giovedì 1 luglio 2010

L'olocausto dei tedeschi in Polonia



di: Marc Roland - trad. Alfio Faro

Perchè mai avrebbe dovuto Adolf Hitler rischiare una guerra contro le maggiori potenze militari dell’era moderna – Francia, Gran Bretagna, Unione sovietica – per impadronirsi di un pezzo di Polonia? Gli storici che vanno per la maggiore dicono che i suoi motivi erano psicopatici, cioè, che Hitler era un pazzo incline alla guerra.

Ma questi “storici da cortile” lasciano inspiegato un pezzo di storia: non è forse possibile che la inesplicabile decisione di Hitler di attaccare la Polonia fosse basata su motivi morali? Poteva un uomo come lui stare fermo mentre i suoi concittadini in Polonia venivano assassinati – più di 59.000 solo nel 1939?

L’anno scorso il 70esimo anniversario del Blitzkrieg della Germania nel 1939 ha fornito l’opportunità agli storici che vanno per la maggiore di dipingere ancora una volta la Polonia come vittima innocente dell’aggressione nazista. L’indiscusso paradigma è il fondamento più importante della Seconda guerra mondiale come viene insegnato e pubblicamente presentato a tre generazioni, perchè su di esso hanno costruito la piena responsabilità di Adolf Hitler per quel conflitto durante gli ultimi sette decenni. Secondo la storia convenzionale, egli odiava polacchi e voleva distruggerli come primo passo sulla strada della conquista del mondo. Tuttavia, questa caratterizzazione dell’uomo non regge con le sue reali dichiarazioni ed azioni.

Il suo successo iniziale nella diplomazia internazionale fu la firma di un patto di non aggressione con la Polonia nel 1934. Le relazioni fra quel Paese e la Germania erano tese molto prima che i nazional-socialisti prendessero il potere l’anno avanti. Scontri di frontiera testimoniavano che ciascuno disputava territori all’altro e costavano innocenti vite umane ad entrambi i contendenti fin dalla fine della Prima guerra mondiale, fino agli anni Venti.

Il Patto di non aggressione condusse alla fine di queste violente dispute, grazie in larga misura al rispetto del Fuhrer per Jòzef Klemens Pilsudski. Il capo di stato polacco era un ardente anticomunista, che aveva costruito una forza armata veramente formidabile di armi moderne ed una organizzazione allo scopo di potere eventualmente fronteggiare una resa dei conti con l’Unione sovietica, desiderio segreto di Hermann Goering, che agiva come il più vicino emissario di Hitler e lo confidò a Pilsudski nel marzo 1935.

Due mesi più tardi, il maresciallo polacco moriva di cancro al fegato, e Goering, tornato a Berlino, chiese al Reichstag un momento di silenzio in onore del maresciallo. Hitler disse in quella occasione: “Riconosciamo con comprensione e sentita amicizia di veri nazionalisti lo Stato polacco come la patria di un grande popolo cosciente della sua nazionalità”. Ancora confidando su relazioni più strette come precondizione per una eventuale alleanza contro l’Urss, egli concluse a giugno con la Polonia un accordo commerciale eccezionalmente favorevole.

“Questo trattato”, secondo lo storico Richard M.Watt, “era estremamente importante per la Polonia in quanto la Germania era di gran lunga il più importante sbocco commerciale polacco. In passato, la Germania aveva causato considerevoli danni economici all’economia polacca stabilendo cambi arbitrari sulle tariffe e quote di importazione dalla Polonia. Questo nuovo accordo dava alla Polonia lo status di nazione più favorita, ed appianava un certo numero di dispute economiche fra i due stati”.

Come primo passo verso la collaborazione militare, polacchi e tedeschi formarono equipaggi volontari di volo per, rispettivamente, Wojska Lotnicze i Obrony Powietrznej (l’aviazione polacca) e la Luftwaffe per azioni di combattimento a fianco dei nazionalisti spagnoli di Franco dal 1936 al 1939 ( 6). Il 4 gennaio di quell’anno fatale, Hitler disse a Josef Beck durante la visita del ministro degli esteri polacco a Berchtesgaden “la Germania sarebbe estremamente interessata alla continuazione dell’esistenza di un forte stato nazionalista polacco, a causa di qualcosa che potrebbe accadere in Russia. A parte questo, l’esistenza di un forte esercito polacco alleggerisce considerevolmente il peso della Germania. Le divisioni che la Polonia mantiene sul confine con la Russia risparmiano questo onere alla Germania”.

Molto più tardi, dopo la capitolazione di Varsavia nell’ottobre 1939, il Fuehrer ancora sosteneva una Polonia indipendente, proposta respinta con decisione da Stalin, le cui forze occupavano circa la metà del Paese. Durante le ore di tensione che precedettero lo scoppio della guerra, tre settimane dopo avere conferito con Beck, Hitler annunciò al Reichstag: “L’anno scorso abbiamo visto l’amicizia fra Germania e Polonia alla prova come garanzia di pace nella vita politica europea. Al momento, non vi sono quasi differenze di opinioni fra i nostri amichevoli Paesi sull’importanza di questo strumento (il Patto di non-aggressione germano-polacco del 1934).

Ma quando il suo quinto anniversario fu celebrato a Varsavia, la delegazione partecipante tedesca si trovò di fronte ad una rigida formalità. L’atteggiamento amabile polacco era stato modificato dalle macchinazioni nascoste del portavoce personale in Europa del presidente statunitense Roosevelt. William Christian Bullit jr. - primo ambasciatore statunitense a Mosca - istigò i dirigenti polacchi ad interrompere i contatti con Hitler ed a provocarlo sulla Città libera di Danzica. Se fosse scoppiata la guerra, Francia ed Inghilterra, abbondantemente rifornite dagli Stati Uniti, avrebbero invaso l’Europa dall’Ovest, permettendo così ai polacchi di occupare la Germania orientale fino a Berlino. Così i dirigenti polacchi abbandonarono le loro precedenti posizioni pacifiche con il Reich per le assicurazioni non vincolanti di un diplomatico straniero.

Ignaro delle manovre segrete di Bullit, Hitler fu disorientato ed allarmato dalla inesplicabile ostilità dei polacchi. Essa era espressa per prima cosa dalla politica del governo polacco, e quindi dal sistema educativo polacco e soffiata nell’isteria popolare dalla stampa nazionale. “La Germania deve essere distrutta!”, proclamava il principale giornale polacco, Kurier Polski su titoli a tutta pagina mentre i negoziati con Hitler erano ancora in corso durante l’estate del 1939. Nello stesso tempo, il comandante supremo delle forze armate polacche, Edward Rydzmigly, dichiarava: “La Polonia vuole la guerra con la Germania, e la Germania non potrà evitarla, anche se lo vuole”.

Secondo Hans Schadewalt, investigatore capo della libreria tedesca di informazioni “la campagna intensificata di propaganda antitedesca ebbe una crescente influenza sull’opinione pubblica polacca ed incitava il paese contro la Germania e la minoranza tedesca in Polonia”.

Condizioni di isteria raggiunsero il loro apice in agosto. “Per settimane si sono avuti disordini in Polonia”, ricordava un capitano di U-Boot, Werner Hartmann: “I giornali e i cabaret sbeffeggiavano il popolo tedesco. Cittadini tedeschi venivano accusati, senza motivo, ed arrestati. Tedeschi etnici venivano linciati. Il generale Ironside (capo della stato maggiore imperiale britannico) ispezionò l’esercito polacco. Palloni gonfiati megalomani militari parlavano della battaglia di Tempelhof (Berlino) e di “confine sull’Elba”. Danzica veniva sistematicamente isolata e Gdingen – una formazione schizofrenica fatta di blocchi di calcestruzzo incompleti e steccati di legno lungo il mare - era indicata come destinata a divenire il grande porto dell’Europa orientale. Ogni giorno, titoloni sui giornali riportavano nuovi preoccupanti eccessi di questo crescente sciovinismo. Un giorno, proclamarono che “la flotta polacca avrebbe fatto salami di quella tedesca, e le onde sarebbero diventate rosse di sangue fino alle bianche scogliere di Ruegen”.

Il capitano Hartmann descrive accuratamente la situazione immediatamente prebellica, ma egli decisamente sdrammatizza. In realtà, l’agonia inflitta alla minoranza etnica tedesca in Polonia di un milione e quattrocento mila residenti – molti dei quali bloccati dietro il confine polacco fin da quando era entrato in vigore il trattato di Versailles – fu di tale ampiezza da rivaleggiare con i racconti più crudi sull’ “olocausto”. Questi fatti sono sconosciuti dal mondo esterno, o cinicamente scartati come fantasie della propaganda nazista. Le loro sofferenze sono nondimeno state documentate in modo convincente.

Un rapporto ufficiale tedesco emesso nel 1940 fu, ipso facto, scartato dal mondo esterno come nient’altro che propaganda di atrocità usata per giustificare l’attacco di Hitler alla Polonia. Comunque, gli scettici occidentali hanno omesso di dire che osservatori legali e medici degli Stati Uniti parteciparono alle indagini sui crimini di guerra e verificarono i loro ritrovamenti, come fecero pure patologi legali della croce rossa internazionale. Inoltre, le organizzazioni tedesche che intrapresero queste indagini appartenevano alla Polizia ed amministrazioni civili, non al partito nazista né alla Wehrmacht, ed i risultati furono pubblicati dalla libreria tedesca di informazioni, non dal Ministero della propaganda.

Il rapporto fu attentamente esaminato dopo la guerra da ricercatori antitedeschi intenti a smascherarlo come propaganda. Ma nel 1954, lo storico comunista tedesco Theodor Bierschenk dichjarò, dopo uno studio di quattro anni intitolato “Atti di atrocità polacca contro la minoranza tedesca in Polonia”, che le accuse erano basate esclusivamente su evidenze di fatto. Il suo giudizio fu sfidato da Otto Heike, un giornalista socialdemocratico occidentale tedesco, che fu costretto ad ammettere che le conclusioni di Berschenk erano esatte. Da allora, il rapporto del 1940 è stato del pari verificato dai ricercatori di poche università che si sono prese la briga di esaminarlo per trovare le prove. Davanti a tutti sta lo storico e legale americano Alfred-Maurice de Zayas, attualmente professore di diritto internazionale nella scuola di Ginevra “School of Diplomacy and International Relations”, già legale emerito dell’ufficio delle Nazioni unite High Commissioner for Human Rights. De Zayas si profonde in importanti particolari sull’argomento nel suo libro “The Wehrnacht War Crimes Beareau, 1939-1945”.

Egli è stato coadiuvato dal rinomato e meticoloso storico americano David Leslie Hoggan. Hoggan nota che i documenti “Atti di atrocità polacche contro la minoranza tedesca in Polonia” sono redatti in maniera assolutamente credibile e professionale, come illustrato dai seguenti persuasivi estratti: Fino al 17 novembre 1939, data di chiusura delle prove documentarie, 5.437 omicidi commessi da membri delle forze armate polacche e da civili su uomini, donne e bambini della minoranza tedesca sono già stati provati in modo irrefutabile. Fu evidente che anche se i numeri reali di omicidi di gran lunga superarono questa cifra, e fino al primo febbraio 1940, il numero totale di corpi identificati della minoranza tedesca è salito a 12.857. Indagini ufficiali espletate fin dallo scoppio della guerra germano-polacca hanno mostrato che a questi 12.857 bisogna aggiungere più di 45.000 persone mancanti, le quali debbono essere contate fra i morti dal momento che non è stato possibile trovare traccia di essi.

Quindi, le vittime appartenenti alla minoranza tedesca in Polonia già totalizzano 58.000, Ed anche questa orrenda cifra in alcun modo raggiunge le perdite sostenute dai tedeschi. Questi omicidi furono intenzionali e per la maggior parte compiuti da soldati polacchi, poliziotti e gendarmi, ma anche da civili armati, studenti e apprendisti. Chiese protestanti e parrocchie furono distrutte e incendiate a Bromberg-Schwedenhoehe, a Kopfergarten vicino Bromberg, a Gr. Leistenau vicino Graudenz, a Kl, Katz nei pressi di Gotenhafen.

Il numero di vicariati svaligiati e rapinati non è stato quantificato. Nella chiesa parrocchiale di Bromberg e nella chiesa di San Pietro a Posen, gli altari furono profanati e le luci distrutte, Bibbie e tovaglie d’altare strappate come stracci… Il più anziano assassinato fu l’86enne Peter Rierast di Ciechocinek e la vittima più giovane la bimba di due mesi e mezzo Gisela Rosenau di Lochowo, che morì di fame sul seno della madre assassinata.

Nonostante soprattutto maschi di età militare dai 16 ai 25 anni furono uccisi, più tardi anche donne e ragazze non furono risparmiate e per settimane dopo questi sordidi eventi, gli annunci di morte sulla Deutsche Rundschau a Bromberg come sulla Posener Tageblatt davano un orrendo quadro di come uomini, donne, anziani, invalidi e bambini fossero assassinati per mano dei polacchi, e di come gran parte di essi, mutilata, fosse stata rapinata. Il tipo di ferite (colpi d’arma da fuoco nella nuca, pugnalate nelle cavità orbitali, schiacciamento del cranio con il calcio dei fucili con fuoriuscita di materia cerebrale, colpi d’arma da fuoco sparati a bruciapelo) è stranamente simile in tutte le diverse località dove avvennero gli omicidi. Il numero degli assassinati e degli scomparsi accertato dall’ufficio centrale per la scoperta e l’internamento della minoranza tedesca istituito dal capo della amministrazione civile a Posen ha dovuto aggiornare in aumento le cifre.

Non solo molti più tedeschi uccisi nei dintorni di Posen ed entro il raggio di Blomberg nella “domenica di sangue”, ma anche la Slesia e la Polonia centrale hanno scoperto tali ecatombe di vittime; secondo le ultime cifre disponibili il primo febbraio 1940, il numero degli uccisi o scomparsi della minoranza tedesca ammonta certamente a 58.000, di cui 12.857 sono stati identificati. Il picco della persecuzione ebbe luogo fra il 31 agosto ed il 6 settembre 1939.

Le vittime erano generalmente legate insieme, portate fuori e massacrate in luoghi isolati, in numeri varianti da 39, 48, 53 fino a 104 alla volta, La fossa comune più grande fu rinvenuta a Tarnowa, a nord di Turek, il 14 agosto 1939, contenente 104 corpi, che erano stati portati via in colonna da Schroda e quindi uccisi.

Una fossa comune di 40 tedeschi di Thorn vicino ad Alexandrowo e dintorni conteneva corpi talmente mutilati che solo tre poterono essere identificati.

In quasi tutti i casi sono stati riscontrati orripilanti mutilazioni: (passo omesso per evitare descrizioni impressionanti).

E’ importante puntualizzare che tutte le volte che un polacco interveniva per salvare un tedesco, veniva terrorizzato da minacce di violenza ad un punto tale che doveva mettere da parte gli scrupoli di coscienza. Ciò nonostante, molti polacchi si comportarono civilmente e coraggiosamente. Sono stati riportati casi di padroni di casa e cameriere che proteggevano i tedeschi a rischio della propria vita.

L’isteria antitedesca fomentata dal governo di Varsavia e proseguita fino allo scoppio della violenza dalla stampa nazionale istigava gli elementi umani più deteriori. Ogni popolo ha un ceto criminale i cui istinti violenti emergono con scarsa o senza provocazione, ed i polacchi non erano meno degli altri. Le atrocità commesse da comunisti tedeschi durante gli anni ‘20 ed ai primi del ‘30 contro i propri concittadini si potevano paragonare alle brutalità commesse da criminali polacchi contro tedeschi, inermi.

Come scrisse l’autore del rapporto del 1940, “l’atteggiamento di derisione dei soldati polacchi nei confronti di qualsiasi idea di moralità o diritto, era originato da radici politico-psicologiche, essendo stata creata nelle caserme un’atmosfera ostile contro qualsiasi persona o cosa tedesca, specialmente dopo ripetuti ordini del governo polacco, del clero, di ufficiali subordinati, così come di certi ambienti finanziati dalle autorità, per eliminare qualsiasi traccia di elemento tedesco” (21).

Verso la fine dell’agosto 1939, perfino inglesi e francesi spingevano gli statisti di Varsavia a negoziare con Hitler, ma essi furono irremovibili, confidando nelle assicurazioni di Bullitt.

Nello stresso tempo, Hitler cercò di scongiurare un confronto militare, chiedendo la riedizione di conversazioni dirette con il ministro degli esteri polacco. “In queste circostanze”, Hitler informò Sir Neville Henderson, l’ambasciatore britannico, “il Governo tedesco è d’accordo nell’accettare l’offerta inglese di buoni servizi nell’assicurare il viaggio a Berlino di un emissario polacco con pieni poteri.

Contiamo sull’arrivo del plenipotenziario per mercoledì 30 agosto”. Josef Beck rispose con i gesti, non con parole, quando lui ed il suo collega diplomatico, conte Edward Raczynski si unirono al ministro degli Esteri inglese, Lord Halifax nel firmare un Patto di mutua assistenza, che garantiva l’intervento armato della Gran Bretagna qualora la Polonia fosse stata attaccata “da qualsiasi nemico”(soltanto la Germania era citata in un protocollo segreto non pubblicato fino a dopo la guerra). Da quel momento, la Polonia mobilitava.

“Non più tardi di tre giorni prima dello scoppio della guerra germano-polacca,” Hitler ricordava in seguito, “ho proposto all’ambasciatore inglese a Berlino una soluzione del problema germano-polacco simile a quella della Saar, sotto controllo internazionale. Questa offerta non si può liquidare. Essa fu respinta perchè i circoli responsabili della politica inglese volevano la guerra, un po’ perché si aspettavano vantaggi in affari, e un po’ per l’influenza della propaganda internazionale ebraica”.

Come furono forzati ad ammettere gli estensori della “Marshall Cavendish Illustrated Encyclopedia of World War Two”, “l’invasione tedesca della Polonia fu lanciata quando l’ambasciatore polacco a Berlino si rifiutò di vedere la proposta di Hitler per una soluzione pacifica del problema di Danzica e del Corridoio.

Ma la Polonia fu attaccata per prima cosa per l’intollerabile maltrattamento della popolazione tedesca. Nessun capo politico sulla Terra avrebbe mai potuto permettere che i suoi concittadini potessero essere perseguitati e morire appena al di là del confine in un paese vicino. In quanto tale, la prima Blitzkrieg fu lanciata come soccorso per salvare ciò che restava della popolazione della minoranza tedesca dallo sterminio.

Questo casus belli della Seconda guerra mondiale non è rappresentato nei cinema al pubblico, né insegnato nelle scuole come retroscena delle ostilità, e nemmeno citato da storici che vanno per la maggiore nelle loro prevalenti versioni degli eventi. Farlo significherebbe invalidare i loro inviolabili paradigmi secondo i quali la Polonia non sarebbe stata altro che la vittima irreprensibile della smania di Hitler per la conquista.

Inoltre, la conoscenza delle sofferenze della popolazione tedesca nella Polonia anteguerra minaccerebbe di sminuire le alte ragioni morali invocate per l’ “olocausto”. Per questi motivi obbligati, le più di 58.000 persone che così miseramente perirono 70 anni fa non sono state onorate l’anno scorso nella commemorazione dell’inizio della Seconda guerra mondiale. Essi erano soltanto tedeschi – e quindi di “scarsa importanza storica.


The www.barnesreview.com - Traduzione di Alfio Faro

Tratto da: http://chessaandrea.blogspot.com/2010/06/lolocausto-dei-tedeschi-di-polonia.html

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