Ogni
tanto bisogna fermarsi a leggere le cose davvero interessanti, bastano
pochi minuti per capire e chi può e ne ha voglia, lo faccia, ne vale la
pena.
Ripresento, ampliato e indicizzzato , uno stimolate articolo che già causò discussioni con amici comunisti
Questo articolo abbisogna di una premessa : la Storia non è
decifrabile solo con la prospettiva cospirazionista, quantunque, il
“complotto”, il sottacere, la false flag, ne costituiscono sempre un
elemento inscindibile, essendo connaturate alla natura umana.
E non
lo è, perchè quantunque si verificano strumentalizzazioni e trame
dietro le quinte, gli avvenimenti storici, hanno poi spesso un loro
sviluppo in cui subentrano azioni e reazioni (la chiamano eterogenesi
dei fini), cause e concause, che ne cambiano il decorso.
Se si fanno
delle ricerche in Internet, si troveranno articoli che, pur escludendo
le vere e proprie bufale, hanno comunque una impostazione
“cospiratoria”, anche sull’argomento oggetto di questo articolo.
A
nostro avviso questi articoli, così impostati, sono devianti, perchè
anche ammesso che abbiano un minimo di prove, il che spesso non è,
trattandosi più che altro di indizi, coincidenze e congetture, per i
motivi di cui sopra, non portano a nulla e sono facilmente contestabili.
I finanziamenti di Wall Street alla rivoluzione bolscevica
Cosicchè IL Web e non solo, è pieno di teorie cospirative,
ispirate per esempio dal fatto, in questo caso effettivamente
sconcertante, di così tanti e ingenti finanziamenti alla rivoluzione
bolscevica (1917), oggi ampiamente comprovati con vecchi documenti e
tanto di ricevute bancarie, per i quali si pretende asserire che furono
parte di una congiura ebraica per procacciarsi un potere mondiale
attraverso il bolscevismo.
Il fatto che questi finanziamenti, per
la maggior parte, passarono dalle mani di Jacob Sciff, banchiere ebreo
della banca Kuhn Loeb & Co., il quale notoriamente, da ebreo,
odiava gli Zar, avvalorerebbe questa ipotesi.
In realtà non è questo
il modo di procedere dell’Alta finanza, impegnata in operazioni di
questa portata, quando più semplicemente quei finanziamenti sono stati
soltanto un modo di procedere, consueto in quell’ambito, in base a
determinate strategie di dominio proiettate nel tempo.
E’ una specie
di legge storica:
ogni volta che appare alla ribalta un uomo, un idea
forza, un movimento, ecc., di un certo spessore e di una certa
incidenza, subito vi sono poteri e contropoteri che cerano di
utilizzarlo per le loro strategie.
E spesso le esigenze
rivoluzionarie e le “offerte” degli interessati si incontrano, anche se
poi ognuno va per la sua strada.
Anche Hitler e Mussolini venero
finanziati da determinati poteri, ma poi dovettero essere spazzati via
perché invisi e nocivi proprio a quegli stessi poteri.
A volte invece i
poteri che interferiscono finiscono per prevalere ed allora la
rivoluzione e i rivoluzionari diventano “esecutori” di altri interessi.
Parlare quindi di Lenin agente del Kaiser (interessato al crollo del
fronte interno russo il Kaiser fece rientrare, fornito di rubli, Lenin
in Russia) o di Wall Street, oppure di un Hitler agente ebraico o di un
Mussolini agente inglese, è puerile e non ha senso.
Oggi gli storici
e gli analisti più seri e preparati, sono convinti che Wall Street
finanziò ampiamente la rivoluzione bolscevica, non perché la finanza
fosse di idee o simpatie comuniste, ma semplicemente perché avevano ben
previsto, con certezza assoluta, che una Russia sotto un regime
bolscevico, con uno Stato ed una economia comunista, nonostante le sue
enormi ricchezze in materie prime, non avrebbe mai potuto essere un
concorrente per il grande capitale finanziario divenuto, ai primi del
secolo con la grande importanza raggiunta dal petrolio che possedeva o
controllava (oltre alle banche), capitale monopolistico proiettato al
dominio mondiale dei mercati.
Una previsione e un progetto
perfettamente realizzatosi per un Alta finanza, salda e forte negli Sati
Uniti, ma ancora non totalmente padrona del campo, proiettata a quel
dominio e che aveva necessità di un periodo di stabilità e transizione,
sui mercati internazionali, senza grossi concorrenti.
La Russia,
infatti,che era rimasta tecnologicamente arretra sotto gli Zar,
sconquassata dalla rivoluzione d’ottobre, di fatto perdendo la guerra
che altrimenti avrebbe vinto assieme agli inglesi e gli americani, sotto
un regime comunista, non avrebbe potuto sviluppare un sistema
capitalistico concorrenziale per gli anglo americani, le cui nazioni
facevano da base di appoggio della finanza monopolista cosmopolita,
sull'asse City di Londra e Wall Street di New York.
Pericolo che
invece esisteva se avesse perdurato in Russia un regime capitalista che
si fosse avvalso delle grandi scoperte tecniche e scientifiche a cavallo
dei due secoli, e considerando le enormi possibilità di materie prime,
soprattutto il petrolio in quell’enorme paese.
S
olo già il fatto,
che una Russia zarista e capitalista, buttasse sui mercati petrolio
russo a prezzi concorrenziali, sarebbe stata una iattura per l’Alta
finanza monopolista, per i Rothschild e Rockefeller che avevano il
monopolio di questa oramai fondamentale risorsa energetica.
Interessante, a questo proprosito, il libro di Gianpaolo Pucciarelli:
“Segreto Novecento”, Ed. Capire Roma 2014, scritto decodificando e
ricercando in una miriade di testi stranieri ben informati e dimostra
ampiamente quello che abbiamo appena sostenuto.
Detto questo, per far capire che la storia non si fa con le teorie complottiste, veniamo al nostro argomento.
Il Federal Reserve Bank System
Per comprendere i meccanismi di usura, rapina e controllo di
tutto il sistema bancario internazionale, occorre risalire agli inizi
del secondo decennio del secolo scorso, quando in America, con un colpo
di mano incredibile, le Power èlites ivi imperanti (in pratica agenti,
massonici, politici e finanziari dei Rothschild, dei Rockefeller, dei
Morgan e altre grandi famiglie bancarie), riuscirono nel 1913 a far
approvare un loro progetto elaborato tre anni prima, che accentrava e
controllava il sistema bancario, in una banca centrale: la Federal
Reserve Bank (vedesi: Eustace Mullins: “The Secrets of the Federal
Reserve”, Paperback, 2009.
La “Federal Reserve Bank” venne fondata
nel 1913 da queste grandi famiglie bancarie, che al contempo t
ramavano
in Europa per scatenare il primo macello mondiale, e gli diedero
l'ingannevole facciata di una banca di Stato, quando invece era a tutti
gli effetti privata, con capitali privati (con azionisti di serie B
noti, e di serie A, i più importanti, mantenuti segreti) e diretta da
privati, anche se con la partecipazione del tesoro americano.
Venne
così definitivamente perfezionata la prassi perversa che il governo
statunitense, quando ne ha necessità, ordina o per meglio dire "prende
in prestito" i suoi stessi "soldi" da questa Federal Reserve che è una
banca privata, la quale gli stampa i dollari e ci prende sopra il suo
interesse. La Federal Reserve Bank stabilisce anche i tassi di
interesse negli Stati Uniti, con ricadute sull'economia mondiale per le
norme e i vincoli del sistema finanziario internazionale.
Si creò
quindi un vero e proprio "Federal Reserve Bank System" che esportato con
le armi, i ricatti e le democrazie in quasi tutto il mondo, ha privato
gli Stati di buona parte della loro sovranità, indebitandoli attraverso
la truffa usurocratica del debito pubblico, e ha posto nelle mani dei
Banksters, un pugno di ataviche potentissime e ricchissime famiglie di
finanza, i destini dell'intera umanità.
Tutti coloro, forze
politiche, leader politici, statisti o Presidenti che hanno cercato in
qualche modo di opporsi o di limitare lo spaventoso potere posto nelle
mani di questi Banksters, hanno sempre fatto una brutta fine.
A
supportare questo potere, infatti, vi sono la Massoneria, o meglio "le
massonerie" impero occulto a livello planetario, che si avvale anche,
attraverso il controllo indiretto esercitato su gli Stati, dei più
efficienti servizi segreti.
Detto questo e subito accantonato,
perchè non è questo il caso di parlare di signoraggio, emissione
monetaria, ecc., ma tenendolo ben presente, veniamo alla Russia.
La Gosbank sovietica con capitali privati
Nel 1917
Lenin, instauratosi al potere, eliminato lo Zar e le
sue ricchezze rimaste nella banca dei Rothschild a Londra,
emise il 7
dicembre un decreto che in particolare prevedeva che:
- L'attività bancaria divenisse monopolio dello Stato.
- Tutte le banche private ad azioni e gli uffici bancari privati sono uniti con la Banca di Stato.
- La direzione provvisoria degli affari delle banche private viene trasferita al Soviet della Banca di Stato.
Questo portò poi alla creazione della GOSBANK (Gosudarstvehnij Bank,
istituto di emissione, di credito e di finanziamento) che venne fondata
il 16 novembre 1921.
I fondi depositati nelle banche private
venivano comunque garantiti, e quindi anche i capitali di altre grandi
banche ivi depositati.
La Gosbank diveniva così la banca centrale
russa ed emetterà il nuovo rublo e si creeranno banche di credito e
casse di risparmio, ma il sistema (ad eccezione delle Casse di
Risparmio) rimarrà sostanzialmente con una sola banca e inoltre l’Urss
non entrerà nel vecchio Gold Exchange standard.
Il decreto appare
come una totale nazionalizzazione del sistema bancario e si parla di
"unire" le banche private in una banca di Stato, e quindi di trasferire
la direzione degli affari delle banche private, al Soviet della Banca
di Stato.
A veder bene teoricamente e potenzialmente non era però
esclusa la possibilità di mantenere la sola nuda proprietà delle banche
nazionalizzate pur gestite adesso dallo Stato e convertite nella
Gosbank.
Un libro di un russo dei primi anni ’90, infatti, di cui
adesso ci sfugge il titolo e l’autore affermava, che i Rothschild
ebbero un diritto di nuda proprietà su parte della Gosbank fino al 1984 o
‘87.
In effetti il regime comunista poteva nazionalizzare,
esautorare la direzione, ma non confiscarne la proprietà senza accordo o
indennizzo. Mettiamo però da parte questa informazione non essendo al
momento reperibili riferimenti di riscontro.
Torniamo quindi al
primo regime comunista in Unione Sovietica che quando ebbe a crollare
(1991) ci mostrò a seguire, e questo è sintomatico, una Gosbank,
la
Banca Centrale Russa, «di proprietà di 12 privati, sui quali, anche
dopo il crollo dell’Impero Sovietico, mai nessuno ne ha voluto parlare.
Il “Sancta Sanctorum” dei dodici Apostoli della Banca Russa, i cui
principali azionisti sono gli Aschberg, ebrei-svedesi. Pjotr Aven e
Michael Fridman sono i proprietari del Gruppo “Alfa”, che annovera:
Banche, Società di investimenti, Immobili, Costruzioni e Petrolio.
Aven inoltre è stato ministro del Commercio Estero» (Cfr. Francesco
Cianciarelli, “Predoni… padroni planetari”, Due Emme 1999; e vedere
anche: “Alle origini del crack post-sovietico, G. Zamparutto su
Rinascita 24. 11. 2011).
Comunque sia, nel 1917 e gli anni a
seguire, la "nazionalizzazione" e sovietizzazione, imposta dal decreto
di Lenin, pose momentaneamente la Gosbank fuori dal circuito delle
banche internazionali indirettamente regolate dal Federal Reserve Bank
System.
Per l’esattezza alla fine del 1925, oltre alla Gosbank, e
sottoposte al suo controllo, vi erano 5 banche centrali di stato (Banca
industriale, Banca delle cooperative, Banca municipale di Mosca, Banca
per il commercio estero, e Banca per lo sviluppo dell'energia
elettrica).
«
La Gosbank, indipendente teoricamente dallo Stato, ma
di fatto statale, aveva il monopolio dell'emissione e dei cambî, era la
cassiera del Tesoro e la depositaria di tutte le riserve liquide delle
altre banche, e serviva da intermediaria tra il bilancio e le imprese di
Stato per i finanziamenti a breve termine. Aveva 2400 succursali e da
lei dipendevano 42 uffici centrali provinciali e regionali, e, di fatto,
la banca per il commercio estero.
Il credito a lungo termine era
gestito da 4 cosiddette banche speciali, riorganizzate dalla legge del 5
maggio 1932 e tutte dipendenti dal Commissariato delle finanze: la
Banca per l'industria o Prombank, la Banca comunale o Cekonbak per il
finanziamento degli enti locali e dell'edilizia la Banca delle
cooperative o Vrekombank, e la Banca per l'agricoltura o Sel′chozbank.
Completa il quadro la Banca di Stato di risparmio (con 60.000 filiali),
che sarà il solo istituto autorizzato a ricevere depositi di privati e i
cui capitali vengono automaticamente investiti in titoli di stato»
(Vedesi anche:
http://www.treccani.it/enc…/u-r-s-s_(Enciclopedia-Italiana)/.
Ma già nel 1935 Stalin, che oramai si era indirizzato verso una futura
guerra ed aveva progetti imperialistici, sia pur mascherati quale
esportazione del comunismo realizzato dalla grande madre russa, essendo
alle prese con gravi problemi interni compreso il periodo di carestia,
avendo enorme necessità di finanziamenti, pensò bene di "patteggiare"
con l'Alta finanza.
Circa il periodo di grave carestia che colse la
Russia, post bellica, in fase di riconversione industriale e alla
prese con dure riforme staliniane, vi è un ampia letteratura, sia nel
senso di esagerarla, si parla di diffuso cannibalismo nelle campagne,
che di negarla. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo, la carestia
ci fu, e fu un grave problema per il paese, non per questo però si deve
esagerare come in molti casi è stato fatto, ma non si può neppure
negare.
A Stalin quindi necessitavano ogni anno, enormi cifre per
gli armamenti in quanto già da alcuni anni in Russia, addirittura il
36 / 37 percento del bilancio dello Stato veniva impiegato per il
riarmo e gli ammodernamenti delle FF.AA (controllare per credere).
Una cifra spaventosa che nessuna nazione ha mai ripetuto per un così lungo tempo.
Viene da ridere al pensiero che nei paesi occidentali, i propagandisti
comunisti locali, usavano sempre la solita retorica ovvero che i governi
invece di costruire scuole e ospedali costruivano aeroplani e carri
armati!
È noto inoltre il rapporto tra il Council on Foreign
Relations (Cfr) e la Banca Centrale dell'Urss (Gosbank) proprio nel
1937. Stalin ottenne notevole sostegno dagli USA (per intercessione del
CFR) con massicce quantità di oro che pervennero alla Gosbank
attraverso una Banca Spagnola, per conto della Federal Reserve Bank, e a
quanto sembra l’Alta Finanza aveva interesse a che il comunismo
prevalesse in Spagna (1936-1938).
Ovvia la continua affluenza di
capitali privati nelle casse della Gosbank, specialmente nei periodi
caldi che precedono la Seconda Guerra Mondiale (in particolare nel
1937, quando Stalin, come accennato, si mobilitò per sostenere la
guerra dei Comunisti in Spagna).
Importante tenere anche conto
dell’interesse politico da parte dei Rockefeller sull'Urss. Dopo le
carestie del 1932, il Capitalismo monopolistico americano intervenne più
volte per salvare l'economia sovietica (esempio: la costruzione di
stabilimenti industriali eseguiti dagli americani Rockefeller - Eaton in
territorio sovietico, destinati alla costruzione di armamenti).
In
cambio Stalin cominciò a concedere facilitazioni alla grande finanza
internazionale, tanto che nel 1937 Stalin, di fatto, introdusse il
“privato” nella Banca Centrale Russa (Gosbank).
Il “miliardario Rosso”
La Gosbank, l'istituto di emissione sovietico, quindi, fu
parzialmente “privatizzato” e nel Consiglio di amministrazione fu
accolto come socio il plurimiliardario ebreo americano Armand Hammer
(già nato Heimann).
Il padre Julius si era trasferito negli Usa e
aveva fondato il di Partito Comunista americano (si raccontava che il
nome del figlio derivava da "Arm and Hammer" simbolo del Socialist Labor
Party (SLP), un movimento marxista in cui militava il padre, la cui
frazione poi formò il partito comunista) Il nonno, ricco costruttore di
navi di Odessa, si vantava di essere un discendente dei Maccabei, ma il
figlio Julius, cioè il padre di Armand, dopo aver fatto fortuna nello
stesso ramo era caduto in rovina).
Hammer, ricco imprenditore e
petroliere, era nato in Usa nel 1898 e morto nel 1990. Chiamato anche il
“miliardario rosso”, era stato “amico” di Lenin, con il quale aveva
trafficato esportando medicinali in Russia e altri contratti di scambi
commerciali, tanto che negli anni ’20 si trasferì per un certo periodo
in Russia ed entrò in buoni rapporti con Stalin e a seguire con tutti i
successivi dirigenti sovietici, anche durante il successivo periodo
della guerra fredda. Bizzarro il fatto che politicamente era un
sostenitore del partito repubblicano e di Nixon, ambiguità però non
inusuale in qusti esponenti dell’Alta finanza usi a operare su più
“fronti”.
( Cfr. Oltre le biografie su Hammr il “Financial Time” e
il “Time” di Londra, del 1923 e del 1937 che riportano molte notizie e
informazioni su Hammer e le sue attività in Unione sovietica).
En
passant possiamo rilevare (anche se dobbiamo utilizzare categorie
“complottiste” da noi criticate, ma in questo caso i riferimenti e
soprattutto le successive vicende di questi personaggi lo confermano),
che a parte i suoi ideali e convinzioni personali, Hammer fu il
prototipo di uno di quegli uomini di Alta finanza, che soprattutto negli
ultimi anni dell’800 e nei primi decenni a cavallo dei due secoli
scorsi, ma anche a seguire, foraggiarono e sostennero i movimenti
marxisti e in genere sovversivi, nella prospettiva che costoro recassero
noie alla imprenditoria privata, al capitalismo di stampo classico, che
nel frattempo la grande Finanza, divenuta monopolista e con il
controllo di banche e giornali, cercava di fagocitare, come poi infatti è
avvenuto.
Fu una infernale trappola nella quale caddero esponenti e
lavoratori marxisti, che facilmente individuavano nel padrone in
fabbrica o a capo delle Imprese il nemico da combattere, ma gli
sfuggiva, perchè non visibile e nascosto dietro scatole cinesi di Azioni
e Partecipazioni, l’altro e ben peggior padrone, la grande Finanza,
che sottilmente e nascostamente lo sosteneva e lo ispirava.
In ogni
caso Hammer, fu presumibilmente, il grande artefice finanziario che
indusse Stalin ad adeguarsi, con discrezione e almeno in parte, a
tutte le altre banche di emissione del mondo, aprendo la Gosbank al
capitale privato, ponendo così, per il momento e almeno teoricamente,
che gli speculatori internazionali potessero in futuro mettere le mani
anche sul controllo della moneta sovietica, allineandosi al Federal
Bank System.
Per anni poi, fece da mediatore tra i sovietici e
l’Alta finanza anche il ricco diplomatico petroliere e ferroviere
(imprese ereditate dal padre), Averil Harriman, noto negli Usa per la
sua spregiudicatezza, tanto da trafficare con la Germania
nazionalsocialista e spacciarsi anche per un marxista illuminato; un
uomo delle Power èlites finanziarie americane, di idee "liberal", che
da allora fu il referente dei Rothschild e di Roosevelt che si
interfacciavano con il paese comunista e quindi ebbe anche un ruolo per
gli enormi "aiuti" americani alla Russia in guerra con i tedeschi e poi
per l'atomica a Stalin (Cfr.: Edward Jay Epstein, "Dossier: The
Secret Life of Armand Hammer", Ed. Capo Press, 1999).
Non
indifferente infine che durante quei buoni rapporti tra sovietici e Alta
Finanza, Leonid Krasin, uomo di collegamento tra Wall Street e il
Cremino, negli anni venti avrebbe trattato a Londra lo sfruttamento dei
pozzi petroliferi di Baku e dell’isola di Sakalin nel nord del Pacifico
(Cfr. Epiphanius, Massoneria e sette segrete…, p. 285).
Le ricerche
su questi argomenti sono molto difficili e complesse in quanto, gli
aspetti finanziari, spesso vero motore degli avvenimenti storici, sono
sempre stati tenuti “coperti” e più che altro occorre rifarsi a testi
stranieri.
Molto importante il testo del 1971, “None Dare Call It Conspiracy” di Gary Allen, scaricabile da internet in PDF:
(
http://www.kamron.com/…/none%20dare%20call%20it%20conspirac…)
tradotto e pubblicato da Giampaolo Pucciarelli col titolo “Nessuno osi
chiamarla cospirazione” (ne parla Pucciarelli stesso qui nel video:
https://www.youtube.com/watch?v=YSpABC2ZYvw),
che descrive la collaborazione tra la rappresentanza del Gostorg
(ministero del Commercio dell'URSS) a New York ( situata nelle stessa
68th strada in cui sorge l'edificio che ospita il Council on Foreign
Relations o CFR) negli anni successivi al 1921 (con la supervisione USA
sull'elaborazione dei Piani Quinquennali e l'esclusiva proprietà del
petrolio del Caucaso, acquistato dai Rockefeller).
Cosicchè
l’immissione di capitali privati nella Gosbank avvenne nel silenzio
delle autorità sovietiche, mentre nello steso occidente la finanza che
controllava la stampa non aveva interesse a pubblicizzare queste
vicende.
Attenzione però, come già accennato in premessa, non si
creda che Stalin fu un "agente" della finanza (insinuazioni queste care
ai “complottisti” che con le loro “inchieste” fanno più danni che
altro), molto più semplicemente,
Stalin era un dittatore che ragionò
spesso nello stesso modo di Mussolini e Hitler, ovvero addivenire a
patti anche con il "diavolo", se questo era necessario.
Tanto è vero
che poi con i primi anni '50 Stalin prese ad emettere una serie di
decreti che minacciavano di restringere al massimo il potere
finanziario privato già concesso alla Gosbank pretendendo anche una
diversa valutazione sul prezzo dell’oro e rifiutò di usare il dollaro
nel commercio crescente dell’Unione sovietica.
Ci sono analisti che
mettono in relazione la morte di Stalin, probabilmente favorita da una
specie di congiura, proprio con questi intenti tardivi di Stalin.
Non essendo però questo provabile, forse non sapremo mai la verità, ma
resta il fatto, veramente singolare, che nel giro di due anni (1937 /
giugno 1939) da una parte la Gosbank, banca centrale sovietica, divenne
parzialmente privata, facendo intanto entrare un banchiere di Wall
Street, come Armand Hammer, mentre dall’altra, nel Reich di Hitler, con
la Legge sulla Reichsbank, si nazionalizzava interamente la Deutsche
Bank.
E guarda caso con il secondo macello mondiale, sempre
scatenato dall’Alta finanza da dietro le quinte, mentre la Germania
nazionalsocialista fu definitivamente spazzata via, attraverso una resa
senza condizioni e un repulisti totale di uomini, simboli e idee, la
Russia sovietica divenne il partner dell’Occidente nella spartizione
dell’Europa sancita con Jalta.
Charles Levinson ha documentato che
tante banche d’affari transnazionali, vere strutture di dominio,
operavano all’interno dell’URSS già prima dell’implosione dell’impero
sovietico (Cfr. Charles Levinson, "Vodka-Cola", Ed. Vallecchi, Firenze
1978).
Anthony Cyril Sutton, nel suo pregevole “Wall Street and the
Bolshevik Revolution” reperibile in inglese su internet scaricabile in
PDF:
(
https://www.voltairenet.org/…/Sutton_Wall_Street_and_the_bo…)
non fa un riferimento diretto alla Gosbank, ma presenta documentazioni,
citazioni e nomi di banchieri americani e che dal 1917 in poi fecero
affluire fiumi di denaro all'URSS attraverso la banca centrale russa.
Un altro lavoro di Anthony Sutton dal titolo “Western Technology and
Soviet Union Economic Development” (due volumi sempre in inglese) in
cui si trovano vari riferimenti alla operazioni bancarie della Gosbank è
anch'esso, reperibile in Internet.
Informazioni più dirette per la
Gosbank, anche se si riferiscono più che altro agli anni precedenti e
seguenti il crollo dell’URSS (1991), ma in ogni caso fanno anche
comprendere il “Gosbank system”, si trovano invece in un testo, con
contenuti altamente specialistici, di Marshall Goldman: “The
Piratization of Russia” , anche questo reperibile, sempre in inglese su
Internet e scaricabile in PDF:
(
http://www.e-reading.club/…/…/The_Piratization_of_Russia.pdf).
Comunque sia, nell'URSS, tra il 1930 ed il 1987 la Gosbank così
nazionalizzata e poi così sottilmente “privatizzata”, regolò le
politiche di credito che erano esclusivamente dirette dal governo
centrale.
Fu il principale strumento di centralizzazione del
potere dell'impero sovietico, di cui i paesi "socialisti" fratelli, ma
satelliti, non ebbero certo da rallegrarsi.
Con la morte di Stalin,
gli aspetti della Gosbank quale una finanza di tipo capitalista, seppur
mascherata, si accentuarono, e non a caso "Che" Guevara, ebbe più volte
a far notare come il sistema bancario sovietico fosse molto simile a
quello occidentale e le filiali a Londra e New York della banca
sovietica, disse, agivano con gli stesi sistemi e metodi di quelle
occidentali.
Del resto era ben noto come banche
“liberalcapitaliste” (Morgan e Rockefeller, avevano proprie “filiali”
nei Paesi socialcomunisti, fin dal lontano 1917, esempio Chase Manhattan
Bank, ecc., mentre le banche dell’area socialcomunista avevano
“filiali” nei Paesi liberalcapitalisti, esempio Banque Commerciale pour
l’Europe du Nord, Eurobank-Bcen, ecc. (Cfr. Charles Levinson,
"Vodka-Cola", op. cit.),
a dimostrazione di come il mondo comunista era
ben integrato e allineato al mondo finanziario capitalista mondiale
(non a caso a Bretton Woods nel 1944, quando si decisero gli assetti
post bellici e si crearono altri grandi Istituti e Organizzazioni
mondialiste e capitaliste, per esempio la Banca Mondiale e il FMI, erano
presenti e partecipanti anche i sovietici la cui delegazione era
guidata dal vice ministro del Commercio estero Mikhail Stepanov, che
firmarono gli accordi, anche se poi però i sovietici non li
ratificarono, né parteciparono alla Banca Mondiale e al FMI).
Ma
Guevara fece anche notare come L'URSS pretendeva di allineare i paesi
socialisti al suo sistema economico, sacrificandone i progetti locali di
sviluppo, in favore di una presunta pianificazione comune, ma in
cambio neppure forniva a prezzi veramente di favore i macchinari
indispensabili a quelli che ne erano tecnologicamente sprovvisti, ma li
vendeva a prezzi di mercato occidentale e, colmo della beffa, erano
anche macchinari tecnologicamente molto scadenti rispetto a quelli
occidentali!
Per non parlare poi delle armi fornite e poi fatte
lautamente pagare, ai paesi “fratelli” o aggrediti dall’Imperialismo,
per esempio la Repubblica Spagnola durante la guerra civile (trattenendo
una parte dell’oro portato a Mosca), la Cina e la Corea invasa dagli
americani.
Il segreto della Gosbank in Italia
In Italia gli ambienti finanziari ben sapevano che la Gosbank agiva
come una banca con interessi privati, ma pochi furono quelli che ne
svelarono in pieno e con attestati e precisione l'infido ruolo.
Tra
questi un gigante nella critica finanziaria che fu il prof. Giacinto
Auriti, anche se i suoi accenni en passant, con questa rivelazione,
rimasero nella cerchia delle sue conferenze e ambiti accademici.
Poi
nel maggio del 1982 venne pubblicato un dossier dal periodico "OP
Nuovo" (non l’Op di Mino Pecorelli che era stato assassinato nel 1979)
che ha reso noto che la Gosbank , è una società per azioni, con
partecipazione di capitali privati stranieri.
Luigi d'Amato,
docente universitario e giornalista, scriveva sul "Giornale d'Italia"
del 21 giugno 1982: "La storia del grande capitale finanziario è quella
di un potere demoniaco; essa gronda sangue".
Il mondo comunista,
bravissimo nella critica e nella esegesi del capitalismo si è ben
guardato di indagare in questo ambito, lasciando così il campo a
critici del campo opposto, i quali però in genere hanno spesso
sviluppato analisi condite di cospirazionismo, "illuminati", ebrei ed
altre storie del genere, inquinandole e facendo perdere interesse
all'argomento.
Diversi sono i siti on line che accennano a queste
vicende, Gosbank, Federal Rerve, ecc., ma molti sono appunto inficiati
da carenze e alterazioni.
Per chi volesse addentrasi in queste
inchieste, raccomandiamo i testi, anche se in lingua inglese, da noi
citati, ed altri ancora che non è difficile rintracciare con una
paziente ricerca.