martedì 26 agosto 2014

SACCO E VANZETTI ..... E MUSSOLINI.


SACCO E VANZETTI - IL 22 AGOSTO 1927 I CRIMINALI AMERICANI MISERO A MORTE QUESTI DUE LAVORATORI ITALIANI INNOCENTI..
UN GIORNO DOVRANNO PAGARE ANCHE QUESTO!

QUI VOGLIO PORTARE ALCUNE DOCUMETTAZIONI CHE DIMOSTRANO "QUANTO ERA MALVAGIO" IL DITTATORE MUSSOLINI.
Per chi ha la pazienza di leggere tutto.
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di Maurizio Barozzi

DOCUMENTI STORICI

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, cittadini italiani residenti negli Stati Uniti, venivano accusati dalla polizia statunitense di duplice omicidio e furto di diciottomila dollari, reati che avrebbero commesso il 15 aprile 1920 a South Braintree, nel Massachusetts. 
Vanzetti veniva inoltre condannato, il 2 agosto 1920, a quindici anni di carcere per tentato omicidio e tentato furto, in relazione ad un episodio avvenuto il 24 dicembre 1919 a Bridgewater, nel Massachusetts.

Il processo per i fatti di South Braintree veniva seguito dalle Autorità Diplomatiche e Consolari italiane negli Stati Uniti. In particolare, il Console italiano a Boston, Ferrante, dati i risvolti politici della vicenda (sia Sacco che Vanzetti erano noti dirigenti anarchici), si adoperava per attenuare l' effetto negativo che la militanza politica degli imputati poteva esercitare.

Il 15 luglio 1921 la Corte di Dedham, presieduta dal Giudice Thayer, si pronunciava per la colpevolezza degli imputati e li condannava a morte mediante elettrocuzione. 

La condanna suscitava vivaci reazioni in Italia. 
Il 20 marzo 1922, i Deputati Mucci e Monici rivolgevano un'interpellanza al Ministro degli Esteri, Schanzer. 

Il Sottosegretario agli Esteri, Tosti di Valminuta, rispondeva esponendo l'azione svolta dal Governo italiano a tutela dei connazionali:
«La Camera [?] già sa che della sorte di costoro il Governo si è efficacemente interessato sin dal principio del processo. 
Non si mancò a Camera chiusa di diramare comunicati alla stampa sulla situazione dei due imputati, mentre il ministro degli affari esteri ebbe a fare personali comunicazioni ai membri del Comitato pro Sacco e Vanzetti recatisi a conferire con lui. 

Gioverà tuttavia riassumere i fatti ed esporre quale sia lo stato di diritto che la condanna dei giurati americani ha creato e quale sia l'opera della difesa e quale sia il suo compito in questo momento. 
E parlando della difesa, mi è doveroso spiegare che non alludo soltanto all'avvocato difensore ma anche all'interessamento continuo e vigile spiegato dal nostro ambasciatore agli Stati Uniti e dal nostro console in Boston, i quali, per quanto è consentito dai riguardi internazionali, si mantennero in continuo contatto colle autorità locali e collaborarono per la più efficace tutela dei due arrestati. [?] 

[L]'Ambasciatore e il Console in Boston ebbero istruzioni di prestare alla difesa ogni possibile appoggio [?]. 

Nè il Governo mancò di spiegare la più vigile azione, entro i limiti posti dal rispetto alla magistratura giudicante straniera investita del normale procedimento penale. 

Giova infatti ricordare che l'azione del Governo e per esso del rappresentante in America, era limitata non solo dal principio generale del riguardo dovuto al potere interno di un altro paese e specialmente verso il potere giudicante, ma anche dal fatto che secondo la costituzione degli Stati Uniti, l'Amministrazione giudiziaria di ogni singolo Stato è assolutamente autonoma e indipendente dal Governo federale». (AP, CD, Discussioni, tornata 20 marzo 1922, p. 3345)

Il 9 gennaio 1923 Ferrante comunicava quanto segue all'Ambasciatore a Washington, Caetani:
=[ Q]ualsiasi passo del Regio Governo verso lo stato di Massachusetts, tendente ad ottenere la revisione del processo non mancherebbe di essere considerato come un ' intromissione e quindi non avrebbe il voluto successo [?]. 
Un passo a Washington porterebbe forse miglior effetto. Per conto mio, conoscendo la estrema suscettività di questo Governo circa la intromissione delle Autorità Federali, tanto più in materia di giustizia, nella quale certo è nota alla E.V. il profondo convincimento dei Magistrati del Massachusetts di esser superiori a quelli di ogni altro Stato dell'Unione, mi permetto di esprimere l'opinione che il passo non dovrebbe avere carattere ufficiale, la pressione dovrebbe essere qui esercitata da persona che qui non sia estranea, o almeno non considerata come tale e la cui influenza sia indiscussa» (Ferrante a Caetani, Boston, 9 gennaio 1923, all. a Caetani a Mussolini, Washington, 18 gennaio 1923, ASE, Aff. Priv., I, 9).

Con un rapporto del 18 gennaio, Caetani riferiva quindi al nuovo Ministro degli Esteri ad interim, Mussolini, di aver saggiato il terreno al Dipartimento di Stato = per conoscere quale potesse essere l ' attitudine del Governo federale di fronte ad una domanda di revisione del processo Sacco e Vanzetti. Caetani così proseguiva:
Mi fu reiterato come il Governo federale sia fortemente restio a qualsiasi passo del genere che si riterrebbe come una intromissione in un campo esclusivamente riservato alle autorità giudiziarie degli stati competenti. Ciò nonostante non mancherò di avvalermi di qualsiasi occasione che mi si possa offrire per cercare di ottenere dal Senatore Lodge e dal Signor Hughes, sia pure privatamente, un interessamento per il caso che la seconda mozione del Collegio di difesa non venisse accolta. Dubito tuttavia fortemente che anche tali passi abbiano effetto di sorta» (Caetani a Mussolini, Washington, 18 gennaio 1923, ibidem).

L'istanza di revisione veniva discussa il 16 marzo 1923 dalla Corte di Dedham, ma l'udienza veniva sospesa per le cattive condizioni di salute di Sacco, che aveva iniziato uno sciopero della fame ed era stato trasferito al manicomio criminale. 
Il 12 ottobre dello stesso anno, Caetani informava Mussolini di aver incontrato pochi giorni prima il Presidente degli Stati Uniti, Coolidge, il quale
«Di sua iniziativa, mi disse che le Autorità giudiziarie del Massachussets non possono essere sospettate di parzialità, esprimendo con ciò il suo poco gradimento delle accuse mosse contro il giudice Thayer e facendomi in certo modo capire che qualsiasi passo da parte dell'Ambasciata non sarebbe veduto con favore». (Caetani a Mussolini, Washington, 12 ottobre 1923, ibidem)

La Corte di Dedham respingeva, il 2 ottobre 1924, l'istanza di revisione. 
Lo stesso giorno il Collegio di difesa presentava alla Corte Suprema del Massachusetts un ricorso basato sulle stesse motivazioni già esaminate e respinte dalla Corte di Dedham. 
Il 12 gennaio 1926, Ferrante riferiva al nuovo Ambasciatore a Washington, De Martino, ed a Mussolini che il processo si svolgeva in un clima sfavorevole, per effetto della politica di lotta senza quartiere alla criminalità proclamata dal Governatore del Massachusetts, Fuller, che aveva raccomandato ai Giudici di applicare il massimo delle pene. 

Il 12 maggio anche la Corte Suprema di Boston rigettava all'unanimità l'istanza di revisione. Il 12 giugno 1926, De Martino informava Mussolini di un colloquio avuto con un alto ed autorevole funzionario del Dipartimento di Stato,
«Il quale mi ha detto che questione della grazia per Vanzetti e Sacco non concerne e non può concernere Governo Federale. 
Egli mi ha aggiunto che autorità giudiziaria del Massachusetts ha mantenuto processo rigorosamente sul terreno criminale accertando la piena colpevolezza degli imputati e escludendo qualsiasi riflesso di opinione politica, propaganda di carattere politico e le vistose sottoscrizioni raccolte in tutto il mondo servirono solo a lucro personale degli avvocati» , (De Martino a Mussolini, Washington, 12 giugno 1926, h. 18.46, ibidem)
Subito dopo, la Difesa presentava alla Corte di Dedham una nuova domanda di revisione, sulla base della confessione di tale Madeiros, che si era addossato la responsabilità del crimine. Il 20 giugno 1926, il Ministro degli Esteri inviava il seguente telegramma all'Ambasciatore a Washington:
Prego disporre Regio Console Boston agisca presso Governatore Massachusetts. Autorizzo fin d'ora V.E. far passi presso giudici federali nel caso questione sia deferita codesta Corte Suprema» (Mussolini a De Martino, Roma, 20 giugno 1926, h. 4.30, ibidem).

Il 15 settembre, la Corte di Dedham respingeva anche la terza richiesta di revisione. 
Il 20 gennaio dell'anno successivo, la House of Representatives del Massachusetts bocciava, con soli sei voti a favore, la proposta di nomina di una Commissione d'inchiesta sul processo, presentata dal Deputato Sawyer. 
Il 5 aprile 1927, infine, anche la Corte Suprema del Massachusetts negava la revisione della sentenza. 
Il giorno successivo, il Console italiano a Boston riferiva a Mussolini che
«Con rigetto da parte della Corte Suprema domanda di un nuovo processo, ricorso giudiziario in questo Stato trovasi esaurito. Rimane ancora possibile appello alla Corte Federale di Washington con esito a mio modo di vedere quasi certamente contrario agli imputati. Unica speranza salvezza dalla sedia elettrica risiede nella domanda di grazia fatta al Governatore Massachusetts. 
Ma per i motivi più volte da me specificati [?] ritengo improbabile accoglimento tale domanda. 
Unica persona che potrebbe esercitare influenza su Governatore Fuller sarebbe forse Presidente Stati Uniti ma ciò in via assolutamente riservata e personale giacché qualsiasi intromissione autorità federali in questioni prettamente statali produce effetto contrario. 
Dal canto mio ogni cosa sarà tentata all'intento salvare vita nostri due connazionali». (Ferrante a Mussolini, Boston, 6 aprile 1927, h. 18.00, ibidem)

L'andamento del processo suscitava, nel frattempo, emozione in tutto il mondo. Al Governatore del Massachusetts giungevano innumerevoli telegrammi e messagi invocando clemenza. Fuller dichiarava, dal canto suo, che la decisione sulla grazia sarebbe dipesa da considerazioni di politica interna, del tutto sfavorevoli ai due sovversivi italiani. 

Nell'informarne Mussolini, De Martino chiedeva di essere autorizzato a fare passi amichevoli in via del tutto riservata presso Coolidge (De Martino a Mussolini, Boston, 7 aprile 1927, h. 18.38, ibidem). 

Il 9 aprile 1927, Mussolini pregava De Martino di = Fare senz ' altro presso Presidente Stati Uniti passi a favore Sacco e Vanzetti (Mussolini a De Martino, Roma, 9 aprile 1927, ibidem).

Lo stesso giorno, la Corte di Dedham fissava l'esecuzione di Sacco e Vanzetti per la settimana che avrebbe avuto inizio il 10 luglio 1927. 

Il 2 giugno tuttavia, il Governatore Fuller, stimolato da un intervento dell'Arcivescovo di Boston e Primate d'America, Cardinale O' Connell, decideva di procedere personalmente ad un riesame del processo, nominava una commissione di tre persone per coadiuvarlo a tale scopo e rimandava l'esecuzione alla settimana avente inizio il 10 agosto. 

Mussolini inviava quindi la seguente lettera all'Ambasciatore statunitense a Roma, Fletcher:
«Non è il Capo del Governo Italiano che si rivolge a voi in questo momento, ma è un uomo che vi è sinceramente amico ed è non meno sinceramente amico del grande popolo degli Stati Uniti. 
Con questa lettera di carattere assolutamente confidenziale, mi permetto esprimervi la mia opinione sulle ultime fasi del caso Sacco-Vanzetti, perché voi, se lo potete o lo volete, trasmettiate a S.E. il Governatore Fuller a Boston. 
Al punto in cui sono arrivate le cose - dopo che i due detenuti hanno effettuato da sei giorni lo sciopero della fame - l'urgenza di una decisione è più che mai evidente. 
Tutto l'atteggiamento del Governatore Fuller, mi fa pensare che egli è favorevole alla commutazione della pena. 
Ebbene, il suo atto di umanità sarà tanto più nobile, quanto meno si sarà fatto attendere. 
D'altra parte non bisogna nascondersi che l'agitazione negli elementi di sinistra in tutto il mondo è andata - in questi ultimi tempi - intensificandosi, come è dimostrato dalle bombe lanciate a Buenos-Ayres contro l'edificio della Ford e la statua di Washington. 
Ora se l'atto di clemenza ritarda ancora, può dare l'impressione che l'Autorità Americana abbia ceduto alla pressione di questa attività sovversiva mondiale e questa impressione può nuocere al prestigio degli S.U. Io mi auguro che S.E. Fuller dia un esempio di umanità. 
Questo esempio, potrà luminosamente dimostrare la differenza dei metodi fra il bolscevismo e la grande repubblica americana, nonché far cadere dalle mani dei sovversivi un motivo di agitazione. 
Come ripeto a V.E. questa mia lettera è strettamente personale, ma E.V. è autorizzata a farne quell'uso discreto che riterrà più opportuno. Mi è grato di cogliere questa occasione, per esternarle Caro Ambasciatore, i sensi della mia cordiale amicizia». (Mussolini a Fletcher, Roma, s.d., ibidem)

Il 4 agosto 1927, Fuller comunicava a Ferrante il testo della sua decisione contraria a Sacco e Vanzetti. 
Lo stesso giorno una relazione del Ministero degli Esteri riepilogava le circostanze di fatto e le vicende processuali, e così proseguiva:
«Fin dall'inizio del primo processo contro Vanzetti (luglio 1920) le Regie Rappresentanze si sono interessate per assicurare giustizia sia a lui che al Sacco. 
Tanto la Regia Ambasciata quanto il Regio Console in Boston [...] prestarono ininterrottamente alla difesa tutto l'appoggio compatibile con la loro missione, e nel 1921 per il loro intervento si ottenne un rinvio del processo fino al 31 maggio, mentre durante lo svolgimento della causa il Regio Console personalmente si recò a visitare in carcere gli imputati esortandoli ad astenersi durante il dibattimento da dichiarazioni di fede contrarie al loro interesse. 
Ma, come lo dimostra l'acclusa documentazione (che riporta soltanto la corrispondenza più saliente) l'azione delle Regie Rappresentanze fu continuata ed intensificata dopo l'assunzione al potere del Governo Nazionale. Il Regio Ministero infatti, se da un lato ha constantemente chiesto e ricevuto minuziose informazioni sullo sviluppo delle varie fasi del procedimento, dall'altro è prontamente intervenuto ogni volta che è stato possibile, istruendo il Regio Ambasciatore e il Regio Console perché svolgessero presso le Autorità Americane [...] sia statali che federali, quell'azione che, negli stretti limiti consentiti dagli usi internazionali e dalla particolare posizione della magistratura giudicante sembrava opportuna per ottenere la migliore considerazione del caso Sacco-Vanzetti. 
Invece in ogni tempo, ogni intervento da parte delle Regie Autorità, ha incontrato le maggiori difficoltà. Durante lo svolgimento del processo esse si sono trovate di fronte alla gelosa indipendenza del potere esecutivo delle Corti Americane del Massachusetts contrarie ad ogni ingerenza, sia del Governo statale, sia, e anche più, del Governo federale di Washington [...]. 
Tale indipendenza ha necessariamente limitato l'azione del Regio Console di Boston ad un paziente lungo lavoro di modificazione dell'ambiente entro il quale il processo doveva svolgersi, creandovi cioè una corrente favorevole agl'imputati [...] cercando di sostituire nell'opinione pubblica, all'elemento politico, quello del dubbio della loro colpevolezza, conquistando alla causa il sostegno della stampa e di persone influenti. Chiusosi poi il processo colla definitiva condanna degli imputati, quando le Regie Rappresentanze hanno potuto avvicinare direttamente il Governatore, cui spettava di esercitare la prerogativa di grazia, è apparso chiaro come, nonostante le nostre pressioni egli trovasse arduo esercitare l'invocata clemenza per tre ragioni e cioè : 
1°) perché la recente recrudescenza della criminalità aveva fatto sospendere da oltre un anno ogni commutazione di pena 
2°) perché secondo molti la grazia sarebbe considerata come un atto di debolezza dinanzi alle intimidazioni dei sovversivi 
3°) perché l'intera magistratura vedrebbe nella grazia una condanna morale dell'opera delle Corti e del sistema giuridico dello Stato del Massachusetts. Ciò non pertanto, su istruzioni di S.E. il Capo del Governo [...] il Regio Console in Boston ripetutamente avvicinava il Governatore Fuller, cercando di fargli comprendere come la grazia non significherebbe un trionfo pei sovversivi bensì una buona occasione per compiere un'azione umana. Istruzioni venivano ancora inviate al Regio Ambasciatore di agire, se appena possibile, verso il Presidente degli Stati Uniti [...]. 
Ma alle difficoltà inerenti al caso si aggiungevano per le nostre Rappresentanze difficoltà d'ordine esterno e provenienti dall'elemento che avrebbe dovuto cercare di ottenere una soluzione favorevole della dolorosa questione. [...] 
Nonostante la suesposta situazione, perché nessuna via rimanesse intentata, S.E. il Capo del Governo, rivolgeva, recentissimamente ed in via del tutto confidenziale un ultimo appello all'Ambasciatore degli Stati Uniti in Roma, quasi a conclusione dell'opera diuturna svolta in favore di Sacco e Vanzetti dal Governo Nazionale che davanti alla condanna capitale loro imposta, ha voluto dimenticare le idee professate da loro e dai loro sostenitori, accaniti avversari del Regime, per ricordare soltanto che essi sono italiani». (Relazione del Ministero degli Esteri, Roma, 4 agosto 1927, ibidem)

Il 6 agosto, Mussolini, dopo aver ricevuto un telegramma del padre di Nicola Sacco, Michele, che sollecitava il suo intervento, scriveva al Prefetto di Foggia, Siragusa, di comunicargli che
= Da molto tempo et assiduamente io mi sono occupato della posizione di Sacco e Vanzetti et che ho fatto tutto il possibile - compatibilmente colle regole internazionali - per salvarli dalla esecuzione (Mussolini a Siragusa, Roma, 6 agosto 1927, s.h., ibidem).

Un ulteriore ricorso alla Corte Suprema di Boston veniva respinto il 7 agosto 1927. 
Due giorni dopo, il Sottosegretario agli Esteri, Grandi, scriveva a Barduzzi, Console italiano a Marsiglia, città fra le tante dove si erano svolte manifestazioni a favore di Sacco e Vanzetti, che
= Ogni mezzo compatibile colle regole internazionali è stato usato Governo Nazionale favore Sacco Vanzetti, impartendo opportune istruzioni Regio Ambasciatore Washington et Console Boston. Recentemente ancora S.E. Capo del Governo raccomandava personalmente con vibrante lettera sorte Sacco Vanzetti interessamento locale Ambasciatore Stati Uniti» (Grandi a Barduzzi, Roma, 9 agosto 1927, h. 1.30, ibidem).
Il 22 agosto Sacco e Vanzetti salivano sulla sedia elettrica.
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ED OGGI LA STORIOGRAFIA RENDE GIUSTIZIA.

(12 marzo 1996) - Corriere della Sera
Mussolini segreto: aiutò Sacco e Vanzetti

Lo storico americano Philip Cannistraro ha scovato in Italia importanti documenti che confermerebbero l' impegno del Duce Le lettere inviate tra il ' 23 e il ' 27

Mussolini segreto: aiuto' Sacco e Vanzetti 

Lo storico americano Philip Cannistraro ha scovato in Italia importanti documenti che confermerebbero l' impegno del Duce Le lettere inviate tra il ' 23 e il ' 27 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
MILANO . Il caso Sacco e Vanzetti mobilito' negli anni Venti l' opinione pubblica mondiale. 

Arrestati sotto l' imputazione di omicidio per rapina i due anarchici vennero condannati a morte e giustiziati il 25 luglio 1927 nonostante l' assoluta mancanza di prove. 

Per salvarli si impegnarono uomini celebri come Anatole France e Albert Einstein. 

Anche Benito Mussolini, si e' sostenuto per lungo tempo, cerco' ripetutamente di salvare i due operai emigrati negli Stati Uniti. 

Uno dei maggiori studiosi americani del Fascismo, Philip Cannistraro, ha scovato i documenti che confermano questa tesi.

Cannistraro, professore emerito di studi italo americani al Queen' s College della City University di New York pubblichera' sull' argomento un lungo saggio sul prossimo numero del "Journal of Modern History", la prestigiosa rivista della University of Chicago.
Titolo dell' articolo: "Sacco e Vanzetti, Mussolini e gli anarchici".

Cannistraro ha trovato le nuove carte negli archivi del ministero degli Esteri italiano, piu' in particolare in un fondo proveniente dall' ambasciata italiana di Washington. Dai documenti emergerebbe che Mussolini riteneva il tribunale americano "pregiudizialmente" prevenuto nel giudicare Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. 
Il primo passo condotto, in maniera riservata, dal Duce per chiedere una revisione risale al 1923 e l' ultimo ai primi giorni di agosto del ' 27. Un mese prima dell' esecuzione (25 luglio) il Duce scrisse una lettera al governatore del Massachusetts, Alvan Fuller, in cui chiedeva di salvare la vita dei due condannati, sottolineando che la loro morte rischiava di trasformarli in martiri della sinistra. 
E aggiungeva: "La clemenza dimostrera' la differenza dei metodi bolscevichi da quelli degli americani". 
Mussolini intrattenne una regolare corrispondenza sia con il console generale italiano a Boston, sia con l' ambasciatore italiano a Washington, Giacomo De Martino.
A quest' ultimo, il 9 aprile 1927, Benito Mussolini scrisse un telegramma per sollecitare l' intervento di Calvin Coolidge: "Faccia tutto il possibile per fare un passo presso il presidente degli Stati Uniti per conto di Sacco e Vanzetti".
"Le mie ricerche . ha spiegato Cannistraro . mostrano una forte simpatia personale di Mussolini verso gli anarchici, considerati da lui uomini di fegato. 

Tuttavia nella trattativa diplomatica a favore di Sacco e Vanzetti mantenne sempre un atteggiamento pragmatico e mai ideologico".

L' interessamento di Mussolini al caso Sacco e Vanzetti, comunque, non e' una novita' . 

Piuttosto "e' una conferma di quanto gia' si sapeva", commenta Piero Melograni. 
E nota anche la vicinanza del giovane Mussolini agli ambienti anarchici. 

Le lettere ritrovate sono documenti preziosi ma non sorprendono. "Mussolini . aggiunge Melograni . credo fosse seriamente convinto dell' innocenza dei due anarchici.

A questo si sommava la condizione dell' italiano emigrato e maltrattato. 

Infine, a spingere il Duce a intervenire, c' era sicuramente la crescente pressione dell' opinione pubblica impegnata nel tentativo di salvare i due operai italiani".

Corriere della Sera

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Sacco e Vanzetti, morti innocenti 85 anni fa


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