mercoledì 1 gennaio 2020

Bettino Craxi dall'esilio aveva previsto tutto....


 Quelle che seguono sono alcune citazioni  estratte dal volume "Io parlo e continuerò a parlare", una raccolta di note e appunti di Bettino Craxi dall'esilio, redatti negli anni novanta fino alla morte avvenuta nel 2000. Sono a metà della lettura del libro e questi sono i passaggi che ho trovato finora particolarmente significativi ed in alcuni casi sorprendenti, agghiaccianti, al limite della preveggenza. I  pericoli che Craxi vede, vent'anni fa,  per il futuro dell'Italia, sono ora qui davanti a noi in tutta la loro crudezza. Coloro che "si sono salvati" a differenza di chi, come lui,  è finito tra i sommersi, ora sono i protagonisti assoluti di quella che il leader socialista chiamò allora violenta normalizzazione. (Britesco)
Craxi è uno sconfitto e ne ha per tutti: per Prodi, per D'Alema, per
l'adesso doppiamente emerito Napolitano che, dice Craxi, essendo stato
il responsabile delle relazioni internazionali del PCI, potrebbe
finalmente raccontare come funzionava veramente il meccanismo -
assolutamente bipartizan - di finanziamento occulto dei partiti.
Sembrano giudizi scaturiti dal mero rancore personale ma la Storia
ormai sta dando ragione al leader socialista di tanta severità di
giudizio.

Soprattutto, al di là della semplificazione comune che vorrebbe Craxi
come corresponsabile dello sfacelo attuale e quindi indegno di
parlare, questi appunti ci riconsegnano un uomo politico che, a
confronto dei figuri attuali, dei monumenti all'incompetenza, delle
azdore, degli antistatisti sociopatici fautori del patricidio, risulta
un assoluto gigante della politica.

Vediamo assieme questi passaggi salienti di una testimonianza storica
interessantissima e della quale consiglio vivamente la lettura.

Craxi si è fatto un'idea assai realistica dei veri scopi della
globalizzazione, a differenza di certi progressisti in ecopellaccia
che conosciamo.
"La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il
negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni
Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui
non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati
per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici,
ambientali.  Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un
diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la
disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità
che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta
globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi,
sofisticati e violenti, di natura essenzialmente  finanziaria e
militare." (pag. 6, "Incipit")
Identità nazionale? Nazione in maiuscolo? Ohibò! Nel nuovo secolo del
"patriottismo sovranazionale" dei lottacontinuisti, del
multisubculturalismo e del razzismo al contrario, ovvero di quello
contro i propri simili, propugnati dalla vera sinistra (secondo la
definizione data del PD dell'on. Serracchiani)  queste parole sembra
impossibile provengano da un leader socialista.
Eppure Craxi intuisce che dietro all'attacco alla partitocrazia
potrebbe celarsi un progetto di delegittimazione della politica intesa
come strumento di democrazia, mirante a costruire un futuro di
alzamanos senza alcun vero potere rappresentativo popolare ma solo la
delega ad "eseguire gli ordini" delle élite secondo il classico schema
della banalità del male.

"I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro
pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della
democrazia un'idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi
interessi e della sua ideologia illiberale." (pag. 12, "Era un
sistema")
"Fa meraviglia, invece, come negli anni più recenti ci siano state
grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo
in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata
difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse
enorme ed assurdo dalle autorità competenti, gruppi finanziari
collegati alla finanza internazionale, diversi gruppi, speculando
sulla lira evidentemente sulla base di informazioni certe, che
un'indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente
individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi
pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni.
Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla." (pag. 17)
"Me lo dissero, anzi me lo scrissero, nel mese di luglio. Il mese dei
veleni della politica, il mese in cui cadono i regimi, si fanno o si
preparano le crisi, si ordiscono congiure prima di andare in vacanza."
(pag. 60 "Una nota di luglio", 1994)

Già, il mese di luglio che ritornerà prepotentemente d'attualità nel
2011, quando, tra scambi di lettere e trame sotterranee, proprio nella
mezza estate, si preparerà il golpe della Troika e l'arrivo dei
"supertecnici" per l'autunno.


"Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi
precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia
politica è sopra ogni altra l'arma preferita. Il resto è affidato
all'informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla
tattica ed alla conquista di aree di influenza.


Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche,
sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della
informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che
è ormai straripante." (pagg. 75-76, "Il ventennio", 1997)
L'informazione, la propaganda, l'infiltrazione del pensiero unico in
ogni ganglio della repubblica. Le riforme...


"Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si
vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo
la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di
due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti
che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo
di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione." (pag.
81, "I più puri che epurano").


Ancora sulla globalizzazione e il ruolo sempre più subalterno dell'Italia.
"Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies
economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.
A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza
internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico,
mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della
privatizzazione.


La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal
male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera
paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di
illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non
solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più
generali interessi della collettività nazionale.
La "globalizzazione" non viene affrontata dall'Italia con la forza, la
consapevolezza, l'autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto
viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più
difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado
continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale
perdita di indipendenza." (pag. 88-89, "Globalizzazione")
I salvati e come si salvarono.


"D'Alema ha detto che con la caduta del muro di Berlino si aprirono le
porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta.
Nell'anno della caduta del muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento
italiano una amnistia con la quale si cancellavano i reati di
finanziamento illegale commessi sino ad allora.


La legge venne approvata in tutta fretta e alla chetichella. Non fu
neppure richiesta la discussione in aula. Le Commissioni, in sede
legislativa, evidentemente senza opposizioni o comunque senza
opposizioni rumorose, diedero vita, maggioranza e comunisti d'amore e
d'accordo, a un vero e proprio colpo di spugna.


La caduta del muro di Berlino aveva posto l'esigenza di un urgente
"colpo di spugna".


Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attività
politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in
violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore
nel 1974, veniva posto un coperchio." ( pag. 124 "Il colpo di spugna")
"La montagna ha partorito il topolino. Anzi il topaccio. Se la Prima
Repubblica era una fogna, è in questa fogna che, come amministratore
pubblico, il signor Prodi si è fatto le ossa." Pag. 135. "L'uomo
nuovo").


Quelle sull'Europa ed i suoi parametri, infine, sono tra le pagine più
profetiche delle memorie craxiane. E' inevitabile confrontare queste
parole con le appassionate difese dell'euro dei vari giannizzeri,
sindacalisti, economisti embedded e ministri per caso.
"I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non
stanno scritti nella Bibbia. Non sono un'appendice ai dieci
comandamenti.


I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una
situazione data, con calcoli e previsioni date. L'andamento di questi
anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La
situazione odierna è diversa da quella sperata.


Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono
evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta
di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza
per il futuro dell'Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può
essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle
nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
Questa è la regola del buon senso, dell'equilibrio politico, della
gestione concreta e pratica della realtà.


Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell'Europa, il
delirio europeistico che non tiene contro della realtà, la scelta
della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione
[...].


Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta
unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare,
accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti
e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a
mettere in chiaro [...]. (pagg. 152-153, "Comandamenti e parametri",
1997.)


Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.it


TRATTO DA:
https://paolodarpini.blogspot.com/2015/05/bettino-craxi-dallesilio-aveva-previsto.html
 


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