
Nel 2005, il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, fece, a proposito dell’Olocausto, un’astuta riflessione che sarebbe stata ascoltata nel mondo intero: “L’Occidente da più importanza al mito del genocidio degli ebrei che non a Dio, alla religione o ai profeti“.
Egli avanzò in seguito la seguente proposta:
“Se l’Occidente aveva commesso un crimine così abominevole nei confronti degli ebrei, toccava a lui concedere una parte dell’Europa, degli Stati Uniti, del Canada o dell’Alaska. I Palestinesi non avrebbero dovuto pagare per i pretesi crimini commessi da altri“.
Il capo dei riformisti, Mehdi Karroubi, candidato alle prossime elezioni, avrebbe detto che i commenti di Ahmadinejad sono costati un occhio della testa all’Iran: “Abbiamo pagato caro le affermazioni del presidente circa l’Olocausto“, ha affermato, “E non vedo che cosa ci guadagniamo in cambio“.
Ciò che Karroubi ha apparentemente dimenticato di dire è che, in futuro, potrebbe darsi che l’Iran e l’Occidente la debbano pagare cara per questa sottomissione mondiale alla dottrina dell’Olocausto.
Questa assenza di qualsiasi messa in dubbio pubblica e di qualsiasi verifica di questo dogma non ha portato che diffamazioni, morti e sofferenze e il rischio di preparare il terreno ad una futura guerra distruttrice contro il popolo iraniano, ciò che porterà un disastro nel mondo intero.
Come è stato riconosciuto dal celebre universitario ebreo David Klinghoffer nel giornale “FORWARD“: “Il mondo sa bene a che punto la comunità ebraica protegge gelosamente questo Olocausto, sia come memoria che come arma“.
Come andremo a vedere, l’Olocausto è in effetti una potente arma ideologica che è servita contro gli europei, i cristiani, i palestinesi e i musulmani. Ma pare che sarà il popolo iraniano ad essere la futura vittima di quest’arma ideologica mortale.
L’OLOCAUSTO E LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA
Lo storico israeliano Ilan Pappe che ha insegnato all’università di Haifa e attualmente insegna all’università di Exeter (Gran Bretagna), ha dimostrato come l’Olocausto è stato impiegato come arma contro gli arabi palestinesi nella guerra per la creazione dello Stato di Israele. (Pappe non è revisionista e suppongo che creda alla versione olocaustica tradizionale).
Nel conflitto sionista-palestinese del 1948, i palestinesi, e gli arabi in generale, venivano descritti come dei nazisti pronti a perpetrare un nuovo Olocausto.
Citiamo il Prof. Pappe parola per parola: “Questa volontà di presentare i palestinesi e gli arabi in generale come dei nazisti era lo stratagemma che permetteva di assicurarsi che, tre anni dopo l’Olocausto, i soldati ebrei non avrebbero esitato nel momento di ricevere l’ordine di pulire,a ammazzare e distruggere altri esseri umani“.
Ciò stava a significare che il preteso Olocausto nazista era il cuore di una campagna di propaganda che aveva come scopo l’accertarsi che i soldati ebrei non avrebbero indugiato ad opprimere e ad uccidere dei palestinesi al momento della presa di controllo della Palestina da parte dei sionisti.
Pappe faceva notare in seguito che la dottrina olocaustica era stata utilizzata in Occidente per mettere a tacere ogni opposizione ai progetti sionisti sulla Palestina: “Una cospirazione del silenzio da parte della Croce Rossa internazionale e dei giornalisti occidentali ha coperto i crimini sionisti (cioè la pulizia etnica della Palestina)“, scriveva ancora Pappe. Per lui “il messaggio inviato agli ebrei era che l’Europa voleva espiare il suo silenzio durante la persecuzione ebraica. Dare il via alla costituzione del loro Stato era un modo di voltare pagina davanti a ciò che l’Occidente aveva permesso che si facesse agli ebrei durante la seconda guerra mondiale “.
Pappe non è il solo universitario israeliano a dimostrare che l’Olocausto è servito da principale arma di propaganda per far tacere ogni opposizione alla presa di controllo della Palestina da parte del sionismo e “giustificare” il non-rispetto dei diritti dell’uomo dei palestinesi.
DOTTRINA OLOCAUSTICA, NEO-CONSERVATORISMO E INVASIONE AMERICANA DELL’IRAK
Cosa importante: Jacob Heilbrunn fa notare che l’Olocausto è servito come “giustificazione” ai neoconservatori per l’invasione americana dell’Irak (Anche in questo caso, Heilbrunn non è revisionista e si può dedurre che creda alla versione ortodossa dell’Olocausto).
Egli scrive: “Finalmente i neoconservatori hanno presentato un certo numero di ragioni per giustificare la guerra contro Saddam. Il loro moralismo non proveniva tanto da sogni imperialisti, quanto da qualcos’altro: la convinzione profonda che l’America era la sola barriera contro un secondo Olocausto. In qualità di ebrei, loro stessi (e i loro alleati conservatori cattolici) erano ossessionati dal ricordo che gli Alleati non fecero niente per mettere fine all’Olocausto e credevano fermamente che era dovere dell’America agire preventivamente per evitarne un altro“.
E allora eccoci al dunque. La dottrina olocaustica era là per “giustificare” la disastrosa invasione americana dell’Irak: nella mente dei neoconservatori, gli Stati Uniti dovevano invadere l’Irak per impedire a Saddam Hussein di perpetrare un nuovo Olocausto contro gli ebrei in Israele.
Risultato: più di 4.000 soldati americani e una moltitudine di civili irakeni vi hanno trovato la morte e ciò prova nuovamente che l’Olocausto è una dottrina pericolosa e una minaccia per gli uomini.
L’OLOCAUSTO CHE “GIUSTIFICA” L’ODIO, LA DIFFAMAZIONE E GLI OMICIDI DI MASSA.
C’è una persona che sparge odio quando parla dell’Olocausto, si tratta del premio Nobel per la Pace e “testimone principale” dell’Olocausto Elie Wiesel. Egli lancia apertamente appelli all’odio quando scrive: "Ogni ebreo, in qualche parte dentro di lui, dovrebbe costruirsi una zona di odio, un odio sano e virile per ciò che il tedesco impersona e per ciò che persiste nel tedesco. Agire diversamente sarebbe come tradire i morti“. Incitamenti come quello, provenienti da un’importante icona ebraica, sono suscettibili a spingere gli ebrei a detestare i tedeschi. Wiesel non si è solo servito dell’Olocausto per incitare all’odio, ma anche per attaccare la civiltà cristiana nel suo insieme. Egli dichiarò infatti che “Auschwitz significa…il fallimento di duemila anni di civilizzazione cristiana…”.
In uno studio apparso nel settimanale ebraico “FORWARD”, il presidente della Union for Reform Judaism, il rabbino Eric Yoffe, dice: “E in Europa, che porta la marca di Caino per via della sua complicità nell’Olocausto, il conflitto arabo-israeliano è diventato un mezzo per discolparsi, presentando le vittime israeliane come dei nazisti. Tentano di liberare le loro coscienze ribaltando su di noi (gli ebrei) i loro peccati“.
Quindi , ancora una volta ci troviamo dinnanzi ad un importante esponente ebraico che afferma che gli europei non-ebrei portano il segno dell’assassino biblico Caino a causa di questo preteso Olocausto.
Nei confronti dell’etica europea moderna, i sionisti ebrei hanno “il diritto” di servirsi dell’Olocausto per diffamare gli europei non-ebrei.
Esiste tuttavia un esempio ancora più scandaloso che dimostra quanto la dottrina olocaustica costituisca una minaccia per la vita sulla terra.
Pubblicata nel 1989, “ Testimony: Contemporary Writers Make the Holocaust Personal” (Testimonianza: autori contemporanei gettano uno sguardo personale sull’Olocausto), si tratta di un’opera importante nella quale romanzieri, saggisti e poeti ebrei spiegano l’influenza che ha avuto l’Olocausto sulla loro vita e sul loro modo di pensare. La testimonianza di Jane De Lynn, autrice premiata, è qualcosa di scioccante. Essa scrive: “Malgrado io sia, in linea di massima, favorevole al disarmo nucleare, sono FELICE che lo Stato d’Israele possegga una bomba atomica ed il mantenimento dell’esistenza di Israele è la sola causa per la quale stimo sia giustificato l’uso delle armi nucleari. Diciamo le cose freddamente e meccanicamente: non ne sono certa ma credo che se dovessi scegliere tra la sopravvivenza di Israele e quella di 4 o 5 miliardi di persone nel resto del mondo, io sceglierei i 4 milioni di ebrei israeliani“.
Il lettore si rende conto dell’orrore ivi profuso? Siccome si dice che sei milioni di ebrei sarebbero periti nell’Olocausto allora la distruzione nucleare del mondo non ebraico sarebbe preferibile e giustificata pur di salvare l’Israele ebraico!
Non pensi il lettore che Jane De Lynn sia una specie di povera pazza e ignorata da chiunque: è una scrittrice celebre rispettata e ascoltata nelle comunità ebraiche e dei Gentili. Quanti fra gli altri sionisti ebrei alto locati condividono la sua convinzione? Non è difficile capire il pericolo che rappresentano pensieri di questo genere.
L’OLOCAUSTO COME ARMA CONTRO I MUSULMANI E CONTRO L’IRAN
Oggi vediamo delinearsi un’altra tendenza. Pare che in futuro gli ideologi sionisti si serviranno dell’Olocausto per oscurare l’immagine dei musulmani e degli Iraniani.
Nel numero dell’8 Gennaio 2006 del “San Francisco Chronicle“, lo scrittore pro-sionista Edwin Black faceva la seguente dichiarazione: “Mahmoud Ahmadinejad si è messo alla testa del negazionismo con le sue affermazioni infiammatorie del mese scorso. Sarebbe piuttosto dell’autonegazionismo: il presidente dell’Iran farebbe bene ad informarsi sul passato del suo paese all’epoca di Hitler e scoprirà che l’Iran e gli Iraniani furono saldamente legati all’Olocausto e al regime hitleriano, come lo è stato tutto il mondo islamico sotto la dirigenza del Mufti di Gerusalemme“.
A dar credito a questo propagandista sionista, gli Iraniani ed in particolare i musulmani in generale sono ora dei “complici” del preteso assassinio di massa degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Mi pare che idee del genere non possano altro che generare odio verso i musulmani e gli iraniani.
Nel Settembre 2007 il presidente Gorge W. Bush invocava la religione olocaustica come “giustificazione” di un eventuale attacco contro l’Iran e lo scoppio di una guerra mondiale.
Bush avrebbe detto: “Perseguendo attivamente una tecnologia che potrebbe portare ad armi nucleari, l’Iran minaccia di mettere la regione, già nota per la sua instabilità e la sua violenza, davanti alla prospettiva di un olocausto nucleare“. E un anziano assistente della Casa Bianca, a proposito della dichiarazione di Bush, precisa: “Utilizzando la parola OLOCAUSTO, il Sig. Bush fornisce una ragione morale allo stato di Israele di fare ciò che deve fare“.
Israele è forse in procinto di pianificare una guerra che comporterebbe un significante numero di morti, servendosi, per “giustificarla”, di affermazioni dubbiose sull’Olocausto degli ebrei risalente all’ultimo conflitto mondiale. Ciò è stato confermato in seguito dal candidato repubblicano alle presidenziali John McCain il quale, pure lui, si è riferito alla dottrina dell’Olocausto per “legittimare” un eventuale prossimo attacco contro l’Iran.
Nel suo primo dibattito con Barak Obama, McCain ha pronunciato: “Non possiamo permettere che abbia luogo un secondo Olocausto“.
Il capo religioso riformista Karroubi ha in parte ragione: l’Iran è stato condannato dai governi occidentali e dai media a causa delle critiche formulate dal presidente Ahmadinejad contro la religione dell’Olocausto. Ciò che però Karroubi dimentica di far notare è il fatto che, accettare senza dire niente la dottrina olocaustica, il fatto di non contestarla, può portare ad una guerra distruttrice contro il suo stesso popolo e questo si trasformerebbe in un disastro per il mondo intero.
Per essere chiari, la dottrina olocaustica è, come ho già dimostrato, usata oggigiorno come “giustificazione” ideologica per una futura guerra devastatrice contro l’Iran. Solo per questa ragione l’Olocausto dovrebbe essere l’oggetto di un dibattito e di un esame solidi. Se si riuscirà a sbullonare questa “giustificazione”, si potrà evitare questa guerra e salvare decine di migliaia di vite.
Prima di criticare i propositi del presidente Ahmadinejad sull’Olocausto, Karroubi farebbe meglio a rendersi conto come questa dottrina rischia di andare contro il popolo iraniano e come questa sia stata usata in passato contro gli europei, i cristiani e i palestinesi.
CHE COSA FARE ALLORA?
Come ho già dimostrato, la rappresentazione tradizionale dell’Olocausto è servita a “legittimare” l’odio, la diffamazione, la pulizia etnica nonché future guerre con massacri di massa.
In Occidente l’ideologia olocaustica è stata elevata a statuto di religione intollerante.
Contestarla è l’ultimo “peccato mortale”. Anche il professore israeliano Beit-Hallami ha l’onestà di riconoscere che da quando viene brandito il dogma dell’Olocausto per “giustificare” un progetto politico, ogni dibattito, ogni discussione, diventano impossibili.
Un simile scenario è dunque in contraddizione con la filosofia politica dei governi democratici, poiché ogni dottrina suscettibile di influenzare la politica di una nazione o nel mondo, com’è senz’altro il caso dell’Olocausto, dovrebbe essere oggetto di un esame scrupoloso.
In un mondo di guerre senza fine e di violenza dove noi viviamo, è dovere di ciascuno di noi contribuire a portare delle soluzioni pacifiche ai problemi sui quali si confronta l’umanità. In quanto a questi interessi potenti che sono dietro all’ideologia dell’Olocausto, sta ora a loro di impegnarsi con i loro avversari, i revisionisti, per un dibattito pacifico e democratico al fine che sia fatta luce sulla sorte degli ebrei nell’ultima guerra mondiale. Si: fare uno studio critico del dogma dell’Olocausto sarebbe agire nell’interesse dell’Iran, degli Stati Uniti e del mondo nel suo insieme.
E’ così che parteciperemo alla costruzione di un ordine mondiale più ragionevole e più umano.
Scritto da admin2 il 27 ottobre 2009

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