esclusivo: Jahvé.”


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IL PATRIARCA MOSE’.

Il nome Moschen, viene dal verbo Mescitihu, trarre, ma Moschen è un principio attivo, e non passivo; non significa quindi: colui che è tratto dalle acque, ma colui che trae della gente dall’Egitto. Mosè è anche un comunissimo nome egizio, che significa Figlio. D’altronde, il racconto del salvataggio dalle Acque, nel canestro di giunco, è lo stesso riferito al Re Sargon di Accad, più di mille anni prima.

Mosè ha quindi un nome egizio, ed è situabile al tempo di Ahmose, e della Cacciata degli Hyksos; o in quello di Meremptah, 320 anni dopo, come discendente di una tribù Habiru semita, scesa in Egitto con i Re Pastori, 420 anni prima; come dice la Bibbia. Deciso a farsi Padrone di un suo Popolo, Mosè prepara un Egregoro durante il suo esilio forzato, e poi, tornato in Egitto, convince questa sua “Popolazione Oppressa” a fuggire dall’Egitto, che l’aveva accolta e sfamata : l’Oppressore.

Del grande Esodo, che segna il sorgere del Popolo Ebraico, non c’è alcuna testimonianza storica, che non sia quella della Bibbia stessa, in cui la figura di Mosè è descritta fin dalla nascita: 

“Nel corso di una persecuzione contro il popolo dei figli di Israele, un re d’Egitto, che nulla sapeva di Giuseppe, preoccupato per l’accrescersi di questo popolo, si adoperò per sopprimerlo.”

È  evidente, che questo popolo oppresso sono gli Hyksos sconfitti, che chiamano se stessi Khabiru o Habiru, e la cui élite ha lasciato l’Egitto precipitosamente, mentre la loro popolazione minuta, vi è rimasta; in stato di semi-libertà: cioè costretta al lavoro forzato. E’ fra questa popolazione Hyksos che, se diamo ascolto al racconto biblico, nasce e cresce un  Mosè che, per dare corpo all’idea della Persecuzione, e non della Cacciata, inventerà una prima  Strage degli Innocenti: i figli maschi dell’etnia ebraica, sterminati per decreto dal Faraone.

L’invenzione di orribili stragi, patite dal popolo ebraico, diventerà, da allora, il cavallo di battaglia di ogni propaganda israelita.
Data da qui, difatti, la persistente tendenza ebraica all’esagerazione numerica; e il suo presentare il proprio popolo, appena ciò sia possibile, come “la vittima innocente” di orribili carnefici; sempre terribilmente ingiusti, ed alquanto insensati.

I ripetuti Olocausti che gli ebrei affermano di aver patito, nel lungo corso della loro storia, e su cui essi fondano la loro proficua credibilità aziendale, di eterne vittime, sono invece, a ben vedere, la diretta conseguenza della loro mentalità talmudica, e dell’operato delle loro Élites: il risultato reattivo alla loro violenta azione di conquista del mondo, a danno dei non ebrei; ovvero di tutte le altre Nazioni.

I sionisti ebrei, enfatizzano sempre la reazione delle altre Nazioni nei loro confronti, ma evitano sempre, accuratamente, ogni accenno alle loro azioni; che sono la vera causa e la ragion d’essere di quegli effetti nefasti.


Mosè, si dice,  viene salvato dalle acque del Nilo, nientemeno che dalla figlia del Faraone persecutore; che lo adotta. Lo troviamo poi adulto e ribelle, angosciato per lo stato d’afflizione dei suoi fratelli di razza, al punto da non trovare di meglio da fare, per aiutarli, che d’uccidere un egiziano e seppellirlo, poi, nella sabbia. Scoperto il fatto, all’omicida  Mosè non resta che la fuga nella terra di Median, presso una tribù di parenti Habiru; ai margini della penisola del Sinai.

Qui egli risiede per lungo tempo, ha l’apparizione del Roveto Ardente, il messaggio divino, e l’annuncio della sua missione: formare e salvare, ovvero formulare ed imporre, il popolo di Israele.  Nel frattempo, il Faraone “persecutore” è morto, e Mosè e il fratello, Aronne,  tornano in Egitto; apparentemente senza problemi, chiedendo al nuovo Re di lasciar libero il loro popolo.

Segue tutta la storia della lotta fra Mosè e il Faraone, e la favola  dell’Esodo; con distruzione finale delle truppe egiziane nel miracolo del Mar Rosso.
A parte la Bibbia di Mosé, nessun altro documento storico dell’epoca, fa menzione di simili eclatanti e catastrofici avvenimenti; noti come le 10 piaghe d’Egitto. Tralasciamo quindi le allegorie apologetiche ebraiche, e le evidenti mistificazioni  del romanzo biblico, e veniamo ai nudi  fatti.

La Terra di Gessem, è la  parte dell’Egitto riservata alle popolazioni asiatiche, che chiedono asilo nei periodi di carestia, o per qualsiasi altra ragione; e diventa, dopo la cacciata degli Hyksos, la Restricted Area dell’etnia Habiru: il loro primo ma non ultimo Ghetto.
I campi vengono dati in affitto, e vengono pagati con il lavoro manuale. Il salario è molto buono, tanto che nel deserto, con Mosè, i suoi nuovi accoliti possono rimpiangere, amaramente, il tempo in cui lavoravano in Egitto mangiando pane e carne; a sazietà. Certo il cambiamento di condizione, da invasori semi regali, a manovalanza salariata, non è indolore, e molti sono i crimini che ne derivano.

Mosè stesso, per la legge egizia, non è che un omicida latitante. La Bibbia non cita nomi di Faraoni; né del feroce persecutore, né di quello sotto il cui regno, dovrebbe essere avvenuta la famosa fuga dall’Egitto. Non risulta, da alcun documento, che un sovrano d’Egitto abbia mai dato l’ordine di uccidere dei neonati.

Gli storici Ebrei parlano di Ramsete II, ma, a sbugiardare questa erronea collocazione temporale, si pone proprio la Stele di Israele, che indica che, a quel tempo, esiste già uno Stato ebraico che si fregia con questo nome. 
Si torna quindi al tempo della Cacciata degli Hyksos, e il cosiddetto Esodo degli Ebreiè, quindi, in realtà, una Cacciata e fuga: l’espulsione di questi invasori, e parassiti stranieri, dalla Terra d’Egitto. Solo se Esodo e Cacciata coincidono, ha senso il numero spropositato dato dalla Bibbia per i fuggiaschi: 630.000 uomini dai vent’ anni in su, tutti adatti alla guerra.

Che questa espulsione sia quella degli Hyksos, avvenuta sotto Ahmose, o quella dei loro discendenti sotto Meremptah, 326 anni dopo, poco importa. Di fatto, se essi  risalgono al regno di Meremptah, le notizie storiche si fanno sufficienti a chiarire il silenzio biblico, che copre la vergognosa vicenda.
Durante il suo regno, Meremptah deve, difatti, far fronte a massicce invasioni di immigrati libici, da occidente, e di semiti Habiru, da Est.

Costoro, il “popolo” di Mosè” per intenderci, approfittando della confusione, si danno alla rapina e  al saccheggio. Il risultato è una reazione di violenta xenofobia, in conseguenza della quale, tutti gli “stranieri” vengono cacciati in massa, e costretti a lasciare precipitosamente L’Egitto. Questa interpretazione è suffragata dalla Bibbia, (Esodo.XII.36-39.):

 ”E i figli di Israele presero agli Egizi molti vasi d’oro e d’argento, e molte vesti e saccheggiarono gli Egizi”.  “E fecero del pane azzimo cotto sotto la cenere, non avendo il tempo di farlo lievitare, perché gli Egizi li costringevano ormai  a partire,  e non permettevano loro dilazione alcuna.”

Ciò spiega sia il fatto che non c’è alcun inseguimento nel Sinai, terra controllata militarmente dall’Egitto, sia l’improvvisa monolatria di Israele. Essa non è, difatti, che una imitazione, in chiave mosaica, e a 130 anni di distanza, del Culto monoteistico di Aton, il Sole; voluto da Amenophis IV, meglio conosciuto come Akenaton: il Faraone eretico. 
Costui sceglie Aton, il disco solare, come immagine dell’Unico Dio, di cui egli stesso si proclama sommo Sacerdote.
  
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Aton, che dispensa benefici all’umanità intera, è il Dio Unico di tutti gli uomini, e Akenaton elenca, nel proprio Inno al sole, Siriani e Nubiani prima degli Egizi, in modo assai più ecumenico di Mosè, che, nella sua imitazione in negativo, fa di Jahvè Zion-Saturno, il Dio Esclusivo del solo popolo ebraico.

Il Dio di Mosè, Signore delle Tempeste, è un Egregoro elementale e planetario, reso divino; che, nutrito pazientemente, al modo egizio, nell’esilio medianita, viene poi accresciuto e potenziato; con quarant’anni di ininterrotta adorazione collettiva; nel deserto. Ne esce una Potenza Malefica, che ha tutte le caratteristiche di un Egregoro Demiurgico: Jahvé-Zion

Il Patto di Mosè e del Suo Elementale Planetario, che cresce come Dio esclusivo degli Ebrei, è un contratto chiaro: Essi si possiedono reciprocamente, more uxorio, in una relazione senza possibili defezioni. In cambio, Jahvè-Zhion dà, alla sua Neo-Razza Ebraica, una diversità di elezione su ogni altro popolo; e una discendenza eterna che avrà la Terra in suo potere.

Chi non accetta di scambiare Israele, e il Dio El, con Zion e il suo Jahvè, viene massacrato sul posto o costretto alla fuga, dalla stessa fazione di Mosè.  Poi il Nuovo Popolo Eletto  inizia pazientemente l’olocausto, silenzioso ed occulto  delle altre etnie; per appropriarsi di una Terra Promessa che era la loro: il Pianeta Terra.

Gli antichi si stupiranno, fin da principio, della diversità psicologica degli Ebrei; del loro materialismo, e del loro Ateismo monolatrico; erroneamente definito Monoteismo Teistico. Mosè scrive Storia e Leggi, e, con la circoncisione l’ottavo giorno, infligge ai suoi soggetti una ferita neurologica radicale, che plasma la Psiche del Popolo ebraico; deformandola ad immagine e somiglianza di Jahvè: falso creatore, staccato dalla Natura, e che separa, da quella, anche l’uomo.

Contro il Panteismo implicitamente monoteistico, degli altri popoli, che vedono il divino in ogni cosa, e l’Uno in ogni frazione esistenziale, Zion oppone la sua monolatria mosaica: il Non avrai altro Dio fuori di me; che è la netta proibizione di adorare le proprie energie divine: nella Natura e nel cosmo; di costruire altre relazioni egregoriche, o di avere un erotismo individuale non finalizzato,  pro-creativamente, a produrre altri servi per Jahvè.


Mosè esclude ogni Dio o Daimon individuale, e fa, del suo Dio collettivo, L’Incubo demoniaco di ogni succubo ebreo. Egli crea una invalicabile separazione, fra il proprio e tutti gli altri popoli, fornendo,  alla neo-razza ebraica, un Dio che è un Socio d’affari esigente ed esclusivo; un Complice mafioso, nella conquista globale del mondo.
Poi, introducendo la possibilità dell’epifania fisica e messianica, di Jahvè, Mosè costringe Zion ad un materialismo radicale, e ad una perenne attesa collettiva; in un tempo che non è più ciclico, ma lineare e storico, e che lo relega in uno spazio orizzontale e terrestre; misconoscendo ogni verticalità polare individuale, ovvero, ogni vera ascendenza divina nell’uomo.

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JAHVE’
IL DEUS INVISIBILS

Per Ebrei, Cristiani, ed Islamici, che hanno sostituito al Daimon o Dio individuale, il Dio collettivo delle loro religioni egregoriche, Jahvè non è più, come l’Idios Daimon ellenico, un Deus Absconditus; ma un Deus Invisibilis. Non è più avvertibile, all’interno dell’individuo, come una somiglianza luminosa che si riflette in esso; ma si colloca in una dimensione astrale, aliena ed esterna; percettibile solo grazie all’incerto Dono della Rivelazione.

Solo per costoro, la Gnosi individuale non è più lo strumento eccellente: di comprensione dell’Arcano divino, e per essi solamente, l’esistente nel mondo, non prova la Presenza palese della divinità.
Ebrei, Cristiani, ed Islamici, non cercano prove intime, e, quindi, non le trovano.  Si attengono alle loro leggi aggressive: ai Talmud, alle Bibbie, ai Corani, e attendono,  pazientemente, la grazia di un segno esteriore e collettivo, che tarda sempre a venire.
Ma essi fanno, di questa miseria di riscontri, un loro punto di forza dottrinaria:

“Poiché Dio è Nascosto, se una religione o un individuo afferma che è evidente, non può essere che una falsa religione e un falso profeta”.


Come dire, che le sole Religioni Vere sono l’Ebraismo e il Cristianesimo, che, a detta dei cristiani, ne è il completamento; o l’Islam, che, per ora, esaurisce la serie delle sacre imposture semite.
Dato che si nasconde, e che non è per essi auto evidente, il Dio egregorico, Jahvè, Geova, o Allah, deve essere continuamente confermato. Ecco, quindi, la necessità di una Storia lineare delle affermazioni di Dio; e l’obbligo di un a costante apologetica che ne dimostri, oddrddivzmrntr, la validità teologica e dottrinaria; ecco, cioè, l’apoteosi dell’Ortodossia.

Con questi strumenti, gli Ebrei, i Cristiani, e poi gli Islamici, fanno, della propria cecità collettiva, all’evidenza divina nell’individuo, l’Unica vera Visione; la sola Rivelazione attendibile.
Nell’Esodo, Jahvè dice di sé stesso:

Io Abito nella Caligine, ed è impossibile vedermi e restare vivi; si può vedermi solo a Posteriori.

Con questa arguzia pastorale, per ignoranti di sé, che negano ogni Gnosi ai reali sapienti, ma se la offrono in esclusiva rivelazione, Mosè nega la possibilità dell’esperienza diretta di Dio, e afferma l’autorità sacerdotale del proprio Lignaggio: familiare, neo-genetico, e trans-razziale; unico intermediario, ormai  accreditatosi come vicario, presso l’Egregoro Jahvè.

Il genio ancor più spudorato dei Cristiani, che sono e restano degli Ebrei dissidenti, rinnegati e scismatici, è quella di rubare, agli Ebrei ortodossi, loro parenti stretti, l’eredità egregorica del Patto mosaico con Jahvè; sviluppandone ulteriormente, e in proprio, il cupo Lato Saturnino.
Come Mosè, anch’essi negano la possibilità d’ogni Gnosi individuale diretta, a favore della necessaria mediazione; offerta, ovviamente, dalla propria casta ecclesiale.

Da allora, la santità, consiste, principalmente, nel Credere, contro ogni evidenza del Sapere, al Dogma del Deus Invisibilis. Il Cristianesimo pone difatti la Natura, e l’esistenza di Dio, come Problema, e fa, della ambigua latenza di Jahvè, il cardine di una Fede per postulanti cronici; altalenanti fra la paura del castigo, e la speranza di un’assoluzione.

Questa ideologia dell’insipienza interiore, può allora affermare che Credere e meglio che Sapere: La Fede è cosa tanto immensa che è giusto che chi non la cerca ne sia privato; c’è abbastanza luce per chi vuol credere, ma altrettanto buio per chi non vuole. In altre parole, Solo chi crede ciò che i Giudeo – Cristiano – Islamici credono, merita la loro Fede. Jahvè si ottenebra, e gioca a rimpiattino con i suoi Profeti: Primi, Ulteriori, ed Ultimi, per rendere la loro fede più ardente, e il loro ardore più appassionato; garantendo il libero arbitrio, e un’esistenza meno noiosa. Avvolgersi d’ Ombre, è l’Unico modo, dicono gli Ebrei Cristiani, con cui Dio, che è Persona nel senso fisico del termine, può cercare e trovare l’Uomo; ed esserne cercato e trovato.

Per costoro, CONOSCERE DIO significa penetrarne l’intimità carnale, scoprirlo e denudarlo, per grazia ricevuta, e per concessa rivelazione; come si svestirebbe il corpo di un amante, prima nascosto da ingombranti panni: per poterlo finalmente possedere, od esserne posseduti.

La sostituzione del Dio collettivo exoterico, al Dio individuale esoterico, che si manifesta in teofanie di Bellezza reale, non potrebbe essere più evidente.
Ebrei, Cristiani, ed Islamici, coltivano non solo lo stesso egregoro jahvrivo, ma anche la stessa ossessione: della proprietà materiale e legale delle cose, ottenuta attraverso la loro “scoperta sessuale”. Ossessione della nudità del corpo, e dei corpi nudi da possedere.

La rimozione dell’Amore individuale, e la negazione dell’Idios Daimon in ognuno, sfocia, così, nella repressione della sessualità non pro creativa, e dell’omosessualità intervirile in particolare.
Sacra nelle altre culture, che la identificano come la più alta forma di attrazione e di relazione erotica: quella per il Simile, che teofanizza il Daimon, questa Philia, o amicizia amorosa, viene distorta dalla mentalità ebraica, che ne fa un rapporto “more uxorio”, proiettato, nel legame  con Jahvè, come passività sessuale esclusiva. Ne nasce un’astensione obbligata, che nega il rapporto erotico reale, fra simili, attuando solo quello immaginale; patteggiato con l’Egregoro.
  
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Questa distorsione dell’eros intervirile, è funzionale all’economia energetica della relazione con Jahvè, Geova o Allah. Il Patto con Lui fa, dei maschi che lo contraggono, i soli fornitori di quella vitalità spermatica, che costituisce il cibo del Dio; rendendoli dei succubi sessuali passivi, devirilizzati dalla circoncisione, e resi, tramite quella,“Spose del Signore”.

Essi sono attivi, solo come medium procreativi del loro Dio Invisibile; sensali, che gli pro-ducono e pro-curano figli da sacrificare, o che si sacrificano; cioè nuovo ed ulteriore nutrimento.
Jahvè è l’Incubo attivo, che fa, del maschio ebreo, cristiano, od islamico, la propria Sposa; in senso carnale.

La femmina umana, semplice oggetto da possedere ed amministrare, è una selva da colonizzare, arare, ed inseminare. Lo sperma, nell’ideologia sottesa al Patto egregorico, non appartiene difatti all’uomo che lo emette, ma a Jahvè, e ai suoi epigoni Cristiano ed Islamico; di cui il maschio è il medium pro-creativo: il mezzo per trarre dalla materia femminile, altrimenti inerte, il nutrimento sacrificale dei Figli primogeniti.

Ogni altra relazione erotica è abolita, perseguitata e repressa. Da qui vengono i Tabù dell’amore intervirile, unico vero adulterio nei confronti di Jahvè, Geova e Allah; di qui nasce la paura di perdere, o sprecare, lo sperma di Dio, in atti di piacere illeciti, perché non procreativi.

Questa, è anche l’origine dell’ossessione legale per la proprietà esclusiva della donna, dei beni, e dei figli; di cui il primogenito, appartenendo a Jahvè, gli va reso, sgozzandolo nel rito del sacrificio egregorico. Il Patto prevede, difatti, come fonte di nutrimento per Jahvè, il sacrificio di tutte le primizie; figli compresi.

L’accordo nega ogni altra divinità, cosmica, naturale o solare, e fa dell’Ebreo Jahveico, e del Cristiano, come poi dell’Islamico, che vuole sottrargliene la fruizione, un posseduto; servo volontario, e succube sessuale di un Dio-Padre e Padrone, e delle autorità sacerdotali che, rappresentandolo, ne amministrano e sostengono il Potere e la durata.

Con una lunga operazione teologica, la Divinità onni-pervadente dell’Ologramma Cosmico, viene costretta nella camicia di forza della formulazione Ebraico – Cristiano – Islamica, che nega la Sapienza della Gnosi individuale, e impone Fede e Timore; il rispetto dell’ignoranza assoluta, e il distacco e la discordia dall’armonia cosmica.

Il Divino archetipo, dell’Uomo di Luce interiore, viene negato: in nome di un Dio egregorico, e di un contratto neo-razziale d’elezione reciproca: un accordo nuziale, che si fa Legge da rispettare, e a cui obbedire.
Jahvè, Geova, ed Allah sono un solo Dio: delle Tempeste, degli Eserciti, della Legge, e della Punizione; Carceriere e Giudice che, contro ogni evidenza cognitiva, gli ebrei ed i loro epigoni, impongono a sé stessi e agli altri, come Divinità esclusiva; in cambio del potere sul mondo, e della supremazia, della propria “ Super-razza “, su tutti gli altri popoli.

Questa Monolatria, afferma che ogni valore filosofico, ogni esperienza diretta, ogni abilità scientifica, sono il prodotto della Follia diabolica. Ogni aspetto divino, non essendo Jahvè, Geova, o Allah, è Satana; e tutti gli altri Dei sono Demoni e, quindi, Avversari.
Jahvè non è sottomesso ad alcuna Legge naturale, o cosmica, ma, anzi, sospende, rigetta e capovolge ogni legge; a suo piacimento. Di fronte alla sua volontà, non valgono Sapienza od Armonia, ed egli può sconfessarsi quando più gli garba:

La follia di Dio è più sapiente della sapienza degli uomini, dice il propagandista ebreo cristiano Saulo di Tarso, che riprende l’antica preghiera rabbinica: Lodato sii tu o Dio, che vuoi ciò che è proibito.

Come la linfa negli steli e il midollo nelle ossa, così, Metafisica e Magia Ebraica, sono implicite nelle parole: ne costituiscono il significato e il potere.
Questa Volontà umana, che s’impone come la Sola Religione, l’unica Metafisica, e la Magia esclusiva, fonda il proprio potere legittimando e normalizzando il sopruso: compiuto negando la volontà e la divinità individuale altrui.
Lo fa, celandolo nell’elemento potente: la Parola.

Cosmologie verbali spiegano, coordinano, ed immaginano idee che il linguaggio dà per scontate, muovendo gli uomini e ossessionandoli, con figure che ne dominano le menti. E’ l’immaginazione che genera parole ed atti umani; la mentalità, che seduce l’attenzione, con l’inganno ammiccante di una visione ignea: Il Dio Rivelato, non dalla Bellezza, ma dal Verbo, dal Libro, e dalla Storia.

Le tre sette del Libro, sono una tri-unità di abili sfruttatori del Verbo Possedere: ossessi larvali, nutriti dalla Parola scritta, e fautori frenetici della Legge del loro Dio.
Jahvè è un Dio di rivelazioni per pochi prescelti, e d’attesa obbediente dei molti, che patiscono il fatto d’essere la nazione ed il popolo che si dice eletto, pensandosi come sale e lievito della terra; inconsapevole d’essere invece, in essa, un fermento corrosivo, capace di disseccare ogni realtà vivente.


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IL SIONISMO EBRAICO.

Ebrei fedeli alla loro tradizione Mosaica e sionistica, ve ne sono più di quanti si voglia far supporre, ed essere ebrei, significa già appartenere di fatto, volenti o nolenti, ad una Organizzazione Mondiale iper-razzista, che struttura, attraverso gli effetti dissolventi prodotti dei propri elementi, un piano di predominio planetario: sulle altre razze, rese  esangui ed inconsapevoli di sé. 

La loro azione, nei campi più disparati: dalla scienza alla finanza, dall’arte al cinema, dalla letteratura alla psicologia, o alla sociologia, ha sempre un carattere invasivo, esclusivo, anti-individuale, e devastante per  la cultura in cui si innesta. L’ebreo afferma che, quale che sia la sua nazionalità, il credo politico, la professione, o persino la fede religiosa, egli resta, per prima cosa, ebreo; mentre ciò non accade a chi abbraccia l’ebraismo religioso.

Il Cristianesimo giudaico, della Grande Chiesa di Roma, è, quindi, di fatto, un sottoprodotto ebraico che fa gioco a Sion. La Razza è la Legge egregorica del patto Mosaico, e del Talmud, che afferma una differenza fondamentale: fra il Popolo Eletto e il resto dell’umanità. In Qabbalah ad Pentateucum la Legge dice:

“Dio si mostra nel mondo con le sembianze dell’Ebreo. Giudeo, Ebreo, e Jahveh sono un unico essere. L’Ebreo è il Dio vivente, il Dio incarnato, l’Uomo Celeste; l’Adam Kadmon. Gli altri uomini, sono soltanto bestie terrestri, di razza inferiore; sono piccoli animal,i e non esistono che per servire l’ebreo.”.
A lui viene promesso un dominio universale, a cui saranno sottoposte tutte le nazioni: “Io ridurrò tutti i popoli sotto lo scettro di Giuda; se voi mi seguirete sarete un reame di sacerdoti. “Io ti do in retaggio le nazioni e in dominio i limiti estremi della terra, di cui tutte le ricchezze devono appartenerti.”

Questo è il Patto, la Promessa e la Legge.

Il Regnum ebraico non è astratto e sovra terreno, ma deve realizzarsi, e si sta realizzando qui e ora, su questa terra; con, alla sua testa, una stirpe ben precisa. Finché ciò non avverrà, gli ebrei devono, comunque, considerarsi come degli esiliati, e come prigionieri oppressi; costretti in terra straniera. Dovunque essi conseguano un dominio, che non sia assoluto, dovranno accusare di subire violenza ed ingiustizia; da ogni legge che non sia la loro.

Questi sono i termini della loro “vera giustizia”, che sancisce, solo per l’ebreo, il diritto-dovere alla ricchezza, e a promuovere avversione e rivolta, contro ogni forma d’ordine e civiltà non ebraica; qualunque essa sia. La logica stessa della Legge mosaica, impone di distruggere tutto; con ogni mezzo, per spianare la via al Regnum di Israele. Dicono testualmente i passi del Talmud e della Torah:

*”Tu sei un popolo santo al Signore; egli ti ha scelto per essere il suo proprio  fra tutti quelli che sono sulla terra.”
*”Egli Darà i loro re nelle tue mani e tu estirperai i loro nomi da sotto il cielo; nessuno potrà fronteggiarti, finché non li avrai distrutti.”
*”Divora dunque tutti i popoli che il tuo Signore ti darà, L’occhio tuo non li risparmi, e non servire i loro Dei, ma uccidi  i migliori fra loro.”

“Voi Israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo sono bestiame”
* “Voi mi avete riconosciuto come unico dominatore del mondo, perciò io vi farò gli unici dominatori della terra”.

Lo Sanhedrin afferma :
* ” Il Goj che studia il Talmud e l’ebreo che lo aiuta in tale
studio, devono essere messi a morte.”
e nello Shemonè Esrè, che è la preghiera che ogni ebreo osservante recita giornalmente, si trovano queste parole:
“Che i Nazareni e i Minim (cristiani) periscano in un istante, che siano cancellati dal libro della vita e non siano contati fra i giusti”

Questo è il seme della Torah, della Legge Ebraica, in base a cui gli ebrei sono invitati a sentirsi l’unico popolo eletto, che dovrà divorare, estirpare, e dominare tutte le altre Nazioni. E’ una scusa comune, da parte ebraica, affermare che questi precetti si riferiscono al tempo dell’Esodo degli Ebrei dall’Egitto, e non vanno per nulla generalizzati.

A smentire queste affermazioni, i profeti ebrei riprendono, anche dopo la costituzione dello Stato di Israele, nell’antica Palestina, gli stessi temi, e Danielei Salmi, Geremia  e  Isaia forniscono di ciò degli esempi indiscutibili. Del resto, l’Antico Testamento è, per l’ebraismo, come il Corano Per l’Islam, non una Cronaca, o un testo letterario, ma una SACRA SCRITTURA di valore perenne ed universale; e i suoi precetti valgono indipendentemente dalla contingenza storica in cui sono apparsi.
Fra il 1500 e il 1700, quotati sapienti dell’Ortodossia ebraica, hanno mantenuta intatta la tradizione del Popolo Eletto: divoratore e sovrano universale degli altri popoli.

* “Quando il Messia, figlio di Davide, verrà, sterminerà tutti i nemici.  Tutti i popoli verranno al monte del signore e al Dio di Giacobbe, e saranno soggiogati dagli israeliti. Il profeta Isaia annuncia anche che il Signore lo ha unto per dire agli Ebrei che ad essi saranno soggetti tutti i popoli, e che le genti straniere dovranno lavorare in modo che ai figli di Israele non tocchi alcuna fatica, ma possano servire Dio solo pregando. Perché abbiano tempo per servire Dio benedetto, dovete divorare i beni degli altri popoli.”
* Il mondo è stato creato per gli Israeliti: essi sono la polpa e gli altri popoli la scorza.”


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Nel 1919, il sionista Moritz Cohen potrà dire parole davvero profetiche e valide oggi più che mai:
“Senza essere stato assorbito, oggi lo spirito ebraico domina là dove prima era sopportato. Noi non abbiamo più bisogno di chiuderci nel Ghetto medioevale, perché possediamo già da tempo il dominio che ci è stato promesso. Senza di noi, nessun potente del mondo può intraprendere alcunché; poiché noi controlliamo la finanza e il mercato dell’oro. Nessuna parola, da noi non desiderata, raggiunge il pubblico, perché noi controlliamo la stampa. Nessuna idea che ci dispiace, penetra nel mondo intellettuale, perché noi dominiamo il teatro;  e le altre arti. Lo spirito ebraico ha conquistato il mondo.”

Il Jewish World del 9 Febbraio 1883 sceiveva:

“ La dispersione degli Ebrei, ne ha fatto il solo popolo veramente cosmopolita, e, in questa qualità, essi devono agire come un dissolvente di ogni distinzione di razza, e di nazionalità. La grande azione del Giudaismo, è di far sì che il mondo intero sia imbevuto dell’insegnamento ebraico, e che spariscano tutte le razze e le religioni separate. (ovvero non ebree). Gli Ebrei hanno superato lo stadio nazionalista, e hanno fatto del mondo intero casa loro. Con la loro attività nella letteratura, e  nella scienza; con la loro posizione dominante in tutti i settori dell’attività pubblica, essi sono in grado di inglobare, gradualmente, pensieri e sistemi non ebrei, dentro delle matrici, degli stampi e delle Forme ebraiche.”

Baruch Levi, scrivendo al correligionario Mardochai, alias Karl Marx, autore del Capitale, dice:

“Il popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarà egli stesso il suo proprio Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta mediante l’amalgama e la con-fusione delle altre razze umane, l’eliminazione delle frontiere e delle monarchie, che sono i baluardi del particolarismo, e mediante l’istituzione di una repubblica mondiale.
In questa organizzazione, i figli di Israele diventeranno dappertutto e senza difficoltà l’elemento direttivo, soprattutto se ad essi riuscirà di portare le masse proletarie sotto il controllo di alcuni di loro. I governi  delle Nazioni e dei popoli, compresi in questa Repubblica mondiale,  passeranno allora, senza sforzo,  in mani ebraiche; sotto la copertura della Democrazia.

La proprietà privata verrà soffocata da uno Stato gestito esclusivamente da amministratori ebrei, che controlleranno ovunque i fondi pubblici. Così la promessa del Talmud sarà adempiuta: Gli ebrei possederanno la chiave e i beni di tutti i popoli della terra.”

Il Testo che segue, di Louis Levy, composto nel 1918, fu letto dall’attore ebreo Samuel Basekow, ad una riunione sionista, a Copenhagen, l’8 Dicembre 1935.

I tempi sono giunti, e solo una cosa importa attualmente: che noi ci manifestiamo per ciò che siamo: una Nazione fra le nazioni: i principi del denaro e dell’intelligenza.
Chi ignora cosa significhino le ghiandole del corpo umano?  Ebbene, gli Ebrei si sono fissati nelle ghiandole della moderna comunità delle Nazioni, che sono le Borse, le Banche, i Ministeri, i Grandi Quotidiani, le Case Editrici, le Commissioni d’Arbitrato, le Società di Assicurazione, gli Ospedali, i Palazzi di Giustizia. In apparenza, tutto resterà immutato, tuttavia, tutto si trasformerà!.
Gerusalemme sarà il nuovo Papato, e somiglierà alla tela di un ragno laborioso: una tela i cui fili elettrici avvilupperanno il Mondo intero.

Sarebbe quindi ingenuità, e pura miopia, vedere nell’azione distruttiva, esercitata incontestabilmente in tutti i campi, e in tutti i tempi, da elementi ebreo-sionisti, qualcosa di autonomo e fine a sé stesso; solo perché non si sanno più ri-conoscere le connessioni sottili, fra una azione particolare ed una eredità psichica e razziale perseguita tenacemente.

E’ invece ovvio che, per effetto egregorico complessivo, e per l’effetto particolare del trauma della circoncisione, a 8 giorni dalla nascita, quando le sinapsi nervose sono completamene aperte, la mentalità di ogni singolo ebreo è psichicamente lesa, e può facilmente venire ossessionata, ed indirizzata all’eliminazione e alla distruzione di ogni altra razza. L’ebreo è, di fatto, lo strumento volontario, od  inconsapevole, di una precisa intenzione psichica: un Méme Sionista, che promuove l’eliminazione di ogni altra Civiltà terrestre.


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Le grandi rivoluzioni destabilizzanti, della Storia Occidentale: la Francese, l’Americana, e quella Russa, sono, tutte, riconoscibili come sovverimenti di matrice ebraica: l’ultima, quella bolscevico moscovita, che è costata la vita all’intera dinastia dei Romanov, e a 30 milioni di russi non ebrei, comparata con quella che Paolo di Tarso fece a Roma, o Robespierre a Parigi, non è che uno scandaletto di provincia.  Dobbiamo guardare queste verità bene in faccia, e trarne le nostre conseguenze.L’antisemitismo è un falso problema, creato a proprio uso e consumo dalle élites sioniste.

Esso non sorge, difatti, che come reazione al loro operato, e solo dopo che si sia presa coscienza del vero problema razziale ebraico, e del contenuto del suo Patto di elezione; con l’ Egregoro elementare, divinizzato, che essi chiamano Jahvè. Il rigetto dell’ebraismo cesserebbe, se gli ebrei smettessero di perseguire, occultamente o palesemente, l’egemonia assoluta.

Non si può, seriamente,tacciare di antisemitismo, ogni spirito libero ed ogni individuo, che si opponga al progetto di una Nazione e di una Razza Padrona, che vuole, dichiaratamente, porre in  schiavitù ogni altro popolo terrestre. Se lo si fa, ci si possono aspettare le conseguenze feroci e letali che la storia dimostra.


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POTERE RELIGOSO E LINGUGGIO.

Si costituisce un potere, legittimando e normalizzando il sopruso di alienazione psichica, che nega il Daimon o Io essenziale individuale; occultandolo nell’elemento da cui nasce quella sopraffazione: la Parola di un Mediatore, che si sostituisce al Dio in ognuno.
Mosè, Paolo, Maometto, sono estensori di un libro sacro, che si pretende lettura ideale, assoluta; esclusiva di ogni altra possibile relazione.

Il Principio del Potere Sacerdotale è il Verbo Sacralizzare, che realizza, nell’azione esteriore, separante e liturgica, il simulacro immaginale di un proprio idolo egregorico, fissato in alto, nei Cieli; e nel cui nome ed interesse, si regna sulla Terra. Con Esso si sostituisce, nel rito collettivo, l’esperienza individuale, attiva ed intima: della Presenza divina, già vivente in ognuno.

Questa rete di voci, attive, apparentemente innocue, i cui significati sembrano chiari e stabili, è la fucina verbale in cui, i fabbri teologali, forgiano le chiavi del proprio potere: di soggezione collettiva.
Con semplici parole, opposte ed estranianti: Alto – Basso, Cielo – Terra Dio – Uomo, Bene – Male, Noi gli Altri, la casta sacerdotale avalla il suo diritto a sovrastare, e gestire, un intero pianeta di schiavi.

Al principio del Potere sul suddito c’è, quindi, l’adesione collettiva all’immagine nata dal verbo, che, seducendo, rende convinti; e il suo attenersi a  voci che danno, ad altri, il potere d’azione, e, quindi, il diritto di renderlo un servo della Parola e, per estensione, delle Sacre Scritture.  Chi legge la Bibbia, i Vangeli, o il Corano, riceve, essi dicono, le parole di Dio.

Le religioni collettive, sono sempre state delle contrattazioni con una Entità sovrastante: accordi fra il potere sacerdotale e forze elementari, naturali o cosmiche; uno scendere a patti, più o meno vantaggiosi e legalmente precisi, per ottenere, da questi Elementali, elevati al rango divino, e nutriti come Api Regine, protezione, sicurezza, e potere di dominio sugli altri uomini: resi fuchi e operai dell’Alveare societario. 

La domanda fondamentale che l’uomo si pone: A che scopo vivere, se poi si muore?Trova, in ogni religione exoterica, la sua risposta egregorica; che chiama in causa, di volta in volta, un Entità a sua misura e necessità: un Elementale divinizzato, che ha bisogno dell’uomo, per sfruttare materialmente il mondo; e glielo concede, in temporanea mezzadria, in cambio di venerazione e sacrifici; cioè di nutrimento energetico: mentale, psichico, e fisico.

La natura, data in usufrutto, attraverso il rito sacrificale, diviene sacra; cioè commestibile per il Dio. Il Sacerdote, non è che il cuciniere del suo Dio; maggiordomo o vivandiera egregorica, che, in cambio dei suoi servigi, ha la garanzia, dopo la morte, di una immortalità e beatitudine incondizionate. Il Patto, rispettato sulla Terra, è un’Alleanza che divinizza solo i servi fedeli; proiettandoli in un eterno beneficio.
In tal modo, Il rabbino, il sacerdote devoto, e l’Imam, eludono la paura di morire; trasferendola sul Signore della morte, con cui hanno concluso il Patto del profitto terrestre, e dell’immortalità celeste.

La vera Religione è, invece, un Atto individuale, che restituisce al gioco teatrale del vivere, la sua funzione di auto-gnosi individuale, e di mezzo per far emergere, nello spazio scenico del mondo, riflesso speculare del proprio spazio psichico, interiore, la Presenza vivente, attiva, e parlante, del proprio Daimon; o Io Essenziale individuato: il Dio in Noi.
Solo quando siamo Attori del nostro Idios Daimon, e mettiamo in scena la nostra particolare Religione individuale, cessiamo, finalmente, di essere gli Agiti o gli  Esagitati delle religioni collettive.

In Greco, Theatron, è parola composta da Theos e Tron, che significa, letteralmente,Luogo di manifestazione del Dio. Teatro è, dunque, ogni luogo di emersione, estrinsecazione, e celebrazione del Daimon: ogni spazio in cui si dia vita alle sue manifestazioni espressive, e in cui si ascoltino, con attenzione, i suoi suggerimenti.

Teatro è, perciò, l’intera esistenza individuale. L’esperienza dell’incontro, e del colloquio con il Dio interiore, può essere, o meno, condivisa pubblicamente, ed agita ritualmente, come testimonianza del legame vivente fra l’uomo e il suo Compagno Spirituale, eterno; ma non è mai un fatto collettivo.

Dio Individuale ed egregore collettive, rese Divinità Esclusive dalle religioni organizzate, sono due realtà diverse e contraddittorie: incompatibili.
Il Teatro del Daimon non è, e non sarà mai, la Liturgia delle Chiese, delle Sinagoghe, delle Moschee, o dei Templi.

I suoi Riti, e le sue emozioni, espandono l’Attore che li compie: il Genio e la psiche che li condivide; e non nutrono, invece, larve estranee, o famelici egregori elementali, resi onnipotenti da caste sacerdotali, che hanno patteggiato, con esse, il proprio potere temporale, e la propria durata; in cambio di un perenne nutrimento energetico, ottenuto a spese altrui.

L’Ebraismo, il Giudaismo cristiano, e l’ Islam, fondano, con i loro Libri Sacri, un Genere Letterario fanatizzante, che si basa non su una Saggezza acquista, tramite l’esperienza diretta, ma su un’Ideologia strutturata sul credere, e non sul sapere; una Fede in una meta-storia di propria invenzione, da sostituire con disinvoltura alla Storia Vera; e alla vera prassi Theo-gnostica.
Tutto il delirio profetico, delle tre religioni semitiche, nasce dall’esclusione dell’epifania divina nell’individuale, e dall’equivoco ebraico: fra Gnosi erotica, del Daimon, e Conoscenza carnale di Jahvè, che, reso persona fisica, attua, sui suoi  profeti, una serie di Rivelazione penetranti; e assai contraddittorie.

Ebrei, Cristiani ,ed Islamici, credono, tutti e tre, nella rivelazione di un unico Dio; ma pretendono e affermano che non è lo stesso. Jahvè, Geova e Allah, tri-unici dei al mondo, sono comunque, piaccia o dispiaccia ai loro fedeli e seguaci, lo stesso Deus Improbabilis delle rivelazioni profetiche: occulto Signore delle caligini, dei roveti ardenti e, per ovvia estensione, anche dei Roghi.
  
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CRIMINI & DELITTI.

Il Criminale, in greco è l’Adikema: colui che, senza morale, consuetudine, uso, dis-obbedisce ai valori definiti dalle leggi comuni; egli è Atopos: senza luogo; privo di una possibile collocazione sociale, che non sia quella, appunto, del criminale.

Crimine e delitto, sono quindi, per prima cosa, una reazione che svaluta le regole sociali; criminale è chiunque reagisca, rinnegando l’uso e le norme, dettate dalla collettività. Ogni delitto evidenzia, perciò, in chi lo attua, una forte componente di consapevolezza individuale, ed una sensibilità contrariata dalle regole comuni.

Proprio l’esperienza criminosa, attiva aree psichiche meno anguste ed incomplete di quelle che, con i loro limiti, la rendono necessaria. Il reato, la reazione, cessano solo se diventano inutili per l’individuo cosciente, che ha ormai superato quel livello.  Ogni disobbedienza, che la società definisce criminale, attua, invece, una valida trascendenza dal mancato discernimento collettivo, stimolando, fuori da quei limiti, un ampliamento dell’Io individuale, che, reattivo ad una mancanza, si induce, inevitabilmente, a colmarla.

L’Io individuato, e cosciente di sé, si libera dalla necessità di esprimere azioni criminose, attualmente inutili, che restano, per lui, impulsi inascoltati; necessari a dei livelli di evoluzione collettiva inferiori, alla sua ormai più ampia capacità d’azione. Come l’esteso contiene il limitato, così anche la coscienza individuatasi in un Io Essenziale, comprende, in sé, tutte le manifestazioni progressive dei livelli collettivi inferiori; ed i loro superamenti. Essa ingloba ogni crimine, riassumendo e trascendendo, nel suo attuale livello, l’intero iter di coscienza della specie umana.

Senza paure, condanne, o ripulse, l’Io essenziale cosciente, comprende e giustifica tutto ciò che gli necessita; e, attuando la Volontà del proprio Dio, ne fa un Volere che agisce illimitatamente: al di là del Bene e del Male altrui.

Il crimine è, individualmente e divinamente, sacro e necessario; quanto la religione  collettiva è anti individuale, ed inutile. Nella cultura ebraico -cristiano- islamica, l’area della coscienza che evolve individualmente, e la necessità del crimine di disobbedienza alle leggi, che ne estende l’ampiezza, viene inflazionata dal controllo della Religione istituzionale collettiva: Egregoro prodotto da sentimenti difettivi, e da esigenze di rivincita razziale, che limitano ogni possibilità di una  reale Gnosi individuale.

Con minacce e promesse, nei recinti di leggi e rituali separanti, queste religioni amministrano, e bandiscono, crimini che accadono proprio grazie alle loro leggi; e per la necessità individuale di sottrarsi ai limiti che esse impongono. L’Io essenziale individuato, supera religioni e delitti, promesse e minacce; restando libero dall’attrazione o dal rifiuto, per gesti che non gli siano davvero necessari. Ciò stabilisce la sua indipendenza, dalle aree psichiche della coscienza religiosa di gruppo, e il suo esaurire, nell’inutilità, le leggi morali, i divieti, i peccati, i rituali di espiazione e perdono; gli auto-inganni e le pseudo penitenze: le vere paure, e le false assoluzioni.

Vietando ed assolvendo crimini, che essa stessa definisce tali; mutandoli in peccati, colpe, tradimenti, e teorizzandoli come originarie cadute, le Religioni della Rivelazione amministrano l’ignoranza, e gestiscono la paura; rendendo religioso, ma inutile, ogni delitto pescato dal vivaio della coscienza collettiva; incompleta, in quanto costretta a rimanere tale, e a cui si impedisce, comunque, con ogni possbile mezzo, l’individuazione divina.

Queste Religioni anti- individuali, accomunano e attraggono quelli che, essendo psichicamente sintonici all’Egregoro comune, hanno scarse esigenze di attuare una divinizzazione individuale. Esse sono, difatti, lo spazio ideologico e rituale unificato, in cui tre popoli, apparentemente distinti, ma geneticamente uniformi:

1.    Si auto proclamano ognuno, per proprio conto, Unici ed Eletti;
2.    Si confondono e
3.    Ritenendosi razza superiore alle altre, si conformano e si assimilano a questa specifica intenzione collettiva.


Ebrei, Cristiani ed Ismaeliti islamici, che lo si voglia o no, appartengono e servono ad un solo ed unico psichismo razziale; quello ebraico. Le loro guerre di religione, sono diatribe di famiglia, e beghe ereditarie. Ma la forza da cui nascono, e con cui si conservano le loro tre Religioni, è una sola: l’energia dell’Egregoro Jahvè-Geova-Allah, e di tutti coloro che lo condividono, e se lo impongono l’un l’altro; come unico Dio, e come patto reciproco: di Alleanza e di superiorità nazionale.

Per una curiosa inversione percettiva, che scambia l’eco con la sua causa, esse sembrano Rivelate, a chi le esprime; al punto da apparire méta, anziché allontanamento, e ispirazione a-temporale divina, invece che strutturazione  temporale umana.

Compiere individualmente tutto ciò che la vita offre da compiere, senza altro impegno che una costante presenza e responsabilità a sé stessi, per ogni gesto e azione completa, è il superamento di ogni  presunta Religione rivelata.
Nessuno è colpevole di essere sé stesso, ma lo è chi teme o evita di esserlo.

Crimine e delitto, sono il pane e il sale dell’alleanza con Jahvè: Dio speculare, delle Religioni di ceppo semita, che sostituiscono, alla pochezza delle proprie formulazioni Teosofiche, l’eliminazione fisica dei filosofi, ed il martirio accanito dei sapienti.
Pur affermando, che il delitto contro lo spirito è imperdonabile, preti, sacerdoti, ed Imam, tradiscono, da millenni, lo spirito del cosmo: L’Amore, e lo fanno proprio predicando in suo nome.

L’attaccamento genitale animale, che essi definiscono Amore, è un istinto di salvaguardia collettivo; ed anti- individuale; e l’atto pro creativo, che essi chiamano con lo stesso nome, è solo un impulso difensivo ed ossessivo della specie: appartengono, entrambe, alla sfera animale, e, in essa, si equivalgono.

Ma c’è un Amore Naturale di cui costoro non parlano, e che non è un automatismo istintuale del genere umano: cieca legge zoologica. Non lo si può predicare, né insegnare a chi, non sentendolo dentro di sé, neppure lo sospetta, o intuendolo, ne rimane sconvolto. La parola, non esprime lo scarto di livello, fra questo ardore erotico e il coito fecondo della bestia: quell’impulso genetico, che si eredita passivamente, assieme al corpo elementare e ai suoi atavismi condizionanti.

E’ un agire, questo, che non reagisce ad un’esigenza vitale di auto conservazione; un Eros che non obbliga e non procrea; togliendo all’uomo le certezze del branco animale. Questo Amore, non distingue l’amato dall’amante, perché li accomuna in un’unità inscindibile: posta fuori dallo spazio-tempo. E’ un Amore eterno, compiuto, e ignaro di tutto ciò che non sia, esso stesso, amore. E’ il Dio che l’uomo intuisce, in sé e oltre ogni altro essere vivente: la fiamma eterica, che lo rende Lucifero, e che cancella ogni tenebra nella sua Luce erotica.
L’altro, è la scabra parola amore; predicata nella buia latenza di tetre cattedrali.

LaReligione Ebraico – cristiano – islamica, impone, ai suoi seguaci, il crimine della famiglia: la limitazione più condizionante ereditata dal regno animale, che, con questo artificio, suscita, nella bestia umana, reazioni di attaccamento, attrazione sessuale, possesso esclusivo, e aggressività omicida; al solo scopo di ottenerne l’immutata continuità biologica.

L’addestramento gregario, avviene nella schiavitù del recinto familiare, oltre il quale c’è la libertà: di essere ciò che si è individualmente, fuori dal bozzolo dell’animalità comune. Evitare la famiglia è impossibile, perché ci si nasce dentro; ma bisogna superarne gli interdetti delittuosi contro l’individuo, per  poter, finalmente amare, vivere, e smettere di morire; fuori dal branco.


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DE PROFETIBUS.

L’Attesa messianica, è fondamentale per Israele, e, nella Bibbia Ebraico-cristiana, i passi che riguardano il Messia sono più di trecento. Vi si annuncia la venuta del Re Divino, che uscirà dalla stirpe di Davide, ed estenderà il suo dominio su tutti i popoli. Si profetizza sulla sua azione, e sul significato della sua apparizione per il mondo.  Gli ebrei scismatici, che riconoscono in Gesù il Messia, o Cristo, si chiamano perciò cristiani, e affermano che, nel falegname di Nazareth, le antiche profezie bibliche si sono già realizzate.

Questi ebrei dissenzienti, ricorrono continuamente all’argomento profetico, per avvalorare la predicazione del proprio Vangelo, e, per Luca, è Gesù stesso a spiegarsi secondo le Scritture ebraiche, per convincere i discepoli che egli è veramente ilMashah Jahvè: la manifestazione incarnata dell’Eregoro Jahvè.

L’ apologetica cristiana ha abusato della citazione profetica, screditandola ampiamente con forzature ridicole, e con falsi palesi; nel tentativo di piegare, ad ogni costo, i testi alla sua tesi: che in Gesù tutto si sia già realizzato.
L’interpretazione messianica, di molti passi della Bibbia, è ovviamente insostenibile,  perché è dimostrato che l’autore alludeva ad un altro personaggio, oppure, perché la traduzione è “sbagliata”, e tradisce l’originale; anziché tradurlo. 

A volte,  è  palesemente falsa la struttura, costruita con date e situazioni raccogliticce e inesatte; in altri casi, i disaccordi e le incertezze di un testo, denunciano ricostruzioni di fantasia, o accomodamenti forzati.
Nella Fede cristiana, esposta nei Vangeli,  è perfettamente inutile cercare delle coincidenze storiche, o la cronaca fedele di fatti reali; bisogna accontentarsi delleSperanze Storiche, predicate dagli ebrei cristiani ai loro correligionari; per vincerne, con ogni argomentazione possibile, l’incredulità al  fatto essenziale: che Gesù sia il vero Messia.

Di fatto, il cristianesimo è, non solo all’origine, una faccenda fra ebrei dissenzienti, e, solo con Saulo di Tarso, ebreo circonciso l’ottavo giorno, della stirpe di Israele, e della Tribù di Beniamino, inizia la predicazione propagandistica dell’ebraismo cristiano  nell’ambito dell’Impero romano; cioè fra gli Shkotzin Shiksa Orel Gojim:Froci Abominevoli non circoncisi, bestie infedeli: I cosiddetti  “Gentili”.. Tutti i documenti originari di questa nuova Fede Ebraica, testimoniano che il Cristianesimo è un’ideologia razzista e settaria, nata in seno all’Ebraismo ortodosso, e diffusa dalla diaspora ebraica.

La stessa Chiesa di Roma, ha le sue origini nelle migliaia di ebrei, portati da Pompeo a Roma, come schiavi, nel 63 A. c., assieme ad Aristobulo II, dopo la disfatta dei Maccabei; e si rimpingua, poi, con gli esuli dalla distruzione di Gerusalemme, del 70 d. C. 
Verso il 250, Origene valuta a 150.000 gli ebrei cristiani, presenti fra i cittadini dell’Impero; ma, essendo un ebreo cristiano, gonfia di certo i numeri; per fare una buona propaganda alla sua setta.
Gonfiare i numeri è, del resto, come ben sappiamo, un vezzo spiccatamente ebraico.

Gesù è un ebreo Kasher, e il tentativo di affibbiargli come padre un centurione romano, di nome Panther, quindi gentile, o Gojim, risale alla voglia degli ebrei ortodossi di levarselo di torno, come presunto Messia; sincronica a quella, dei Cristiani non giudei, che coltivano un robusto disprezzo antisemita, di staccarlo invece, dalle sue fin troppo chiare origini ebraiche.

Ai tempi di Gesù, la Diaspora è un fatto compiuto da parecchi secoli, e la maggior parte del popolo ebraico, che è disperso, e non vive più in Palestina, non respinge affatto Gesù; ne ignora completamente l’esistenza.

Per acquisire seguaci, Saulo di Tarso, detto Paolo, e gli Apostoli, si rivolgono proprio ai compatrioti ebrei, esuli all’estero, e, nelle loro comunità, Scritture ebraiche alla mano, tentano di dimostrare che, proprio in base alle Profezie ebraiche, Gesù è il Messia. Il Cristianesimo, accettato da parte di quegli esuli ebrei, non è una Nuova Religione, ma il preteso compimento della loro Religione di nascita: quella Ebraica del Patto egregorico con Jahvè; che ha emanato fisicamente, come un proprio Figlio, il Messia: ovvero Gesù.

Certo, la maggior parte dei Rabbini, e delle Comunità Ebraiche, rifiuta il dialogo, con questi settari scismatici, rinnegati e dissenzienti, che pretendono che il Tempo dell’Attesa sia finito, e lo proclamano in Occidente; mentre qualsiasi Ebreo ortodosso sa, da sempre, che l’annuncio della venuta del Meshah Jahvè, deve giungere, obbligatoriamente, da Gerusalemme; e da nessun altro luogo.

Il Gesù dei Cristiani non è, quindi, che un impostore; per cui è inutile e blasfemo consultare i profeti.
Di fronte a questa resistenza invincibile degli ebrei ortodossi, gli ebrei cristiani, capeggiati ormai da Paolo di Tarso, piccolo, ma divorato da una enorme sete di potere e rivincita, iniziano la predicazione del loro Vangelo; ai Pagani delle classi povere, che, non essendo ebrei, né filosofi, sono opportunamente malleabili e totalmente disinformati, in fatto di Scritture ebraiche; pronti, cioè, ad accettare, da credenti, quel nuovo culto esotico,  apportatore di speranze, e di salvezza a buon mercato.

Così si scava il solco apparente, che separa gli Ebrei ortodossi dagli Ebrei riformati in Cristo: i cristiani. Costoro pretendono, da allora, di essere i soli fruitori del Patto di Alleanza; con Jahvè.  Chi fa le spese di questa lizza fra ebrei dissidenti, per il possesso esclusivo di un Dio, del mondo, e degli altri popoli, sono proprio i cosiddetti Gentili, o Bestiame Pagano, che, distolti e co-invertiti dal Cristianesimo, sulla base di false rivelazioni divine, e di prove fasulle, elaborate dagli stessi ebrei cristiani, abbandonano il loro politeismo cosmico: l’Antica Religione, davvero Unificante e Monoteista, per cadere in preda ad una Monolatria egregorica, travestita da Monoteismo.

Dato che le profezie messianiche della Torah, non possono venire manipolate dagli Ebrei scismatici, propagandisti del Cristo, in quanto essi non vi hanno accesso, ecco che non resta, loro, che di dichiarare fuori corso l’intera Legge Ebraica; dare per scaduto il Patto mosaico con Jahvè, e proporre una Nuova legge, e un Nuovo Patto: I propri. Ecco fatta, in breve, la vera distinzione funzionale fra l’Antico e il Nuovo Testamento.


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Segli Ebrei fossero stati tutti convertiti allo scisma cristiano, l’Antico Testamento non esisterebbe più; se fossero stati sterminati come si voleva, non si avrebbero, nel cristianesimo, e nei cristiani, che dei testimoni falsi e tendenziosi, e, quindi, inattendibili. Ma, per disgrazia degli Ebrei cristiani, i loro correligionari ortodossi sono sopravvissuti alla loro persecuzione, ed hanno superato brillantemente anche l’ultimo l’Olocausto; restando i testimoni scomodi di un curioso paradosso:
Il Cristianesimo, cerca e trova, le proprie credenziali di autenticità, in una Bibbia Ebraica che dichiara, per dogma, superata ed inutile, e si pone, nella ambigua posizione di adorare, come già venuto, un Messia annunciato dagli ebrei ortodossi, che, però, ancora lo attendono.

Si tratta di un vero e proprio scippo Egregorico e Messianico: un furto con destrezza, perpetrato dagli Ebrei scismatici, cristiani, ai danni dei loro consanguinei ortodossi. Con un colpo di mano, l’Ebraismo cristiano fa, di sé, l’Unica religione di Jahvè-Geova: la sola, al mondo, il cui fondatore e Messia, sia anche quello già annunciato, ma ancora atteso, da un’altra religione.

Il Trucco è geniale nella sua semplicità: basta dichiarare Precedente alla propria, laReligione contemporanea da cui si proviene, e dare per avvenuto, e concluso, il Tempo dell’Attesa Messianica; identificando, nel proprio fondatore, Gesù, il Messia di entrambe, e il proprio Sigillo dei Profeti.
Basta poi affermare, che la propria Chiesa, Romana e Paolina, prosegue e completa l’opera di un Tempio Gerosolemita, ormai andato irrimediabilmente distrutto, sostituendo di fatto e di diritto, ogni inutile Sinagoga; ed il gioco è fatto.

Ci si possono così appropriare i Profeti e gli Ascendenti ebraici, affermando, spudoratamente, che  per 12 secoli essi hanno annunciato  proprio Gesù: il Messia cristiano. Rien va plus.
Si compie così un evento che ha veramente del miracoloso:
Un movimento settario e scismatico, sottrae, alla sua religione di provenienza, la propria ragion d’essere: ed ogni ulteriore scopo esistenziale.

Compreso il meccanismo, il giochetto può essere ripetuto a piacere. Basterà definire il Messia cristiano, un semplice Profeta, e fare di sé stessi il Messia tanto atteso, e il sigillo dei Profeti. E’ proprio quanto farà Maometto, con il suo Islam; e il suo abbozzo di Corano arabo: versione riveduta della Totah ebraica.

Ecco dunque l’Egregoro Jahvè, conteso da tre monolatrie intolleranti, che passano per monoteismi. Ebrei ortodossi, ebrei cristiani, e semiti islamici, dichiarano, ognuno, di avere il monopolio dell’Unico vero Dio, e di essere i soli fruitori del Patto d’Alleanza con esso. A confondere maggiormente le cose, i tre pseudo Monoteismi, dichiarano, e celebrano, un’unica ascendenza comune: il Profeta Abramo.

Capostipite degli Ebrei, e quindi anche degli ebrei scismatici cristiani, Abramo è anche l’origine della discendenza Ismaelita; cioè dell’Islam. Così, a Hebron, luogo della presunta sepoltura del Patriarca, Sinagoga, Chiesa, e Moschea rivelano, finalmente, d’essere un’unica entità familiare tripartita, in lizza per l’uso esclusivo di un solo Egregoro; tre diverse Ipostasi, conflittuali fra loro, ma sempre passibili di una futura proficua o devastante con-fusione.

Abramo è un personaggio storicamente oscuro: Patriarca di un piccolo popolo semi nomade, a cui un Dio del deserto, El, ha fatto una promessa di sterminata prolificità e potere, in cambio del suo culto esclusivo. Quella piccola etnia, è il nucleo iniziale del popolo ebraico, che, da allora, chiama sé stesso Isra-El, cioè “Campione di El “.

Purtroppo, anche Cristianesimo e Islam affermano di essere Israele, il Modello del Dio El. Le Tre Religioni, discendenti dal Patriarca Abramo, Padre della quantità zootecnica, adempiono alla profezia proliferante di questo nome, e assumono, tramite la norma di una procreazione indiscriminata, un ruolo di Potenze mondiali trinitarie.

La Megalomania del popolo semita ebraico, 10 secoli prima dello scisma cristiano, e 16 prima della variante islamica, fissa per iscritto questa intenzione: di dominio assoluto del mondo; proposito, che trova ampia conferma, nella storia passata e in quella attuale.

Ebrei prima, e Cristiani ed Islamici poi, non hanno alcun dubbio sulle implicazioni del Patto, stipulato con L’Egregoro El- Jahvè- Allah: essere un Regno di sacerdoti, e una Nazione santa; guidata da una manifestazione fisica dell’Egregoro stesso: il Meshah; cui deve andare l’obbedienza di tutti i popoli della terra.

Il Cristiano afferma che il Messia è Gesù, L’Islamico contesta che il Parakletos è Muhammad, l’Ebreo ortodosso ne attende e prepara ancora, pazientemente, la  venuta. Jahvè, il caliginoso Zion, plumbeo signore degli eserciti e delle carneficine, resta l’egregoro di Mosè, e del suo popolo eletto.

Paolo fonda, con il suo pseudo cristianesimo, una variante scismatica del Mosaismo ebraico; sottrae Jahvè ai suoi ex correligionari, e ne fa Geova, il Dio padre del proprio funzionale Giudaismo Romano: testa di ponte del Sionismo, che mira a distruggere, per suo tramite, le radici spirituali e la ragion d’essere delle Antiche Religioni Cosmiche Ariane.  Se Mosè parla con Jahvè, nella fornace di un Roveto ardente, Paolo si fa possedere da Cristo, e scrive la sua versione del  Vangelo.

Maometto, epilettico come Paolo, ha anche lui la sua buona dose di allucinazioni; e se Paolo vede Cristo, Maometto, invece, discorre con l’Arcangelo Gabriele, e, pur essendo analfabeta, traduce quelle rivelazioni e quei dialoghi serafici in pura lingua Corechita: apice di raffinatezza poetica della lingua araba. Così nasce  il primo abbozzo di Corano, che ci metterà dei secoli a completarsi. Così si fonda anche l’Islam di Allah: ultima metamorfosi dell’Egregoro jahveico semita, nel suo percorso da Bruco, a Crisalide, ed a completa Farfalla di desolazione.

Profeti, hanno annunciato un regno indistruttibile, e un Re che, uscito da Israele, sarà luce a tutte le Genti. Alle tre monolatrie, non resta che di adattare a sé stesse le profezie, lottando, quando ciò sia necessario, per conquistare i luoghi resi nevralgici dalla parola profetica. Così Gerusalemme, risibile villaggio montanaro, diviene Luce e centro del mondo, perché dichiarata tale dall’Egregoro Jahvè; e dai suoi araldi.

Inoltre, Israele, etnia ibrida mongolo-negroide, di caprai e mercenari ignoranti, afflitti endemicamente dalla lebbra, diviene. tout court, il motivo della creazione universale. Senza Israele, affermano i profeti ebrei, il mondo non esisterebbe nemmeno. Questa stessa megalomania compensativa, contagia anche i Cristiani: la Nuova Israele, e gli Islamici; l’Ultima Israele.

Gli uni dicono che Gesù ha reso inutili i Profeti, perché, in Lui, Jahvè stesso ha parlato al cuore di ogni uomo; gli altri affermano che l’attore, di questa missione, non è Gesù, semplice profeta ebraico, ma Maometto: Sigillo ultimo dei Profeti; e della Legge.

Mosè ha creato Jahvè, per eliminare lo spirito dell’Egitto, e l’Israele degli Ebrei ortodossi attende ancora il Meshah, restando il custode dei testi, e delle promesse dell’Egregoro mosaico. L’ebreo scismatico Paolo di Tarso,  elimina il Cristo,  riassumendolo in una sua clonazione sionista, e dice agli ebrei che non hanno compreso nulla, e che sono tanto storditi che è assai meglio predicare il Vangelo ai Gentili, cioè a delle bestie; affinché diventino dei Giudei Cristiani, e formino il gregge del Nuovo Israele; stipulando un altro patto con Jahvè- Geova.

Maometto, prendendo al volo la sua grande occasione, accetta tutti come profeti, ma pone se stesso come sigillo finale della profezia. Dichiara conclusi i Patti ebraici e gli accordi cristiani, e aperto, e valido, solo il suo nuovo contratto egregorico con Allah: un accordo che annulla tutti i precedenti, e fa di Ismaele e dell’Islam,  l’Ultimo definitivo Isra-el. Dal che, si evince che l’ultima parola del Dio d’Abramo, viene detta in arabo.

L’opera di penetrazione del Morbo Ebraico cristiano, nel tessuto spirituale e sociale ellenico, romano, ariano, egizio e mediterraneo, ha le stesse caratteristiche di un virus mutageno assai attuale: l’AIDS.
Gli Ebrei cristiani combattono la Filosofia con un metodo tolto ai filosofi, e, Clemente di Alessandria e Origene, fanno del cristianesimo una sofistica,  capace di fornire a personaggi come Giustino, un supporto di credibilità.


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Giustino è uno pseudo sofista, il cui scopo è quello di accomunare l’ellenismo all’ebraismo cristiano, producendo delle analogie fra i due sistemi, e riportando la loro genesi comune al Logos, o Verbo. Sapendo che le classi colte dell’epoca sono anche quelle politiche, che reggono il potere, Giustino si traveste da filosofo, e si aggira vestito del pallio, tenendo discussioni pubbliche all’uso dei cinici, e degli stoici. Insegna come i sofisti, per aprire una breccia nella ripugnanza naturale, dell’ellenico,  per il dogma perentorio; tipico dei giudeo-cristiani.
Egli insinua, che le distanze fra Cristo e Olimpo, sono più brevi di quanto sembri, e dimostra che la nascita verginale del Dio Cristiano, la sua morte e resurrezione, hanno i loro corrispettivi: nei notissimi Miti di Attis, Osiride, Mithra, Orfeo, Dioniso, e Adone.

Giustino mescola il Logos solare con Cristo, e con la Rivelazione profetica ebraica, li identifica, e li assimila a Gesù, per poter affermare poi, spudoratamente, che quanto i filosofi hanno intuito, i sapienti taciuto, e i profeti vaticinato, provenendo dal Logos, viene da Cristo medesimo. Giustino, ebreo di nascita e greco per educazione, incorpora i prodotti della Rivelazione a quelli della speculazione filosofica, affermando che tutto ciò che precede il cristianesimo, è una sua anticipazione.  Abramo, Anania, Misaele, Elia, Socrate, Eraclito, Musonio, Rufo, Platone, Plotino, sono, dunque, assai opportunamente, Cristiani in anticipo.

Tertulliano fa anche meglio, enunciando il principio che l’Anima umana è Cristiana per natura. Da allora, essere non cristiani, significa, automaticamente, essere senz’anima, e agire contro natura. Per questi solerti  propagandisti dell’ebraismo camuffato da filosofia cristiana, la differenza fra la saggezza antica e la nuova, portata dallo scisma cristiano, sta in questo fatto per essi inconfutabile:

Ebrei e Pagani, siano essi Egizi, Indiani o Elleno-Romani, ebbero in dote solo particelle della Ragione Eterna; solo per i Cristiani essa rifulge intera.

I Cristiani sono, dunque, il Nuovo Popolo Eletto. Con il Cristo paolino, giudaico romano, e il suo Vangelo pasticciato, la speculazione filosofica e la rivelazione sono chiuse; finite, almeno per quanto riguarda ed attiene alle verità eterne.


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Nel Cristianesimo sta tutta la possibile Verità, e Cristo e il suo messaggio, sono, quindi, il sigillo che tappa la bocca a profeti e filosofi ulteriori, ipotecando, per loro, ogni avvenire. Giustino ruba a Filone d’Alessandria le sue elaborazioni migliori, riguardanti gli Ebrei della diaspora alessandrina, e le attribuisce ai cristiani. Il vocabolo da lui introdotto: Logos, comune nella filosofia, diviene usuale nella predicazione cristiana, inducendo una volontaria confusione: fra Filosofia e Cristianesimo.

L’intenzione è di proporre, a sovrani e filosofi, che si dicono seguaci del Logos, il Cristo-Logos e la sua dottrina; presentandoli come una creazione filosofica e razionale perfetta. Tutto ciò che è anti cristiano diviene, allora, automaticamente, irrazionale e non filosofico; almeno fino alla chiusura definitiva dell’Accademia Platonica, ove si dimostra, finalmente, in modo inequivocabile, che filosofi perseguitati, e cristiani persecutori, non sono proprio la stessa cosa.

Fino ad allora, conviene, a costoro, mettere Socrate, campione della ragione, fra i propri antesignani cristiani; facendo di sé stessi i suoi eredi. Giustino ingaggia una battaglia dialettica con i filosofi ellenisti, conquistando i ceti non intellettuali: i mercanti, che aspirano alla cultura, e i compatrioti della diaspora ebraica in Grecia, che non se ne curano affatto.

Il suo trasferire la religione ebraica, nella filosofia ellenistica, incontra il percorso del movimento di Epitteto, e permette, ai cristiani, una razzia del ricco vocabolario immaginale filosofico; una spoliazione rapace che non avrà più fine.
Chiamare le proprie ideologie, con il nome delle antiche idee, e far passare queste per quelle, diventa l’affare di un paio di generazioni di abili propagandisti cristiani; una pratica, in cui i Gesuiti, e gli psicologi ebrei di matrice Freudiana, sono, ancor oggi, maestri insuperati.
Giustino chiede, agli Imperatori Filosofi, di non farsi dominare dalle false opinioni, e afferma di proporre, con questa richiesta, gli stessi postulati morali di Epitteto e diMarco Aurelio.

Socialmente, l’Apologetica ha lo scopo di confondere le acque, e di produrre, negli ignoranti, l’impressione di una volontà giudeo cristiana di avvicinarsi alla mentalità Greco –Romana. L’intenzione reale è, invece, quella di avvelenarne le radici e di inaridirne l’Eros; minandone la spiritualità dall’interno. Per meglio operare, l’Ebreo Giustino rinnega le origini giudaiche del movimento cristiano, con un “Dialogo polemico contro i Giudei” , e introduce così, di soppiatto, il virus giudeo-cristiano nella cerchia, fino ad allora ritenuta inespugnabile, della Civiltà dei Gentili.

Questa operazione di infiltrazione, si compie con l’ausilio di un altro ideologo cristiano, che è anch’egli un ebreo rinnegato: Saulo di Tarsoche, a causa del suo aspetto fisico è detto Paulus, cioè piccolo.
Costretto dalla catastrofe militare e politica, a portare le scuole cristiane nel deserto, e a ridurre il proselitismo rampante, Giustino raccoglie da Paolo il messaggio della Vocazione dei Gentili. Da allora, su di essi si coagulano i benefici delle profezie, che ne fanno il vero Israele: autentico e predestinato Popolo Eletto. Quest’opera di adulazione persuasiva, sarà poi portata avanti da altri intellettuali greco romani di ascendenza ebraica:  Minucio Felice, Atenagora, Clemente Alessandrino.

Il giudaismo sionista, indossata la maschera cristiana, condanna senza distinzioni tutti i ribelli intellettuali, sessuali o religiosi. Se l’Eros greco partorisce, nel suo luminoso declino, la Mistica della Bellezza, l’odio giudaico Cristiano per l’erotismo inter virile  e per l’avvenenza dei corpi, accende i roghi, istituendo la Pratica della Tortura, e la repressione totale dell’erotico; ormai definito Eretico.

L’Eresia è pericolosa, perché può corrodere e distruggere quel capolavoro di insidia che è la lenta evangelizzazione mondiale, operata dall’ebraismo cristiano. I Padri della Chiesa rilevano, acutamente, la parentela fra Paganesimo rinascente, o non completamente estirpato, ed Eresia, e temono, in questa, un ritorno degli antichi Dei, contrari al loro Egregoro Jahvè.
  
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La dottrina che vuol asservire tutte le anime, all’unico Dio Cristiano, assoggettandole allo psichismo del Patto, e dell’Egregoro ebraico, è confutata dagli eretici: Dionisiaci, Filosofi e Gnostici, che conoscono la Verità di una Luce fosforica ed intellettuale, libera e divina, che continua a brillare di una luce pericolosamente intensa; nonostante l’implacabile persecuzione cristiana dell’antica saggezza.

Basilide, Isidoro, Carpocrate, Epifane, Valentino, Bardesane, Marcione e gli altri Gnostici, propongono, nel Demiurgo Jadalbaoth, una cognizione esatta del Dio egregorico Ebraico cristiano, e mostrano una sapienza del mondo ultrasensibile, ottenuta non per fede, ma per esperienza diretta; alla maniera degli Antichi Misteri. Essi separano gli uomini, capaci di conoscenza individuale, dagli incapaci collettivi; la massa, dai Filosofi; e, questi, dai Saggi.

La filosofia greca, tanto avversata, torna ad inquietare i sonni giudeo-cristiani, con le sue cosmogonie e le sue prassi gnostiche, che rendono il falegname palestinese non una vittima acquiescente, ma una emanazione di Luce del Logos Cosmico. Tutta la letteratura cristiana, nasce dalla preoccupazione di sostituire il Dogma all’Eresia, e di distinguere, nettamente, Pagani e Cristiani. L’intera morale cristiana è una semplice anti-morale pagana. Così nasce la persecuzione del piacere in tutte le sue forme, il rigetto del corpo, della passione amorosa, dell’eros intervirile, e del Teatro: prolungamento dei Misteri, rifugio ed alcova di Eros e di Venere-Lucifero.

L’Ebraismo cristiano, volendo eliminare ogni altra Religione, inizia con l’incenerirne, nei roghi, tutti i prodotti immaginali, artistici, culturali o di pensiero. Ardono libri, oggetti, opere d’arte, e tutto ciò che viene ritenuto pericoloso, ai fini di un dominio esclusivo delle coscienze, e di una tirannide mentale e psichica assoluta. Distruggendo le effigi marmoree del Bello, teofania tangibile del divino, e riducendole in polvere bianca, con cui calcinare le proprie chiese, l’anti-morale Giudeo cristiana, impone una lacerazione della vita e dell’eros: una rinuncia alla scelta individuale, e ad ogni capacità intellettuale di dissenso.

Si inaugura, così, il dominio democratico, bimillenario, dei sepolcri imbiancati, e dei mediocri sugli ottimi. La Letteratura cristiana, nasce sotto il segno dell’attacco, feroce, alla Tradizione Antica e ai suoi valori, ed è il supporto di un’azione erosiva, che precipita il mondo nelle spire della barbarie concettuale ebraica. La Chiesa definisce ormai, per iscritto, i propri dogmi,; forma una gerarchia con funzione disciplinare, e oppone, al potere di convinzione intellettuale dei filosofi, i propri missionari: profeti, santi, e libellisti apologetici.

I giudeo cristiani lottano con le armi della calunnia, della violenza terroristica, e dell’inganno dialettico; si infiltrano nello Stato romano, per roderlo, come un tarlo, dal di dentro; approfittando del tenero regno degli Antonimi, e del loro programma: portare al governo la filosofia, e i valori della razionalità.  Nel III° secolo d. C., lo Stato romano tenta ancora di limitare i danni del virus giudeo-cristiano, ma le difese immunitarie hanno ceduto, e la malattia trionfa, opportunisticamente, nell’intero organismo; eliminando, via via,  le cellule rimaste sane.

E’ una lotta senza quartiere, che arriva fino all’inizio dell’Età Bizantina, quando, mentre i barbari premono ai confini dell’Impero, Flavio Claudio Giuliano, Imperatore, tenta di sollevare e far prevalere, ancora una volta, i valori dell’ellenismo e della saggezza antica, sulla marea montante e dilagante dell’ebraismo cristiano. Claudio Giuliano, nipote di quel Costantino che ha favorito, a dismisura, il potere dei Giudei cristiani, è un filosofo ed un apostolo della bellezza, che, con l’energia risoluta del guerriero, vuole reintegrare la saggezza antica, contrastando i cristiani che saccheggiano Platone, e rimaneggiano i filosofi a loro uso e consumo. Il suo eroico tentativo, di ristabilire gli altari degli Dei Cosmici, di contro al Dio egregorico degli Ebrei cristiani, e di riconoscere ufficialmente, come Religione dell’Impero Romano, il Panteismo, che Costantino ha avventatamente abbandonato, è una lotta del Principio Solare del Bene, Mithra, contro un Male rappresentato dal Dio caliginoso e obnubilante degli scismatici giudei: Jahvè.
  
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La filosofia imperiale di Giuliano, compendia il meglio di quanto l’Ellade e il mondo antico hanno prodotto: in Sapienza, Filosofia, ed Arte; quanto gli ellenisti del IV secolo tentano di far vivere ancora, pur in mezzo alle difficoltà, e agli intrighi cristiani. Giuliano, dopo la morte di Costanzo, ripristina nel suo impero la sapienza antica, e caccia dalla Corte, esiliandoli dalle alte cariche dello Stato e dal servizio nell’esercito, i ruffiani ignoranti, che brigano per il cristianesimo. La sua Persecuzione dei cristiani, stranamente simile per cause ed effetti, a quella hitleriana degli ebrei in Germania, si risolve a questo: tagliarli fuori dalle leve del potere.

Abbattere il cristianesimo che ha minato alla base la potenza dell’Impero, e il progresso civile, per sostituirgli il Panteismo dei Misteri, e della Filosofia, gli ottiene l’odio tenace degli ebrei Cristiani, che aizzano e sobillano la plebaglia dei loro accoliti, mirando a riottenere il potere perduto. Giuliano, varando una serie di riforme sociali, che toccano gli interessi finanziari degli ebrei “Cristiani”, arricchitisi alle spalle dei poveri con i precedenti regimi, firma la propria condanna a morte.

Giuliano Tenta una riunione dell’Impero, e, come Alessandro, muove ad Oriente, culla della saggezza e del Culto di Mithra; ma viene assassinato a tradimento, a 32 anni, da quegli stessi ebrei cristiani che si preoccuperanno poi, per secoli, di deformarne la figura e il carattere, mistificandolo dietro il velo dei propri vizi. Dopo la morte prematura di Giuliano Imperatore, che la plebaglia prezzolata  definisce l’Apostata, la cultura ellenica viene bandita e perseguitata; come i filosofi, che i cristiani ormai ritengono i Patriarchi dell’Eresia.

Per sopravvivere,  molti, e non certo i migliori, si convertono al cristianesimo: all’arte ipocrita delle apparenze mansuete, e dei gesti compassionevoli, che celano, a malapena, l’odio, tipicamente ebraico, per la vita e per l’uomo. Nel IV° secolo, il cristianesimo è già solo un involucro di valore puramente esteriore; scimmiottatura da ignoranti, che riproduce, superficialmente, l’armonia interiore dei Filosofi e dei Saggi antichi; ma per cancellarla, e sovrapporsi ad essa. Non riuscendovi, esso scade, ovunque, in una volgare simulazione della loro virtù.

Tutta la letteratura cristiana, è una Polemica; animata da fiamme d’odio. Il loro Bene è un’astrazione; al pari dell’Amore. In realtà, sono pervasi da un’ira sorda, e malefica, che si esprime chiaramente, per quello che è, nelle apologie di Tertulliano, Arnobio, e AtanasioLa cosiddetta  ”verità” degli ebrei cristiani è un semplice astio partigiano, che ha il suo campione in Gregorio di Nazianzo, l’infame detrattore di Claudio Giuliano Imperatore, appena defunto, che, in Steliteutica I e II , esprime un sarcasmo ed una ferocia che, ricalcando i profeti ebrei, dimostra come la contemplazione del bene, sia, per i Santi Padri, solo uno specchietto per le allodole; e un’esca per i gonzi.

“Udite, popoli, tribù, nazioni, uomini d’ogni gente e d’ogni età, quanti siete e quanti sarete! Tutta mi oda la possanza dei Cieli, e gli Angeli, grazie ai quali fu ucciso il tiranno; il Dragone, l’Apostata, il Grande Intelletto, l’Assiro, il comune nemico e abominio dell’universo, la furia che molto gavazzò e minacciò sulla terra; molto contro il cielo operò,  con la lingua e con la mano.”

Questo è l’epitaffio che i Cristiani tessono per Giuliano; un uomo che non tollerava maneggi, raccomandazioni ed inganni e che, pur avendone il potere, non ha mai usato la violenza contro di loro, ma ha tentato, invece, di persuaderli alla vera Sapienza. Ora, dato che possedendo la forza di incenerirli, non se ne è giovato, viene coperto di ridicolo da questi farabutti, che hanno beneficiato della sua clemenza.

I giudei cristiani, di Antiochia e di Costantinopoli, non sopportano la sua morale superiore, la sua moderazione, e il suo stile di vita così distante dal loro, e lo gratificano della loro antipatia e di molte satire, perché ha osato dire che:

“Questi giudeo cristiani amano i begli spettacoli, le feste, i mimi, i ballerini, le donne senza troppo pudore, e i ragazzini che gareggiano con le puttane”.

L’ultima opera di Giuliano, composta ad Antiochia durante la spedizione contro la Persia, è: Kata Galilaion LogoiContro le logiche dei Galilei, di cui restano pochi frammenti, tratti dalle confutazioni cristiane di Cirillo di Alessandria, Teodoro di Mopsuestia, Areta.  Gli originali, secondo l’uso ebraico – cristiano, sono stati fatti sparire, o distrutti, ma quanto resta, basta per comprenderne il pensiero e le intenzioni:

Mi sembra opportuno esporre qui tutte le ragioni per le quali mi sono convinto che la dottrina settaria dei Galilei è un’invenzione,  architettata dalla malizia umana, e che in essa non vi è nulla di divino. Sfruttando la parte irrazionale della psiche umana, che è attratta e catturata puerilmente dal favoloso,  e dalle meraviglie, gli Ebrei di Galilea,  che si dicono cristiani, sono riusciti a far passare per verità una loro costruzione: di mostruose falsità e finzioni. Tratterò perciò separatamente tutti i loro Dogmi. Bisognerà risalire un po’ indietro, e dire da dove e come ci sia giunta l’Idea della Divinità: poi paragonare ciò che del Divino dicono i Greci e gli Ebrei, e, infine, chiedere a costoro, che non sono né Greci né Ebrei ortodossi, ma appartengono all’Eresia ebraica Galilea, perché preferiscono la divinità esclusiva degli Ebrei alla nostra, che include tutto e, in seguito, perché nemmeno a quella si attengono, ma, Apostati della loro stessa Religione, abbiano preso una propria strada. Nulla accettando delle cose belle e buone di noi Greci, o di quelle date ai seguaci di Mosè, hanno invece raccolto, da entrambe, i vizi che furono legati a questi popoli dalla maledizione di un Demone: Dall’Intolleranza ebrea la negazione degli Dei molteplici; da noi, greco romani,  la vita superficiale, venata di indolenza e di lussuosa volgarità. E ciò osarono chiamarlo Religione Perfetta”
  
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DA MOSÈ A MAOMETTO.

Il Corano Arabo originario, non è altro che la traduzione delle principali storie dell’Antico  Testamento, e soprattutto del Pentateuco, fatta dall’ebraico in arabo, dal Rabbino della Mecca. Questo “Libro Sacro” è, al giorno d’oggi andato perduto, e ciò che noi attualmente chiamiamo Corano, non è che un libro di storie  aneddotiche, scritte come un diario, dallo stesso anonimo istruttore  di Maometto, e reale fondatore dell’Islam.

Quando si parla del Qor-Ân, il “Libro di Lettura” o Corano, si pensa, attualmente, al Libro diviso, salvo che presso gli Sciti, in 114 Sura, che comprendono 6226, 6211, o 6212  Aya; o versetti, e che riportano, in lingua araba, le ispirazioni “divine” ricevute da Maometto.

La raccolta e la disposizione attuale, di queste Leggi dell’Islam, “provenienti direttamente da Allah”, è opera di Othman, con le Sura ricopiate in ordine non cronologico, ma secondo il numero dei versetti. Così le più lunghe, che sono anche le ultime in ordine di tempo, vengono  ora presentate per prime.

Il Corano raccoglie una serie di sedicenti rivelazioni, fatte da Allah a Maometto, tramite l’Arcangelo Gabriele; dapprima alla Mecca, e poi a Medina. Per i musulmani, il testo del Libro è divino; è stato rivelato direttamente da Dio, e quindi, in  esso, secondo loro, non c’è alcuna impronta specifica, lasciata da Maometto. La loro dimostrazione presuppone, comunque, il fatto, assolutamente necessario, che Maometto sia stato completamente illetterato e d ignorante. Se Maometto era un rozzo analfabeta, non può essere stato lui l’autore di un Corano, che non poteva né concepire né scrivere. Se non l’ha scritto lui, il Libro, che pure esiste, non può essere che l’opera di Allah. Ovviamente, non viene mai presa in considerazione l’ipotesi, del tutto ovvia, che, a scrivere il Sacro Libro, potrebbe anche essere stato anche qualcun altro.

Le Sura del periodo Meccano, XCVI 1-5, e XXV 1-6, ci mostrano, difatti, un uomo ebreo, che ringrazia il Creatore del  Cielo e della Terra, per avergli inviato la“Distinzione”; ovvero il “Libro”, affinché egli lo possa annunciare al mondo.  Quest’ uomo, che ha ricevuto la legge sul Monte Sinai, è certamente Mosè; perché loda Dio alla maniera di un Ebreo.

Chi ha scritto le Sura in questione, non può che essere il Rabbino della Mecca, in lotta contro i Cristiani ed i potenti Meccani idolatri, che associano numerose altre divinità al suo Dio Supremo: Jahvé, che è il solo creatore del Cielo e della Terra. Per l’ebreo, gli altri idoli, incapaci di creare, sono solo dei fantocci privi d’ogni potere, e di una qualche utilità.

L’anonimo Rabbino, sottolinea a quale punto di malizia e falsità siano giunti gli idolatri, nei confronti di Maometto, incaricato di annunciare agli Arabi il Dio Unico degli Ebrei. Maometto, essi dicono, non è che un mentitore, ed un impostore. Dio non gli ha rivelato un bel nulla, ma egli è stato istruito dagli ebrei; e non racconta, di seconda mano, che le loro vecchie storie, dettategli mattina e sera, imparate a memoria, e che ora egli va ripetendo come un ossesso ammaestrato.

Gli Istruttori di Maometto, gli raccontano, ovviamente, le loro Storie Bibliche; i racconti di Abramo, di Mosé, del Faraone, di David; e lui le predica col fervore di un neo convertito, per diretta ispirazione non di Dio o dei suoi Arcangeli,  ma del suo maestro ebreo: il Rabbino della Mecca.

La Sura XXIX 44-47 dice:  “Recita ciò che ti è stato rivelato del Libro…. Noi abbiamo fatto scendere verso di te la Scrittura.”

Il testo sottintende che Maometto non era, dapprima, capace né di leggere né di scrivere; ma che poi ha vinto e superato questa sua iniziale incapacità. Questa Sura, è illuminante anche  per quel che riguarda il ruolo essenziale del rabbino meccano, nella nascita dell’Islam. Inoltre, essa segnala i violenti disordini causati dall’apostolato di Maometto, che, convertitosi al giudaismo, ora predica agli Arabi, politeisti, la religione monolatrica di Israele; e lo fa come Nabi Ummi, “Profeta degli Ignoranti”: ovvero dei Gojim non ebrei.

Il Rabbino della Mecca, e con lui Maometto, dividono ormai, il mondo e gli uomini, in due distinte categorie esistenziali: quelli che hanno ricevuto la “Sacra Scrittura”, e quelli che non l’hanno avuta. I primi sono gli Ebrei, fedeli al libro di Mosé, e gli Ebrei rinnegati, o Cristiani.
I secondi, sono i Non ebrei, detti Gojim o Gentili, che costituiscono la grande maggioranza dei popoli “sub-umani” della Terra.


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 Ai credenti Musulmani, serve un Maometto illetterato ed ignorante, per poter concludere che è Allah stesso ad avere scritto il Corano; ma il Libro Divino non è opera né dell’uno né dell’altro, e, studiando le Sura del periodo della Mecca, possiamo concludere, con scarso margine d’errore, che l’autore è proprio l’anonimo rabbino. Conclusione evidente, ma più che sgradita ai Maomettani: Il Corano Arabo, Libro Sacro dell’Islam, sarebbe l’opera di un Ghost-writer ebreo; e, per di più, rabbino!

Prima di Maometto, il Corano non esiste affatto; questo è un dato di fatto acquisito, che non necessita di alcuna ulteriore prova . Durante l’adolescenza del “Sigillo dei Profeti”, e i primi anni del suo matrimonio con la ricca mercantessa ebrea Khadidja, nessuno ha mai parlato, alla Mecca, del Libro religioso. 

Per parte ebraica, il rabbino della Mecca, che ha il progetto apostolico di guadagnare gli Arabi al giudaismo, inizia con circospezione i suoi primi interventi, ed afferma che esiste un “Avvertimento”: un Ricordo e un Richiamo alla memoria.
Chiunque vorrà conoscerlo, lo conoscerà. ( Sura LXXX 11-12).

Nella Sura LXXX, avviene l’incontro pubblico dell’ebreo e dell’arabo Maometto. Questo “Avvertimento o Richiamo”, scritto dalle mani di scribi nobili e purificati è la Torah, che parla di Abramo e Mosé.

Nella realizzazione del suo programma d’infiltrazione ebraica delle tribù arabe, il rabbino della Mecca ha di fronte due categorie di avversari: gli idolatri arabi, che secondo lui adorano i falsi Dei, e i Cristiani, che sono dei falsi ebrei, e dei rinnegati; infedeli al Patto d’Alleanza egregorica.
Il Cristianesimo non rappresenta, in verità, che una setta scismatica ebraica, staccatasi dal mosaismo; colpevole di infedeltà alla Monolatria monoteista degli ebrei ortodossi.

I Cristiani, che hanno rotto con il giudaismo, proclamando che il Figlio di una donna di dubbia reputazione è il Messia, e il Figlio di Dio, e che divinizzando Gesù, hanno fatto di sé dei rinnegati e degli idolatri, restano, comunque, degli autentici ebrei.

La situazione è chiara. Per la prima volta, un ebreo parla alla Mecca delle antiche pagine di Abramo e Mosè, ed espone la Torah: il Corano Ebraico. Maometto diviene l’allievo di questo rabbino, e si converte all’ebraismo mosaico, come indica la Sura LXXXVII 6.:
“Noi ti insegneremo a recitare, e tu non dimenticherai. Non ti scoraggiare, Maometto, di fronte allo sforzo che ti si richiede; noi sceglieremo,  per te,  passaggi più facili da apprendere.”

Non si tratta qui di una Voce Interiore, o di un Angelo, né di un sogno sul Monte Hira. Un Ebreo, in carne ed ossa, espone, allex politeista arabo, Manometto, i passaggi più facili del Pentateuco. Il Dio di cui si parla, è comunque Jahvé, che poi gli Arabi chiameranno Allah. Questa è l’origine dell’Islam. Nessun Corano arabo è ancora all’orizzonte; ci sono, per ora, solo i rotoli ebraici della Sépher Torah: il vecchioCorano Ebreo.

Nelle 48 Sura, del primo periodo della Mecca, non c’è nessuna allusione ad un qualche Libro Sacro Arabo, ma, ovunque appare il Sacro Libro Ebreo, che il rabbino presenta al suo solerte allievo, Maometto; che non ne aveva, finora, mai sentito parlare. Maometto è sposato con Khadidja, una ricca donna ebrea, e, spinto da lei, e guidato dal suo mentore e maestro, lui pure ebreo, ha rinunciato agli Idoli della Mecca, e si è convertito al Dio di Israele: Jahvé.

Siamo all’inizio del VII secolo, e il rabbino ha concepito l’immenso progetto di convertire l’Arabia al giudaismo. Nella sua Sinagoga, egli conserva, senza dubbio, a fianco del suo “Corano Ebreo”, una raccolta di Midrashim, ed un esemplare del Talmud. Queste sono le armi con cui il rabbino ebreo parte alla conquista dell’Arabia. Istruito da costui, Maometto Diventerà un apostolo della Religione Ebraica di Mosé, riveduta e corretta ad usum arabicum.

Per attuare questo piano, l’Antico Testamento verrà tradotto in arabo, dal rabbino stesso, nelle sue parti essenziali, e trasmesso a Maometto, dapprima oralmente, e poi, quando il “Profeta” si sarà coltivato un po’ alle lettere, anche per iscritto. L’Arabia verrà così iniziata, tramite Maometto, al Libro Ebraico, o Torah, miracolosamente trasformatasi in Corano Arabo.

I Meccani politeisti, lottano contro Maometto, che viene a predicare loro, per istigazione del rabbino, una “nuova religione” che non è che la rimasticatura di quella mosaica di Israele. Essi vogliono restare fedeli al Credo politeista dei loro padri, e si chiedono perché, questo pazzo epilettoide di un Maometto, puro arabo della tribù dei Koresciti, commerciante come loro, e marito di Khadidja, si sia fatto complice degli Ebrei.

Perché  mai Maometto tradisce la sua gente? Come mai cerca di demolire il Pantheon Arabo, per introdurre alla Mecca, ed in Arabia, la religione estranea dei loro avversari: gli Ebrei, che essi detestano? Perché Mohammed ha abbandonato e rinnegato le divinità dei suoi padri, protettrici delle tribù arabe, e del loro commercio, per attrarle nella trappola del Dio Ebreo; protettore e signore dei loro nemici giurati?.

Non ha dunque vergogna, Maometto, di rinnegare la sua razza, di infangarel’onore delle tribù arabe, per farsi complice degli ebrei, che si servono astutamente di lui, povero visionario  psicolabile, per poter mettere le mani rapaci sulle ricchezze degli Arabi, e sul loro Paese? Maometto è ancora dubbioso ed incerto, di fronte a questi attacchi che lo accusano, giustamente, di svolgere il ruolo detestabile di traditore delle tribù arabe. Ma gli ebrei, abili e tenaci, lo manipolano psichicamente, convincendolo che i Meccani sono semplicemente invidiosi del Corano Ebreo, perché essi non hanno ricevuto la “Rivelazione” di Jahvé. Gli Idolatri non possiedono difatti nessun Libro, ma soltanto gli Idoli della Ka’Ba.


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Così, l’Idea di un Corano Arabo, che sia la trascrizione adattata di quello Ebraico, germina e cresce nella vivace mente del rabbino. I Meccani vorrebbero avere un loro Libro Sacro?  Lo avranno! Poi non potranno che sottomettersi alle sue Leggi, che non saranno altro se non le vecchie leggi di Israele. L’Arabia avrà il suo Corano, e questo sarà un clone del Libro Ebreo di Mosé. Poi verrà un tempo in cui, in nome di questo Libro arabo, concepito da un rabbino ebreo, gli arabi combatteranno non contro il giudaismo, dato che essi saranno sempre religiosamente giudei, ma contro l’influenza ed il potere materiale degli ebrei; e di Israele.

La lotta del Rabbino e di Maometto, contro i Meccani, è quella del sedicente monoteismo ebraico, di Mosé: monolatria razziale egregorica, contro il politeismo arabo, condannato dagli ebrei, e dagli ebreo-cristiani come idolatria. Esiste solo il Dio d’Israele, e tutti i suoi nemici periranno. Solo Israele possiede la verità, e chi è contro Israele; non può essere che un negatore del vero, e un mentitore.

Mosé ha creato il più formidabile razzismo esistente sul pianeta. Per il giudaismo non c’è mai stata, né mai ci sarà alcuna confusione delle razze. L’Ebreo è ebreo e soltanto ebreo, e solo lui, veramente umano, ha il monopolio della verità e della salvezza. Ma il giudaismo non è soltanto una Religione, è anche, e soprattutto, la fissazione selettiva di una razza ibrida, chiusasi nella camicia di forza della sua fede e della sua storia; convintasi, da sé medesima della propria elezione, e della propria superiorità umana: nazionale  e religiosa. Il razzismo radicale, non potrà mai essere più accanito che negli ibridi appartenenti al sedicente “popolo ebraico”, perché esso è inscritto e radicato nella sua genetica degenerata dalle mescolanze, nella sua mentalità talmudica, e nella sua stessa Legge religiosa.

L’Islam maomettano, non è il fiorire di una Nuova Religione, ma  un fiore di plastica: un’Imitazione della Religione ebraica di Mosé. Un Arabo, non è e non potrà mai essere un musulmano originario, ovverosia un ebreo del Patto. Quelli che noi oggi chiamiamo musulmani, possono dirsi tali solo in riferimento al modello ebraico, che ha realizzato  l’ideale primitivo del Mouslim: il sottomesso a Dio.

Gli autentici “musulmani” sono, difatti, solo i grandi patriarchi dell’Antico Testamento; gli altri sono, tutt’al più, bestie addomesticate e servizievoli, o divertenti  pappagalli ammaestrati dagli ebrei. Gli Arabi convertiti al giudaismo, che riconoscono il primato e l’unicità di Jahvé, diverranno dei “musulmani”, ma non lo saranno mai geneticamente, per nascita, come gli israeliti; bensì solo per analogia ai modelli ebrei, che il Corab, o Corano, ha proposto ed imposto loro. Maometto diventa musulmano, tramite la sua adesione alla religione di Israele, insegnatagli dal rabbino della Mecca. L’Islam, quindi, non è una religione autonoma, ma costituisce  un semplice episodio nella Storia Apostolica della Diaspora ebraica.

Il Primo arabo, toccato alla Mecca, da questo apostolato ebraico, è proprio Maometto: non un innovatore religioso, quindi, ma solo l’Ultimo Profeta”, e, dopo Paolo di Tarso, nuovo portaborse del giudaismo. Primo convertito, egli diventa anche il capostipite dei nuovi “Musulmani”;  o servi, non ebrei, del Dio ebraico e dei suoi vicari. Maometto poggia la propria predicazione, di soggetto passivo, sul Corano Arabo: adattamento opportunistico, ad usum delphini, della Torah, o Corano Ebraico.

Un gruppo di seguaci si forma attorno a Maometto, costituendo una comunità di cui egli stesso è il capo. Essi ora hanno un Libro, il Corab, lo recitano, e si prosternano dinanzi a Jahvé, come fanno gli ebrei, e, come gli ebrei dell’Antico Testamento, anch’essi chiamano sé stessi  Servi di Dio: Musulmani. Questi Maomettani, o Musulmani arabi, non hanno più una personalità propria; vale a dire che, dopo avere rigettato per sempre i loro Dei, condannati ormai come Idoli demoniaci, essi non si sono convertiti ad una Nuova Religione, ma si sono Sottomessi alla vecchia Religione ebraica. Si sono posti, cioè, sotto la Legge egregorica di Jahvé e di Israele. La morale Coranica, è, di fatto, la morale ebraica, insegnata dal rabbino della Mecca alla prima comunità Islamica; tramite Maometto.

Quando Maometto, neo convertito, si associa apertamente al rabbino ebreo, per predicare agli Arabi politeisti la religione di Israele, diviene evidentemente talmente arrogante ed insopportabile, che i suoi compatrioti della Mecca lo obbligano ad andarsene; fuggendo con lo stesso rabbino, e con un piccolo gruppo di nuovi adepti arabi del  giudaismo. Con loro, egli si stabilirà a Medina. Il fatto capitale, per la storia dell’Islam, è un fatto ormai solidamente stabilito: Maometto si è fatto ebreo. Ha riconosciuto, come proprio, il Dio Unico di Israele, Jahvé, e, con la sua conversione e  la sua predicazione,  ha diffuso efficacemente, fra gli Arabi, il giudaismo.
La rivoluzione religiosa meccana, il suo progetto, e la sua realizzazione, non sono quindi d’origine araba, ma ebraica. In Questo Ribaltamento dei valori religiosi e spirituali arabi, tutto è predisposto e concertato dagli ebrei, con lo scopo di assoggettare le tribù arabe; giudaizzandole.


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Concretamente, si è trattato di rovesciare gli Idoli della Ka’Ba, e di rimpiazzarli con il Dio Unico di Israele, l’innominabile Jahvé, ribattezzandolo, per la circostanza, con il nominabilissimo epiteto di Allah. Si è trattato, semplicemente, di sostituire il fittizio “monoteismo ebraico” al verace politeismo arabo, con una cacciata degli Idoli che ha dato pieno spazio al Dio di Israele, di cui i soli Ebrei sono i depositari.

Il solo discutibile  “merito” di Maometto, in questo affare prettamente ebraico, è stato quello d’essere il primo arabo a convertirsi volontariamente al giudaismo, passando così, a detta dei musulmani vcec chi e nuovi, dallo stato di Ignoranza a quello della Conoscenza. Ma quella di Maometto sarà stata, sempre e comunque, l’attività di un convertito; egli non ha, difatti, alcuna opinione propria, niente di nuovo da predicare, ma solo i vecchi logori dogmi ebrei, da rimasticare come verità rivelata di seconda mano, e da far valere presso gli arabi, assoggettati e convinti a filo di spada. L’Islam non presenta nessuna novità spirituale, e Maometto non è un innovatore religioso; questa conversione all’ebraismo, di un Arabo, che si pretende sia il Sigillo definitivo della Profezia terrestre, costituisce, semmai, il nocciolo centrale, ed il segreto indicibile dell’Islam.
  
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LE ORIGINI DEL GLOBALISMO.

Vedrà meglio le cose, colui che le osserverà svilupparsi dalle loro origini.” 
Aristotele. Politica
Che gli Ebrei abbiano avuto, e mantengano, un ruolo centrale, nella fondazione e nell’espansione dello Star System Hollywoodiano, nel controllo delle tematiche immaginali occidentali e mondiali, e nella gestione delle Case di Produzione Cinematografica e televisiva, sia in America che altrove, è  una cosa generalmente abbastanza nota.  Meno ovvio, è il fatto che la maggior parte dei Produttori statunitensi sia stata, e sia, anche attualmente, di verace  ascendenza ebraica; fino a sfiorare, nei ruoli direttivi, e in quelli decisionali, la quota limite del cento per cento.

È facilmente intuibile, che la crescente invasione Coloniale ebraico – americana delle altre Nazioni, e il tentativo di instaurarvi il proprio Nuovo Ordine Mondiale: frutto concreto delle allucinazioni vetro testamentarie delRegno Jahveico, vengano attuati proprio dagli Stati Uniti; disinvoltamente ebraicizzati, attraverso cinema e  televisione di Stato; tramite l’«offerta» ossessiva e coatta del loro peculiare  sistema di vita e valori, e dei loro specifici paradigmi socio-economici. Nel dopoguerra, il cosiddetto Sogno Americano, di per sé insufficiente a devastare, persuasivamentela la Memoria storica degli altri popoli, imponendo il proprio Sistema Mondialista del«kibbutz globale», è stato affiancato, ben più efficacemente, dall’Immaginario ebraico post- Olocaustico.

La pesante suggestione fantasmatica, indotta da questa facinorosa  arma iconografica, e psico politica, usata dapprima al processo di Norimberga, per demonizzare i vinti della Seconda Guerra mondiale, e poi per criminalizzare, negli attuali tribunali del “Nuovo Regno”, gli eventuali dissenzienti, è stata usata ossessivamente, in appoggio ad una feroce repressione del pensiero critico, e al veto dell’espressione difforme; da tutti i vari Regimi di Occupazione Democratica post bellica. Ciò ha reso possibile, in Europa, l’oblio pianificato del passato, l’indottrinamento coatto delle nuove generazioni, la paralisi imparziale  delle intelligenze, lo spregio arrogante d’ogni reale verità; e, dulcis in fundo, la diffusione cancerogena, su scala planetaria, dell’americanismo: rampante cavallo di Troia dell’ebraismo sionista.

Da chi non si permette mai di violarli apertamente, i tabù sono considerati, di solito, come un frutto dell’ altrui immaginazione, e chi non trasgredisce ai loro ferrei divieti, non può nemmeno percepirne l’esistenza. Chi pone le proprie domande esistenziali e vive, solo entro il circuito dei panorami concessi, non si accorgerà mai che certe “ampie vedute” sono severamente vietate. Inoltre, la vantata protezione giuridica, che la democrazia afferma di garantire ai dissenzienti, viene assicurata loro soltanto finché non la pretendono.

Il sionista ebreo Max Nordau, nel suo  Il senso della storia, dice:
La gran massa dell’umanità non prova il minimo interesse, né  per la narrazione storica né per gli avvenimenti storici stessi. L’indifferenza degli uomini per il passato, per tutto ciò che esula dal campo della loro  immediata percezione, è una verità innegabile. Nella maggior parte degli uomini, il senso critico è assai scarsamente sviluppato. Essi non hanno la capacità, ma soltanto il desiderio di discernere il vero dall’illusorio. Ogni opinione attendibile, viene supinamente accettata; senza domandare dimostrazioni, e senza esaminarne mai la reale solidità.

Ad una dichiarazione si  oppone sfiducia, dubbio, o risoluta negazione, solo quando essa contraddice troppo rudemente   quanto già si conosce; e, specialmente, quando lede i nostri sentimenti ed interessi.

All’inizio del Novecento, il celebre giornalista inglese Henry Wickham Steedscrive:
«Quella ebraica, è una delle maggiori questioni al mondo e nessuno, scrittore, politico, o diplomatico che sia, può essere considerato maturo, finché non l’abbia affrontata con decisione; in ogni  suo aspetto ».

Due decenni prima, la penna «antisemita» di Edouard Drumont, autore de“La France Juive” scriveva:
 « Tutto quello che capita ad un ebreo nell’angolo più remoto d’un deserto assume le dimensioni di un evento epocale».

Non diverso, era l’avviso di Friedrick Nietzsche in Aurora:
«Agli spettacoli cui ci invita il prossimo secolo, appartiene la  decisione sul destino degli ebrei. Che essi abbiano gettato il loro dado, e passato il loro Rubicone, è  un fatto palese: ormai non resta loro che di diventare i padroni dell’Europa, oppure di perdere l’Europa,  come già una volta, molto tempo fa, hanno perso l’Egitto, dove si erano posti un simile aut-aut. In Europa però, hanno fatto una scuola di diciotto secoli; come nessun altro popolo può dimostrare d’aver qui compiuto. Oltre tutto, hanno saputo ricavare, da quelle occupazioni che si sono loro lasciate, o alle quali si sono dati, un senso di enorme potenza, e di eterna vendetta»

Nel 1918 il sionista Adolph Berle,Testa d’Uovo rooseveltiana, in The World Significance of a Jewish State, afferma:
«Il movimento sionista, come tale, riguarda principalmente gli ebrei. Ma la storia degli ebrei è  un bene comune all’intera umanità, inestimabile in virtù̀ dell’influenza esercitata sulle concezioni  morali e religiose dell’uomo. L’ebreo stesso, è un fattore sociale di tale importanza, per il mondo, che i suoi interessi razziali e nazionali sono, di per sé, gli interessi del mondo intero».

«Non esiste che una sola questione sulla terra, ed è la questione d’Israele. Questione a due facce,  dove l’interna è il laicismo: ovvero il rapporto tra la scienza e la fede, e l’esterna l’internazionalismo; cioè il rapporto tra la patria e l’umanità. Laicismo ed internazionalismo sono, invero, le due facce del giudaismo».

Il critico teatrale ebreo americano  Ludwig Lewisohn, in un piccolo capolavoro di astuzia  farisaica, declama:

«La cosiddetta questione ebraica consiste in null’altro che nell’unicità  del nostro essere nel mondo, nell’esistenza cioè di un popolo che, pur privo di una terra e degli usuali attributi di nazione, è tuttavia, e sempre resterà, un popolo. Noi non vogliamo, quindi, risolvere la  questione ebraica. Risolverla sarebbe auto-distruggerci. 

Vogliamo invece affermarla, affermare il  fatto che può esserci un popolo, che mai fu nemico degli altri popoli, che mai fu unito al potere, o  alla speranza del potere, che ha perciò rappresentato per secoli, e rappresenta oggi, un tipo di nazione che sarà la salvezza per un mondo barbaro e bellicoso. Attraverso il costante esempio  della nostra nazione, pacifica e spirituale, noi aiuteremo a rimodellare lo stesso concetto di Nazione, a  dargli coscienza della sua corretta funzione, adempiendo la nostra missione tra i popoli della terra.

Ogni ebreo che nega o minimizza la propria ebraicità, e si assimila al popolo in mezzo al quale  vive, tradisce non solo il suo popolo ma tutti i popoli. Perchè non c’è salvezza, per l’umanità, se non  nella pace, se non nella fraternità, se non nella separazione del nazionalismo dal potere; dell’economia dal conflitto; e  della coesistenza delle nazioni dalla guerra. Da tempo immemorabile siamo  stati scelti dal senso della storia, quale esempio di popolo pacifico, di popolo senza potere, di popolo tale solo in forza dello spirito.  Oggi è tempo di essere per noi stessi; è tempo di sapere al profondo che essere, in questo senso, per noi stessi, vuol dire essere per tutti gli uomini».

IDas Ratsel des judischen Erfolges “L’enigma del successo ebraico” del 1928, l’«antisemita» F. Roderich-Stoltheim (Theodor Fritsch) scrive:
«Ci siano enigmi nella storia dei popoli, gli ebrei ne costituiscono uno dei massimi, e chi ha studiato i problemi del genere umano senza  affrontare la grande questione ebraica è certo rimasto in superficie nella conoscenza della vita. Non v’è in pratica settore, dall’arte e dalla letteratura alla religione e all’economia, dalla politica ai  più segreti spazi dell’amore e del crimine, nei quali l’influsso dello spirito e dell’anima ebraica non sia riconoscibile, e nei quali non abbia imposto alle cose una particolare direzione»
«Chi ha compreso il problema ebraico, ha compreso tutto».

«La questione ebraica è la chiave della storia mondiale». Nessuno può trattare con indifferenza il principio razziale.  Esso è la chiave di volta della storia, e il fatto che la storia è spesso così confusa è perché è stata  scritta da persone che non conoscevano tale principio, è tutto il sapere che esso  implica. Non la lingua e la religione fanno una razza; solo una cosa fa la razza, e questa cosa è il sangue!».   

L’ebreo russo Aaron Zeitlin, afferma che:
L’ebreo è sempre in cerca del suo  Dio, anche quando lo rinnega, e il giudaismo significa aspettare tutti i giorni, anche quando si è miscredenti, di udire lo shofar: il corno  di montone rituale]che annuncerà il Messia».

Gli fanno eco Paul Giniewski:
«Da secoli e millenni Israele e gli ebrei sono una delle preoccupazioni del mondo, e anche uno dei suoi traumi».
Ben Gurion
«Il senso di Israele edi perfezionare la creazione». 

Pretesa questa, rivendicata anche da Rabbi Michael Goldberg, per il quale: «Gli ebrei, cardini dell’ azione redentrice nel mondo, devono servire quale popolo di Dio, poiché solo da loro dipendono la redenzione del mondo di Dio, e il Suo stesso Nome»

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Questa demenzialità apologetica, folgora anche l’ebreo  «tedesco» Josef Kastein, nato Julius Katzenstein, facendogli dire:
«Tra le razze civili del mondo, il popolo ebraico è al contempo la migliore e la meno conosciuta. Un popolo così intensamente vitale come quello ebraico, non necessita di apologia. Al contrario, occorre anzitutto che gli si rammenti sempre la sua vera natura, cosicché non rischi mai di scordare le stupende  responsabilità di cui è stato caricato su questa Terra ».

Gerald Abrahams, sintetizza poi il tutto:
«La teocrazia è uno dei grandi contributi, non riconosciuti, di  Israele all’agire politico del mondo»

Cosa sia  questa «teocrazia ebraica» lo ha illustrato assai bene  il professorGiuseppe  Levi:
«La vera Teocrazia è quel governo in cui Dio stesso è l’autore immediato delle leggi civili, politiche e religiose, ed egli stesso dirige la nazione nei casi non provvisti dalle leggi.  Vera teocrazia, pertanto, non può chiamarsi se non là, dove o una persona o una cosa è creduta, esclusivamente, in diretta comunicazione con Dio, e sola intermediaria tra la Divinità e un popolo. Nella legislazione mosaica, è Dio stesso il legislatore primitivo, diretto ed anzi unico.
In essa, la Divinità  non è  uno strumento in mano all’uomo, ma è l’uomo, il popolo, l’umanità che figurano come uno strumento in  mano a Dio;  per il compimento del loro destino, e dei suoi eterni intenti».

Destino ed intenti profetizzati, due millenni prima, nell’arido deserto del Qumran:
«E questo è  il libro della Regola della Guerra.
L’inizio si avrà allorché i Figli della Luce [B'nai Or]  attaccheranno i Figli delle Tenebre, l’esercito di Belial, la milizia di Edom, di Moab, dei figli di Ammon,  gli Amaleciti e il popolo della Filistea,  le milizie dei kittim di Assur, ai quali  andranno in aiuto coloro che agiscono empiamente verso il Patto.

I figli di Levi, i figli di Giuda e i  figli di Beniamin, gli esuli del deserto, combatteranno contro di essi; contro tutte le loro milizie,  allorchè gli esuli dei Figli della Luce torneranno dal deserto dei popoli, per accamparsi nel deserto di Gerusalemme. E dopo la guerra se ne andranno di là̀, contro tutte le milizie dei kittim in  Egitto. Vi sarà una costernazione grande tra i figli di Jafet, Assur cadrà e nessuno l’aiuterà,  scomparirà la dominazione dei kittim, facendo soccombere l’empietà senza lasciare traccia, e non rimarrà alcun rifugio per tutti i Figli delle Tenebre. Verità e giustizia risplenderanno per tutti i confini del mondo, illuminando senza posa fino a quando saranno finiti tutti i tempi stabiliti per le tenebre.

Nel giorno in cui i kittim cadranno vi sarà un combattimento e una strage grande al cospetto del Dio di Israele; giacché questo è il giorno, da lui determinato da molto  tempo per la guerra di sterminio dei Figli delle Tenebre, nel quale saranno impegnati in una grande strage. Sarà questo il tempo dell’angustia per tutto il Popolo della Redenzione di Dio.

Due millenni dopo, il Rabbino riformato Kaufmann Kohler afferma in“Lineamenti di una teologia sistematica dell’ebraismo, basata su fondamenti storici”, edito a Lipsia nel 1910:  «La speranza futura dell’ebraismo è racchiusa nell’espressione Regno del Dio Onnipotente, regno dei cieli: “signoria di Dio”.

La  predicazione dei profeti che il Dio Unico di Israele verrà riconosciuto dalle nazioni, quale Signore del mondo intero, ha creato questa idealità futura dell’ebraismo, e con ciò ha dato alla storia del  mondo una meta e uno scopo ultimo, facendo di Israele, Popolo di Dio, il suo fulcro e il suo perno. La vera speranza messianica ha per sostanza il ristabilimento del Trono di Davide. Con specifico riguardo al Servo Sofferente del Deutero-Isaia, il titolo di Messia sarà, d’ora innanzi, applicato al popolo di Israele: Israele, il Messia sofferente, diverrà alla fine dei tempi il Messia delle  nazioni, coronato di vittoria»

Nel 1920, dopo tre anni d’Orrore bolscevico, Rabbi Oscar Levy recita il  mea culpa;
«Noi siamo stati colpevoli. Noi, che ci siamo posti come salvatori del mondo, noi,  che ci siamo perfino vantati di avergli dato “il” Salvatore, non siamo oggi niente altro che i seduttori del mondo, i suoi distruttori, i suoi incendiari, i suoi carnefici. Noi, che abbiamo promesso  di condurvi in un nuovo paradiso, siamo riusciti alla fine a condurvi in un nuovo inferno. Non  c’è stato alcun progresso, men che meno un progresso morale. Gli ebrei sono i padri spirituali  della democrazia, e perciò della plutocrazia. Elementi ebrei sono le forze propulsive, sia del  comunismo sia del capitalismo».   

Eloquio pubblicitario ebraico, magnificato anche  in un Mensile di dottrina e di vita del giudaismo, del 1921:

« Israele soltanto, è in grado, per le sue qualità ereditarie, di donare profeti, uomini che possono entrare in relazione con Dio in maniera soprannaturale.  Israele è come la semente che trasforma in propria natura gli elementi contenuti in seno alla Terra:  Israele è il cuore di quell’organismo che è l’umanità. È il cuore delle nazioni».

Nel 1923, l’ardente sionista, Rabbi Louis Israel Newman dichiara:
«La missione moderna  dell’ebreo è di assumere la leadership morale del mondo».

Nel 1924, Maurice Samuel ammette, invece, una impossibilità di fusione fra ebrei e non ebrei:
«Voi avete il vostro modo d’essere, noi il nostro. Per il vostro modo di vita noi manchiamo sostanzialmente di “onore”. Per il nostro modo di vita, voi mancate sostanzialmente di moralità. A voi, appariremo per sempre privi di grazia, a noi apparirete per sempre privi di Dio. Noi ebrei, noi, i distruttori, resteremo distruttori per sempre. Nulla di quanto farete placherà i nostri bisogni e le nostre domande.  Distruggeremo in eterno, perché ci è necessario un nostro mondo, un mondo di Dio, che non è nella vostra natura di edificare .».


Quindici anni dopo, a New York, questo delirio schizofrenico ebraico di un Dio che ha scelto gli Ebrei come il Suo Popolo Eletto, viene resuscitato daHarry Waton nel contesto di un programma del  Committee for Preservation of the Jews:

«Come il comunismo, l’internazionalismo è il fondamento della società, la base di ogni umano progresso, la speranza della classe lavoratrice, il destino  dell’umanità. Facciamo sì che tutte le nazioni della Terra divengano razionali, facciamole entrare in una Federazione di Nazioni, come in questo paese abbiamo una federazione di Stati. Ma, al contempo, gli ebrei sono nazionalisti in quanto ebrei. Gli ebrei, ovunque nel mondo, a prescindere dal posto in cui vivono, dalla lingua che parlano, dal sistema di vita e dagli usi e costumi che  seguono, si riconoscono tutti l’un l’altro; come un unico popolo. Per questa ragione lo Stato ebraico giunse sempre dove fu il popolo ebraico, e poiché ora gli ebrei sono disseminati su tutta la Terra, lo Stato  ebraico si estende su tutta la Terra. Questo è il motivo per cui lo Stato ebraico è internazionale e  così potente. Inoltre, poiché è vero che gli ebrei sono il popolo più nobile e civile della Terra, essi hanno il diritto di sottomettere a sé il  resto dell’umanità, e di essere i signori dell’intero pianeta terra. Gli ebrei diverranno i signori della  Terra e sottometteranno tutte le nazioni, non attraverso la potenza materiale, non con la bruta forza ma con la luce, la conoscenza, l’intelligenza, l’umanità, la pace, la giustizia e il progresso».   

Questa arroganza spirituale, e questa presunzione materialista, vengono ribadite nel 1949, dopo la Seconda Guerra Mondiale, da Rabbi Ignaz Maybaum che, in The Jewish Mission riconosce, nell’idea del Messia, la pietra angolare del giudaismo; quel sostegno senza il quale crollerebbe l’intero edificio religioso ebraico, per cui la storia non è il racconto delle reali azioni umane, ma una serie di toledot ha-yeshuah, o di  «storie della  salvezza»:
«Il giudaismo è  messianismo.

Il messianismo vede la storia come uno stadio in cui il piano di Dio si auto-rivela,  dove la Sua promessa, dataci attraverso i Sui profeti, sarà compiuta  Il Regno di Dio giungerà. Come uomo  messianico, l’ebreo vive nella storia e oltrepassa la storia. Il giudaismo è messianismo. Ma il giudaismo non è solo il messianismo. Il profeta e  il sacerdote sono, entrambe, gli eterni archetipi dell’ebreo.  Fianco a fianco col profeta, che insegna la speranza per il tempo promesso, sta il sacerdote.
 Il sacerdote non guarda avanti, al futuro; egli è di fronte a Dio, qui e ora: nei giorni di questa sua vita, e nel  luogo in cui egli la vive. Il grande pericolo, per noi, in quanto popolo messianico, è di fermarci  incondizionatamente in un’epoca, considerarla un “tempo compiuto”. Dobbiamo essere più che  cittadini di un qualunque Stato, in Palestina come altrove. Dobbiamo restare ebrei. Gli ebrei sono  ebrei, solo se restano cittadini del Regno di Dio.»

A chiarire ancor meglio, gli scopi ultimi dell’ebraismo e del giudaismo cristiano, ecco l’elucubrazione di un filosofo russo  ortodosso: Vladimir Solovev, sviluppata nel suo «L’ebraismo e il problema cristiano», del 1884.:

«Il  fine ultimo, è lo stesso per i cristiani e per i giudei: la Teocrazia Universale, la realizzazione della  legge divina nel mondo umano, l’incarnazione del celeste nel terreno. Questa unione di cielo e terra, questa nuova alleanza di Dio con la creazione, questo cerchio perfetto, e questa corona dell’opera universale, sono riconosciuti in uguale misura dal cristianesimo e dal giudaismo. Tuttavia, nel  cristianesimo ci viene rivelata anche la via per arrivare a questa corona, e questa via è la croce. Cristianesimo ed ebraismo hanno un compito teocratico comune, quello di creare una società giusta.  Poiché la fonte di ogni giustizia è in Dio, ne consegue che la società  giusta è una società divino-umana. In essa tutto l’uomo si sottomette volontariamente a Dio, tutti gli uomini sono concordi,  ed hanno il pieno dominio sulla natura materiale.


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Secondo il concetto ebraico, una simile società ideale deve incarnarsi nel popolo d’Israele, e nel regno del Messia. Secondo il concetto cristiano, tutti  i popoli vi sono ugualmente chiamati. Questo universalismo cristiano, va inteso nel senso, che le  nazionalità non sarebbero altro che un materiale indifferente, di fronte alla teocrazia universale. 

Se gli ebrei hanno la pretesa di occupare una posizione particolare, e di avere un peso speciale nella teocrazia universale, non c’è bisogno che neghiamo a priori questa pretesa, soprattutto se ricordiamo quello che dice a questo proposito l’apostolo Paolo: “Essi sono israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa.  Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio.
Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di  una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato [Romani IX 4-5, XI 1-2 e 25-26]“»

Percorso elitario, razziale e genetico, dunque, per cui la religione jahveica non risulta essere altro che «la deificazione pseudo spirituale della sola “razza ebraica”».

I concetti di creazione e missione unica ed esclusiva del Popolo Ebraico, rientrano in una  weltangschauung demenziale, scaturita dallo psichismo egregorico Jahveico, espresso dal gruppo razziale ed etnico-nazionale ebraico, e continuamente rafforzato dai suoi componenti. Ecco quindi, perché gli Ebrei, piaccia o meno, non possono essere accettati, anche se da sempre lo pretendono, come degli esseri   «universalmente umani». L’intera Torah ebraica, del resto, non è che l’espressione letteraria e psicologica, di un particolare, ed assai limitante, ordine “tribale” del mondo.  Recita lo Zohar:
«Israel we Torah echad hu.
Israele e la Torah sono la stessa cosa».
  
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Israele e la Torah sono, per i non ebrei, i sintomi di una malattia devastante: il germe virale di un contagio dissolvente. Lo spirito di rivolta inerente al giudaismo è di una qualità tutta negativa, e agisce in seno delle nazioni per dissolverne ogni forma religiosa, politica, sociale. Esso vuole eternamente distruggere l’altro da sé, per un istinto egoico di auto conservazione esclusiva. Portatore di una tara atavica di anarchia, sovversivo di ogni ordinamento altrui, agente di dissociazione, dissoluzione e denazionalizzazione, l’ebreo è “il perturbante”,l’unheimlich, che costruisce la propria identità a spese di ogni altro soggetto. Il popolo ebraico, si vede obbligato, dal Patto con il suo Dio egregorico, Jahveh, a combattere un’eterna Guerra Santa, per imporre, questo caliginoso “Demone” della sua razza, a tutte le altre stirpi umane; facendone la fede religiosa, coatta, dell’intera “umanità” asservita ad Israele.

Il suo «inesorabile universalismo», è un costante aggredire, e possibilmente devastare, la psiche e lo spirito degli altri popoli, e delle razze umane non ebree. Il progetto di Jahweh, per Israele, è quello di eliminare e ribaltare, per suo mezzo, ogni altra configurazione Divina ed archetipica; ogni altra struttura endo-psichica e sociale. Popolo extraterritoriale per eccellenza, disperso ed infiltrato in tutti i Paesi, ma come i germi nocivi, concentrato di preferenza nelle cloache delle Metropoli, questo sedicente “Pellegrino della disperazione” è il veicolo patologico di una presenza, che rivela la malattia psichica incombente in esso: una mania sacerdotale, che esige, per credersi sana, di creare un gregge di malati terminali: schiavi umani a cui imporsi facilmente.

Questi deliranti servi trasognati di Jahweh, pastori e vicari, per un Dio che brama di razziare i greggi altrui, sono gli eterni stranieri: i portatori contrariati di un perenne, insanabile dissenso. Ostinati e tenaci, nemici subdoli di tutte le società non ebree, in cui hanno vissuto, questi psicopatici misticheggianti, sono il germe di tutte le insurrezioni, che, per distruttive che siano per gli altri, ad essi sembrano sempre favorire la ricostruzione del loro favoloso Tempio Perduto.

Ibri-Khabiru è un termine che significa miserabili, stranieri erranti, malati, impuri, schiavi, e banditi. Gli Ebrei, Ivri, o Habiru, sono i lebbrosi emarginati, che transitano oltre, i vagabondi che stanno sempre dall’altra parte, e che, tradendo tutti, in nome di un loro patologico Incubo fisico, e teologico, sperano di trovare nell’altrove il risveglio e la guarigione; a loro esclusivo vantaggio. Ossessi, devastati psichicamente dal vuoto dell’erranza, fruitori di infiniti miraggi sapienziali, privi di reale sostanza e  di significato reale, questi Ebrei si sono dati un Unico Scopo, che è anche quello del loro Dio esclusivo: aggredire e distruggere ciò che non è ebraico, ciò che non è sottoposto al Patto Egregorico, e che non si sottomette al loro repellente dominio.

Essi sono perciò “giudei”; i solitari, i separati, coloro che hanno preferito costellare la turbolenza erratica, e l’odio di un’inquietudine gregaria, coltivato e divinizzato, nell’infuocato deserto medianità,  per 40 anni; per farne un potere egregorico, che costituisce il più intimo segreto della loro casta sacerdotale, e la loro fondamentale ragion d’essere. Nomadi e parassiti opportunistici, essi sono, da sempre e per sempre, gli avversari e i nemici di tutti gli altri Dei, degli Dei altrui, e del Divino in ognuno; avversari coriacei della dimensione naturale, creativa e costruttiva, propria allo psichismo  e allo spirito ariano.

Israele deve per forza credere, se vuole vivere e prosperare a lungo, di possedere, esso solo, la chiave della salvezza del mondo intero. Deve affermare di esistere per mettersi alla testa degli altri popoli, e per trascinarli dietro a sé, come un cieco gregge; guidandoli, alla fine, alla meta abissale preordinata solo per loro. Insoddisfatto ed inquieto, prigioniero del proprio endemico delirio epilettoide, l’Ebreo deve, se vuole restare tale, danneggiare e sconvolgere ogni armonia naturale e tradizionale altrui.

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Israele lotta assieme al suo Dio, contro tutti gli altri uomini e i loro Dei, perchè Jahweh combatte per regnare, da solo, sul Mondo intero. Questo popolo scabro ed inquietante, che pretende d’essere la più grande benedizione dell’umanità, si rivela, invece, come la sua peggiore maledizione; non la Primizia del Raccolto e la Nazione Eterna; ma la devastazione d’ogni messe, e il veleno inoculatosi in ogni Nazione.

Il Popolo Eletto, che vorrebbe essere la misura e la bilancia della civiltà umana, d’ogni epoca, non è che il servo sub umano, e per lo più disumano, di un Dio tribale; incivile e crudele: Jahweh. L’etica morale dell’ebreo Jahweico, consiste, semplicemente, nel mentire sulla propria occultata e radicale immoralità; di popolo Satanico, che si spaccia per stirpe divina e geniale.

Bene ancorato a questo mondo transitorio e storico, l’Ebreo vende, ai non ebrei, la favola di una perenne ricerca dell’Altro Mondo; l’eterno  delirio di Nuovi irraggiungibili Orizzonti.
Nel frattempo, nella dimensione del qui ed ora, egli sconvolge ogni ordinamento naturale e tradizionale altrui, perché il suo “Dio speciale” non si manifesta mai nella Natura, ma nella Storia. Non è, difatti, una Forza cosmica divina, ma un’Energia psichica collettiva artificiosamente divinizzata.

Jahweh, non viene promosso e nutrito dall’Ebreo del Patto d’elezione, come Unico Dio, con lo scopo di restaurare, redimere, riparare, correggere, ornare, o migliorare  il mondo; né per farlo più giusto. Jahweh e i suoi soci mafiosi, agiscono per conquistare e sfruttare il mondo ed i popoli; come proprio bottino di guerra.;Operare per il «ristabilimento del mondo sotto il regno dell’Onnipotente Jahweh», e  trasformarlo in un ricettacolo per la Presenza di quello, significa, per questi dementi, favorire l’avvento del Messia Ebraico: «scopo ultimo dell’intera creazione».

Un delirio davvero sanguinario, questo jahweismo esclusivo, che pretende di obbligare ai precetti interessati, di questo “Dio egregorico ed etnico”, anche chi, non essendo ebreo, non ne vuole sapere nulla. Ogni uomo ha il proprio Dio, ma gli Ebrei pretendono di poter punire, con la morte, chi non accetti il loro specifico ed Unico Dio elettivo: Jahvé., Il Monoteismo ebraico è la causa immediata del messianismo, e di una “Storia Universale” pretesa tale per l’intera umanità.

Senza quest’osceno aborto mentale, del “Dio Unico”, non sarebbe mai potuta sorgere l’idea di una “Umanità” intesa come un gregge unitario.,Il Credo demenziale dell’unità della razza umana, che nega ogni evidente diversità qualitativa, e razziale, è il risultato, ovvio, della pretesa Unicità di Dio. Se c’è un solo Dio, difatti, ne consegue, obbligatoriamente, che egli sia anche lo stesso per l’intera umanità. Chi non accetta questo dato di fatto, deve perciò venire eliminato; come eretico blasfemo.

Curioso, poi che questo Unico Dio, sia proprio quello monopolizzato dagli Ebrei, e poi scippato dai loro epigoni cristiani ed islamici.,La pretesa che gli uomini siano tutti uguali, implica e sottintende il fatto, che essi debbano anche avere la stessa religione; e, dato che gli Ebrei hanno, a parer loro, l’unica vera e sola Religione Rivelata, proveniente direttamente dal loro Dio, sedicente Unico Dio, ecco che tutti gli uomini, volenti o nolenti, devono accettare la Religione Ebraica, e i suoi legittimi e soli sacerdoti autorizzati: gli Ebrei.

Con questo escamotage teologico, ecco che gli Ebrei, emulati poi anche da Cristiani ed Islamici, che si vantano anch’essi d’avere il Solo Unico Dio, e L’unica Vera Religione, possono diventare comodamente padroni in casa altrui, trasformando a forza tutti i non ebrei, i non cristiano, o i non islamici, in propri schiavi, o, al meglio, in operai salariati al loro servizio.


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Per quanto riguarda gli Ebrei, il rifiuto dell’Unico, ovvero di Jahvé, e del suo giudizio, ovvero di quello dei suoi vicari sacerdotali in terra, esso è proibito non solo a loro, ma anche ai non ebrei. L’Intolleranza è quindi intrinseca alla natura del Monoteismo, in quanto un Dio Unico, che non tolleri altri Dei accanto a sé, non può che essere El Qanna: il Dio Geloso, e il patrono della volontà ebraica di dominio mondiale.

Che l’“Idolatria”, ovvero il non accettare, come solo ed Unico possibile Dio, la loro specifica Divinità elettiva, sia il massimo, ed il più grave dei “peccati” possibili, lo attesta anche il cripto ebreo Maometto, quando afferma che essa è, senza dubbio, un crimine assai peggiore dello stesso omicidio.

Il Dio egregorico  di questi ossessi semiti, ebrei, ebrei rinnegati, o pseudo ebrei, non ammette e non perdona il politeismo, la diversità, e permette invece, per propria augusta volontà, ogni altro possibile delitto.  Jahvé, Il Dio geloso ed ipercritico, non sopporta il palese adulterio, e  non perdona la terribile “infedeltà coniugale” dei suoi succubi: i maschi resi sue spose fedeli, per mezzo della circoncisione.
Che altro, dovremmo mai aggiungere?

I 7 precetti Noachiti ebraici, relativi ad una mai esistita, ma vantata religione universale, non sono che una delle innumerevoli astute elucubrazioni, escogitate dal rabbinato del II secolo d.C, per stabilire la volontà ebraica di esigere l’obbedienza all’autorità sacerdotale, anch’essa ebraica, da parte dei non ebrei, o Gojim. Queste Leggi, di pura fantasia, totalmente redatte da ebrei, vengono da essi ancora oggi considerate vincolanti, anche per il non ebreo, che, se vi trasgredisce, può venire punito con la morte.

Questi 7 “Comandamenti” dei figli di Noé, consistono di un ordine perentorio, e di sei proibizioni: 
1. Bisogna obbedire alle leggi, ai tribunali, e alle autorità.
Sono proibite;
2. La Bestemmia, ovvero la negazione di Dio, e, per estensione, dei suoi Eletti.
3. L’Idolatria, ovvero ogni culto che non sia quello monomaniacale di Jahvé.
4. I rapporti sessuali illeciti: adulterio, incesto, sodomia e zoomixia.
5. Il versamento di sangue:  tramite omicidio o suicidio.
6. Il furto.
7. Il mangiare parti di un animale vivo.

I Tre pilastri della Religione d’Israele,sono le Tre verità a cui deve assolutamente credere l’Ebreo:
1. La fede nell’esistenza di un solo, unico, altissimo Dio.
2. La fede che la Torah sia stata consegnata agli Ebrei direttamente da questo Unico Dio: Jahveh.
3. La fede che questo Dio sia un giudice giusto.

Prodotto storico imperfetto, il Mondo non è, per l’ebreo, il cristiano, e il musulmano, che lo imitano, né eterno né immutabile, nelle sue intime “leggi” ed “Armonie”. Simile al suo Dio Creatore, l’ebreo, ed i suoi due cloni settari, giudeo cristiani e maomettani, devono assumersi pienamente le proprie responsabilità, nella Ri-Creazione del mondo. Per loro, difatti, questo Spazio terreno è il Regno del Male, e delle forze demoniache: il luogo della separazione; delle luci puntiformi, della confusione, e del disordine.

L’Altro Lato, inaccessibile ed astratto, sarebbe la fine dell’Ordine del Male, la pace, la perfezione di un’interezza ritrovata, dopo il millenario e tumultuoso spezzettamento nella Storia.
Il torvo Uni-Dio degli Ebrei, e dei loro scismatici eretici, Cristiani ed Islamici, è il Grande Vanitoso, che pretende di avere creato tutto e tutti a propria maggior gloria, affinché le creature e l’uomo fossero consapevoli dell’Eterna Gloria del suo Nome: l’Inconoscibile che trascende la Creazione.

Delirio di grandezza dell’Ebreo, e pretesa d’assoluta preminenza del suo Dio Esclusivo, si equivalgono perfettamente; esse delineano una comune patologia: la tendenza maniacale all’apologia di sé stessi, pur nella umiliazione dell’erranza, o nell’obbligo di un’eterna caliginosa metamorfosi. Così, Israele vuole imporsi quale solo vicario del suo Dio, e come unico Redentore del genere umano; pretesa, a ben vedere, alquanto preoccupante!

Per distinguersi dagli altri popoli, Israele pone l’Età dell’Oro nel futuro, invece che nel passato. Il fatto di trasferire la gioia edenica nell’avvenire, dipende dal fatto che il popolo ebraico, a differenza degli altri popoli, non ha mai avuto un glorioso passato, e, semmai, ha potuto spesso testimoniare di un proprio squallido presente. Perciò, esso si è costretto a contemplare il proprio “Glorioso futuro”: un avvenire ovviamente fittizio, ma libero da ogni fastidiosa, possibile verifica.

L’idea messianica, è un altro dei Midrash ebraici: il sogno ardente di una Nazione miserabile, di acquisire un potere mai avuto, e di vedere avverato il proprio infame desiderio di vendetta, e di dominio sulla Terra, e sugli altri popoli. Il Regno del Re-Messia ebraico, è un dominio prettamente mondano, e l’idea messianica, ovvero il Dominio del mondo e delle Genti, costituisce il fondamento dell’ebraismo, e lo scopo ultimo della Torah.

Per l’Ebreo, la propria natura umana, come pure la Natura in sé, sono qualcosa da “riscattare”; con un processo di ri-formulazione creativa, purificante, che solo lui può compiere, perché lui solo è, a suo dire, veramente e pienamente umano. Gli altri uomini, se non sono ebrei, sono semplici animali, e sembrano umani soltanto in apparenza. Sono: Shkotzin shiksa orel Gojim. Froci abominevoli, non circoncisi, e bestie infedeli.


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Il pensiero ebraico che si gabella per filosofia, è, invece, una continua ripetizione, più o meno teologica, del diktat biblico talmudico. Per questa ideologia, l’ebreo deve redimere la Shekinah; la divina Sapienza esiliata nel Mondo, che giace nella polvere, ed è prigioniera dell’involucro delle cose. Sul piano religioso, la Shekinah è rappresentata dall’Assemblea di Israele, legata al proprio Dio dal Patto. Attraverso l’osservanza degli obblighi rituali egregorici, l’ebreo redime il torto di separazione commesso da Israele, ricreando l’Unità dalla molteplicità, e riporta la Shekinah sul proprio Trono: all’ unione perfetta con Jahvé.

Segno sintomatico di questo amplesso cosmico, è l’apparizione formale del Messia, il redentore di tutti gli esseri, e, per gli scettici non ebrei, la prima madornale impostura ebraica; ma non certo la sola, né l’ultima. Il Messianismo è, difatti, il palese tentativo ebraico di elevare il proprio “giudaismo tribale” al livello di una vera e propria Potenza Spirituale. Questo dogma messianico ebraico, è l’idea centrale, che spiega la paziente e trepida attesa degli ebrei, rispetto allo straordinario evento divino che riguarda solo loro: la Riconciliazione erotica del Dio del Patto, Jahvé, con i suoi vecchi soci: i Maschi di Israele, sue Spose, more uxorio.

Le numerose ipostasi del Messia Ebraico, si diversificano nel tempo, e, a partire dal Capro espiatorio dello Yom-Kuppur, transitano nel servo sofferente di Jahvé, giudaico cristiano, per diventare, con Saulo di Tarso, il Cristo ecclesiastico del Nuovo Patto: figlio dell’Uomo, e Dio incarnato. Esse travalicano poi l’Eone cristiano, formulandosi, nell’era comunista del bolscevico ebreo, come proletario internazionale marxista leninista. Oggi, dopo la seconda Guerra Mondiale, e con l’affermarsi del Midrash Olocaustico, che postula l’avvenuto sacrificio dell’intero popolo ebraico, Il vero Messia è diventato proprio questa Razza, il cui destino sarebbe, secondo gli stessi ebrei, di esercitare il dominio sul mondo.

Così, se dapprima il Cristianesimo Paolino, con il suo Cristo-Messia, ha tolto alla Religione Ebraica la propria ragion d’essere, ora, con un colpo di scena, i ruoli s’invertono, e Israele fa di sé stesso, grazie alla celebratissima Shoah, il Messia tanto atteso. Con questa ulteriore impostura, il tortuoso, devastante, ed ambiguo percorso, tracciato finora dal Popolo Ebraico, in mezzo alle altre Nazioni, diventa automaticamente la “Via dello Spirito Umano”, e l’umanità, non ebraica, può anche partorire un ipotetico felice avvenire, ma deve farlo negli spasimi, e nelle doglie, di un presente che l’Ebreo sta rendendo sempre più oppressivo, ed infelice, annegato, come i suoi antichi altari del Tempio di Gerusalemme, nel sangue innocente delle vittime sacrificali.

Gli Ebrei posano volentieri a “Popolo Innocente”, a razza martire, giusta in assoluto; eterna vittima insospettabile, resa tale semplicemente dal proprio statuto di appartenenza; dal proprio certificato di verace ebraicità. Pretesa davvero notevole, questa irreale innocenza, ebraica, sbugiardata da mille fatti storici reali, ed attestata solo da un Olocausto storicamente mai provato, perché alquanto improbabile.

Israele, pretesa luce stroboscopia del mondo, finge d’aver sofferto tutti i mali terreni, ma invece li ha astutamente causati, e, per loro tramite, ora trionfa; non rigettando il male, ma attuandolo, e mentendo beatamente sul suo bene. L’Ultimo Messia sarà un Idiota innocente, nato in una civiltà nominalmente senza razze, o in una razza ancora incivile, come supremo martire, non ebreo, dei troppi e troppo astuti peccatori ebrei. Sarà un’involontaria Vittima sacrificale del loro Percorso di devastazione, o “Progresso mondiale”, perfetto esemplare di un’umanità senza avvenire, ugualitaria  in quanto composta da servi obnubilati, equamente ignoranti, democraticamente istupiditi dall’alcool, dalle droghe, e dalla pubblicità ossessiva.


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Il Tempo Messianico, apertosi nel 1946 con l’avvento del  Culto Olocaustico, sarà l’Eone del Nuovo Ordine Ebraico globale: una schiavitù uniforme e tetra, che plaudirà alla selvaggia barbarie immaginale, e se la procurerà in modo virtuale; con crudeltà ed orrori posticci, ma spiritualmente non meno devastanti. Poi, sempre più spesso il virtuale diverrà reale.

Le squallide soddisfazioni allucinatorie, procurate a caro prezzo dalle pseudo scienze, l’intensità aggressiva, disarmonica e volgare, di arti sempre più ignobili, l’infelicità deprimente di un’umanità sempre più bestiale, annegata nell’indigenza diffusa, fiaccheranno uniformemente gli spiriti, e finiranno per guastare completamente la struttura psico- energetica umana. L’allucinante Eone Ebraico, dell’empietà ben rasata, consumerà, come un Moloch fenicio le migliori energie dei popoli: i giovani. Le Nazioni saranno devastate da cieche lotte, minate da cruente battaglie, lacerate dalle discordie, ma gli Ebrei negheranno, per ogni dove, l’evidenza dei loro delitti.

Dire la verità, sarà un crimine punibile con la morte, e negarla diverrà l’apice della virtù. Il virtuosismo ebraico, nel mentire spudoratamente, sarà lodato e stimato come la migliore ed apprezzabile delle qualità umane. L’Uomo, entità spiritualmente incorruttibile, verrà progressivamente inquinato con abitudini corrosive, e l’immortale sarà avvelenato ed indebolito dalla mortalità, per rendere certa la vittoria dell’Ebreo.

Allora gli ebrei saranno davvero in tutto simili al loro Dio: Jahvé, e verranno visti per ciò che realmente sono: incarnazioni e servi sacerdotali di un Demone Accadico delle Tempeste;  e dei deserti. Questo loro Dio esclusivo,Signore delle Locuste, non darà loro alcuna illuminazione, che non sia la luce degli incendi e dei roghi.

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Le previste terribili  “Doglie Messianiche”, non saranno affatto transitorie. Tormenti e catastrofi colpiranno l’arroganza di questi tiranni ebrei, spezzando lo scettro del loro oscuro dominio. Per loro, non vi sarà né gloria né felicità; né Storia né Perdono. Pace e giustizia, quando verranno, se mai verranno, non saranno certo le loro. Solo quando la piaga ebraica e le sue complicazioni cristiane ed islamiche, saranno completamente cauterizzate, il Dio, che è il vero centro individuante di ognuno, ed è per ognuno diverso, potrà dimorare e manifestarsi finalmente in ogni essere umano.

Nel frattempo, gli Ebrei, da veri mentecatti talentati, favoleggiano del loro improbabile Messia a venire, oppure di sé stessi, come eventuale Messia comunitario; e di Israele come felice isola di una vita quasi eterna: vero e proprio Paese dei Balocchi. Il Genio del materialismo ebraico, sta tutto in questa menzogna propinata ai ciuchi ariani: una vendita promozionale del futuro migliore, nel migliore dei mondi possibili.

Nel depliant pubblicitario del paradiso ebraico sulla terra, niente guerre, delitti, prigioni; solo pace, abbondanza, ed agiatezza per tutti! Vero, invece, l’esatto contrario: una massa enorme di diseredati, a miliardi, resi schiavi dalla miseria, e tiranneggiati dal popolo Eletto; i pochi, gli unici veramente umani. Guerre, delitti, galere, e cibo adulterato da elementi chimici, per devastare, accuratamente, ogni possibile residuo di equilibrio psichico; o di autonomia intellettuale. Gli uomini saranno tutt’altro che affabili, generosi, ed allegri, e il mondo della Riforma Messianica, dovere imperioso per i figli di Israele, non realizzerà che le loro speranze e i loro scopi: dominare la terra, e gli altri uomini.

L’Israele faro delle Nazioni, elevatosi da sé al rango di precettore dell’intera umanità, è un sogno di potenza ebraico, che, per i non ebrei, assume le fosche tinte dell’incubo più cupo. Essere indottrinati con i suoi Libri, ossessionati dalla sua Storia, infrolliti nella sua Dottrina, è una prospettiva agghiacciante, per qualsiasi non ebreo; ma è un’eventualità assai concreta, e un orrore ormai quasi compiuto.

Questo Tiqqun, o Mondo Nuovo, non è un al di là spirituale, ma il concreto al di qua, materiale e terrestre, controllato e gestito completamentedagli ebrei, per conto del loro divino Mostro egregorico: Jahvé. Il Regno di questo Dio, è la Comunità ebraica ventura; il regno degli insaziabili usurai, che, finalmente, saranno saziati e soddisfatti. L’istituzione di questo Regno del Dio Jahvé, sulla Terra, dipende dall’Homo Hebraicus, dalla sua azione per far funzionare il meccanismo del “Patto ebregorico”, nella realtà di questo mondo materiale. La partecipazione attiva dell’ebreo, nella rapina jahveica chiamata “redenzione”, dipende dalla sua piena comprensione d’essere lo strumento, e il socio elettivo, del suo Dio tribale; un Demone che gli somiglia specularmene, e che è animato dalla sua stessa brama di dominio totale.

Questo socio del proprio Dio, che saccheggia ogni risorsa altrui, ottiene una consistente ricompensa, per questa sua attiva dedizione esclusiva. Jahvé è il Boss, e l’ebreo il suo fedele “scagnozzo”; un complice prezioso, nella gestione della Cosca egregorica divina.
Così, grazie alla propria teologia mafiosa, Israele può tentare di fare del mondo intero la sua Sinagoga, e del cosmo una Colonia Ebraica.

I 3000 scienziati  e gli ingegneri genetici ebrei, che operano alacremente per conto del Dio Jahvé, al fine di modificarne al meglio l’imperfetta Creazione, sono solo l’ultimo accesso di una follia tipicamente israelita, che postula che gli ebrei, e il suo Dio, in quanto associati, siano legati, l’uno all’altro, da un infrangibile contratto matrimoniale. Insieme essi vanno in esilio, ed insieme ritornano; mentono, rubano, ed uccidono insieme, e per lo stesso traguardo: la “Dominazione del Mondo; e dei Mondi”.

L’Intero Credo ebraico si sintetizza in tre parole: Jahvé, Torah, Israele. Essi sono un tutt’uno inscindibile. Torah lega Dio a Israele, Israele lega l’ebreo al suo Dio, e Eretz-Israel, l’Israele astrale e ultraterrena, lega la Terra a Dio. Senza Israele, afferma l’ebreo, il mondo non esisterebbe. I popoli della terra, levandosi contro Israele, si muovono contro Dio. Tesi questa davvero bizzarra, perché il Dio di Israele è un affare esclusivo degli Ebrei, anche se essi, pretendono, con scarsa intelligenza, e pochissimo tatto, che tutti lo riconoscano come l’unico e il solo vero Dio. La folle idea d’essere il solo popolo di Dio, è, comunque, una costante caratteristica delle genti colpite da una troppo forte insolazione diurna, per lo più in un ambiente desertico; scarsamente alberato e ventilato.

La pretesa di Israele, di possedere il sigillo della decisione eterna di un Dio Universale, è il ridicolo risultato di un evidente colpo di sole collettivo. Questo loro Dio particolare, demiurgico e ossessionante, è incapace di dominare da solo l’intera umanità,; perciò necessita di un proprio popolo, che, per suo conto, soggioghi gli altri popoli e la terra intera.

La genia ebraica, vero virus inoculatosi in nome di Jahvé fra le Nazioni terrestri, afferma sia la propria eterna vocazione a servire questo suo “ Dio egregorico tribale”, sia la propria intenzione di realizzarne l’Opera: di sottomissione della terra e delle altre genti. La politica ebraica di conquista e “redenzione” della Terra, scaturisce dalla struttura stessa dell’ebraismo, e dalla sua idea che, senza l’agire del Popolo ebraico, l’azione del loro Dio sarebbe inefficace.


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Veri traditori dell’Umanità, gli Ebrei vogliono abbattere il “Giogo delle Nazioni non ebree” per stabilire, sulla Terra, Eretz, la propria sovranità di Popolo Eletto e sacerdotale: Israel. Il pianeta Terra è, per gli ebrei, Eretz Israel : il bottino pattuito col loro Dio Jahvé.
Ovviamente, il Nuovo Eden sarà vietato e chiuso agli idolatri, e verrà riservato ai soli Ebrei; i soli proseliti della rettitudine. Altrettanto ovvio, il fatto che questa immensa gioia ebraica, sarà fittamente costellata dei cadaveri altrui. 19.000 miriadi di malvagi, appartenenti alle altre Nazioni del Mondo, scompariranno annientati dagli Angeli Sterminatori:  Mikael e Gavriel.

Questo agire ebraico, per deformare il mondo secondo i disegni di un Demone planetario divinizzato, eletto a Dio unico della stirpe israelita, è il sigillo di una mentalità “moderna”: il lievito corrosivo di un fraintendimento essenziale. Non l’opera divina dell’Uomo-Dio, ma quella diabolica dell’uomo ebreo, ossessionato da un Demone, divinizzato e potenziato alla maniera egizia, da Mosé, nel deserto dell’Odio: il Sinai. Il Regno del Dio ebraico, non è Che il Regno degli ebrei sugli altri uomini!.

Gli attuali sionisti ebrei, agenti del loro Dio nell’ accelerare la “Fine dei Tempi”, e il proprio conseguente avvento, sono una moderna articolazione del vecchio messianismo religioso: testimoni necessari di questo loro Demiurgo, nel mondo del divenire. Se mancassero gli Ebrei, jahvé non avrebbe corso alcuno; almeno non con questo nome. Per parafrasare una nota pubblicità: No Jews, no Party. L’idea centrale di questi ex pastori fattisi banchieri e grandi usurai, è d’essere i responsabili per l’attuazione realizzativi del “Piano divino” di dominio planetario. Così i metodi e la disinvoltura criminale di costoro, sono diventati anche il sigillo d’azione del loro Dio. A questo punto, è impossibile, per un non ebreo, non essere decisamente anti ebreo.

Il cammino degli Ebrei sulla Terra è, difatti, una guerra di conquista, e null’altro. Il popolo circonciso di Israele, è una oscura, carnale presenza, attraverso cui la Conquista-Redenzione del loro Dio si fa strada nella Soria umana. Ma il Dio di Israele è un falso Dio, un Demone sanguinario, e, quindi, Israele non è il lievito carnale, ma la lebbra putrefattiva del mondo, e gli Ebrei sono degli appestati; e degli untori solerti.

Il loro rapporto “filiale” con il sommo Jahvé, non è che un Patto dannato, che ha fatto di Israele non il cuore dei popoli, come essi affermano,ma una metastasi cancerosa, infiltratasi nella compagine organica umana, per corroderne il cuore: ovvero la saggezza intuitiva. Abili speculatori, e non solo a fini intellettuali, gli ebrei preferiscono di gran lunga l’intelligenza cerebrale, per sostenere e dirigere il loro odio verso le altre razze e popoli; un sentimento che però spesso degenera, in essi, consegnandoli alla fragilità nervosa cronica, all’epilessia, e alle malattie mentali tipiche della loro razza.

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L’Elezione del popolo Ebraico consiste nel dovere, da parte di ciascun ebreo del patto, di partecipare alla “Anticipazione della fine”è, che porterà alla venuta del loro Messia. Per fare ciò bisogna scatenare una Rivoluzione Internazionale, che coinvolga tutti gli Stati del mondo; bisogna cioè portare la guerra in ogni dove.

La scomparsa delle Nazioni fa anch’essa parte del programma ebraico: di appiattimento ugualitario, nel quadro di un mondialismo multirazziale, che cancelli ogni razza, e ogni religione;  tranne la loro.
Viene così caldeggiato il “grande imbastardimento planetario”, per poter giungere, dopo avere gettato tutto nelle fauci del loro Moloch divino, alla pace finale del Cimitero messianico: paradiso aperto ai soli ebrei.

Essere ebrei significa, difatti, essere eletti a compiere una data azione, o non significa nulla. L’azione da compiere è, per l’Ebreo, e per i suoi imitatori, quella di imporre al mondo un unico Dio: il proprio! Spogliato di questo scopo attivo, il giudaismo non è che un club etnico pretenzioso, bizzarro, ed anacronistico, manovrato da potenti ipocriti, travestiti da impeccabili moralisti e filantropi.

Che gli ebrei, pretendano di fare di questo loro Piano di dominio, e di questa loro missione dia-bolica, una necessità ed un dovere imprescindibile, che deve  riguardare anche i non ebrei, è una pretesa davvero folle In questo ambito, di azione criminale, il misticismo ebraico trova lo stesso spazio che il cattolicesimo trova presso le elite della Camorra, o della Mafia.

Perfezionare il mondo, guidati da un Dio come Jahvé, significa voler evidentemente  distruggere quel mondo; ed è proprio quanto gli ebrei vanno facendo; organizzando la catastrofe globale con ardente fervore. Assumersi unilateralmente il compito e la responsabilità, di perfezionare una realtà, reputata da essi imperfetta, è forse la peggior follia condivisa della Storia; ed è una demenza tipicamente ebraica, che, in nome di ipotetiche rivelazioni, e di altrettanto dubbie buone intenzioni, vuole impedire ogni sana azione altrui; in ogni altra possibile direzione.

Essere ebreo, significa principalmente essere nemico giurato dell’umanità, e mentire continuamente su sé stesso, nel  proclamarsi portatore di pace, di fratellanza, di uguaglianza, e di libertà. La pace veicolata degli ebrei, è quella provvidenziale dei cimiteri, e la loro libertà è sempre il sintomo di un arbitrio, che non vale che per loro stessi. La loro formula: “Anche questo è per il bene”, riassume tutta la filosofia giudaica dell’inganno, ordito a danno dei non ebrei; un’impostura machiavellica,  in cui il loro fine, giustifica tutti i  laidi mezzi, che essi usano per raggiungerlo.

L’idea, che le Genti non ebree aspettassero proprio gli ebrei, per venire redenti dalla propria presunta imperfezione originaria, è un vaneggiamento che anche cristiani, ed islamici, estensioni storiche del giudaismo, hanno ereditato da questi  loro “fratelli maggiori”.
Nessuna differenza essenziale sussiste, difatti, come abbiamo visto, fra Ebraismo, Cristianesimo, ed Islam. Il Cristianesimo è stato un trampolino di lancio del sionismo Paolino, gettatosi alla conquista dei “gojim”, o Gentili: esso è stato il piede di porco del giudaismo; un grimaldello con cui scassinare il forziere della civiltà europea, razziandone i tesori. Una Rivincita dei vinti Ebrei, contro i Romani vincitori.

Il Cristianesimo, è, di fatto, un essenismo infiltrato di elementi buddhisti e jainisti: prodotto sintetico, ideato di un pugno di ebrei selecti, che hanno voluto innestare, sul vigoroso ceppo del Paganesimo ariano, un pollone degenere del loro  Israele. Il cristianesimo è la trasfigurazione opportunistica del giudaismo, e i cristiani sono i figli della Bibbia ebraica e dello spirito giudaico, esattamente come lo sono l’Islam; e i Maomettani.

Religioni nate dal giudaismo, Cristianesimo ed Islam hanno fatte proprie le dottrine fondamentali della fede ebraica, adattandole nuovi abiti di circostanza. È cambiato l’involucro esterno, la confezione esteriore, ma il contenuto del “pacco” è rimasto esattamente lo stesso. Provengono, dall’influenza ebraica, anche l’Umanesimo, e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo; che si fondano, entrambe, sulla menzogna etica ebraica della Torah, e dei Profeti. Il giudaismo difatti mente, e non ha alcuna reale intenzione di condurre l’umanità alla perfezione spirituale, alla fratellanza, o alla pace, ma vuole eliminare, con queste sue promesse propagandistiche, ogni ostacolo alla Signoria planetaria, promessa ai soli Ebrei; dal loro Unico Dio.

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La religione ebraica è la balia e nutrice dell’Islam, e la madre del Cristianesimo. Gli Ebrei di Mosè, emulo del Faraone eretico Akenaton, sono stati gli apripista del Monoteismo nel mondo mediterraneo, e nella penisola Arabica, ed hanno dissodato il terreno per il Cristianesimo e l’Islam, che poi li hanno in parte rimpiazzati. Si tratta, a prescindere dalla questione razziale, di semplici variazioni su un unico tema. Il movimento cristiano è una setta ebraica che ha avuto successo; un frutto del giudaismo, in ciò che esso ha di più autenticamente nefasto.

Il Gesù dell’attuale tradizione cristiana, è un ebreo a tutti gli effetti, e il cristianesimo di Paolo di Tarso è il clone di un giudaismo apocalittico, che non contraddice in nulla la discutibile “moralità” del Talmud, né i suoi principi elettivi e razzisti. Il Cristianesimo, è un affare tipicamente ed esclusivamente ebraico, riservato ai giudei per nascita: quelli circoncisi l’ottavo giorno; e non ai peccatori “Gentili”, di razza non ebrea.

Shaul il Fariseo, alias Paolo il romano, allievo del grande rabbino Gamaliel, travalicando opportunisticamente il ferreo recinto razziale e nazionalistico ebraico, che fa del Popolo Eletto la sola Nazione del suo Unico vero Dio, ha agito nel solo interesse degli Ebrei; per infiltrare il germe corrosivo del suo “Cristianesimo giudaico” nel tessuto psico spirituale e mentale dell’Occidente Ellenistico-Romano ed Ariano. Una mossa tattica, dunque, nel quadro di una guerra devastante degli Ebrei contro gli altri Popoli: i Kittim.

Maometto, il “Sigillo finale di ben 124.000 Profeti”, nato attorno al 570, sposato alla mercantessa ebrea Khadidja, morto nel 632 d.C, e la cui prima biografia, è stata composta 120 anni dopo la sua morte, non è mai stato altro, come abbiamo già detto, che uno strumento nelle mani degli ebrei; intenzionati a “giudaizzare” l’Arabia.

Maometto, il Corano Arabo, l’Islam, sono un semplice tentativo degli Ebrei, per assicurarsi il trionfo di Israele, nel bacino del Mediterraneo. Fra Ebraismo, Cristianesimo, ed Islam, non vi è, difatti, alcuna differenza basilare, se non per virulenza apparente. L’Islam è un Giudaismo semplificato, esteso all’intera umanità; in una versione bellicosa e proselitistica della religione vetro testamentaria ebraica.

Anche dal punto di vista dottrinale, e rituale, esso è una patetica copia del giudaismo, di cui onora la mitologia profetica, conserva il maschilismo patriarcale,  l’omosessualità inibita e latente, la circoncisione fallica, la poligamia, e le norme alimentari, quali il rigetto della carne suina.

Come nei vaneggiamenti epilettoidi giudeo-cristiani, di Paolo, anche Maometto prefigura l’avvento del Regno della Fine dei Tempi.
Il terzo Monoteismo Jahveico, quello islamico di Allah, si basa sui suoi precedenti ebrei e cristiani. Il Minestrone islamico, è semplice zuppa ebrea, riscaldata in un calderone pieno di rattoppi e stagnature. La sola differenza evidente, fra l’ebreo e l’Islamico, è che il primo non nomina mai il nome del suo Dio, e il secondo, invece, lo grida a pieni polmoni 5 volte al giorno.

La Religione Ebraica è, quindi, un antico ciocco ben radicato, che ha prodotto, trasversalmente, due polloni invasivi: cristianesimo ed islamismo. L’ebraismo si è servito di entrambe, per invadere il mondo intero con la propria “mentalità”; allo scopo di indebolirlo, corroderlo, e, infine, di dominarlo. Compito devastante ed odioso, questo, imposto, da un Demone egregorico, incompleto e psicotico, alla schiera dei propri burattini psicolabili; per mitigare la frustrazione di non essere davvero né l’Unico Signore del Cosmo, né un Vero Dio.

L’Ispirato Ebreo, il Mistico Cristiano, o quello Islamico, è un folle; un idiota innocente, oppure un fanciullo delirante. Questo tetro portatore della parola del suo Dio, che lo rende malevolo, loquace, e visionario, è, in realtà, un allucinato cronico; ossessionato dalle proprie ineludibili manie di persecuzione. Aggressivo ed intollerante, costui è una vittima della propria violenta volontà di potenza, da esprimere e attuare a costo d’ogni altra esistenza. Per lui, la reale comprensione degli altri è del tutto impossibile; la tolleranza è difatti incompatibile, con l’affermazione e la persistenza del monoteismo.

La peggiore fra le molte intolleranze ebraiche, è l’attuale, bizzarra, Democrazia obbligatoria, in cui si può parlare senza riguardi d’ogni altra cosa, ma non azzardare la minima critica ad Israele. Forse non esisterà mai una verità unica ed indubitabile, ma, di  certo, esistono l’artificio, la menzogna, e la deformazione sistematica dei fatti, per cui è bene, per prima cosa, dubitare di tutte le cosiddette “verità storiche”: presunte, credute, o  rese obbligatoriamente tali. L’unica arma, disponibile contro tutte queste frottole, didatticamente accreditate, è il sapere reale:  quello derivante dai nudi fatti. Tutti coloro che sono soggetti al terrorismo dei taglieggiatori ideologici, sono esposti ad un’intolleranza erettasi a sistema; al rifiuto del dibattito, alla censura, all’emarginazione, alla repressione, e ad una violenza più subdola, e non meno letale, di quella dei comuni taglia gole.

Questi innumerevoli ebrei, studiosi e storici malevoli, missionari del proprio esclusivo interesse, personale e razziale, sono i portatori endemici dell’ideologia Jahveica; creatori di genocidi ed olocausti silenziosi, ed ignorati, ma non per questo meno abbietti. Vecchi talmudisti, fieri razzisti, esimî teologi e cultori della Shoah, essi sono il frutto più perfido e velenoso dell’ebraismo sionista: fiore all’occhiello dell’antiarianesimo rampante, insediatosi nei paesi europei, sconfitti dai vincitori alleati, e ridotti a Democrazie obbligatorie; dopo il 1945.

Questi moderni ebrei Massoni, o B’Nai Brith: gangsters e farisei faziosi, estenuanti pornografi della storia, che protraggono ad oltranza la loro caccia, privata, agli ottuagenari hitleriani, e perseguono con foga gli attuali resistenti ariani, come pericolosi “antisemiti razzisti”, sono tutti, per puro calcolo, e per semplice vantaggio pecuniario, degli accaniti fans del presunto Sterminio Olocaustico.


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Lupi travestiti da agnelli, costoro osano affermare, ed imporre come veri, i mai provati crimini altrui, e negano invece, spudoratamente, le proprie più che provate atrocità. Questi razzisti furiosi, acrobati circensi della pseudo legalità democratica, vogliono far credere d’essere un Popolo di eletti paladini dell’antirazzismo, e di miracolati ed indubitabili testimoni di fantastici ed orribili eventi. Parassiti odiosi della memoria altrui, che hanno inventato e diffuso una loro favolosa verità olocaustica, facendone una nuova religione globale, per masse imbastardite ed ignoranti, gli Ebrei, ampio consesso di vittime, martiri e superstiti, reduci dal più chiacchierato  genocidio della Storia, tacciano di razzismo chiunque riveli le loro menzogne.

Essi temono l’emersione del vero, la diffidenza crescente rispetto ai loro ossessivi martirologi; e paventano ogni seria verifica storica, capace di sgretolare la base consensuale delle loro menzogne, eretta attorno agli eventi del Secondo Conflitto Mondiale. Per proteggere il loro lucroso affare, dello Sterminio, gli Ebrei hanno diffuso la lacrimevole Storia del proprio Olocausto, che non è che un’altra delle loro “Storie Sacre”: menzogne incontestabili, in quanto sacre; per l’appunto. Nessuno spazio può essere concesso al dubbio, o alla discussione sui fatti realmente accaduti; c’è posto solo per la Fede nel fantastico e nel miracoloso, e per l’intima soddisfazione che deriva, al fedele, dal vedere le sue più eclatanti fandonie trattate come altrettante verità rivelate.
  
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L’ EQUAZIONE EBRAICA

Lo scontro è ormai frontale, globale, e senza possibili concessioni; inammissibile ogni licenza alla menzogna strategica dell’Olocausto ebraico, che ha reso possibile, grazie al processo farsa di Norimberga, di imporre l’esistenza dello Stato Sionista di Israele; nella Palestina Araba. Gli Ebrei non sono affatto degli emuli Neo-Nazisti, che perpetrano sui palestinesi un nuovo Olocausto, perchè quello attuale, dei palestinesi, è un genocidio reale; l’altro è stato il riuscito mezzo propagandistico, per evitare che fosse posta la questione della non ovvia necessità di uno Stato Ebraico in terra altrui.

La Menzogna della “Soluzione finale” e dei 6 milioni di morti, è stata provata e resa evidente da parecchi “storici revisionisti”, che pagano di persona, con il carcere, e con pesanti vessazioni, questo loro inappropriato amore per la verità non conforme dei fatti. Dall’altro lato, per parte ebraica, democratica e filo sionista, non si è trovato di meglio che di sanzionare la negazione della religione  olocaustica, con una serie di processi pilotati dai gruppi di pressione ebraici, con leggi inique di negazione della libertà di pensiero ed opinione, e con azioni terroristiche di dissuasione violenta, che sono uno scandalo evidente, ma coralmente taciuto.

Rendere reato un’opinione, o una seria ricerca storica, proibire la circolazione delle idee, e perseguitare i diversamente senzienti, non risolverà certo la questione ebraica; ma i fanatici ebrei, che si pensano imbattibili ed intoccabili, non sospettano che  si possa ragionare e vivere a partire da premesse e conclusioni diverse dalle loro. Essi vogliono restare la fortezza di una razza e di un Dio esclusivi; isolati dal genere umano. Questa risoluzione forsennata, si esprime con sotterfugi e sottigliezze estenuanti, che mirano in ogni caso, ed in ogni contesto, a far valere la superiorità di Israele e degli Ebrei.

L’ignoranza, il rifiuto di accettare ciò che non siano i loro libri Santi, il loro popolo eletto, le loro intransigenti opinioni, rende difficile trattare con questi settari privi di ogni duttilità veramente umana; e dotati, semmai, di un vigore arido e coriaceo: di tenace locusta.
Israele si rifiuta d’essere un Popolo fra gli altri, ed è così arrogante da pretendere di contenere la verità intera, nei limiti angusti di una sola concezione divina; insultando così la molteplicità del Dio che tutto contiene e per cui tutto è in sé stesso divino.

Non c’è altro Dio che Jahvé, con le sue caliginose appendici cristiane ed islamiche: Geova e Allah; il solo uno e trino, che abbia ispirato, ai suoi servi, in perenne lotta fra loro, un disprezzo così malsano, ed un odio tanto inestinguibile quanto ottenebrante, per tutti coloro che pensano e pregano ad Are diverse dalle loro. Ogni Impero, ogni Nazione, ed ogni Popolo, hanno un loro mito di fondazione, che per quanto fantastico e singolare possa apparire, alla luce della realtà oggettiva, o Storia, resta, pur tuttavia, il fondamento basilare su cui coloro che appartengono a questa data Nazione, e a quel Popolo, stabiliscono la propria identità razziale e Nazionale.

Roma ha avuto la Lupa e i suoi Gemelli, l’America i suoi Padri Pellegrini, e l’attuale Impero Ebraico transnazionale, domiciliatosi principalmente negli Stati Uniti, si è dato il Mito della Shoah, e ha messo all’incasso l’Olocausto.
A ben pensarci non poteva essere altrimenti, perchè il cupo Saturno, che gli Ebrei chiamano Chion o Zion, e venerano come unico Dio Jahvé, non poteva che scegliere una versione necrofora del sacrificio dei propri figli “Eletti”, per quello che senza dubbio gli Ebrei pensano sia il millennio del predominio di Israele.

È quindi impossibile negare l’Olocausto, perchè ogni Mito è di per sé innegabile, e questo, lo è diventato anche per legge. Ma è bene chiarire che un Mito non è Storia, né Realtà; semmai può diventare una Sacra Rappresentazione, come a teatro, dove si recita un copione, e, per un paio d’ore, il pubblico può regalarsi l’emozione e l’illusione che qualcosa di terribile sia realmente accaduto.

La Televisione o Hollywood non sono la Realtà, ma la Shoah ora esiste.
Lo ha dimostrato ampiamente il cinema, in tante storie commoventi o truci; lo dimostrano i molti musei Yod Washem, e lo hanno dichiarato anche innumerevoli attori a contratto, e centinaia di “testimoni”: superstiti miracolati di un malriuscito “Sterminio Nazista”, davvero troppo aborracciato,  per poter essere davvero tedesco!.

Non si tratta perciò, di sapere se ci sono stati davvero 6 milioni di vittime ebree, uccise in ingannevoli camere a gas omicide, perché se il Mito afferma che ci sono state, che lo Sterminio è accaduto, le prove non contano più, e ogni obiezione al riguardo diventa impossibile, criminosa, eretica.
La Shoah è un Midrash ebraico, un sogno che si è voluto realizzare; e che, grazie alla continua ripetizione, si è fatto realtà immaginale effettiva: “Memoria” non meno vivida e potente di quella materiale e storica.

La realtà non è forse fatta dello stesso tessuto di cui sono fatti i sogni?

Certo, nel montare il Mito Olocaustico, c’è stata qualche leggera svista, parecchie incongruenze, troppe evidenti contraddizioni; ma forse che la Chiesa Cristiana non dogmatizza parti virginali e non propone, da 1800 anni, con indubitabile successo, dei Vangeli Sinottici raffazzonati e malamente rabberciati, che “storicamente” fanno acqua da tutte le parti?  A quale cattolico od ortodosso importa mai la verità che rende liberi?

E a quale Islamico importa, se il Corano è stato dettato a Maometto, alla Mecca, da un rabbino ebreo, che voleva acquisire gli Arabi al giudaismo, ed è stato poi manipolato e riscritto per più di 400 anni? La nuda verità dei fatti, non interessa a nessun mitografo; ciò che conta è l’effetto che la sua “Storia” vuole produrre sul pubblico. Perciò, cari revisionisti, “affermazionisti”, o “negazionisti” che siate, non accanitevi a spaccare in quattro il capello shoatico, lottando vanamente contro le storie ebraiche; dovete, semmai, trascurarle per sempre, e sostituirle con i vostri nuovi racconti!

Certo gli Ebrei esagerano un bel po’, sia con le cifre che nella loro pretesa: d’essere i soli e gli unici Esseri Umani sulla terra, a contare davvero qualcosa per l’unico Dio. Ma basta pensare che quel loro Dio tribale, Jahvé, non è affatto il nostro od il vostro, e il problema si riduce, ancora una volta, ad una ennesima fisima mentale ebraica.

Del resto, le discusse “Camere a Gas Omicide”, dei Nazisti, non devono essere affatto “provate”; devono essere semplicemente “credute”, e tanto basti! Esse sono una necessità scenografica imprescindibile, nel Mito spettacolare dell’Olocausto, e, in quanto  esigenza spettacolare, emotivamente indispensabile alla riuscita dei Riti collettivi, di questa Neo-Religione in ascesa,  esse devono essere e restare indubitabili: ovvero non umanamente discutibili. Sono, dimostratamene, una penosa menzogna? Un evento assurdo e materialmente impossibile?  Non conta! Lo è anche Babbo Natale, che pure esiste davvero, come testimoniano, a milioni, le sue gioviali immagini: impresse sulle cartoline d’Auguri di mezzo mondo!

Nel pianeta delle menzogne, e delle “verità addomesticate”, quella della Shoah non è che l’ultima nata. La diffusione ossessiva di questa redditizia impostura, può sicuramente preoccupare qualche raro individuo, ancora troppo sensibile al vero, ma bisogna portare pazienza: questi sono comunque i tempi delle rapide ascese, e degli altrettanto veloci declini.  Un francese innominabile, Robert Faurisson, ha detto, sagacemente, che, per quanti siano i testimoni pronti ad  affermare il contrario, non si può far stare un litro d’acqua in una tazzina da caffè. Ebbene, gli Ebrei “sterminazionisti” affermano di esserci riusciti! Ovviamente, mancano le prove di fatto; ma, ai Miti improbabili, simili prove davvero non servono! A tali Saghe ebraiche, bastano ormai le nuove Leggi degli Stati vassalli, che vietano ogni dubbio, e puniscono, pesantemente, ogni possibile discussione in merito.

La montatura rituale della Shoah, non è solo un nuovo Mito ebraico, ma è anche un vero e proprio esame di scrutinio: per i non ebrei; una verifica della loro malleabilità, e della loro disponibilità a collaborare con l’impero Sionista Israel-Americano. Si tratta di un test attitudinale Kasher!  Se, pur non essendo ebreo, avalli il Mito Olocaustico, e lo sostieni, pensano gli ebrei, sei comunque un nostro affidabile alleato; un leale collaborazionista filo ebraico. Se ne dubiti apertamente, e neghi il tuo appoggio al Culto Shoatico, sei automaticamente un nemico, un evidente neonazista antisemita, colluso con l’Impero del Male: ovvero con tutti quelli che contrastano i Disegni di un Predominio planetario Ebraico – Americano.

La Verità o la Menzogna storica non c’entrano per nulla! La Storia degli ultimi 100 anni è, difatti, un tessuto di mezze verità: un ordito di palesi menzogne, tramate e scritte da quegli ebrei che ha la Prima e la Seconda Guerra mondiale, le hanno volute, e vinte; per il proprio esclusivo tornaconto. Negli attuali testi della “Storia Ufficiale”, non ci troviamo, quindi, mai, di fronte alla disamina di fatti realmente accaduti, ma veniamo introdotti, a forza, nel regno viscerale dell’immaginale ebraico, immersi, e quasi affogati, nel tumulto ossessivo di una manipolazione storica del tutto finalizzata. Il Fine ebraico giustifica ovviamente i propri mezzi!

Un Racconto immaginale, quando rientra nella categoria dell’invenzione Letteraria, od artistica, non si può comunemente definire una Menzogna. Talvolta, in altri tempi, lo si voluto includere nella categoria religiosa delle “Verità Rivelate”: quelle a cui si crede per fede, e si obbedisce per dogma. Ebbene, il Midrash ebraico della Shoah, sembra essere una felice sintesi delle tre categorie:
Un’invenzione letteraria, della Stampa di Propaganda bellica Alleata, Anglo-Russo-Americana, è diventato, a Norimberga, durante il farsesco processo ai gerarchi nazionalsocialisti, un geniale psicodramma collettivo, inscenato dagli Ebrei,  per poi trasformarsi, in questo inizio del millennio giudaico cristiano, in verità rivelata, a cui bisogna credere per legge e per dogma.
Les Juifs l’ont fait! Rien va plus!

Ma imporre durevolmente un Mito, costa parecchia fatica, e richiede un tenace e prolungato rifiuto della verità, un lungo lavoro di concertazione intellettuale collettiva, ed un enorme dispendio di mezzi umani e finanziari. Talvolta, all’affermarsi vittorioso di una nuova Religione menzognera, sono necessari dei secoli, e alla sua ineluttabile caduta pochissimi anni.


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La Storia testimonia, esclusivamente, ciò che il Potere vuole resti scritto nel presente: a futura memoria. Che la Storia di Romani e Giudei, non conservi la minima traccia del passaggio terreno di un falegname palestinese, chiamato Yoshua, o Gesù, può stupire solo chi guardi la vicenda a posteriori; da una prospettiva invertita dal dilagare, e dall’instaurarsi, del Mito Gesù-Cristico paolino; di cui, i suoi contemporanei, non avevano ovviamente alcun sentore. Sfugge allo sciocco, condizionato a misurare gli uomini dalla quantità di parole spese, pubblicamente, sul loro conto, che la fama di oggi non riguarda il domani, e che il Potere costituito scrive la propria storia, e insegna quella passata, solo secondo i criteri, e nei limiti, del proprio attuale profitto; per mere ragioni di opportunità e propaganda: cancellando cioè, come non esistito, tutto ciò che non torni utile ai suoi progetti: di controllo e dominio.

La Storia non ha altro scopo, che di saturare, con la propria costante presenza, le menti dei sudditi; per non lasciare loro l’alternativa di altre, diverse possibili storie. La “ Storia” esige per sé la durata, e fonda magicamente il proprio potere sul futuro dell’uomo. Inventa un presente e una storia a sua immagine, e pretende che questa finzione, testimoni d’essere, nel futuro di chi legge, il suo vero passato; e che, senza quella scrittura, non esisterebbe prova alcuna che uomini come lui abbiano vissuto.

I possessori della scrittura, attraverso questa coercizione sottile, si impadroniscono del mondo umano, e del suo rapporto con il divino; narcotizzando e riducendo ogni possibile individualità: nei limiti di una scarna scelta di personalità standardizzate; possedute, soggette e vincolate al Dio istituzionale, e collettivo. All’estremo dell’ambizione, e della volontà di Potere, la psiche sacerdotale si convince che la Scrittura, che essa impone, e di cui è creatrice, custode, ed unica interprete, autorizzata, non è umana: ha un’origine divina, ed è quindi assolutamente Sacra. Nascono così leSacre Scritturee la Storia Sacra, con cui si cancella ogni possibile memoria della verità, e si inventa un Mito a proprio uso e tornaconto.


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C’è chi rischia atleticamente la pelle, correndo in motocicletta, saltando da un aeroplano, o praticando altri sport estremi. Ebbene, mi sembra che oggi, il più estremo fra gli agonismi praticabili in Europa, sia proprio l’affermazione che lo sterminio dei 6 milioni di ebrei, nelle impossibili camere a gas nazionalsocialiste, non abbia mai avuto luogo.

Chi si permette simili affermazioni, nelle performances giudiziarie a suo carico, non è necessariamente un Antisemita, un razzista, o un pazzo che istiga qualcuno all’odio anticristiano; si tratta, per lo più, di semplici persone oneste, e oltremodo serie, che non sopportano più questi tre parenti stretti: Ebrei, Islamici e Cristiani, con il loro fanatismo devastante, che non accettanochi ragiona e vive a partire da premesse diverse dalle loro, e pretendono d’essere la sola, unica, ed ultima concezione divina possibile; per l’intero genere umano.

Gli Ebrei sono un popolo di ammirabili scorpioni del deserto palestinese, duri, voraci, ed inesorabili quanto questo loro animale totemico. Geniale popolo di affabulatori, di incalliti narratoridi storie, che sono sempre altrettante incredibili apologie di sé stessi, gli ebrei sono maestri nelle invenzioni sistematiche; degli impostori pronti a tutto, e contro chiunque. Ora, questo popolo di sovversivi psicopatologici, che si gloria di avere distrutto l’Impero Romano, come pure quello degli Zar, e gli Imperi Centrali, ha portato al parossismo la sua capacità d’invenzione letteraria e “Profetica”, strillando, con inaudito clamore, al mondo e alle sue moltitudini, non ebree, la “Vera storia dell’Olocausto”: uno spaventoso dramma in infiniti atti, patito dal popolo ebraico, e voluto ed attuato dall’orribile popolo Tedesco.

Pure balle yiddish!


A dire il vero, sono i Tedeschi che, vinti nel 1945, sono tuttora occupati in patria, e sottostanno ad un regime di de-nazificazione perenne. Sono loro che, dopo più di 60 anni si vedono obbligati, per legge, al silenzio, sulla loro vera “storia”.  I 4 milioni di morti germanici, assassinati scientemente dopo la fine del il conflitto, restano avvolti in un silenzio oleoso; i superstiti, invece, tacciono grati, per la misericordia ricevuta: per non essere stati uccisi tutti, con lo sterminio per fame e  deportazione, programmato, e previsto, dal piano dell’Ebreo Americano Morghenthau, fin dal 1944, ed applicato occultamente dopo la caduta del Nazional socialismo Hitleriano.

Felici, i Tedeschi, per non essere stati sterilizzati tutti, come caldeggiava un altro ebreo americano: Theodore N. Kauufman,nel suo infame libello distribuito alle forze armate alleate: Germany must Perish; La Germania deve morire. Veri genocidî di massa, questi, previsti ed avallati, segretamente, dallo stesso Presidente americano Roosevelt, e da attuare su milioni di tedeschi sconfitti, trovatisi ormai alla mercè dei vincitori: ovvero, sull’intera popolazione ariana della Germania, occupata dalle truppe alleate. Un processo invisibile e graduale di distruzione razziale pianificata; Efficace,  lungimirante, e, soprattutto, “pulito”.

Dunque, non è del tanto propagandato, ma improbabile, Sterminio degli ebrei, che bisognerebbe attualmente scrivere la storia, ma del vero Olocausto dei tanto esecrati, ma innocenti “Nazisti-Ariani”; condotto nel puro stile di un Purim ebraico. A differenza della Shoah ebraica, oggi legalmente indubitabile, ma non sufficientemente provata, se non da illazioni, false testimonianze, imposture immaginali, e congetture storiche gratuite, questa vera ECATOMBE GERMANICA, resta del tutto ignota al grande pubblico; nonostante non manchino le prove documentali della sua preparazione, e della sua parziale attuazione.

È quindi evidente che a Norimberga, nel nefando processo all’ideologia e all’elite Nazionalsocialista, i burattinai ebrei hanno montato, per mezzo dei loro burattini Inglesi, Russi, e Americani, una farsa giudiziaria contro i vinti. Questo Grand Guignol francamente indecente, aveva, fra gli altri scopi, affatto secondari,  quello di tacitare una eventuale accusa tedesca contro gli Alleati; per aver subito dei più che evidenti “Crimini di guerra e contro l’umanità”, e per il programmato sterminio, reso pubblico fin dal 1944, dell’intero popolo germanico nazionalsocialista. Ecco, allora che, con un colpo di scena quanto mai opportuno, la notizia sensazionale dello sterminio dei 6 milioni di ebrei, nei campi di  lavoro nazionalsocialisti, truccava le carte in tavola, e permetteva di occultare, al pubblico mondiale, il preventivato sterminio, per fame e deportazione, di 13 milioni di tedeschi.

La storia scritta, prova solo sé stessa e le proprie menzogne. Il corollario del luogo comune, per cui è vero solo ciò che viene pubblicamente e ripetutamente proclamato tale, implica che un’Istituzione potente, come il poco noto Kahal, un Vaticano ebraico, che amministra beni inesauribili, decide vita, morte, pensieri, e sentimenti di milioni di sudditi, ebrei e non ebrei, e si fregia di una gerarchia elitaria che rimonta al cielo, non può avere, per fondatore e garante, che Dio stesso: il Dio esclusivo degli Ebrei, naturalmente I Patti sono chiari: Jahvé può incarnarsi singolarmente, in ogni Ebreo, ed anche negli Ebrei in quanto Popolo messianico, per stabilire tramite loro, sulla terra, l’eccelsa istituzione del proprio Impero. Così l’Ebreo, forte di questo contratto divino, pretende d’essere il padrone del mondo, del presente, della scrittura, e della storia; ovvero il dominatore del passato, del presente, e dell’avvenire dell’intera razza umana.


Talvolta, la sincerità e l’arguzia seguono strade bizzarre, e, inaspettatamente, nell’eloquio di un attore brillante, è possibile trovare una convincente, quanto divertita descrizione del Feticcio Egregorico Ebraico. Il riso e l’ironia, a proposito del “Loro Dio” e dei loro Miti, costituiscono, a mio avviso una risposta adeguata, dei non ebrei, all’arroganza, allo psicologismo freudiano fraudolento, e all’impostura intellettuale dei Complici contrattuali di Jahvé, alias Geova, o Allah.

….. « Il Dio ebraico, cristiano ed Islamico ha un’insana tendenza narcisistica a circondarsi di adulatori; infatti non ammette né uguali né colleghi. L’unico che avesse raggiunto una certa posizione, vicino a lui, Lucifero, l’ha cacciato via in malo modo; e ancor oggi gli fa una guerra spietata.
Evidentemente, teme il confronto.

E poi che vanagloria! Vuol sempre far colpo!
Un esempio soltanto: l’universo l’ha creato con un tour de force di sette giorni, quando aveva tutto il tempo che voleva…l’ha inventato lui, il tempo!
Chiaramente ha bisogno di dimostrare in continuazione, a sé stesso e agli altri, che vale qualcosa. Ha bisogno di rassicurazione.

Che è un debole poi appare lampante: non accetta critiche, si offende per un nonnulla, basti pensare al can can che ha fatto quando quel povero diavolo d’Adamo gli ha soffiato una mela! I figli dei figli dei figli la stanno ancora pagando.
Se non è iper reazione questa!

E poi, è molto infantile: ama per identificazione. È scritto nero su bianco nella Bibbia: Ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza”. E com’è geloso! “ Non avrai altro Dio fuori di me. “ E giù comandamenti! Non ha elasticità, non lascia autonomia al partner. Ergo: è paurosamente insicuro.
Questa nevrosi può anche derivare, in parte, da frustrazioni reali: la gente lo cerca solo quando ha bisogno di lui, in faccia gli fa un sacco di moine, però in pratica si trova meglio con il suo rivale, il diavolo.
Tuttavia le note paranoidi saltano all’occhio: il terrore continuo d’essere tradito, la mania di trovare colpe in tutti,
e persino il sintomo fisico: non dorme mai.


C’è un grave disturbo al livello del profondo, per non parlare del suo estremo voyeurismo:  si è definito da sé l’Onniveggente.
E poi ha delle note masochistiche. Ammessa la sua onniscienza, perché ha creato l’uomo sapendo già tutti i guai che gli avrebbe procurato? Non è stata sfortuna. Nessuno dei nostri atti è casuale. L’ha fatto perché gli piace soffrire. Con un quadro simile c’è una sola diagnosi possibile:
Il Dio ebraico soffre di un grave complesso d’ inferiorità.

Paolo Poli,  in “Mistica”



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Commiato
Nello scrivere, non sono stato mosso o stimolato dall’odio razziale, ma dalla consapevolezza, e dal rispetto della diversità. Non mi ha motivato una qualche pregiudiziale malevolenza, né un larvato antisemitismo, ma neppure la cecità acritica, o partigiana del servo sciocco. Certo, non essendo ebreo, né cristiano, né islamico, e appartenendo soltanto a me stesso, ho potuto valutare e capire, senza troppi condizionamenti, l’opera devastante attuata dai pii criminali monoteisti, ed i delitti  di guerra, e di pace, di quanti, sotto la maschera mansueta delle Eterne Vittime, dei Salvatori, o degli ultimi fra i Giusti, hanno agito ed ancora agiscono per il proprio esclusivo vantaggio; contro il resto irrilevante dell’ umanità.

Ho studiato, esposto, ed interpretato alcuni  fatti noti, ed essendo, per mia fortuna e per nascita, quello che gli ebrei ed i loro epigoni definiscono tradizionalmente con epiteti razzisti infamanti: come Shkotzin,  Shiksa, Orel, o Gojim, ovveroFrocio, Abominevole, non circonciso, bestia, ed infedele, non sono per nulla obbligato ad un qualche rispetto, non reciproco, nei loro confronti, o nei riguardi delle loro assurde e perniciose ideologie.

Padrone di non credere alle loro millenarie fandonie, o alle ultime madornali bugie post belliche, io sono e resto un Individuo Pagano: Ariano per spirito, per lignaggio, e per scelta. Nato, forse per prova iniziatica, in una terra conquistata ed occupata da questi ottusi nemici, ostili al mio essere,  sono cresciuto fra pavidi settari arroganti, proliferanti ed avidi, come voraci sciami di banchieri ed usurai, troppo simili a  termiti affamate.

MAURO LIKAR


1 commento:

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